L'Era della Solitudine, i Falsi Miti del GdR e Altri Demoni
L'Era della Solitudine, i Falsi Miti del GdR e Altri Demoni postato il 16/04/2025 00:46:51 nel forum giochi e dintorni e modificato da lionhearted il 16/04/2025 00:52:27
Non ho mai scritto qualcosa su questo forum, nonostante faccia parte della community da più di vent’anni. Ho sempre voluto badare solo e unicamente al gioco, alla mia personalissima via di fuga da un mondo che mi sta stretto, a questa bellissima possibilità di poter non essere me stessa per qualche ora, tra una frustrazione e l’altra.
Se adesso ho deciso di scrivere ed esprimere il mio pensiero probabilmente è perché sono un po’ arrivata alla frutta – in realtà sono arrivata all’ammazzacaffè – e spero di poter scrivere delle cose che risuonino con altri, visto che questo invece per me è sempre più raro nel gioco, cosa che mi fa soffrire in modo incommensurabile. Perciò sì, scrivo nella speranza che qualcuno possa sentirsi meno solo per un battito di ciglia leggendo le mie parole.
Il titolo nella discussione parla chiaro, ma dice anche tante cose tutte insieme e mi auguro vivamente di riuscire a spiegarmi nel modo migliore, anche perché ho bisogno di togliermi questo macigno dallo stomaco e vorrei tanto capire se siamo davvero in pochi a vederla in questo modo, o se è sempre e stata solo una mia illusione, o se la gente ha smesso di vedere il gioco così perché ne ha patite troppe ed è stanca di farlo, o ancora perché effettivamente per i più è: “soltanto un gioco”.
Perché “Era della Solitudine”? Non è niente di nuovo, niente di strano: lo sappiamo che viviamo in modo sempre più solitario. Non importa quanti amori, familiari, amici si abbiano, la distanza tra le persone è sempre più palpabile e sono convinta che sia perché il “culto del singolo” e l’eccessivo numero di esseri umani che ci circondano ci abbiano portati a considerare le persone come dei gadget facilmente sostituibili, piuttosto che qualcosa di unico e prezioso.
Esattamente come consumiamo serie tv, musica, film, notizie, cibo, oggetti vari ed eventuali, consumiamo le persone, o il nostro rapporto con loro. Quando ci hanno stancato, deluso, ferito, passiamo al prossimo rapporto pensando che andrà meglio, che “sarà per sempre” persino, ma siamo tanti a questo mondo, tutti sostituibili, e sono pochissimi quelli che sono in grado di “uscire da loro stessi” per mettersi DAVVERO nelle scarpe del prossimo, quelli che non pretendono troppo, se non tutto, da un rapporto, persino la lettura del pensiero, e che piuttosto apprezzano quello che uno specifico individuo è in grado di dare spontaneamente.
Questa cosa si rispecchia nel gioco, chiaro, perché non potrebbe essere altrimenti: i mondi del gioco di ruolo sono riflessi della nostra realtà, anche quando giochiamo immersi nello spazio profondo o nel ruolo di un intrepido cacciatore di draghi. E queste sono cose che sappiamo tutti, sono banalità che si danno per scontate o alle quali non si vuole dedicare tempo e pensiero.
Ho giocato per un anno su una land con tanto impegno e poi mi fanno una critica che non mi piace? Avanti il prossimo grazie.
Un personaggio con cui gioco mi ha dato buca una volta di troppo o ha detto qualcosa che non mi piace? Avanti il prossimo, grazie.
Voglio giocare con leggerezza perché la vita è già pesante e non mi va di stare qui a battermi il petto perché il personaggio amato dal mio pg è morto in quest? Avanti il prossimo, grazie.
Ma perché? Perché dobbiamo sempre distogliere lo sguardo e pensare che questi non siano affari nostri ma solo “sciocchezze” legate al gioco? Che sono robe “troppo pesanti” e che “non mi va, ma io voglio solo giocare dai, ma che palle”? Ma siamo seri, raga? Ma questo è un passatempo davvero per pochi, non è una cosa da tutti giocare quasi ogni giorno o anche solo due volte a settimana per tre/sei ore SCRIVENDO di un personaggio che in teoria non siamo noi, ma che è generato da noi, in un modo o nell’altro.
Nel corso degli anni ho visto nel gioco di ruolo una grandissima degenerazione derivata dalla “politica del consumo” e dal “culto del singolo”, a partire dal gioco che non concepisce l’interazione con l’altro se non attraverso l’adorazione della propria scrittura o del proprio pg (e guai a te se non noti che ho le statistiche sbrocche, eh, che devi trattarmi con rispetto, altrimenti di faccio il culo perché nella vita sono un frustrato del cavolo e non ho altri sfoghi se non quello di venire a distruggere il tuo gioco).
E dire che ho cominciato a giocare online proprio perché sentivo di non essere vista né compresa nella mia vita, di non poter adempiere al mio “scopo”, di non poter sfogare sentimenti che nella realtà non trovavano spazio, di non poter essere tutto quello che volevo quando volevo esserlo, di non riuscire a connettermi con le persone attorno a me perché non corrispondevano il mio modo di sentire le cose o guardare la realtà. E per tanti anni sono riuscita a sentirmi sinceramente “non sola”, perché nel gioco incontravo persone che, mostrandomi il loro animo attraverso la scrittura, rivelavano di essere “miei simili” e mi sono sentita parte di una strana tribù fatta di tante anime composte di parole, mi sono sentita meno aliena in questo mondo. A dimostrazione di questo fatto il mio compagno l’ho conosciuto sette anni fa su un gioco di ruolo, la mia migliore amica l’ho conosciuta più di dieci anni fa su un gioco di ruolo, e sono persone che ora fanno parte della mia vita in modo imprescindibile.
Più gli anni passano più questo modo di approcciarsi al gioco lo sento sgretolarsi tra le mani e ogni volta che trovo una persona che non sta giocando per dimostrare quanto è fico il suo personaggio, ma perché vuole costruire qualcosa di bello e vero insieme a me, una storia e un mondo che appartiene solo a noi, grido al miracolo! Però è sempre più raro non essere vittima della superficialità (“Eh ma non mi piace il tuo pv, quindi mi spiace non mi interessa, e poi scrivi troppo, non mi va di sprecare tempo a leggerti”), non considerare un impegno di gioco al pari di un impegno preso nella vita reale (“Ah ma stasera dovevamo giocare? Eh scusa l’ho dimenticato, frega niente che ti sei tenuto la serata libera per giocare con me”), mantenere un distacco clinico dal gioco per fingere che questo non sia capace di emozionarci e coinvolgerci al pari di quello che ci succede nella vita, se non anche di più (“Ma anche se i nostri personaggi stanno insieme e hanno avuto una storia d’amore epica non dovresti farti prendere così, che palle dai, ma distingui l’ON dall’OFF anche se abbiamo passato tipo due anni della nostra vita a giocare tre volte a settimana per portare avanti questa storia.”).
Siamo veramente vittime di tanti “Falsi Miti”. Continuiamo a promulgare queste baggianate come fossero parte della “sacra bibbia del gioco di ruolo”, quando non fanno altro che impedirci di poter parlare apertamente tra noi giocatori di quello che sentiamo e di quello che ci fa soffrire in gioco, perché rischiamo di essere tacciati di “mescolare l’On con l’Off”.
Ci sono amicizie che finiscono per una partita a Risiko e ci stupiamo quando una persona che adora giocare con noi ci rimane male perché gli abbiamo dato buca o vogliamo mollare una land? Ma guardiamoci un attimo nelle metaforiche palle degli occhi e dimostriamo un briciolo di coraggio nell’accettare il fatto che se una persona passa gran parte del proprio sacro e centellinato tempo libero a scrivere insieme ad altri non può essere che non ci si faccia coinvolgere.
Facciamo finta che dall’altra parte dello schermo non ci siano persone che vogliono divertirsi almeno quanto noi per non doverci sentire in colpa, per non avere lo sbatti di dover raccogliere i pezzi di ciò che rischiamo di rompere quando in gioco succedono cose che fanno soffrire. Però dai, diciamocelo: come facciamo a sfogare quello che i nostri personaggi sentono, quando non possiamo farlo attraverso il gioco, se non parlandone tra noi in modo aperto, adulto e sincero? Sempre consapevoli che noi siamo noi e i nostri pg sono i nostri pg, ovviamente, ma che sono comunque realtà collegate?
Sicuramente ho reso il discorso troppo lungo e tedioso per molti (ad alcuni pesa il c*lo anche solo leggere un’ambientazione più lunga di tre pagine, figuriamoci un rant di questo genere), ma non posso fare a meno di chiedermi: ma sono solo io che vivo il gioco così? Solo io mi faccio “possedere” dai miei personaggi al punto che se a un mio pg hanno spezzato il cuore e non posso giocarmi la cosa, passo mezza giornata a piangere perché sento che se ne parlo con il giocatore che muove il personaggio che ha spezzato il cuore al mio mi prenderà per pazza? Non penso sia possibile, o non voglio credere che lo sia perché sarebbe davvero troppo triste.
Cercherò di tagliare un po’ il discorso e di arrivare al punto: possiamo almeno TENTARE di dare un minimo di valore al tempo, alla fantasia e allo spirito delle persone con cui giochiamo? C’è stato un tempo in cui veniva fatto di più o è solo una falsità nata dalla mia nostalgia dei “bei vecchi tempi”? Possiamo riconoscere che questo passatempo rischia di morire agonizzando se continuiamo a darlo per scontato e a ciancicarlo come una gomma da masticare solo finché ha il sapore che piace a noi?
Io non sono e non voglio essere una persona che “gioca tanto per giocare”, voglio continuare a essere una persona che quando gioca trova la realizzazione del proprio spirito, ma non posso farlo da sola. È anche questo il bello, no? Se potessi farlo da sola farei la scrittrice e tanti cari saluti, ma io non gioco per scrivere, io gioco per stabilire un contatto, per creare qualcosa di incredibile insieme a persone che forse non conosco, ma che posso davvero Vedere in quello che scrivono e nelle storie che raccontano.
Possiamo scacciare la superficialità? Possiamo smetterla di consumare gioco solo per passare il tempo? Possiamo lasciare da parte il nostro ego per poterci dedicare davvero alla creazione di qualcosa che, in qualsiasi caso, non dipende solo da noi? Possiamo accettare il fatto che il gioco di ruolo è una cosa preziosa proprio perché richiede pensiero, coscienza, maturità e considerazione per il prossimo? Se sono destinata a fate la bollicina di sodio dell’acqua Lete sicuramente mi metterò l’anima in pace, ma se invece qualcuno la pensa come me vi prego… troviamoci. Voglio giocare con tutti voi prima di perdere le ultime energie che ho da dedicare a questa incredibile passione.
16/04/2025 12:43:28
Mi dispiace, trovo tutto molto pesante. E il problema non è la separazione on ed off, ma al netto di "ci resto male se", il problema è proprio alla base. Quando una relazione finisce, anche nella vita reale, si può, deve, elaborare il lutto, ma non prendendosela con gli altri o col mondo esterno in generale. Bensì guardandosi dentro, anche quando non si è fatto niente di male. Prendersela con gli altri è sempre controproducente. Bisogna imparare a lasciar andare, di più, che sia vita reale o virtuale. E continuare semplicemente a provarci appena ne siamo capaci. La vita è una sola.
16/04/2025 14:31:10
Mi trovo completamente d'accordo sul fatto che il gioco adesso venga vissuto in modo più superficiale, naturale conseguenza del consumismo relazionale e mediatico che si sta diffondendo un po' ovunque - as in, dalla pandemia (o anche prima?) in poi ho avuto la sensazione che spesso il gdr (pbc, pbf e pbs) venga consumato come le serie che bingewatchiamo su netflix prima di passare alle prossime, alla velocità della luce senza approfondimenti di sorta. Il che spiegherebbe anche perchè sia sempre più diffusa l'abitudine di giocare in 3580238148 land in contemporanea, perchè "beccare un bidone" sia all'ordine del giorno, perchè sia sempre più difficile organizzare e portare avanti il gioco senza doverci mettere le pezze e perchè si sia diffusa la moda dei personaggi "usa e getta" - al punto in cui capita che venga considerato cringe chi richiede un certo tipo di impegno (rispetto degli appuntamenti, un minimo di attenzione a quello che viene scritto, un minimo continuità reciproca, il bare minimum).
Posso anche capire il discorso del "normalizziamo il coinvolgimento" se si parla di de-tabuizzare la possibilità di essere emotivi e/o di parlarsi liberamente senza sentirci dare del cringe quando il gioco ci coinvolge (o ci turba, soprattutto quando ci turba) - ma penso che "non mescolare on e off" resti una regola d'oro molto importante, per questo ambiente.
Perchè nel momento in cui il gioco viene influenzato dall'off, smette di essere spontaneo e diventa un "non posso fare questa cosa, perchè giocatore xy poi pensa che ce l'abbia con lei". Da lì, iniziare a prendere sul personale ogni conseguenza negativa (rotture, tradimenti, truffe, combattimenti che dir si voglia) è un attimo, e di conseguenza i giocatori pur di non incorrere in questo tipo di problema si limiteranno ad appiattire il gioco, evitando ogni genere di conflitto o deviazione imprevista che invece arricchirebbe il giocato di tutti.
16/04/2025 15:49:38
Forse ho capito male io, e in ogni caso chiederei a lionhearted di spiegarci meglio magari, però dal suo post molto personale non ne ho evinto né un attaccamento morboso/tossico, né la ricerca di un tipo di gioco morboso/tossico.
Che quanto scritto fosse un rant appassionato l'ha dichiarato pure a un certo punto, ma tolto questo ha anche dichiarato da qualche parte che ciò che cerca è un confronto maturo tra due persone adulte. Ovviamente lionhearted correggimi pure se sbaglio!
In sostanza quello che ho capito io è che nel vivere il gioco alla sua maniera, condivisibile oppure no, le manca un riscontro maturo tra due persone adulte, in quei momenti in cui il gioco si fa più emotivo per qualsiasi ragione. E sempre per come l'ho capita io: il confronto non è una cosa boh tossica o morbosa da restare a parlarne per giorni interi (se non sbaglio ha proprio detto di farci qualche chiacchiera su a posteriori, non altro), ma un modo per parlare di quanto successo. Non lo so credo tipo quando esci dal cinema e a caldo rivivi (parlandone) le scene più intense?
E questa interpretazione (fosse così) posso condividerla, non la trovo affatto asfissiante o tossica. Per me l'importante è non portare mai all'eccesso qualsiasi comportamento: parlare per giorni e giorni di una giocata finita male è asfissiante e fa venire voglia di chiamare la neuro; parlare per giorni e giorni di una giocata finita bene è morboso (e chiamo la neuro lo stesso).
Ma tolti gli estremi, sì, ci sono molte situazioni in cui il vissuto del mio pg mi dà riscontri emotivi. Non parlo di parallelismi, ma emozioni positive/negative di cui mi capita di parlare sul momento con amici, se non col player stesso coinvolto con me.
16/04/2025 18:16:36 e modificato da rook il 16/04/2025 18:20:07
qwerty ha scritto: Forse ho capito male io, e in ogni caso chiederei a lionhearted di spiegarci meglio magari, però dal suo post molto personale non ne ho evinto né un attaccamento morboso/tossico, né la ricerca di un tipo di gioco morboso/tossico.
Che quanto scritto fosse un rant appassionato l'ha dichiarato pure a un certo punto, ma tolto questo ha anche dichiarato da qualche parte che ciò che cerca è un confronto maturo tra due persone adulte.
L'ho letta praticamente allo stesso modo e mi trovo pienamente in questo sfogo.
Molto spesso è come se il tempo speso insieme in chat non venga considerato per niente importante, per molteplici ragioni.
Per questa ragione viene facilmente dismesso, cancellato, messo in secondo piano.
E attenzione, non sto dicendo che devo essere considerato io importante, di questo mi importa la metà di nulla.
Ciò che è assurdo è non considerare importante ciò che si va a costruire insieme, ed è una cosa che parlandoci ho individuato come causa di molte fughe dal play by chat da parte di ex-giocatori, ossia questa sensazione di "abbandono" che certi comportamenti sanno generare.
Sto dicendo che tutti siamo obbligati a rimanere in una land vita natural durante? Assolutamente no, tutti sono liberi di fare ciò che ritengono più giusto, ma almeno che ci si dedichi alla chiusura di questioni, rapporti, trame (perché è un problema che ho riscontrato anche da Master).
E sarebbe sufficiente anche un banale messaggio on/off, se proprio non si riesce in altro modo.
Purtroppo è rarissimo.
Così come è tristemente raro rispettare appuntamenti, iniziative, sforzi fatti in diverso modo e con diversi ruoli.
16/04/2025 18:30:30 e modificato da lionhearted il 16/04/2025 18:38:45
qwerty ha scritto: Forse ho capito male io, e in ogni caso chiederei a lionhearted di spiegarci meglio magari, però dal suo post molto personale non ne ho evinto né un attaccamento morboso/tossico, né la ricerca di un tipo di gioco morboso/tossico.
Che quanto scritto fosse un rant appassionato l'ha dichiarato pure a un certo punto, ma tolto questo ha anche dichiarato da qualche parte che ciò che cerca è un confronto maturo tra due persone adulte. Ovviamente lionhearted correggimi pure se sbaglio!
In sostanza quello che ho capito io è che nel vivere il gioco alla sua maniera, condivisibile oppure no, le manca un riscontro maturo tra due persone adulte, in quei momenti in cui il gioco si fa più emotivo per qualsiasi ragione. E sempre per come l'ho capita io: il confronto non è una cosa boh tossica o morbosa da restare a parlarne per giorni interi (se non sbaglio ha proprio detto di farci qualche chiacchiera su a posteriori, non altro), ma un modo per parlare di quanto successo. Non lo so credo tipo quando esci dal cinema e a caldo rivivi (parlandone) le scene più intense?
E questa interpretazione (fosse così) posso condividerla, non la trovo affatto asfissiante o tossica. Per me l'importante è non portare mai all'eccesso qualsiasi comportamento: parlare per giorni e giorni di una giocata finita male è asfissiante e fa venire voglia di chiamare la neuro; parlare per giorni e giorni di una giocata finita bene è morboso (e chiamo la neuro lo stesso).
Ma tolti gli estremi, sì, ci sono molte situazioni in cui il vissuto del mio pg mi dà riscontri emotivi. Non parlo di parallelismi, ma emozioni positive/negative di cui mi capita di parlare sul momento con amici, se non col player stesso coinvolto con me.
Ti ringrazio per questo intervento, qwerty.
Confermo che stavo cercando di fare un discorso (un rant, una confessione, chiamatela come volete) che non mirava a dire "daje famo tutti i tossici del gioco di ruolo che nella vita non ho nient'altro". Io lavoro, ho un compagno, le bollette da pagare, molti progetti in corso, impegni all'infinito, come molti altri, quindi posso assicurare che non sono semplicemente una persona ossessionata dal gioco di ruolo e che fa solo questo nella vita. Parlavo più che altro del dispiacere che provo nel sentire questo distacco dilagante che io, purtroppo o per fortuna, anche dopo tanti anni non riesco ad adottare.
Sono assolutamente consapevole che è NECESSARIO mantenere un SANO distacco tra ON e OFF, che non bisogna confondere le cose, per quanto il bleeding sia necessario, ma credo che non bisognerebbe neanche trattare il gioco come un vero e proprio "passatempo solitario", perché per quanto fisicamente lo sia, non lo è emotivamente e psicologicamente. Mi mancano i "bei vecchi tempi" in cui potevo tranquillamente discutere di una giocata anche solo per il gusto di farlo e di esplorare il proprio personaggio e quello della persona con cui giochi. Oggi mi sembra che di rado si dia un valore effettivo al gioco, con la scusa che "è solo un gioco".
rook ha scritto: [quote]qwerty ha scritto: Forse ho capito male io, e in ogni caso chiederei a lionhearted di spiegarci meglio magari, però dal suo post molto personale non ne ho evinto né un attaccamento morboso/tossico, né la ricerca di un tipo di gioco morboso/tossico.
Che quanto scritto fosse un rant appassionato l'ha dichiarato pure a un certo punto, ma tolto questo ha anche dichiarato da qualche parte che ciò che cerca è un confronto maturo tra due persone adulte.
L'ho letta praticamente allo stesso modo e mi trovo pienamente in questo sfogo.
Molto spesso è come se il tempo speso insieme in chat non venga considerato per niente importante, per molteplici ragioni.
Per questa ragione viene facilmente dismesso, cancellato, messo in secondo piano.
E attenzione, non sto dicendo che devo essere considerato io importante, di questo mi importa la metà di nulla.
Ciò che è assurdo è non considerare importante ciò che si va a costruire insieme, ed è una cosa che parlandoci ho individuato come causa di molte fughe dal play by chat da parte di ex-giocatori, ossia questa sensazione di "abbandono" che certi comportamenti sanno generare.
Sto dicendo che tutti siamo obbligati a rimanere in una land vita natural durante? Assolutamente no, tutti sono liberi di fare ciò che ritengono più giusto, ma almeno che ci si dedichi alla chiusura di questioni, rapporti, trame (perché è un problema che ho riscontrato anche da Master).
E sarebbe sufficiente anche un banale messaggio on/off, se proprio non si riesce in altro modo.
Purtroppo è rarissimo.
Così come è tristemente raro rispettare appuntamenti, iniziative, sforzi fatti in diverso modo e con diversi ruoli.
[/quote]
Felicissima che anche tu abbia colto il messaggio. Mi riferivo tantissimo anche a tutte queste cose. E' davvero un dispiacere non da poco e mi piacerebbe trovare giocatori che invece ancora badano a certe cose.
Diciamo che era un po' come una sorta di "richiamo all'adunanza" per riuscire a trovare persone che magari si trovano meglio a considerare il gioco in un certo modo, con un certo livello di valore e rispetto, senza nascondersi dietro il dito del "ma è solo un gioco". <3
17/04/2025 08:09:11
Però raga, se l'aprirsi col prossimo è metaplay, che differenza c'è con un gioco single player su steam? Premesso che ognuno è libero di fare quel che vuole, se le componenti che il pbc lo distinguono dal resto dei vari tipi di intrattenimento sono il male, in cosa trovate piu divertente giocare al pbc piuttosto che aprire la play e farsi un giro a Gta? Lo chiedo senza polemica
17/04/2025 11:08:45 e modificato da hallow3v3 il 17/04/2025 11:09:18
soizora ha scritto: Però raga, se l'aprirsi col prossimo è metaplay, che differenza c'è con un gioco single player su steam? Premesso che ognuno è libero di fare quel che vuole, se le componenti che il pbc lo distinguono dal resto dei vari tipi di intrattenimento sono il male, in cosa trovate piu divertente giocare al pbc piuttosto che aprire la play e farsi un giro a Gta? Lo chiedo senza polemica
Non estremizziamo i concetti, "aprirsi col prossimo" di per se non è metaplay. Ma c'è modo e modo di aprirsi col prossimo.
Fare deduzioni sulla base di quale pg è sceso in chat col master, o sulla base del pg X in chat privata con Y, o con Tizio piuttosto che Caio, e fare domande al giocatore in merito, è poco sano e potrebbe essere una grossa spia di metaplay.
L'hobby mi diverte ancora, ma mi sento libera di fare qualche passo indietro nel caso riportato sopra, ad esempio.
Fermo restando il rispetto del tempo di tutti, che è la base, si può giocare benissimo ai pbc senza dover per forza costruire rapporti che vadano oltre il gioco.
Come dici tu, ognuno è liberissimo di approcciarsi al gioco come preferisce e farlo sulla base di un suo background e delle sue preferenze, che includono farsi mezza giornata di pianto per un gioco da un lato e scegliere di stare nella propria safezone dall'altro.
17/04/2025 11:53:04 e modificato da ammy il 17/04/2025 11:53:21
hallow3v3 ha scritto:
Fermo restando il rispetto del tempo di tutti, che è la base, si può giocare benissimo ai pbc senza dover per forza costruire rapporti che vadano oltre il gioco.
Come dici tu, ognuno è liberissimo di approcciarsi al gioco come preferisce e farlo sulla base di un suo background e delle sue preferenze, che includono farsi mezza giornata di pianto per un gioco da un lato e scegliere di stare nella propria safezone dall'altro.
Concordo pienamente.
E questo anche cercando di esulare in toto dal discorso “era del consumismo”, “siamo tutti sostituibili” o “giocare tanto per giocare” - da che mondo e mondo i solitari, gli asociali, gli introversi e quelli che preferiscono pensare alle proprie cose senza sbandierarle ai quattro venti sono sempre esistiti.
Mi ci conto nel mezzo … dei solitari, per intenderci, motivo per cui IO attraverso gioco non cerco di costruirmi amicizie. Se poi arrivano dico benvenga, ma non è il fine.
Per quanto riguarda i livelli di immersione/immedesimazione nei propri alterego di fantasia, anche quello è estremamente soggettivo - se per qualcuno sono un modo per vivere emozioni forti, per altri sono solo una valvola di sfogo, e per altri ancora la possibilità di immedesimarsi in qualcosa di completamente astratto e diverso da se’.
Non c’è un modo oggettivamente giusto, dacché si tratta di cose estremamente personale - diventa INGIUSTO quando il tuo motivo sfonda la ‘quarta parete’ e intacca l’esperienza di gioco altrui, andando a minare il motivo per cui quest’altro player si dedica a questo hobby … e questa è una legge universale, non si tratta solo di giochi di ruolo.
A King viene attribuita l’iconica frase “La mia libertà finisce dove inizia la tua”, e credo che questo pensiero si possa applicare a tutto.
Detto ciò, @lionhearted ti auguro di trovare una community e altri player che vivono i GDR come te <3
17/04/2025 16:43:23 e modificato da soizora il 17/04/2025 16:43:40
hallow3v3 ha scritto: ...
ci siamo capiti male, non erano i pettegolezzzi off velenosi quelli a cui mi riferivo, ma anche il semplice scambiarsi una opinione sulla giocata o sui pg, o eventuali aspettative del proprio gioco, o eventuali fantasticazioni su eventuali sbocchi di gioco. Pecherò di ingenuità ma non avevo minimamente considerato elementi tossici come lo sparlare off quando hai fatto l'esempio del metagame.
18/04/2025 21:57:09
rook ha scritto: Sto dicendo che tutti siamo obbligati a rimanere in una land vita natural durante? Assolutamente no, tutti sono liberi di fare ciò che ritengono più giusto, ma almeno che ci si dedichi alla chiusura di questioni, rapporti, trame (perché è un problema che ho riscontrato anche da Master).
E sarebbe sufficiente anche un banale messaggio on/off, se proprio non si riesce in altro modo.
Eh... ci sto passando proprio in questo periodo! 😟
Basterebbe un messaggio da parte sua in cui mi dice come gli va bene che si faccia per chiudere il gioco... e invece nulla. Ed io ho il gioco appeso.
Posso capire "disgrazie" varie che possono capitare (malattie gravi proprie o di un familiare stretto), ma io davvero non ci credo che uno anche con il parente malato morente nel letto, non abbia 5 minuti (anche meno!) per scrivere, non dico un discorso lungo 10 pagine, ma anche una frase: "Facciamo che il mio pg è morto" oppure "Usami come png", insomma una singola frase con soggetto, verbo e complemento che mi faccia capire che caspita devo fare prima di chiudere la conversazione per sempre!
Questo mi sta dando molto fastidio.
Parlo del mio caso ovviamente. Poi ognuno è a sè.
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