Pensieri nelle azioni
04/08/2014 11:26:11 e modificato da ilgrandeinverno il 04/08/2014 12:03:59
Alt, alt.... non confondiamo tra quella che è una tecnica narrativa e quello che è l'errore commesso da chi, leggendo una stringa, ne ricava per il suo PG, più informazioni del dovuto.
Una stringa inviata e contenente informazioni introspettive é nient'altro che una frase letta in OFF dal giocatore.
Se il giocatore che legge trasmette al suo pg la conoscenza di quello che ha letto e che il suo pg non può conoscere, l'errore é di chi legge e trasmette da sé stesso al suo PG una conoscenza indebita. Non di chi ha inviato la stringa contenente l'introspezione.
La separazione tra conoscenze del giocatore e conoscenze del PG è uno dei fondamenti del gdr. Quindi se leggo una stringa nella quale si dice che il PG Tizio cammina, bla bla bla, fa questo e quest'altro "perchè ha dormito male ed ha sognato la sua ex", e se io nella mia risposta do già per scontato di sapere che Tizio ha sognato la sua ex, sono io che sbaglio: sono io che sbaglio, trasmettendo al mio PG una conoscenza che ho in OFF avendo letto una frase sullo schermo. Non il giocatore che muove Tizio.
Posso lamentarmi quanto mi pare che é stato Tizio a indurmi in errore, ma l'errore l'ho fatto io non lui. Esattamente come quando sei in coda al semaforo e tamponi quello davanti a te perchè ha inchiodato sui freni per raccogliere la sigaretta accesa che gli è cascata in mezzo alle gambe. Puoi indignarti, incazzarti, strillare e prendertela quanto ti pare col tizio che ha frenato di colpo, ma sei sempre tu quello che si è distratto, non teneva la distanza giusta e lo ha tamponato.
Peraltro: la frase inviata da Tizio non mi toglie proprio nulla al gioco. Mi fornisce uno spunto, che sta a me raccogliere o non raccogliere; e se lo raccolgo, raccoglierlo senza fare errori.
E magari mi risparmia pure di dover leggere tre righe di inutile descrizione di occhiaie scurite, capelli sparati, occhi iniettati di sangue e sguardo bovino, mi risparmia di sprecare un turno solo per chiedergli che brutta cera che ha, se è malato o se si è solo alzato storto dal letto (cosa presumibilmente desumibile dal suo aspetto ed atteggiamento).
Starà poi al seguito della giocata lasciar emergere o meno dal dialogo le ragioni, se essere sono di qualche interesse e pertinenza per la giocata e se i due PG decidono di parlare dell'argomento.
Non voglio raccogliere lo spunto? Scelta mia, mi farò la giocata sulle sue occhiaie e sui suoi occhi iniettati di sangue. Non è che sono obbligato ad andargli dietro eh? Magari di parlare dei suoi sogni sulla ex che lo ha mollato non me ne frega un tubo. magari me ne frega ancora meno di sprecare un turno per commentare la descrizione minuziosa della sua fisicità dalla quale dovrei capire che ha dormito male.
Freedom of choice.
Non c'è assolutamente nulla di universale, di oggettivo o di "si fa così e basta" nel dire che le stringhe dei giocatori devono contenere solo e soltanto descrizioni fisiche.
E' il regolamento di una land a definire quello che può essere inserito nelle stringhe inviate dai giocatori, a determinare se e in che misura è ammesso uno stile che prevede l'inserimento di introspezioni nella stringa, che possono essere legittimamente considerate l'equivalente del pensiero indiretto e delle introspezioni che si leggono comunemente in un libro. E' una tecnica narrativa e non ha NULLA a che fare con errori, regole, criteri di buon gioco e quant'altro.
Ai gestori di una land piace una tecnica narrativa esclusivamente fisica? Inseriranno in regolamento che è vietata qualunque forma di espressione introspettiva.
Ai gestori piace (o ammettono) uno stile misto nel quale fisicità ed inserti introspettivi possono essere mescolati? Inseriranno in regolamento che la cosa è ammessa e specificheranno quali sono limiti e modalità di farlo (e, auspicabilmente, avviseranno i giocatori di non distrarsi quando rispondono).
Ma non esiste alcuna universale regola di buon gioco che imponga che le stringhe devono essere esclusivamente fisiche. Piace, non piace? A ciascuno il suo, si tratta di tecniche narrative differenti. Il mondo è bello perchè è vario e ciascuno ha la libertà di scegliere che un determinato stile narrativo non gli piace e giocare dove si trova meglio.
Ad esempio io non reggo quei giocatori che invece di scrivere "+ si mette a braccia conserte guardando Tizio con aria supponente" mi inviano 8 righe di descrittivo minuzioso di ogni movimento delle braccia (in pratica mi descrivono un passo della macarena) e di ogni microscopica variazione dell'inclinazione di labbra e sopracciglia perchè "prendere scorciatoie è sbagliato, devi capirlo tu cosa significa la mia fisicità". E sticazzi, 8 righe di simulazione della macarena e di tic facciali per dire che conserti le braccia e fai una faccia da sborone?
Ma è questione di preferenze per la tecnica narrativa, non di giusto/sbagliato.
Non confondiamo il gusto personale e le personali preferenze per una tecnica narrativa o l'altra, con le regole di buon gioco.
C'è un unico uso "universalmente scorretto" del pensiero in azione o di comunque si voglia chiamare l'inserimento di introspezioni, ossia quando vengono usati per bypassare le conseguenze dell'espressione di un'opinione che, se esplicitata, metterebbe nei casini il personaggio e, più nello specifico, l'odiosa abitudine di alcuni di commentare il giocato altrui (spesso in modo offensivo) sotto forma di pensiero esplicito senza dare all'altro alcuna possibilità di interazione. perchè è questa la vera differenza tra la lettura di un libro e la scrittura a più mani di una 'storia' in tempo reale: l'interazione.
Che è esattamente il motivo per cui nacque la regola sui "pensieri in azione": circoscrivere la pratica diffusa del "+ pensa che Tizio sia un cretino ma non lo dà a vedere, sorridendogli anzi con convinzione".
04/08/2014 12:03:17
Pensieri , ricordi o cose simili sono da evitare come la peste bubbonica, le azioni dovrebbero servire a descrivere ciò che gli altri possono vedere/sentire del nostro personaggio , i pensieri in azione come l'uso eccessivo del condizionale (ho letto cose del tipo se potrebbe farebbe se non potrebbe non farebbe , non in quest che potrebbe essere parzialmente scusabile ma in gioco libero !!)le azioni dovrebbero descrivere ciò che il nostro personaggi compie che gli altri possono vedere o intuire , punto.
04/08/2014 12:07:15 e modificato da ilgrandeinverno il 04/08/2014 12:08:33
tobrak ha scritto: le azioni dovrebbero servire a descrivere ciò che gli altri possono vedere/sentire del nostro personaggio , i pensieri in azione come l'uso eccessivo del condizionale (ho letto cose del tipo se potrebbe farebbe se non potrebbe non farebbe , non in quest che potrebbe essere parzialmente scusabile ma in gioco libero !!)le azioni dovrebbero descrivere ciò che il nostro personaggi compie che gli altri possono vedere o intuire , punto.
Concordo sull'abuso del condizionale, più che altro perchè non permette, spesso, di capire cosa sta effettivamente facendo il personaggio, cosa che invece è fondamentale ai fini dell'interazione.
Sull'altra questione ho già scritto. Non esiste nessuna sacra tavola dei 10 comandamenti portata da Mosé dal monte Sinai con su scritto che le stringhe devono descrivere solo la fisicità.
04/08/2014 12:26:01
ilgrandeinverno ha scritto: Alt, alt.... non confondiamo tra quella che è una tecnica narrativa e quello che è l'errore commesso da chi, leggendo una stringa, ne ricava per il suo PG, più informazioni del dovuto....
e bla bla bla tutto il resto :)Mi fai sorridere :)
Fatto salvo questo, tornerei al discorso di partenza:
I pensieri nelle azioni.
La questione è molto semplice:
è più corretta la frase:
"Arriva nel luogo e pensa di aver fatto bene a stirarsi la camicia perchè la mamma quando era piccolo gliel'aveva sempre detto che presentarsi bene era una cosa importante, e lui alla mamma ha sempre dato retta"
Oppure
"Arriva nel luogo <<cavolo, ho fatto bene a stirarmi la camicia, mamma me lo diceva sempre che bisogna presentarsi bene, e lei era una donna saggia>>"
Perchè qui non si parla di chi sbaglia, se il mittente o il ricevente, ma di cosa realmente le due frasi apportino al gioco, ovvero la prima zero contributi, la seconda tutti.
04/08/2014 12:52:25 e modificato da ilgrandeinverno il 04/08/2014 12:58:06
bew ha scritto: [quote]ilgrandeinverno ha scritto: Alt, alt.... non confondiamo tra quella che è una tecnica narrativa e quello che è l'errore commesso da chi, leggendo una stringa, ne ricava per il suo PG, più informazioni del dovuto....
e bla bla bla tutto il resto :)Mi fai sorridere :)[/quote]
E' giusto sorridere, infatti. Se sei un buon giocatore, non cadi sui fondamentali come il confonderti tra ciò che leggi sullo schermo e ciò che il tuo PG sa. Se sei un buon giocatore, sai benissimo cosa vede il tuo pg e cosa non vede o non ha modo di determinare e di conseguenza cosa scrive il Tipo nella sua stringa non te ne frega nulla, se non nella misura in cui offre o non offre spunti di interazione e di gioco che puoi raccogliere senza fare metagame.
La questione è molto semplice:
è più corretta la frase:
"Arriva nel luogo e pensa di aver fatto bene a stirarsi la camicia perchè la mamma quando era piccolo gliel'aveva sempre detto che presentarsi bene era una cosa importante, e lui alla mamma ha sempre dato retta"
Ah beh, se la domanda era esplicitamente sul caso limite e i personaggi da macchietta, la colonna sonora del thread potrebbe essere "bonci-bonci-bon-bon-bon".... ti piace vincere facile? :-)
Non è che è "scorretta". E' che ai fini del mio pg che guarda vedo solo tizio che arriva.
Delle sue camicie e dei consigli della mamma non me ne frega un tubo, ma se IO non sbaglio trasferendo al mio pg una conoscenza indebita, se lui non mi fa aspettare 40 minuti per riassumermi i precetti della mamma, che male mi fa? Nessuno. Scrive più per caratterizzare il suo pg, amen. Fa parte anche questo del gioco e cambia poco che lo caratterizzi attraverso un riecheggiare dei consigli della mamma o attraverso una riproposizione delle operette morali di leopardi sotto forma di riflessione.
Mi dai uno spunto che posso raccogliere senza fare errori? Scelgo se e come raccoglierlo. Non me ne dai nessuno perchè di fatto hai scritto "+ entra"?
Vedo che arrivi e basta.
E se al prossimo turno mi fai aspettare più di 3 minuti per scrivere "+ si gratta la testa" perchè devi anche farmi sapere cosa ti raccomandava tua zia in materia di consumo di dolci, semplicemente inizio a bypassarti perchè concludo che non hai alcun interesse a interagire con me.
Il punto é che le introspezioni possono avere eccome elementi per avviare e qualificare una interazione, anche se non sono fisicamente determinabili, e metterle sullo stesso piano dell'esempio che hai fatto è un po'... come dire... bislacco? Riduttivo? Brutale? :-)
Siamo al solito discorso: il fuoco é cattivo?
Se lo usi per cucinarti le uova no, è utile.
Se lo usi per appiccare fuoco alla casa del vicino, sì.
04/08/2014 13:20:55
il fatto è... che giocare a un gioco di ruolo, non significa scrivere un libro.
Questo è un dato di fatto con il quale venire a patti.
Giocare ad un gioco di ruolo, significa interpretare.
INTERPRETARE. STOP.
Siamo a teatro, e io non ho mai visto un attore di teatro recitare la sua battuta e poi dar voce ai propri pensieri per motivarla, spiegandola a platea e agli altri attori.
Ovviamente, l'attore che interpreta un determinato personaggio ne conoscerà ogni singolo dettaglio biografico, emotivo, per poterlo rappresentare al meglio, ma farà vedere quelle cose, le renderà tangibili, le farà sentire agli spettatori, e non lo farà spiegando le cose a parole.
Se lo fa, è uno zero, ha perso, non vale nulla.
Questo è quanto. Il resto... bhe il resto sono chiacchiere :)e mi fanno sorridere.
04/08/2014 13:37:25 e modificato da ilgrandeinverno il 04/08/2014 13:44:46
herduk ha scritto: [quote]ilgrandeinverno ha scritto:
Il punto é che le introspezioni possono avere eccome elementi per avviare una interazione, anche se non sono fisicamente determinabili, e metterle sullo stesso piano dell'esempio che hai fatto è un po'... come dire... bislacco? Riduttivo? Brutale? :-)
Scusa, so che si finisce perennemente in questo loop infinito, ma nessuno ha mai risposto al semplice "come può un'introspezione dare adito ad una interazione?" visto che io-pg non vedo NULLA.[/quote]
Tu PG non vedi nulla. Tu giocatore puoi farti un'idea più precisa del tenore della giocata e dello stato d'animo del Pg che hai di fronte (ovviamente non parliamo del tizio che rievoca i consigli della mamma, il cui 'pensiero' non ha nemmeno alcun interrelazione con la sua azione ed è del tutto ficcato lì a casaccio).
Attenzione, non sto dicendo che siano sempre utili. Mai detto e mai sostenuto. Mai detto e mai sostenuto che non possano anche risultare ridondanti o pacchiane se usate, le introspezioni, da giocatori non abituate ad usarle.
Il punto non è come le usi tu. Tu, se sei un buon giocatore DEVI sapere cosa puoi usare e cosa no, nel rispondere col personaggio.
Il punto é, una volta eliminati casi pacchiani come quello dell'esempio che ha fatto Bew, la tecnica narrativa e di caratterizzazione del PG che é una componente del gioco e sulla quale non esiste alcuna regola universale, ma solo preferenze e stili interpretativi ugualmente legittimi e seconda di quello che le regole _locali_ di gioco permettono.
La caratterizzazione del PG può passare anche attraverso le introspezioni ed aiutare a dare il tono a una giocata. Aiutare a evitare che una giocata si incarti su un binario morto.
Prendi due PG che stanno parlando delle rispettive storie passate. Finchè non ti trasmetto informazioni dettagliate fuori dal "parlato" e fuori dalla "fisicità" dell'azione, tecniche narrative che sintetizzano una reazione emotiva, un flashback che "ancora" (verbo ancorare) l'interpretazione fisica, può aiutare a mettere in carreggiata e rendere più leggibile e fluida la giocata e ad entrare 'in atmosfera' e nel vivo della giocata, cosa che a volte, disponendo di tempi di gioco limitati, può risparmiarti inutili incartamenti e turni sprecati a focalizzare l'attenzione su qualcosa che NON é il fulcro dell'interazione tra i due pg.
Oppure. Situazione non da dialogo 1 a 1. Situazione di battaglia. Una cosa che pochi giocano, la paura di crepare.
Posto, ammesso e sottoscritto che io master se ti vedo scrivermi un pippone sulle tue paure di infanzia mentre sto cercando di discricarmi per capire contro chi stai puntando il fucile, ti frullo o ti faccio implodere sotto un fungo atomico localizzato... l'introspezione è un elemento che (se le regole _locali_ lo permettono) ci può stare tutto nel caratterizzare il personaggio attraverso le sue paure.
E magari riassume e rende anche l'azione più leggibile e immediata rispetto a 4 righe di descrittivo fisico del soldato che trema, sente battere i denti, si guarda febbrilmente intorno, occhi iniettati di sangue e via dicendo, con dettagliata descrizione per trasmettere fino in fondo la caratterizzazione delle sue paure.
Cosa che spingerebbe me master a nuclearizzarti allo stesso modo del tizio che mi racconta le sue paure d'infanzia mentre sto cercando di capire a chi vuole sparare.
Cum grano salis. Dire che una tecnica narrativa che mescola introspezione, parlato e fisicità può essere più difficile da gestire, te lo sottoscrivo.
Non a caso nelle nostre regole, pur permettendola, specifichiamo chiaramente che
a) l'introspezione deve essere marginale nell'economia dell'azione inviata
b) invitiamo a non farne uso e chiedere prima consigli a un PG di assistenza se si hanno dubbi sul come usarla
Il sottinteso é ovviamente che qualunque uso ritenuto non regolamentare o dannoso per l'interazione, viene garbatamente richiamato e (in caso di mancato adeguamento/correzione) sanzionato.
E' sulla definzione di 'errore a prescindere' che proprio non ci troviamo. E, non fosse chiaro, chiarisco: non sto dicendo che il nostro approccio è quello giusto. Sto dicendo che la tecnica narrativa è una cosa (anche una tecnica narrativa più difficile rispetto al descrittivo puramente fisico), l'errore un'altra. E legittimamente ciascuno ha le sue preferenze.
Ciò che resta é che se sbagli, sbagli e attaccarti al "mi ha indotto in errore" non ti scusa, soprattutto se l'altro non sta facendo nulla di contrario al regolamento, e soprattutto se affermi di essere un buon giocatore e, su questa affermazione, di essere pronto a giudicare il gioco altrui. (tu generico eh?)
04/08/2014 13:39:26
bew ha scritto: il fatto è... che giocare a un gioco di ruolo, non significa scrivere un libro.
Questo è un dato di fatto con il quale venire a patti.
Giocare ad un gioco di ruolo, significa interpretare.
INTERPRETARE. STOP.
{...}
Questo è quanto. Il resto... bhe il resto sono chiacchiere :)e mi fanno sorridere.
E naturalmente la VERITA' su cosa è l'interpretazione ce l'hai tu, vero?
Adesso sorrido io :-)
04/08/2014 13:43:11
ilgrandeinverno ha scritto:
E naturalmente la VERITA' su cosa è l'interpretazione ce l'hai tu, vero?
Adesso sorrido io :-)
Bhe no, era il mio punto di vista, ho parlato in tono assertivo emulando il tuo modo di fare :D e possiamo sorridere insieme ;)
04/08/2014 13:46:45
bew ha scritto:
Siamo a teatro, e io non ho mai visto un attore di teatro recitare la sua battuta e poi dar voce ai propri pensieri per motivarla, spiegandola a platea e agli altri attori.
Ovviamente, l'attore che interpreta un determinato personaggio ne conoscerà ogni singolo dettaglio biografico, emotivo, per poterlo rappresentare al meglio, ma farà vedere quelle cose, le renderà tangibili, le farà sentire agli spettatori, e non lo farà spiegando le cose a parole.
Se lo fa, è uno zero, ha perso, non vale nulla.
Veramente io l'ho visto fare spesso: quello che dici vale per i film, ma non per le opere teatrali, in cui è consuetudine, laddove previsto dal copione, che l'attore si rivolga al pubblico, ignorato completamente dagli altri personaggi presenti all'interno della scena. Spesso l'attore si muove, oltre a pensare a voce alta, può anche camminare sul palco per poi tornare nella posizione precedente e lasciar proseguire la scena.
Ti ho trovato la definizione in un glossario teatrale http://www.vellidermattaccio.it/Glossario_teatrale.htm ↗:
A parte - È la battuta che un attore dice rivolto al pubblico o fra sé e sé senza che, per consolidata convenzione, venga "sentita" dagli altri personaggi. Spesso gli "a parte" richiedono una recitazione e una illuminazione particolare. Talvolta gli "a parte" si arricchiscono di significato, assumono un valore fortissimo per la comprensione del testo e dei personaggi. In questo senso esemplare è il fluviale dramma di Eugene O'Neill Strano interludio dove gli "a parte" (in questo caso chiamati stream of consciousness, corrente di coscienza), si dilatano talmente da assumere il valore di un testo spesso contrapposto a quello che i personaggi dicono in modo palese.
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