Quando -è solo un hobby- non basta più: responsabilità e regole
21/05/2026 10:34:10
Un utente che vuole e ci tiene a mantenere l'anonimato mi ha chiesto di postare la seguente, che secondo me non è del tutto sbagliata come possibilità:
Vorrei intervenire per analizzare una questione che a quanto pare non è stata considerata finora, visto che (giustamente) in questo momento siamo tutti concentrati sulla tutela dei rispettivi GDR e in generale sul creare un "vademecum" di responsabilità e regole.. ma non sul "come" tutta questa situazione abbia potuto scatenarsi.
A quanto mi sembra di capire, questa persona ha potuto effettuare la segnalazione di massa rimanendo sostanzialmente nell'anonimato, sfruttando una carenza nel form di segnalazione di Altervista (che non richiede alcuna verifica dell'identità, correggetemi se sbaglio). Chiedo scusa, non sono un giurista e mi rivolgo a chi ne sa più di me (o ha agganci legali in materia), ma quello che mi chiedo è: tutto questo è avvenuto a norma di legge?
Mi pare che qualcuno abbia già accennato al fatto che non lo sia, ma devo essermelo perso nella marea di messaggi pubblicati sia qui che nel post parallelo (che ho preferito non "sporcare").
Tornando al segnalatore: se i dati comparsi nella segnalazione collettiva fossero falsi o appartenenti a una persona del tutto estranea ai fatti, non si profilerebbe un vero e proprio caso di sostituzione di persona o furto d'identità? Se il segnalatore avesse usato dati falsi o di terzi, si configurerebbe il reato penale di Sostituzione di Persona (Art. 494 C.P.). E quello sì che sarebbe un reato grave, ben più serio di un presunto illecito civile. Credo che questo sia fuori discussione.
Tutto questo per dire.. possibile che non ci sia una maniera, a prescindere da come andrà la vicenda dei GDR, per avviare un'azione legale congiunta (stile class action o qualcosa del genere), magari con il supporto di un legale, per far accertare la reale identità del segnalatore e poter così far valere il proprio diritto di rivalsa su questa persona? Al momento trovo assurdo non avere nemmeno la possibilità di muovere accuse (per diffamazione o danno ingiusto) verso questo soggetto solo perché -come già ribadito da altri- la pagina di segnalazione di Altervista è obsoleta (come mi pare di aver capito, di nuovo correggetemi se sbaglio). Intendiamoci: va bene il diritto altrui di segnalare i contenuti, ma dov'è finito il nostro diritto di difenderci? E non parlo delle e-mail inviate al Team Abuse, quella è la nostra difesa verso l'hosting. Io parlo del diritto di tutelarci direttamente dalla persona che ha abusato dello strumento, cosa che al momento sembra precluso data l'assenza di verifiche sull'identità digitale di chi compila il form.
Anche se questa segnalazione odierna cadesse nel vuoto e finisse tutto a "tarallucci e vino", il vero problema rimarrebbe il form stesso. Finché la struttura resta questa, chiunque abbia un dente avvelenato si sentirà in diritto di inviare segnalazioni a raffica ogni mese. Se invece il form obbligasse a "metterci la faccia" con una verifica reale, nessuno si azzarderebbe a farlo senza cognizione di causa, per il rischio concreto di ricevere una denuncia.
In definitiva, vorrei capire se le piattaforme di hosting siano obbligate per legge (ad esempio secondo le nuove direttive europee come il Digital Services Act) ad avere un form di segnalazione che tracci l'identità digitale del segnalatore, o se ciò sia facoltativo, esponendo gli utenti a qualsiasi ritorsione anonima senza poter esercitare il diritto di rivalsa se non contro ignoti (dato che, senza verifiche, si possono inserire le generalità di chiunque).
Potrei aver detto delle inesattezze, non avendo competenze legali, ma ci tenevo a lasciare questo spunto di riflessione. A causa della gravità della situazione, ho l'impressione che si stia guardando al dito anziché alla luna. Chi ne sa più di me è liberissimo di smontare punto per punto le mie considerazioni: non ho presunzioni, è solo un appello verso chi è ferrato in materia. Grazie.
21/05/2026 12:32:07 e modificato da geko il 21/05/2026 12:36:39
soizora ha scritto:
Sì: le piattaforme di hosting devono avere un meccanismo elettronico di segnalazione, ma il DSA non impone, in generale, un'identificazione digitale forte o verificata del segnalatore.
L’art. 16 DSA impone ai prestatori di servizi di hosting di predisporre meccanismi facili da usare per permettere a chiunque di notificare contenuti ritenuti illegali. Il form deve facilitare l’invio di segnalazioni sufficientemente precise e motivate.
Quindi AlterVista è nelle regole, ha una form estremamente facile da usare per avanzare una segnalazione.
L'art. 16(2)(c) dice che il meccanismo deve consentire/facilitare l'inserimento di "nome e indirizzo email" del segnalante, salvo eccezioni per reati legati ad abuso/sfruttamento sessuale di minori.
Questo però non significa obbligo di SPID, eIDAS, documento, firma digitale o verifica forte dell’identità. In pratica, una piattaforma può chiedere nome ed email senza verificare che siano veri.
In pratica la piattaforma per una segnalazione della maggior parte degli abusi non è tenuta a chiedere i miei dati personali e io ho il diritto di non darli.
A patto che non si tratta di reati gravi e penalmente perseguibili, ma lì non ti rivolgi alla piattaforma, lì è sempre senso morale e civico rivolgersi alle autorità competenti e poi saranno loro a comunicare con l'azienda ospitate e successivamente con i diretti interessati
Quindi il DSA cerca di evitare abusi chiedendo che il segnalante dichiari in buona fede che le informazioni siano accurate e complete. Tuttavia, se il form non verifica l'identità, una persona può tecnicamente inserire dati falsi o di terzi. Il DSA non risolve del tutto questo problema.
L'art. 23 DSA prevede che le piattaforme possano sospendere, dopo avviso e per un periodo ragionevole, il trattamento di segnalazioni provenienti da soggetti che presentano frequentemente segnalazioni manifestamente infondate.
Questo però non è la stessa cosa di darti automaticamente i dati del segnalante per agire civilmente o penalmente.
Anche il Garante della Privacy per le segnalazioni non richiede nessun dato specifico della persona ma solo la correttezza del caso e alcune informazioni che possano aiutarlo a investigare meglio sulla segnalazione che stai facendo.
Diversamente è se presenti istanza, una denuncia, in quel caso entrano in atto le autorità giudiziarie che valutano il caso con tutte le parti in causa e allora lì, si, dichiarare una falsa identità diventa un reato.
Il discorso di procedere con una denuncia è sempre una cosa de evitare a meno che non ci sia l'assoluta certezza di aver ragione, nel caso specifico al momento non sono stati segnalati danni subiti dai gestori dei pbc, quindi finché AlterVista non da risposte non si sa nemmeno cosa stia succedendo.
Se consideriamo che su questo portale ci sono circa 1.800 schede di Play By Chat, facendo dei numeri ipotetici 1.000 sono su AlterVista e questo monellino li abbia segnalati tutti, ora che AlterVista darà una risposta passerà un po' di tempo.
Ritorno a marcare che la denuncia è da evitare anche perché comporta dei costi legali e la parte che perde la causa poi deve saldare il proprio conto sia quello della parte citata in causa, sempre tenendo conto che potrebbe derivare un rischio di querela.
Il miglior modo per evitare questo genere di situazioni è sempre quello di mettersi in regola, così da tutelarsi e tutelare la propria community da segnalazioni indesiderate.
Qui si possono trovare risposte se si fanno le domande, come qui, anche nella community di GDRCD, sul loro server discord o, ancora più competenti, una consulenza legale vera e propria.
21/05/2026 13:43:25 e modificato da geko il 21/05/2026 14:31:46
blancks ha scritto:
Quella parte di regolamento si riferisce ad un periodo in cui gli utenti usavano AlterVista come cloud storage personale e creavano paginette con basic auth per proteggerne l'accesso, rendendo di fatto totalmente inaccessibili tali contenuti dal pubblico dominio per un navigatore casuale, rendendo di fatto lo spazio "fermo" limitandone enormemente il traffico.
Questa tua affermazione mi ha fatto venire un grosso punto esclamativo sulla testa, in stile nemici di Metal Gear Solid.
Per questo motivo ho voluto confrontarmi con una persona competente in ambito legale/aziendale, non tanto per avere una risposta "legale" in senso stretto, ma per provare a costruire un ragionamento sensato sulla questione.
Il primo punto che è emerso è questo: nell'articolo del regolamento non sembra esserci un riferimento esplicito a un periodo "storico" preciso della piattaforma. La regola, almeno per come è formulata, appare piuttosto generale. Questo significa che noi possiamo interpretarla in un certo modo, ma AlterVista potrebbe interpretarla e applicarla diversamente, soprattutto se ritiene necessario tutelare il proprio modello di servizio o la propria linea aziendale.
Un altro aspetto che mi è stato fatto notare, e che avevo già evidenziato anch'io in un'altra risposta, è che AlterVista fa spesso riferimento ai contenuti editoriali. Questo può far pensare che il tipo di contenuto più coerente con la piattaforma sia quello tipico di blog, forum, siti informativi o comunque contenuti consultabili pubblicamente.
Inoltre, la piattaforma stessa promuove attivamente l'utilizzo di WordPress. Come sappiamo, WordPress nasce principalmente per pubblicare contenuti visibili e raggiungibili: articoli, pagine, commenti, categorie, archivi e così via. L’area privata, di norma, è quella amministrativa e redazionale, pensata per permettere agli autori di creare, modificare e gestire i contenuti prima della pubblicazione.
A quel punto la domanda che mi è stata posta è stata: ma questi "PbC", di fatto, cosa espongono pubblicamente?
La risposta è che un PbC espone relativamente poco. In genere le parti visibili sono quelle documentali: ambientazione, storia, regolamento e, a discrezione del creatore, qualche altra sezione informativa. Tuttavia, il cuore del gioco, interazioni, contenuti prodotti dagli utenti, dinamiche interne e attività effettiva della community, rimane accessibile solo previa registrazione e all'interno di un'area privata.
Da qui nasce il dubbio: se il regolamento richiede che i contenuti siano esposti, accessibili e verificabili, un PbC potrebbe non rispettare pienamente questo principio, perché una parte rilevante del contenuto viene di fatto privatizzata. Non sto dicendo che sia certamente così, ma è un'interpretazione possibile e, proprio per questo, non la liquiderei troppo in fretta.
Ripeto: questa non è una certezza, ma un ragionamento fatto insieme a una persona competente.
Invece di metterci automaticamente dalla parte dei PbC, abbiamo provato a guardare la questione dal punto di vista del servizio che li ospita. E da quella prospettiva le domande diventano altre:
- un'azienda potrebbe continuare a tollerare senza problemi questo tipo di utilizzo?
- i PbC potrebbero diventare un costo o un rischio per il servizio, soprattutto se richiedono verifiche continue a seguito di segnalazioni?
- AlterVista potrebbe ritenere questi progetti poco coerenti con il tipo di contenuto che intende ospitare?
Non lo dico per fare terrorismo o per creare allarmismo. Lo dico perché, secondo me, vale la pena ragionarci con lucidità.
Io mi sono fatto le mie domande e mi sono dato alcune risposte. Le condivido qui non come verità assolute, ma come spunto di riflessione, così che chi vuole possa ragionarci a sua volta.
21/05/2026 14:52:49 e modificato da blancks il 21/05/2026 14:54:39
geko ha scritto: Non sto dicendo che sia certamente così, ma è un'interpretazione possibile
Tralasciando l'esempio di interpretazione che ho fornito, questa frase riassume perfettamente il punto del mio discorso: il regolamento è fumoso e la sua interpretazione cambia col tempo e buona parte del problema sta qui.
Per questo sostengo che nel rispondere ad altervista queste obiezioni vadano sollevate, affinché certe tematiche vengano ridefinite lato loro in modo chiaro (in un senso o nell'altro).
Finché c'è ambiguità di regolamento, anche soddisfando tutti i requisiti per essere perfettamente al sicuro dal punto di vista legale non evita automaticamente di subire un provvedimento del team abusi e ritengo che questa discussione abbia deragliato tantissimo da questo semplice concetto.
21/05/2026 15:07:04
permettetemi una domanda da ignorante : Altervista ha un rientro economico ( anche minimissimo eh!) con i siti gratuiti che vengono ospitati?
Anche se non paghi il dominio, anche se non si mettono il banner, spesso si pagano i servizi ulteriori ( come il BK giornaliero, il DB più capiente per fare esempi banali).
L'hosting è consapevole immagino che se TOT ( 30-40 ? )siti se ne vanno potrebbe rappresentare per lui una perdita (anche minima a fronte di spese legali) oltre che ad un possibile ( ? ) danno d'immagine. In un mercato che sta diventando di concorrenza pure li se vogliamo ben guardare.
Non voglio uscire dai binari della discussione, ma sto seguendo il problema e sto facendo ipotesi anche io perchè onestamente mi sono ritrovata perplessa sopratutto per l'assenza di risposte mirate da parte della controparte. Qualcuno ha rievuto assistenza diretta da loro? Una risposta, anche automatica, tipo " abbiamo preso in carico vi risponderemo quanto prima?"
PS: se non è questo il posto dove mettere la domanda spostatela pure.
21/05/2026 16:19:05 e modificato da soizora il 21/05/2026 16:20:13
geko ha scritto:
Mi ha chiesto mister anonimo che sta seguendo la discussione di rispondere col seguente, non ho nemmeno controllato troppo cosa abbia scritto, in ogni caso sto solo riportando, non è una mia opinione, e questo è l'ultimo messaggio che faccio il piccione postino D:
Ok, diciamo che è "sconsigliato" agire così. Tuttavia, è una questione di pura statistica. Se ha davvero segnalato circa 1.000 GDR e anche solo la metà perdesse la pazienza decidendo di sporgere querela, sarebbero 500 (ma pure una minima frazione, tipo 1/20, sarebbero comunque 50). Vorrei proprio vedere la faccia che farà il "monellino" (prendo in prestito il termine che hai usato).
Dato che questa persona si ritiene plausibilmente nel giusto, al punto da segnalare un numero spropositato di siti (e mi auguro che non lo abbia fatto per mera ripicca), spero abbia considerato che dietro quella miriade di piattaforme ci sono altrettante persone, con le loro vite ed i loro valori da difendere. Persone che forse -e dico forse- adesso sono un tantinello infastidite (a voler usare un eufemismo). Di conseguenza, il segnalatore avrà messo in conto che in questa armata di individui ci sarà probabilmente chi vorrà "citofonarlo" sul fronte legale anche solo per sincerarsi che l'identità digitale dichiarata corrisponda a quella effettiva (in caso contrario, tanti auguri al "monellino"). Lo vedo come uno sviluppo plausibile, a maggior ragione se ci saranno ripercussioni ingiuste sui GDR. È un diritto di ciascun segnalato, giusto? E non è qualcosa su cui noi due abbiamo il controllo, è semplicemente uno scenario probabile in questo contesto.
Inoltre, dubito che l'uso di un modulo di segnalazione garantisca una sorta di "scudo legale" sulle affermazioni fatte, perché "si sta solo segnalando". Al contrario, immagino che si sia pienamente responsabili di ciò che si dichiara, e in maniera multipla: cioè nei confronti di ogni singolo sito coinvolto, compresi i gestori che, per quieto vivere, hanno preferito migrare altrove anziché affrontare il "monellino". Sbaglio?
A maggior ragione se per proteggersi ha utilizzato l'identità di un'altra persona o dati inventati: in quel caso non starebbe più compiendo una semplice scorrettezza comunitaria, ma un reato penale grave (Sostituzione di persona, art. 494 c.p., o falso). Molti pensano che il web garantisca l'anonimato, ma la magistratura, tramite la polizia postale, può richiedere i registri di accesso al provider, risalendo alla linea internet fisica da cui è partita la segnalazione, indipendentemente dal nome fasullo inserito nel modulo.
Alcune delle accuse che ha lanciato sono molto gravi e, aggiungo, moralmente difficili da digerire. Ritengo sia il minimo che ciascun gestore valuti, secondo la propria sensibilità e moralità personale, se sporgere o meno denuncia contro questa persona per tutelarsi dalle diffamazioni o semplicemente per far valere i propri diritti (sarà poi ovviamente il tribunale a stabilire chi ha ragione e chi torto). Fermo restando che, se il "monellino" ha usato dati falsi nel modulo di Altervista, passerà dei brutti guai sul fronte penale, perché quello è un grave reato a prescindere. Tutto corretto?
21/05/2026 16:34:20
geko ha scritto:
[...]
A quel punto la domanda che mi è stata posta è stata: ma questi "PbC", di fatto, cosa espongono pubblicamente?
La risposta è che un PbC espone relativamente poco. In genere le parti visibili sono quelle documentali: ambientazione, storia, regolamento e, a discrezione del creatore, qualche altra sezione informativa. Tuttavia, il cuore del gioco, interazioni, contenuti prodotti dagli utenti, dinamiche interne e attività effettiva della community, rimane accessibile solo previa registrazione e all'interno di un'area privata.
[...]
Basta andare sulla wiki di altervista http://it.help.altervista.org/w/Restrizione_d%27accesso ↗ che è spiegato chiaramente cosa intende altervista con quell'articolo:
Restrizione d'accesso
Su Altervista è possibile restringere l'accesso ai visitatori a determinate cartelle del proprio sito.
Per abilitare una restrizione d'accesso occorre:
Accedere al proprio pannello di controllo
Selezionare Gestione File.
Navigare nella struttura del sito posizionandosi nella cartella che si vuole proteggere.
Selezionare l'icona lucchetto nella parte alta della gestione file.
Inserire il nome utente e la password che consentono l'accesso.
A questo punto l'icona rappresenterà un lucchetto chiuso e l'accesso alla cartella sarà protetto.
Nota: non è possibile restringere l'accesso alla cartella principale del sito
Nota: il punto 4.5 del Regolamento impone che la parte più significativa del sito web deve essere accessibile pubblicamente, ovvero non protetto da password.
Si riferisce al loro servizio di restrizione password, non ad un sito con una registraizone accessibile a chiunque
21/05/2026 17:32:13
soizora ha scritto:
Querela e denuncia sono due cose differenti.
Non entro nel significato tecnico-giuridico dei due termini, perché rischierei di andare oltre le mie competenze. Però, per come la intendo io e potrei sbagliarmi la distinzione potrebbe essere questa: noi eventualmente presentiamo una denuncia; lui, se ritiene di essere stato leso, potrebbe eventualmente valutare una querela.
Detto questo, usare l'espressione "si sente nel giusto" avrebbe senso se ci fosse già stata una comunicazione formale, verificata e ufficiale che accerta delle infrazioni. Al momento, invece, mi sembra più corretto dire che è stata fatta una segnalazione: cioè un richiamo all'attenzione di AlterVista, per far presente che il servizio, probabilmente, potrebbe essere utilizzato in modo non conforme.
Per questo, secondo me, l'approccio più saggio e pragmatico è aspettare eventuali comunicazioni ufficiali da parte di AlterVista e capire quali azioni decideranno di intraprendere in merito alle segnalazioni ricevute.
Va anche detto che la segnalazione, per come è stata impostata, sembra piuttosto generalizzata. Non mi pare siano stati analizzati singolarmente tutti i giochi di ruolo, con contestazioni specifiche e puntuali per ciascuno. Dentro ci sono finiti un po' tutti: anche progetti formalmente in regola, oppure giochi chiusi, inattivi, ma ancora presenti sulla piattaforma di hosting.
Diverso è il discorso per chi ha preferito migrare subito. In alcuni casi potrebbe esserci stata semplice prudenza; in altri, forse, anche un po' di "coda di paglia". Osservando alcuni dei nomi presenti nell'elenco, mi sembra che certi progetti fossero in regola solo sugli elementi basilari, mentre per il resto presentassero lacune importanti. Mi dispiace dirlo, ma credo sia un punto da non ignorare.
Per quanto riguarda l'ipotesi di sostituzione di persona, invece, non posso darti conferme di nessun tipo. Quello che posso dire, sulla base della mia conoscenza del DSA, è che chi effettua una segnalazione non è necessariamente obbligato a indicare nome, cognome o documento d’identità, proprio perché non si tratta automaticamente di un atto giudiziario.
Su questo punto, però, ti consiglierei di rivolgerti formalmente a un legale e valutare la questione con lui. Io non entro nel merito di codice civile, penale o altri profili strettamente giuridici.
Posso invece provare a ragionare sugli obblighi e sui diritti nell'ambito digitale, e condividere riflessioni che possano essere utili non solo a te, ma anche alla community. Anche se qualcuno ritiene che questi ragionamenti deraglino dal tema principale, secondo me sono strettamente collegati alla questione.
exv_staff ha scritto:
È vero: quella documentazione spiega anche come restringere l'accesso al proprio sito tramite il loro sistema di accessi.
Tuttavia, nelle note la formulazione diventa più generale e non sembra riferirsi esclusivamente a quel sistema specifico:
Nota: il punto 4.5 del Regolamento impone che la parte più significativa del sito web deve essere accessibile pubblicamente, ovvero non protetto da password.
Ed è proprio questo il punto che mi è stato sottolineato dalla persona con cui mi sono confrontato. Non essendo specificato in modo netto, la norma può prestarsi a più interpretazioni.
C'è però un aspetto importante: quella nota rimanda a un articolo del regolamento, il 4.5, che recita:
4.5 L'Utente si assume, inoltre, la piena responsabilità circa l'esattezza e veridicità del Contenuto, in nome e/o per conto di terzi, e assicura che lo stesso è nella sua legittima disponibilità, non è contrario a norme imperative e non viola alcun segno distintivo, diritto di proprietà intellettuale, industriale, diritto di immagine o altro diritto di terzi derivante dalle norme giuridiche vigenti o dalle consuetudini o dagli usi.
Ora, il punto 4.5 è formulato in modo ampio. Proprio per questo, AlterVista potrebbe interpretarlo in combinazione con altri articoli del regolamento, soprattutto se ritiene necessario tutelarsi.
Per esempio, il punto 4.6 dice:
L'Utente si impegna a non utilizzare i Servizi in maniera impropria o in violazione di qualsivoglia norma di legge o di regolamento.
Questo passaggio è rilevante perché non si limita al solo regolamento interno di AlterVista, ma richiama anche norme di legge e regolamenti in senso più ampio.
Da qui nasce il ragionamento: il punto 4.5 stabilisce una responsabilità generale sui contenuti; il 4.6 impone di non usare il servizio in modo improprio o contrario a norme e regolamenti; il 4.7, se non ho interpretato male, consente eventuali verifiche anche attraverso le autorità competenti; e il 4.8 potrebbe permettere ad AlterVista di intervenire in modo mirato qualora emergano elementi concreti.
21/05/2026 17:45:35
Secondo me le discussioni sull'aspetto legale sono piuttosto inutili e non perchè abbiate ragione o torto ma perchè per come ho spiegato dalla mia esperienza ci sono notevole zone grige. Basti vedere le infinite diatribe legali per cose ANCHE sotto Copyright per concludere che ci sono cose che sono e non sono nello stesso tempo.
Il problema non è se i ByChat siano o non siano compliant.
Il problema è fornire ai gestori un decalogo formativo di cosa deve fare e di cosa invece sarebbe meglio non fare con un rischio annesso e soprattutto cosa rispondere ad eventuali strike (cosa dire, cosa non dire, su cosa fare leva...).
Anche un concetto giusto se esposto male e non in legalese può creare problemi.
Cercando di essere pragmatici la possibilità che usando la faccia di Tony Stark in Ironman 1 il fotografo proprietario dei diritti, la Marvel Studios o Robert Downey Jr capiti sul sito "Fortissimi Amici Supereroi" aperto da Pincopallo_Staff chiedendone la rimozione per Copyright Infringment è prossimo alla possibilità che io domattina mi svegli e mi ritrovo in cucina Sidney Sweeney che mi prepara dei Pancake proteici indossando solo due gocce di Chanel N°5.
Però poi ci sono tante land diverse.
Le criticità di chi ambienta la sua land in un'opera sotto Copyright o si inventa di sana pianta tutto dalla A alla Z, chi usa foto reali e chi AI, eccetera, eccetera, eccetera.
Una specie di GDRCD della Legge di Internet, per intenderci.
21/05/2026 21:04:23
mammaoca ha scritto:
Sì, AlterVista un rientro economico può averlo, ma non necessariamente da ogni singolo sito gratuito.
Da quanto si legge nelle loro pagine ufficiali, il servizio gratuito non obbliga a mettere pubblicità: si può usare AlterVista anche senza monetizzazione attiva. Però AlterVista spinge molto sul modello "crea contenuti, genera traffico, monetizza con banner/AdSense/affiliazioni", e dichiara esplicitamente che "più guadagni tu e più guadagniamo noi". Inoltre esistono servizi aggiuntivi a pagamento, come dominio di secondo livello, email e risorse espandibili per l'hosting con file manager.
https://it.altervista.org/regolamento-compatto.php ↗
Quindi, la risposta concreta è: sì, AlterVista può guadagnare anche dai siti gratuiti, ma il valore di 30-40 PbC dipende da quanto traffico generano, se usano pubblicità e se acquistano servizi extra. Se molti sono siti chiusi, con poco traffico pubblico e senza banner, è possibile che il loro valore economico diretto sia molto basso.
Sul danno d'immagine o sulla perdita economica, invece, starei prudente: per AlterVista potrebbe pesare di più il rischio di dover gestire segnalazioni, verifiche e possibili problemi di conformità, rispetto al piccolo guadagno generato da alcuni siti. Non possiamo saperlo dall’esterno, ma è una valutazione aziendale plausibile.
Un esempio simile, con le dovute differenze, può essere Twitch: anche se uno streamer genera traffico e guadagni, se viola il codice di condotta la piattaforma può sospenderlo o bannarlo. Per un'azienda, infatti, non conta solo quanto un utente rende, ma anche quanto può costare gestirne i problemi. Lo stesso ragionamento potrebbe valere per AlterVista: un sito non viene valutato solo per il possibile guadagno, ma anche per i rischi, le segnalazioni e la conformità alle regole della piattaforma.
Sulle risposte ufficiali: anche qui, io aspetterei comunicazioni dirette da AlterVista. Una segnalazione ricevuta o presa in carico non significa automaticamente che ci sarà un'azione, né che tutti i siti coinvolti siano irregolari. Finché non arrivano risposte mirate, secondo me conviene evitare conclusioni troppo nette.
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