Siamo nerd in quanto giocatori di ruolo? Magari.
Siamo nerd in quanto giocatori di ruolo? Magari. postato il 15/08/2012 13:48:53 nel forum giochi e dintorni
Ci capita spesso di leggere la parola “nerd” applicata al giocatore di ruolo e spesso al giocatore di ruolo online. Nerd, come molte parole, viene usato spesso in un'accezione non corretta e soprattutto in questo contesto.
Leggiamo la definizione di nerd data da wikipedia
Nerd è un termine della lingua inglese con cui viene chiamato chi ha una certa predisposizione per la ricerca intellettuale, ed è al contempo tendenzialmente solitario e con una più o meno ridotta predisposizione per la socializzazione. Lo stereotipo vede queste persone affascinate dalla conoscenza, specialmente quella riguardante la scienza e la matematica; i "nerd" sono inoltre considerati poco interessati alle attività sportive e sociali. Anche l'aspetto esteriore è rappresentato da un cliché ben definito: indossano vestiti niente affatto alla moda, spesso tipici di persone più in là con gli anni (come gilet o mocassini). A partire dagli anni novanta molte persone che si consideravano "nerd" iniziarono a sostenere che tale appellativo avesse una valenza positiva, ed iniziarono ad usarlo per connotare le persone che hanno competenze tecniche di un certo livello, tralasciando ogni implicazione riguardo alla socialità e socievolezza.
Detta così, è quasi qualcosa da augurarci.
Ma la visione del nerd tipica è questa:

Discussione interessante su la Fossa dei Coccodrilli http://lafossadeicoccodrilli.blogspot.it/2012/08/di-che-parlate.html#comment-form ↗, letta qualche giorno fa, da cui prendiamo spunto per una nostra riflessione da estendere su GDR online e lo facciamo di Ferragosto, ovvio, se no che nerd saremmo?
L'estremizzazione del termine a indicare il concetto di sfigato, porta spesso anche noi, giocatori di ruolo, a scherzare chiamandoci “nerd”.
Ma a essere sinceri ultimamente troviamo il termine esteso un filino di troppo e categorizzazione troppo presa sul serio, che si smantella facilmente.
Al gioco di ruolo e in modo particolare quello legato ad internet viene applicato spesso, nella sua accezione negativa, perché non evolve in un riconoscimento di utilità sociale e perché internet viaggia ancora su una negativizzazione da parte della società che non ne è padrona, specie in Italia, dove un ricambio generazionale nelle strutture portanti che ne fanno la cultura, non c'è stato.
Internet è pericoloso, è una malattia, è irreale, è artificialità, è finzione, è l'estraneo che ti si porta via se gli dai l'appuntamento, è chiusura.
Non è vero, non più di quanto lo sia qualsiasi contesto di incontro sociale: perché la finzione fa parte della natura umana e si dispiega dietro uno schermo come dietro una birra, e la chiusura al mondo non è certo determinata da uno strumento, che anzi, in molti casi di difficoltà caratteriale o fisica, è un tentativo di uscirne.
Il gioco di ruolo su internet è da sfigati? Mah. La passione è una grandissima virtù: estremizzata comporta delle rinunce, sempre e comunque.
L'agonismo sportivo che chiude alcuni giovani in una palestra per dieci ore al giorno, non li fa accedere a corsi di studio normale, spesse volte si risolve in un fallimento e comporta oggettivi rimpianti di una vita è sano, buono e bello, perché si sognano le Olimpiadi, ma il preferire un PC per 4 ore a sera è "da nerd".
Per quello che ci riguarda il GDR by chat, è una grande potenzialità.
Socio-culturale, innanzi tutto.
Occasione di scrittura, lettura, ricerca e creatività.
Alfabetizzazione informatica.
Sono offerte che spesso mancano allo stesso contesto scolastico, alla formazione aziendale, alla dimensione universitaria.
Sono finestre, ma anche ricchezze.
In una società giovane e non solo giovane che legge poco che preferisce una serie televisiva al libro che l'ha ispirata, che utilizza internet come ottima fonte di copiaincolla da siti raccolta di materiale scolastico per realizzare la gran parte dei compiti a casa scritti, il play by chat ci appare come una splendida controtendenza, uno strumento scomodo rispetto ai tanti offerti dal mercato, di cercare l'esternazione della propria creatività e un esercizio costante alla scrittura e all'interazione che non solo è ottimo per i giovani ma anche per i meno giovani è una grande possibilità quotidiana o quasi, uno strumento di mantenere, tra i ritmi impossibili del lavoro e con i pochi fondi a disposizione, un ambito relazionale comodo, a portata di tasca e soprattutto stimolante i neuroni.
Giocare di ruolo non è scrivere temi: se alla base della scrittura non c'è una profonda ricerca e uno studio delle realtà sceneggiate (specie storico) il giocatore resta nella media degli anonimi e il suo personaggio evolve poco, resta là a fare da scenografia.
Che il gioco di ruolo by chat scoraggi la dimensione fisica dei rapporti è un po' una baggianata: siti come extremelot hanno visto raduni con 800 iscritti, il Lucca Comics, ogni anno, paralizza una regione e costituisce una risorsa economica e turistica per una zona geografica definita.
Il play by chat educa, tra poche realtà, ancora a una dimensione di crescita, accettazione di critica, dimensione di confronto.
Come in qualsiasi realtà sociale ho l'individuo che si mette in discussione e accetta di maturare lentamente una sua “credibilità” tramite la definizione graduale di un personaggio, e quello che non ci sta.
Quanti bambini, in una scuola calcio, partendo dalla panchina, rinunciano dopo un mese senza aspettare il “momento giusto”.
E' una fonte di auto-educazione, potenziale, certo.
La scelta individuale in qualsiasi contesto socio-culturale è imprescindibile.
Siamo nerd in quanto giocatori di ruolo?
Viene da dire: magari. Se tutti approcciassero il gioco di ruolo per le grandi potenzialità culturali che il gioco, qualsiasi gioco, offre sin dall'infanzia, sarebbe una risorsa importante, questa nostra micro-società, per una cultura comune.
Facciamola questa cultura, specie noi che abbiamo gli strumenti per farla.
Divertirsi con intelligenza produce intelligenza.
E questa è per chiunque giochi di ruolo in chat da anni, una consapevolezza che resta anche quando il tempo per questo gioco si riduce.
Lo dimostra il fatto che parecchi di noi cominciano a invecchiarci con la compagnia di questa chattina che scorre e snocciola, col passare degli anni, giocate che sono diventate libri.
Ad avere il tempo di scriverli, l'accoppiata Margaret Weis e Tracy Hickman, impallidirebbe.
Nerd anche loro, sicuramente.
15/08/2012 14:27:37
Un post così breve non me lo sarei mai aspettato da te :-D
Comunque, apprezzando il contenuto di ciò che scrivi, unisco un mio contributo, estrapolato dalla mia tesi di laurea (psicologia) scritta nel lontano 2006:
la nuova sfida, per il gioco di ruolo, è quella di mostrarsi capace di adattarsi alla dimensione virtuale offerta dalla Rete Internet. Tale adattamento vuol dire un’accessibilità che lo rende non più fenomeno “di nicchia”, quanto piuttosto, evento fruibile da una grande quantità di persone, non necessariamente in possesso dei mezzi utili alla gestione della molteplicità di identità che l’approccio in Rete propone.
Saper mettere a disposizione dei suoi fruitori tali mezzi è l’interrogativo maggiore per le trasposizioni del gioco di ruolo in Internet. Tali mezzi vanno dall’offerta di contenuti, i quali necessariamente dovranno essere intelligibili dalla maggioranza degli utenti, ad un’attenta moderazione dei contenuti immessi dagli utenti stessi, per filtrare ogni accenno “pericoloso”, quali quelli, a titolo esemplificativo, alla pedofilia in Rete.
Altra problematica di primaria importanza sarà quella della coerente gestione del proprio ruolo all’interno del gioco, e di conseguenza l’evitare dell’insorgere di una confusione di ruoli nei fruitori, a causa di una sovraesposizione al gioco, fino ai fenomeni di distaccamento della realtà esemplificati in precedenza. Si è visto in altri settori (quelli dei video-games per citare i casi più recenti) che le semplici indicazioni di limitazione non sono granché efficaci; sarebbe molto più utile che gli stessi siti che offrono il servizio in questione sviluppassero delle modalità che impediscano ai fruitori stessi la sovraesposizione, come ad esempio dei limitatori di ore che non permettano ulteriore presenza oltre un valore determinato.
Al di là di quello che una corretta gestione di un gioco di ruolo online può fare per limitare fenomeni di dipendenza degenerativa nei confronti del servizio che offre (evento ben diverso dalla affiliazione, che presuppone un corretto utilizzo), va detto che lo stesso utente, specialmente se adolescente, va indirizzato in modo cosciente all’utilizzo del servizio; tale funzione, oltre ad essere ovviamente compito genitoriale, va espletata, all’occorrenza, anche da terapeuti e formatori, i quali a loro volta hanno la necessità di informarsi sulla recentissima letteratura in merito alle nuove dipendenze. È infatti chiaro come la dipendenza da Internet, teorizzata circa dieci anni fa, sia un fenomeno più che reale, nei confronti della quale la pratica clinica deve ancora sviluppare i dovuti metodi preventivi e terapeutici. D’altronde, nell’introduzione è stata sottolineata l’indifferenza del medium nei confronti di chi lo usa, e tale viene confermata in merito al computer ed alla Rete. Va quindi sviluppata la nozione e la coscienza, negli operatori terapeutici e formativi come nei fruitori di Internet, del possibile uso errato dello strumento della Rete, indipendentemente dalla sua natura, e al contempo vanno creati metodi correttivi per chi soffre le conseguenze di tale uso scorretto del mezzo.
In ultimo, bisogna ripensare l’allargamento delle possibilità di utilizzo della Rete più in generale, e del gioco di ruolo in particolare, come canale preferenziale di espressione per i diversamente abili, qualora le loro menomazioni impediscano una corretta interazione nel mondo delle relazioni reali. Ancor più per tali soggetti, l’instaurare tipologie di relazione virtuale può essere veicolo per lo sviluppo di corrette relazioni reali, ovviamente seguendo le stesse con un certo livello di controllo per scongiurare i pericoli ripetutamente evidenziati.
15/08/2012 20:45:49
Giocare di ruolo non è scrivere temi: se alla base della scrittura non c'è una profonda ricerca e uno studio delle realtà sceneggiate (specie storico) il giocatore resta nella media degli anonimi e il suo personaggio evolve poco, resta là a fare da scenografia.
Quanto è vero! Troppo spesso si vedono personaggi campati in aria, privi di attinenza al periodo storico/ambientazione.
A parte questo, sottoscrivo tutta la riflessione. :-)
15/08/2012 22:38:32
verdux ha scritto: Contrariamente allo stereotipo dell'alienato, molti giocatori di ruolo via chat del presente non disdegnano affatto la socializzazione, dunque secondo me viene a cadere uno dei criteri fondamentali per soprannominare nerd i roleplayers. 😎
Quotone per il buon Verdux e, più in generale, quotone all'OP per questo topic.
L'associazione giocatore-nerd nasce dall'idea sbagliata dove molti nerd sono giocatori di ruolo, quindi tutti i giocatori di ruolo sono nerd.
Non c'è nessun motivo per ritenere questa idea valida, eppure in quattro anni a vendere giochi di ruolo mi sono reso conto che è quanto mai radicata nelle persone che non conoscono questo mondo.
15/08/2012 23:08:02
Sfido però a non riconoscere un giocatore di ruolo on line da un giocatore di ruolo da tavolo.
La differenza non è tanto distante da un giocatore/ice di ruolo on line incallito da un nerdone/a...
Nascondere il fatto che ci piace schiacciarci per una, due o quattro ore davanti al PC annullando quasi totalmente il contatto fisico-tattile con una o più persone è un pelino una vigliaccheria...
Siamo Nerd, almeno quando stiamo seduti, sdraiati, in panciolle, davanti alla tastiera a inveire contro il master o contro i giocatori, o anche sul forum stesso.
I'm proud to be a Nerd. O quello che cavolo si voglia dire, mi schiaccio volentieri sui gdr perchè mi piace, la qualifica, a meno che non mi dia un lavoro non mi interessa un gran che.
Nota: Non ci vedo nulla di male nelle etichette o nei nomignoli, tanto hanno lo stesso peso in byte con il quale vengono espressi.
15/08/2012 23:31:45
Se è così che vogliamo parlarne allora anche il culturista che si chiude due ore in tunnel-vision a fare panca piana.
Un pochino di argomentazione attorno alla frase non faceva male magari, mi sembra che ce l'avevo messa fra l'altro da parte mia... Vabbeh l'arte di rigirare frittate ad bufalam...
Ma veramente se vi chiamano Nerd o tizi che giocano davanti al pc staccando il contatto con la realtà per 2 ore al giorno o gente normale, cambia veramente qualcosa?
16/08/2012 02:18:23
@John Gant: le parole sono importanti. Non solo esprimono un concetto, ma in realtà aiutano a pensare il concetto (credits a Orwell e Jack London).
Il post sulla fossa, così come il dibattito che ne è seguito, descrivono bene una realtà che dovrebbe (anche) preoccuparci.
Rispetto allo smanettone su internet c'è, soprattutto in Italia, una violenta reazione tribale. Alcuni vogliono associare i blog alla stampa (ci rientra questo sito? i gdr online?), altri chiudere Nonciclopedia (pensiamoci un secondo, a chi sarebbe venuto in mente di scrivere "chiudiamo Repubblica"?), altri ancora schedare tutto.
In tutto questo, c'è anche la reazione sociale.
Sei nerd. Sei diverso. Magari sei pure pericoloso.
Sembra una cosa soft, ma aspetta un momento: le parole formano il pensiero, giusto? Nerd = sfigato, tu = nerd -> tu = sfigato.
E dopo anni di tv che dice vincente è bello, finisce che nerd = merda.
Al massimo, sfigato buffo alla Big Bang Theory, ma sempre come sopra.
(il tutto è IMO, ma la cosa in parte mi preoccupa).
Questo detto, wikipedia non mi convince troppo e temo che nell'immaginario collettivo il significato di nerd sia "sfigato".
E si, il giocare ai gdr online è decisamente una cosa da nerd.
Però la realtà è diversa dalle etichette, il mondo sta cambiando (vedere mio commento sulla fossa) e soprattutto il mio hobby richiede ottima padronanza dell'italiano, fantasia ed ingegno, mi stimola a conoscere un po' di informatica, la storia, o la fisica, o a ragionare su regole complesse come farebbe uno studente di legge e, soprattutto, ad entrare in contatto cortese e leale con le altre persone.
Davvero è meglio se leggo l'ultimo best-seller (oh dio, ora è 50 sfumature di grigio), faccio fitness, costruisco modellini di velieri? (nb: tutti hobby degnissimi e che si possono fare insieme al gdr online)
16/08/2012 03:06:13 e modificato da ghennadi72 il 16/08/2012 03:17:16
Diciamo che qualunque attività "passiva", incluso lo zapping col telecomando, é meno appetibile rispetto a una "attiva", se non altro per motivi di salute.
Detto questo penso anche che persino la peggior mary-sue pornoelfa incallita sia preferibile al teledipendente.
Le funzioni neurali attivate dalla lettura E scrittura sono decisamente diverse dalla sola stimolazione dei centi visivi e uditivi del cervello, e presuppongono un tipo di attività cerebrale decisamente più attiva rispetto all'assimilazione passiva di immagini e audio, pertanto il PbC è persino meglio (molto meglio) della televisione.
Ed é una attività che per giunta per molti diventa anche un canale di socializzazione normale, come molte altre attività online che non per questo vengono dipinte come attività da nerd.
Io direi che forse va anche un po' di moda darci la croce addosso, come se avessimo bisogno di giustificare o esorcizzare quella che è un'attività creativa meritevole di rispetto (dirò una bestemmia) a prescindere dai risultati.
Un bambino che disegna può essere un mostro di bravura, essere capace solo di copiare disegni altrui, o può addirittura essere capace di tracciare solo scarabocchi.
Non importa. Fa una attività creativa importantissima, che produca opere d'arte da piccolo genio o che produca scarabocchi. Finchè nessuno lo illude, se fa scarabocchi, dicendogli che è il nuovo Raffaello, la sua creatività merita di essere incoraggiata, non certo ridicolizzata.
Per questo continuerò a preferire sempre la più incallita delle mary-sue al telespettatore incallito del Grande Fratello. E per inciso in una realtà nella quale ormai trovi LAUREATI che non sanno dove mettere l'apostrofo prima della H del verbo avere, viva il play by chat, altro che attività da nerd.
(poi... deh... siamo nel 2012. A leggere certi interventi pare di sentire mia madre nel 1998 quando inveiva contro internet, o mia prozia buonanima - classe 1916 - che mi raccontava che a fare certe cose si diventa ciechi e vengono le mani pelose... e lo dice uno che qua dentro è anche uno dei più attempati).
16/08/2012 13:58:29
Giocare a calcetto, chiudersi in un cinema, andare in palestra due ore, andare a teatro, giocare a carte: questo consente di stare nella realtà?
Non esiste un attività ludica che non sia fatta per "staccare".
E il gioco di ruolo non fa alcuna differenza.
Nell'esperienza di quasi tutti noi c'è anzi la consapevolezza che questo tipo di attività è uno strumento importante di socializzazione che abbatte certe difficoltà.
E in modo particolare per chi è nel mondo del lavoro, consapevole che tempo e soldini limitano pericolosamente l'individuo in una solitudine che internet fortunatamente limita.
Amneria qualche giorno fa ha fatto questa osservazione molto interessante: sinteticamente, ci sono pochi soldi in giro e queste attività sono gratis.
Aggiungo: c'è poco tempo in giro.
Quando torni a casa con una media lavorativa (in un mondo di pendolari mettiamoci anche i tempi di spostamenti) di dieci ore al giorno fuori di casa per stipendi da fame, sei cotto e distrutto.
E' un mondo che allo zapping o alla resa preferisce comunque la socializzazione telematica.
E questo non ci sembra negativo o da nerd: anzi.
16/08/2012 19:32:27
Trascendo dalla valenza socio-psico-pedagogica della discussione e mi autodescrivo:
- Passo ore davanti al pc, spesso per fare gdr online.
- Sono uno sfegatato fan di star trek, tanto che sul mio portatile ho un enorme simbolo dell'IDIC a scanso di equivoci.
- Il mio iphone ha una grafica simil-lcars.
- Divoro romanzi fantasy e sci-fi, e Patrick O'Brian in quantità, che compro in versione ebook per leggermeli sul reader.
- Leggo da 20 anni Martin Mystère.
Certo non avrò gli occhialoni e l'apparecchio ai denti, né mi metto il gilet di lana e il finto-papillon...
E io NON sarei Nerd? XD
17/08/2012 12:00:44
ilgrandeinverno ha scritto: (...)
Amneria qualche giorno fa ha fatto questa osservazione molto interessante: sinteticamente, ci sono pochi soldi in giro e queste attività sono gratis.
Aggiungo: c'è poco tempo in giro.
Quando torni a casa con una media lavorativa (in un mondo di pendolari mettiamoci anche i tempi di spostamenti) di dieci ore al giorno fuori di casa per stipendi da fame, sei cotto e distrutto.
E' un mondo che allo zapping o alla resa preferisce comunque la socializzazione telematica.
E questo non ci sembra negativo o da nerd: anzi.
Ecco, leggendo questa discussione è quello a cui ho pensato anche io.
Il fatto che la società oggi come oggi tenda a demonizzare l'uso di Internet e la socializzazione virtuale è solo un passaggio obbligato che anche altri tipi di gioco o svago hanno dovuto subire (chiedete alle vostre nonne, se come me siete nati prima degli anni '80, come venivano ritenuti ai loro tempi quelli che giocavano al bar a carte la sera: perditempo, tipacci, gente che si accoltellava appena fuori dal locale, gente con cui non familiarizzare. Un esempio, eh, nulla più).
In realtà, come in tutte le cose, c'è bisogno di agire "cum grano salis", ossia, tutte le cose, se esasperate e portate a diventare una dipendenza, danno problemi, anche il caffè, anche internet e anche il gioco di ruolo.
Ma esattamente come il caffè, preso a dosi giuste fa bene, e come dicono qui sopra meglio di me, ti fa sentire meno solo quando rincasi in una casa vuota stanco morto.
Ora, il giocatore di ruolo è un nerd? Chissene. L'etichetta non è dovuta all'essenza del giocatore id ruolo, ma ai tempi. Magari un giorno saremo tutti considerati precursori incompresi di chissà quale genialata futura!
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