Quando -è solo un hobby- non basta più: responsabilità e regole - Pagina 8
21/05/2026 14:52:49
geko ha scritto: Non sto dicendo che sia certamente così, ma è un'interpretazione possibile
Tralasciando l'esempio di interpretazione che ho fornito, questa frase riassume perfettamente il punto del mio discorso: il regolamento è fumoso e la sua interpretazione cambia col tempo e buona parte del problema sta qui. Per questo sostengo che nel rispondere ad altervista queste obiezioni vadano sollevate, affinché certe tematiche vengano ridefinite lato loro in modo chiaro (in un senso o nell'altro). Finché c'è ambiguità di regolamento, anche soddisfando tutti i requisiti per essere perfettamente al sicuro dal punto di vista legale non evita automaticamente di subire un provvedimento del team abusi e ritengo che questa discussione abbia deragliato tantissimo da questo semplice concetto.Modificato da blancks il 21/05/2026 14:54:39
21/05/2026 16:19:05
geko ha scritto:
Mi ha chiesto mister anonimo che sta seguendo la discussione di rispondere col seguente, non ho nemmeno controllato troppo cosa abbia scritto, in ogni caso sto solo riportando, non è una mia opinione, e questo è l'ultimo messaggio che faccio il piccione postino D:Ok, diciamo che è "sconsigliato" agire così. Tuttavia, è una questione di pura statistica. Se ha davvero segnalato circa 1.000 GDR e anche solo la metà perdesse la pazienza decidendo di sporgere querela, sarebbero 500 (ma pure una minima frazione, tipo 1/20, sarebbero comunque 50). Vorrei proprio vedere la faccia che farà il "monellino" (prendo in prestito il termine che hai usato).Dato che questa persona si ritiene plausibilmente nel giusto, al punto da segnalare un numero spropositato di siti (e mi auguro che non lo abbia fatto per mera ripicca), spero abbia considerato che dietro quella miriade di piattaforme ci sono altrettante persone, con le loro vite ed i loro valori da difendere. Persone che forse -e dico forse- adesso sono un tantinello infastidite (a voler usare un eufemismo). Di conseguenza, il segnalatore avrà messo in conto che in questa armata di individui ci sarà probabilmente chi vorrà "citofonarlo" sul fronte legale anche solo per sincerarsi che l'identità digitale dichiarata corrisponda a quella effettiva (in caso contrario, tanti auguri al "monellino"). Lo vedo come uno sviluppo plausibile, a maggior ragione se ci saranno ripercussioni ingiuste sui GDR. È un diritto di ciascun segnalato, giusto? E non è qualcosa su cui noi due abbiamo il controllo, è semplicemente uno scenario probabile in questo contesto.Inoltre, dubito che l'uso di un modulo di segnalazione garantisca una sorta di "scudo legale" sulle affermazioni fatte, perché "si sta solo segnalando". Al contrario, immagino che si sia pienamente responsabili di ciò che si dichiara, e in maniera multipla: cioè nei confronti di ogni singolo sito coinvolto, compresi i gestori che, per quieto vivere, hanno preferito migrare altrove anziché affrontare il "monellino". Sbaglio?A maggior ragione se per proteggersi ha utilizzato l'identità di un'altra persona o dati inventati: in quel caso non starebbe più compiendo una semplice scorrettezza comunitaria, ma un reato penale grave (Sostituzione di persona, art. 494 c.p., o falso). Molti pensano che il web garantisca l'anonimato, ma la magistratura, tramite la polizia postale, può richiedere i registri di accesso al provider, risalendo alla linea internet fisica da cui è partita la segnalazione, indipendentemente dal nome fasullo inserito nel modulo.Alcune delle accuse che ha lanciato sono molto gravi e, aggiungo, moralmente difficili da digerire. Ritengo sia il minimo che ciascun gestore valuti, secondo la propria sensibilità e moralità personale, se sporgere o meno denuncia contro questa persona per tutelarsi dalle diffamazioni o semplicemente per far valere i propri diritti (sarà poi ovviamente il tribunale a stabilire chi ha ragione e chi torto). Fermo restando che, se il "monellino" ha usato dati falsi nel modulo di Altervista, passerà dei brutti guai sul fronte penale, perché quello è un grave reato a prescindere. Tutto corretto?
Modificato da soizora il 21/05/2026 16:20:13
21/05/2026 16:34:20
geko ha scritto: [...]A quel punto la domanda che mi è stata posta è stata: ma questi "PbC", di fatto, cosa espongono pubblicamente?La risposta è che un PbC espone relativamente poco. In genere le parti visibili sono quelle documentali: ambientazione, storia, regolamento e, a discrezione del creatore, qualche altra sezione informativa. Tuttavia, il cuore del gioco, interazioni, contenuti prodotti dagli utenti, dinamiche interne e attività effettiva della community, rimane accessibile solo previa registrazione e all'interno di un'area privata.[...]
Basta andare sulla wiki di altervista http://it.help.altervista.org/w/Restrizione_d%27accesso ↗ che è spiegato chiaramente cosa intende altervista con quell'articolo:Restrizione d'accessoSu Altervista è possibile restringere l'accesso ai visitatori a determinate cartelle del proprio sito.Per abilitare una restrizione d'accesso occorre:Accedere al proprio pannello di controlloSelezionare Gestione File.Navigare nella struttura del sito posizionandosi nella cartella che si vuole proteggere.Selezionare l'icona lucchetto nella parte alta della gestione file.Inserire il nome utente e la password che consentono l'accesso.A questo punto l'icona rappresenterà un lucchetto chiuso e l'accesso alla cartella sarà protetto.Nota: non è possibile restringere l'accesso alla cartella principale del sitoNota: il punto 4.5 del Regolamento impone che la parte più significativa del sito web deve essere accessibile pubblicamente, ovvero non protetto da password.
Si riferisce al loro servizio di restrizione password, non ad un sito con una registraizone accessibile a chiunque
21/05/2026 17:32:13
soizora ha scritto:
Querela e denuncia sono due cose differenti.Non entro nel significato tecnico-giuridico dei due termini, perché rischierei di andare oltre le mie competenze. Però, per come la intendo io e potrei sbagliarmi la distinzione potrebbe essere questa: noi eventualmente presentiamo una denuncia; lui, se ritiene di essere stato leso, potrebbe eventualmente valutare una querela.Detto questo, usare l'espressione "si sente nel giusto" avrebbe senso se ci fosse già stata una comunicazione formale, verificata e ufficiale che accerta delle infrazioni. Al momento, invece, mi sembra più corretto dire che è stata fatta una segnalazione: cioè un richiamo all'attenzione di AlterVista, per far presente che il servizio, probabilmente, potrebbe essere utilizzato in modo non conforme.Per questo, secondo me, l'approccio più saggio e pragmatico è aspettare eventuali comunicazioni ufficiali da parte di AlterVista e capire quali azioni decideranno di intraprendere in merito alle segnalazioni ricevute.Va anche detto che la segnalazione, per come è stata impostata, sembra piuttosto generalizzata. Non mi pare siano stati analizzati singolarmente tutti i giochi di ruolo, con contestazioni specifiche e puntuali per ciascuno. Dentro ci sono finiti un po' tutti: anche progetti formalmente in regola, oppure giochi chiusi, inattivi, ma ancora presenti sulla piattaforma di hosting.Diverso è il discorso per chi ha preferito migrare subito. In alcuni casi potrebbe esserci stata semplice prudenza; in altri, forse, anche un po' di "coda di paglia". Osservando alcuni dei nomi presenti nell'elenco, mi sembra che certi progetti fossero in regola solo sugli elementi basilari, mentre per il resto presentassero lacune importanti. Mi dispiace dirlo, ma credo sia un punto da non ignorare.Per quanto riguarda l'ipotesi di sostituzione di persona, invece, non posso darti conferme di nessun tipo. Quello che posso dire, sulla base della mia conoscenza del DSA, è che chi effettua una segnalazione non è necessariamente obbligato a indicare nome, cognome o documento d’identità, proprio perché non si tratta automaticamente di un atto giudiziario.Su questo punto, però, ti consiglierei di rivolgerti formalmente a un legale e valutare la questione con lui. Io non entro nel merito di codice civile, penale o altri profili strettamente giuridici.Posso invece provare a ragionare sugli obblighi e sui diritti nell'ambito digitale, e condividere riflessioni che possano essere utili non solo a te, ma anche alla community. Anche se qualcuno ritiene che questi ragionamenti deraglino dal tema principale, secondo me sono strettamente collegati alla questione.exv_staff ha scritto:
È vero: quella documentazione spiega anche come restringere l'accesso al proprio sito tramite il loro sistema di accessi.Tuttavia, nelle note la formulazione diventa più generale e non sembra riferirsi esclusivamente a quel sistema specifico:Nota: il punto 4.5 del Regolamento impone che la parte più significativa del sito web deve essere accessibile pubblicamente, ovvero non protetto da password.
Ed è proprio questo il punto che mi è stato sottolineato dalla persona con cui mi sono confrontato. Non essendo specificato in modo netto, la norma può prestarsi a più interpretazioni.C'è però un aspetto importante: quella nota rimanda a un articolo del regolamento, il 4.5, che recita:4.5 L'Utente si assume, inoltre, la piena responsabilità circa l'esattezza e veridicità del Contenuto, in nome e/o per conto di terzi, e assicura che lo stesso è nella sua legittima disponibilità, non è contrario a norme imperative e non viola alcun segno distintivo, diritto di proprietà intellettuale, industriale, diritto di immagine o altro diritto di terzi derivante dalle norme giuridiche vigenti o dalle consuetudini o dagli usi.
Ora, il punto 4.5 è formulato in modo ampio. Proprio per questo, AlterVista potrebbe interpretarlo in combinazione con altri articoli del regolamento, soprattutto se ritiene necessario tutelarsi.Per esempio, il punto 4.6 dice:L'Utente si impegna a non utilizzare i Servizi in maniera impropria o in violazione di qualsivoglia norma di legge o di regolamento.
Questo passaggio è rilevante perché non si limita al solo regolamento interno di AlterVista, ma richiama anche norme di legge e regolamenti in senso più ampio.Da qui nasce il ragionamento: il punto 4.5 stabilisce una responsabilità generale sui contenuti; il 4.6 impone di non usare il servizio in modo improprio o contrario a norme e regolamenti; il 4.7, se non ho interpretato male, consente eventuali verifiche anche attraverso le autorità competenti; e il 4.8 potrebbe permettere ad AlterVista di intervenire in modo mirato qualora emergano elementi concreti.
21/05/2026 17:45:35
Secondo me le discussioni sull'aspetto legale sono piuttosto inutili e non perchè abbiate ragione o torto ma perchè per come ho spiegato dalla mia esperienza ci sono notevole zone grige. Basti vedere le infinite diatribe legali per cose ANCHE sotto Copyright per concludere che ci sono cose che sono e non sono nello stesso tempo.Il problema non è se i ByChat siano o non siano compliant.Il problema è fornire ai gestori un decalogo formativo di cosa deve fare e di cosa invece sarebbe meglio non fare con un rischio annesso e soprattutto cosa rispondere ad eventuali strike (cosa dire, cosa non dire, su cosa fare leva...).Anche un concetto giusto se esposto male e non in legalese può creare problemi.Cercando di essere pragmatici la possibilità che usando la faccia di Tony Stark in Ironman 1 il fotografo proprietario dei diritti, la Marvel Studios o Robert Downey Jr capiti sul sito "Fortissimi Amici Supereroi" aperto da Pincopallo_Staff chiedendone la rimozione per Copyright Infringment è prossimo alla possibilità che io domattina mi svegli e mi ritrovo in cucina Sidney Sweeney che mi prepara dei Pancake proteici indossando solo due gocce di Chanel N°5.Però poi ci sono tante land diverse.Le criticità di chi ambienta la sua land in un'opera sotto Copyright o si inventa di sana pianta tutto dalla A alla Z, chi usa foto reali e chi AI, eccetera, eccetera, eccetera.Una specie di GDRCD della Legge di Internet, per intenderci.
21/05/2026 21:04:23
mammaoca ha scritto:
Sì, AlterVista un rientro economico può averlo, ma non necessariamente da ogni singolo sito gratuito.Da quanto si legge nelle loro pagine ufficiali, il servizio gratuito non obbliga a mettere pubblicità: si può usare AlterVista anche senza monetizzazione attiva. Però AlterVista spinge molto sul modello "crea contenuti, genera traffico, monetizza con banner/AdSense/affiliazioni", e dichiara esplicitamente che "più guadagni tu e più guadagniamo noi". Inoltre esistono servizi aggiuntivi a pagamento, come dominio di secondo livello, email e risorse espandibili per l'hosting con file manager.https://it.altervista.org/regolamento-compatto.php ↗Quindi, la risposta concreta è: sì, AlterVista può guadagnare anche dai siti gratuiti, ma il valore di 30-40 PbC dipende da quanto traffico generano, se usano pubblicità e se acquistano servizi extra. Se molti sono siti chiusi, con poco traffico pubblico e senza banner, è possibile che il loro valore economico diretto sia molto basso.Sul danno d'immagine o sulla perdita economica, invece, starei prudente: per AlterVista potrebbe pesare di più il rischio di dover gestire segnalazioni, verifiche e possibili problemi di conformità, rispetto al piccolo guadagno generato da alcuni siti. Non possiamo saperlo dall’esterno, ma è una valutazione aziendale plausibile.Un esempio simile, con le dovute differenze, può essere Twitch: anche se uno streamer genera traffico e guadagni, se viola il codice di condotta la piattaforma può sospenderlo o bannarlo. Per un'azienda, infatti, non conta solo quanto un utente rende, ma anche quanto può costare gestirne i problemi. Lo stesso ragionamento potrebbe valere per AlterVista: un sito non viene valutato solo per il possibile guadagno, ma anche per i rischi, le segnalazioni e la conformità alle regole della piattaforma.Sulle risposte ufficiali: anche qui, io aspetterei comunicazioni dirette da AlterVista. Una segnalazione ricevuta o presa in carico non significa automaticamente che ci sarà un'azione, né che tutti i siti coinvolti siano irregolari. Finché non arrivano risposte mirate, secondo me conviene evitare conclusioni troppo nette.
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