News e Annunci Gothik Praha
Chiusura - La fine di una storia
News di Gothik Praha del 07/10/2017
Parla di quattro persone che non si sono mai viste, si conoscono appena, vivendo a km di distanza.
Eppure decidono di mettere su famiglia, adottare insieme una creatura per farla crescere, spendendo tempo, cuore ed anche qualcosa dei loro risparmi per poterla tirare su come si deve.
Passa qualche anno, i problemi e le soddisfazioni non sono mancati, anche per merito di qualche sostenitore che, disinteressatamente, ha prestato un consiglio, i suoi momenti liberi o la propria immaginazione per difendere la creatura o migliorarla.
I quattro genitori intanto invecchiano, le loro vite cominciano a richiedere più impegno e a regalare meno ritagli di tempo.
Si rendono conto che il loro gioiello non sarà mai autonomo e che man mano che cresce chiederà più attenzioni, mentre le loro possibilità si consumano.
La famiglia deve fare una scelta: accompagnare verso l'ultimo atto la loro creatura con tutto l'affetto possibile o abbandonarla al suo destino, trascurandola e dandole l'illusione di potercela fare, anche da sola.
Con una piccola lacrima, optano per darle il saluto definitivo, con dolcezza.
Ed è così, con quanta tenerezza si possa esprimere un finale infelice, che la gestione e gli admin vi annunciano il loro ritiro dietro le quinte.
Gothik Praha chiude, per quei motivi che vi abbiamo scritto tra le righe.
Chissà che forse qualcuno troverà modo di resuscitarla, chissà.
Nel frattempo, noi, vi ringraziamo per tutto e vi rivolgiamo il nostro abbraccio nazionale, ovunque voi siate.
La Gestione.
Quest: Nemeton 11/05/2017
News di Gothik Praha del 17/05/2017

CHAT: Piazza
DATA: 11/05/2017
ORA: dalle 22:00 alle 2:00
PRESENTI: Lilli, Malachia, Nilesh, Anika
MASTER: Isabelle
RESOCONTO:
La piazza è deserta: non un anima vi è presente ma solo la figura ingombrante di un gigantesco Nemeton, che con le sue fronde e le sue radici, la riempie per una buona parte, insieme alla Luna che di tanto in tanto fa capolino da dietro quelle nubi nere, illuminando il luogo. Piazza bistrattata, sempre soggetta a strani avvenimenti. A completare la scena ci pensa quel cielo piangente lacrime copiose, accompagnato da un vento sferzante ed invadente, quanto caldo, proveniente da Sud.
Una piazza fantasma: si, così la si potrebbe definire. Persino le travi e le assi dei cantieri d’intorno scricchiolano ad ogni folata. Il vento soprattutto governa la scena ancora a lungo: il medesimo infatti trasporta echi lontani, persi da una via secondaria ad Est, lì dove un paio d’anime femminili si attardano di ritorno dal lavoro in ospedale. Ma non sono quelle anime a parlare, quanto un gruppo adirato che rapido si avvicina loro, con la chiara intenzione di proseguire ben oltre.
“Non è giusto!” grida una donna. “Alle fiamme!” urlano un paio d’uomini. “Era stato predetto!” incitano altri. “Tagliamolo!” sbraitano altri ancora. Un eco d’una voce si leva al di sopra di tutte loro “…Noi salveremo la nostra città, le nostre famiglie, i nostri figli e le nostre figlie da altre sparizioni. Questa notte l’Albero verrà estirpato. Questa notte tutto verrà sistemato.”
La folla presto giunge alla meta, spingendo avanti con loro anche quelle due donne, Lilli ed Anika, che nello stesso vicolo si erano attardate: in piazza già vi sono presenti altri, Malachia e Nilesh, i quali studiano, ognuno a modo loro, l’ingombrante presenza di quella poderosa manifestazione della natura. Che sia davvero, come dicono le leggende e gli antichi testi, Yggdrasil, l’albero che sorregge il Mondo? In fondo il Nemeton ha annunciato il suo arrivo con i forti tremori, a loro volta fonte di spavento e sofferenza: che sia dunque messaggero di ben peggiori cataclismi e della fine dei tempi.
Congetture su congetture, mentre la folla si accalca, pronta a sfogare tutta la propria ira contro quello stesso Albero: inutili i tentativi di Anika di dissuaderli dai loro intenti, specialmente senza che nessuno stia dalla sua parte. Almeno finché non viene notato qualcosa, un dettaglio fondamentale che fa da contorno a quell’afa e quell’ambiente surreale: odore di ruggine. Altro segno divino? Sangue. Piove sangue sui presenti, lentamente e per nulla copioso… Qualche goccia di tanto in tanto tiepida, rossa e dense.
Scrutano l’intreccio di rami e foglie: un lampo, sopra Nemeton, filtrerà la luce necessaria affinché, chi prima e chi dopo, possa riuscire a vedere. Non sono i rami a perdere sangue ma tre i cadaveri che tra di essi sono appesi. Urla strazianti si levano da chi suppone che tra quei tre cadaveri ci possa essere un loro caro scomparso, altri invece reagiscono in tutt’altra maniera vedendo in quei tre corpi l’ennesima testimonianza di colpevolezza per quell’Albero: armati di asce ed accette danno colpi secchi e decisi all’albero stesso…Un colpo per uomo.
Segue un rumore sinistro, dal tronco, come di un lamento profondo al baricentro misto ad una sorta di boato sinistro… ed ecco che alcune piccole radici iniziano a prolungarsi in maniera rapida sugli “aggressori” contemporaneamente, circondandoli prima e penetrando poi nelle carni, sottopelle, attaccandosi e legandosi alle vene, risucchiandone lentamente la vita in un quantitativo pari al danno inferto con i loro colpi al Nemeton stesso. Si levano Urla di terrore miste a quelle di dolore degli stolti malcapitati. Alcuni scappano, altri restano immobilizzati, altri ancora osservano.
E mentre Nilesh recupera Lilli per proteggerla e farla rinsavire, Anika si getta accanto ai feriti per assicurarsi delle loro condizioni vitali. Quanto a Malachia non si perde in dettagli arrampicandosi per recuperare i cadaveri. Riesce ad arrivare in cima e a distinguere i visi dei tre prima di calarli e farsi aiutare: la suora scomparsa; il figlio del panettiere disperso; infine la bionda dama di compagnia della Principessa e Kether, la sua migliore amica e coetanea, la nefilim Nadine che lui conosce di persona. I corpi verranno restituiti alle loro famiglie e comunità, prima di essere portati in obitorio per essere analizzati dai medici competenti e poi preparati per l’ultimo saluto, tra le lacrime di chi ha perso una sorella, un figlio e un’amica: puri nell’anima come nel corpo.
Ambient - Trema Praga 20/04/2017
News di Gothik Praha del 25/04/2017

CHAT: Piazza
DATA: 20/04/2017
ORA: dalle 21:30 alle 00:30 del 21/04
PRESENTI: Katerina, Hari, Nilesh, Lilli
MASTER: Isabelle
RESOCONTO AMBIENT:
Una notte come un’altra nella piazza principale: Praga è avvolta nell’oscurità serale, dominata da un senso di allerta e paura, accompagnata dalle note di Beethoven suonate dal pianista del Caffè Parisienne che rende più tangibile il Silenzio. Surreale l’atmosfera per chi si attarda: tra costoro vi sono i pochi clienti del locale, gli operai addetti alle opere di ripristino degli edifici, le guardie dell’armata, pochi passanti noti…ed un folle.
“Chiedete perdono: invocate Nostro Signore Gesù Cristo!” urla a gran voce contro i passanti, dimenticando ogni etichetta e buona maniera, aggrappandosi e strattonando i più. “Lucifero verrà e vi trascinerà nelle viscere dell’Inferno. Lì non ci sarà Perdono!” Il Giudizio Universale, lo invoca, urlando a gran voce lo sdegno per il peccato di quella città e dei suoi abitanti. E il dubbio si insinua negli animi di chi lo ascolta: che la Mente sia venuta meno per la perdita di qualche caro sotto le macerie? Che sia fuggito dal Manicomio? Un qualche non cittadino che abbia visto ciò che non doveva vedere…? O magari l’artefice di tutto quel male…? …e se invece avesse ragione? C’è molto spazio per le domande, ma tutti le tacciono.
Qualcuno prova a calmarlo, ma nessuno ci riesce, ricevendo in cambio solo disprezzo, insulti e saliva.
Ancora una volta il Folle punta il dito contro i peccatori, ma non in generale: la Consigliera della Corona ed i suoi Protetti questa volta sono gli accusati, poco può il Consigliere diplomatico quando innanzi ai presenti, cittadini e non, quello inneggia alla natura blasfema degli altri tre.
“La Fine è vicina!” urla ancora.
Ma è solo con quell’urlo che la Fine tanto annunciata si rende viva, palese, tangibile
La terra torna a tremare: c’è chi scappa, chi cerca riparo, chi istintivamente abbraccia ed accoglie sotto la sua ala la persona più vicina, c’è chi rimane impietrito e chi viene colpito dai crolli delle macerie. Qualcuno ne resta sepolto. “Ecco il giorno del giudizio è arrivato! Trema, Praga!” urla il Folle che per nulla trattiene una risata assai macabra visto l’evidente e raggelante contesto in cui si trovano tutti. Alle urla di questo, si aggiungono quelle di disperazione e paura che, come un eco, si levano da tutta la città e dintorni.
“Che Dio abbia pietà della…AHHHHH!” non fa in tempo a finire, il Folle: buona parte della piazza sta crollando e con essa metà del ben noto e famoso orologio, che lo schiaccia. No, non c’è salvezza per nessuno, non lì, non a Praga. Non c’è Dio che intercederà per l’uno o per gli altri.
Quando la disperazione raggiunge il suo culmine si sente un boato assordante, come di un risucchio: il Mondo sembra spaccarsi in due. E’ solo la piazza a farlo invero e da quel baratro, che nel formarsi ha mietuto altre vittime, qualcosa compare. Sono radici che si piantano nella pavimentazione della piazza con irruenza, spaccandone ancora una parte e trascinando altri con se nelle viscere della Terra. Da queste si solleva un tronco, che da semplice e fine diviene, sempre più, doppio e spesso quanto alto e maestoso. I rami si allargano tutto d’intorno, prolungandosi, generando come una sorta di tettoia per quasi tutta la piazza o per buona parte. Ben presto, i rami si riempiono di foglie di un verde cupo e carico, quasi innaturale.
Solo quando l’Albero sarà formato, il boato cessa ed il terremoto con lui.
Nemeton è sorto.
Quest-L'evoluzione del Cacciatore 14/04/2017
News di Gothik Praha del 15/04/2017

RESOCONTO QUEST:
Il plenilunio è trascorso ormai da un paio di giorni, accompagnato dai lamenti strazianti dei bambini spaventati dalle vibrazioni ininterrotte, seppur lievi, della Terra. Ha fatto seguito qualcosa di ben peggiore: i pianti disperati di chi a mani nude quella sera, dopo il Terremoto maggiore sta cercando di tirar fuori dai cumuli di detriti i resti dei propri cari. Una disperazione del tutto naturale regna su Praga, ma stavolta non c’è un qualcuno o qualcosa a cui dare la colpa. Non ancora. Pertanto, l’angelo nero, invisibile ed impercettibile, sorvola la Foresta alla ricerca di chi ha bisogno del suo ultimo bacio. Dopo quell’ultimo boato assordante tutto tace: persino il vento si è fatto silenzioso nel rispetto dei defunti ed il cielo sta piangendo le sue lacrime. Della Madre Luna nessuna traccia, celata alla vista da nubi nere che rendono ancor più surreale e tetra quella notte affranta.
In quel contesto, Azaret ed Anika continuano la loro ronda. Nulla sembra turbare il loro tranquillo discorrere e la loro passeggiata attenta, nulla turba nemmeno l’essenza dei licantropi…finché, nel silenzio, non si farebbe a poco a poco sempre più reale un suono, come d’un campanello più verso il fitto della foresta: un campanellino che dovrebbe attirare l’attenzione dei due parirazza, segnalando ai due che una delle trappole, piazzate dei giovani cacciatori, abbia dato i suoi frutti. Selvaggina fresca per il branco di Praga.
Anika avanza per prima verso una più tetra parte della foresta d’innanzi a se, lì dove il rumore del campanello si fa più attivo. Qualcosa scalpita, intrappolata: ben presto, la Licantropo riesce a vedere la trappola e il coniglio che ne è preda, mentre il compagno Azaret resta indietro di qualche passo, più circospetto rispetto alla giovane Sciamano.
Nel vedere la Licantropo, il coniglio si blocca improvvisamente ed evidentemente impaurito per le due figure che gli si fanno sempre più vicine. Anika muove un passo in avanti dopo aver incitato il licantropo a raggiungerla e dopo aver estratto il pugnale per liberare, forse, la preda, il tutto mentre quest'ultimo si fa sempre più vicino. Un altro passo ancora per la Sciamana…ed ecco che un “Tic” sonoro e la trappola in argento, ben celata dalla pioggia ininterrotta e dal terriccio coprente, scatta andando ad intrappolare la giovane Lupa. Azaret, dietro di lei, non riuscirebbe ad intervenire in alcuna maniera e nel frattempo sotto quella pericolosa rete due campanellini in argento rintoccano e suonano, richiamando l’attenzione del proprietario. Il Cacciatore Azaret immediatamente sente i suoi piedi pesanti pestare la terra e farsi sempre più vicino, ed avverte l’odore Umano da quella parte proveniente.
Azaret opta per nascondersi, sfruttando Anika intrappolata come esca per i suoi piani: l’umano nel frattempo giunge. E’ fiero, soddisfatto del suo operato, pronto a riscattarsi e a consegnare al Paese da cui proviene la prova richiesta in merito all’esistenza dei Licantropi. E mentre si fa beffe della Lupa intrappolata, Azaret sfrutta la distrazione altrui richiamando su di se la Luce della Luna che proteggere e perfezionare le sue armi naturali.
Così, nel momento propizio, non esita e scatta in avanti prendendo alle spalle l’Umano aggressore, il quale non fa in tempo a girarsi ed il licantropo ha il tempo di perforare con i propri e letali artigli il fianco esposto. Ringhia l’umano di paura, disperazione e dolore, verso la faccia deformata dalle zanne di Azaret. Il sangue sgorga dalla ferita, copioso, rosso vivo, sangue che pian piano arriva alle labbra quando gli artigli altrui raggiungono gli organi.
L’umano boccheggia, biascica parole insensate, ma tra queste due sole però spiccano su tutte. “Fottiti…Cane…”, sancendo definitivamente la sua condanna agli occhi del Licantropo Cacciatore. E’ in quel momento che il legame tra Azaret ed il suo territorio, del Branco che deve proteggere, diviene tangibile, addirittura palpabile; tale è l’istinto di appartenenza e di protezione che non mostra alcun pentimento o titubanza nei riguardi dell’Umano, cui vita sta venendo meno tra le sue dita, essendo perfettamente consapevole delle intenzioni che questi aveva.
Un’invasione territoriale straniera, la Caccia ai Licantropi, la perdita di fratelli, di sorelle, dell’amata… nulla probabilità che non sono ammesse, ma Devono essere evitate. Ed il Cacciatore non è più semplicemente Tale, ma diviene parte intrinseca di quel terreno sotto di se, di quell’aria che respira, e di quello stesso Branco, come mai lo è stato prima di quel momento. L’Operosità diviene Purezza: una certezza che muta, non visibile ad occhio ma più intrinseca nel Licantropo, che finalmente prende Consapevolezza di se e del ruolo… Ruolo che avrà d’ora in avanti nelle Terre Selvagge e per il suo Branco, la sua Casa e la sua Famiglia. Un bruciore lancinante, improvviso, coinvolge Azaret nel punto in cui v’è il marchio del Cacciatore: lì, qualcosa muta anche fisicamente, lasciando il posto ad un nuovo segno sulla pelle, che muta il primo.
L’Evoluzione del Cacciatore in Guardiano delle Terre Selvagge e della Natura, cuore ed anima da proteggere.
Quest: Il campione di Praga - Finale
News di Gothik Praha del 02/03/2017

CHAT: Castello di Praga
DATA: 27-28/02/2017
ORE: dalle 22:00 alle 2:00 + dalle 22:00 alle 00:30 circa
SFIDANTI: Azaret e Malachia
PG PRESENTI/SPETTATORI: Isabelle, Simon, Katerina, Anika
RESOCONTO GIOCATA:
Avanzano a piedi o in carrozza gli spettatori curiosi dell'ultimo evento del torneo, così da arrivare all’ingresso dell’accogliente Castello, venendo così appositamente accolti da paggi e servitù che vanno poi a scortare chiunque decida di voler assistere a quella tanto attesa finale, non prima di prendere in custodia eventuali armamenti od altri oggetti contundenti. La meta è il Giardino del Baluardo in cui è stato allestito un anfiteatro, costituito da un semicerchio aperto del tutto: ligneo e con i soliti baluardi recanti lo stemma del principato alternato a quello dei Lightswan. L’arena non è richiusa, ma è distesa nel verde prato, vuoto per ettari, e libero da eventuali artefatti, costruzioni umane se non quell’unico semi-ovale che permetterà a pochi di accedervi, ma lascerà più ampia libertà di azione ai due sfidanti. Centralmente nella Tribuna d’Onore siede la Principessa centralmente in prima linea, affiancata sulla destra dalla Consigliera Katerina e dalle dame di corte, mentre sulla sinistra si trovano il Duca ed infine il Generale che veglia su tutti loro, insieme ad altre guardie scelte poste alle loro spalle. Altre sono le guardie disposte sul terreno, e Joshua, tra essi, or fermo ai piedi della tribuna principale, attendendo fremente l’inizio dei giochi. I due sfidanti sono stati precedentemente accolti: portati in quello che sembra essere un paio di tendaggi colorati rispettivamente uno di azzurro e l’altro di un verde pallido, e posti frontalmente agli spalti; attendono il loro turno. Lentamente il silenzio cala, e da questo un paio di tamburi battono un tempo lento inizialmente, seguite a ruota da due trombe che squillano ed invitano gli avversari a farsi avanti. I partecipanti dunque entrano.
Il primo ad entrare, ormai come di norma, è Malachia, Campione in carica dall’anno precedente, che come da cerimonia viene scortato da una guardia, piazzata al suo fianco destro, verso il punto in cui si trova l’arbitro Joshua, nei pressi degli spalti dedicati alla Principessa e alle più alte cariche del Principato. Anche Azaret viene scortato all’interno dell’arena, e posto frontalmente rispetto al suo avversario. L’arbitro subito si prodiga a svolgere il controllo di routine, prima su Malachia e poi su Azaret, controllando che nulla di quanto indossino o portino con se sia irregolare; dopodiché li invita a rivolgersi verso la Tribuna e gli spalti d’intorno. Stavolta non è la Principessa a sollevarsi, non è lei ad augurare buona fortuna ad entrambi, ma il Duca Otto, con la sua faccia volpina e quel sorrisetto malandrino va a dare il suo benvenuto ad entrambi ed annunciare l’inizio del combattimento. Il gong infine suona, e si da inizio alle danze.
Pian piano l'eco del Gong viene meno nell'arena, ma di certo non si aspetterebbe la cessazione del suono per iniziare. Piuttosto il Nefilim ed il Licantropo sembrano reagire in egual maniera, entrambi adottando una strategia non molto dissimile, richiamando il potere delle rispettive essenze: il Monaco si circonda con la sua aura spessa per indossarla come una vera e propria armatura per i prossimi tempi di lì in avanti, finché le energie glielo consentiranno; il Figlio della Luna invece invoca la Madre nel cielo, ancora alta ed ancora estremamente scura ed annerita, nonostante la rinascita imminente, andando a chiederle di proteggerlo e di accrescere la sua forza e rendere letali le armi naturali di cui egli è per sua natura provvisto. Mentre uno si circonda di una luce argentea che veglia su di lui come una seconda pelle, l’essenza dell’altro si colora di un nero intenso e brillante per la Luce nera della Luna. Tuttavia il Monaco non si limita a questo. Tale è il controllo che Malachia imprime nella propria essenza da riuscire a giocare con la stessa in modo da concentrarla e darle in breve una parvenza a dir poco materiale, che si palesa d’innanzi agli occhi di tutti, distaccandosi dal argentea aurea di protezione: inizialmente sembrerebbe una massa informe ed argentea che fluttua nel vuoto dai bordi frastagliati e mutevoli, fino al momento in cui quella medesima non prende l’aspetto di uno specchio dai bordi netti, ovali e precisi, che si muove e frappone tra il Monaco ed il suo avversario. Ma nemmeno il Cacciatore si ferma, andando non solo a mutare parzialmente ma anche a correre verso l’avversario riducendo rapidamente le distanze e colpendolo per primo al fianco destro scoperto del Nefilim, colpendolo tra le costole con i propri artigli, trapassando i tessuti senza creare danni ad ossa o organi vitali, per merito della Grazia Divina dall’altro evocata inizialmente. Nel fare ciò tuttavia il licantropo si fa automaticamente e pericolosamente vicino allo specchio, senza avere dalla sua alcuna barriere che impedisca allo Specchio divino di chiamarlo al Giudizio Divino: ogni peccato del Licantropo al Nefilim viene mostrato tramite quello specchio argenteo che ancora resta per la durata che serve a mantenere l’altro inerme: Malachia avvertirà che l’altro, come quasi ogni altro essere vivente su quella terra, è impuro. Che ha ucciso, per piacere o per obbligo, che ha fatto del male, causato sofferenza… anche ad Isabelle, la donna che Malachia nella sua intimità ama venendo meno agli obblighi monacali. Il Monaco avvertirà quella sofferenza ed il pentimento ad essa legata, ma non ne proverà pietà, ma piuttosto un senso interno di totale ed estremo disprezzo per quell’Angelus che in quel momento più che in ogni altro comincia a premere e volere dalla sua il sangue di quel mezzosangue impuro. Così, mentre il Cacciatore è in balia dello Specchio Divino e della sua sentenza, il Figlio di Uriel cala come un angelo, con la sua tunica bianca imbrattata di sangue, ponendosi alle spalle dell’altro, alla “pari” con la propria mole nei riguardi di quella altrui. Sfruttando quella posizione lo blocca e ne afferra un artiglio rinforzato dalla Luce di Luna per usarlo a suo vantaggio e portarlo al collo del licantropo stesso, sotto il pomo di Adamo e sollevandolo, tranciando il collo altrui dal basso verso l’alto e da sinistra a destra infine, disegnando una sorta di croce.
In quegli stessi istanti l’umana parte non resiste e l'Angelus riesce irrimediabilmente a liberarsi di quella prigione umana che lo teneva confinato, e Malachia non è più un semplice Monaco agli occhi di tutti, ma piuttosto si mostra per ciò che è realmente. Nelle argentee spoglie, luminoso come può esserlo la stella del Polo in una notte nera come quella, si mostra in tutta la sua bellezza, dalle fattezze di un gigante con ali estese ed aperte, possente e dominante al pari del Padre Uriel che l'ha generato. La Fortezza diventa la sua unica ragione e ne controlla i gesti, che infine lo rendono non solo giudice ma anche Boia. Resta così alle spalle di quel licantropo, ancora inerme sotto il suo giogo che non pare voler avere fine. Con l'avambraccio il Nefilim va a fare ulteriore pressione sulla testa dell'altro, tirandola indietro ed esponendo ancora più il collo come la ferita, che ancora ed ancora guizza sangue in maniera irreparabile. Il Cacciatore in quegli ultimi barlumi di coscienza non farebbe altro che tentare di colpire con la propria mano libera il polso che lo bracca e lo espone, tuttavia senza riuscirci finendo per accasciare il braccio lungo il fianco, inerme, mentre invece il Chokhmah di Terra va ad utilizzare quell'artiglio ancora perfettamente sfoderato per conficcarlo ancor più nelle carni ed andare a recidere ulteriormente il collo altrui. Le intenzioni dell’Angelus sono chiare, ossia mettere fine alla vita del miserabile peccatore tra le sue mani, eliminando lui ed i suoi misfatti dalla faccia della terra. Ma una Voce si leva al di sopra di urla di terrore e di disappunto del pubblico presente: è la Kether e Principessa Isabelle che ha iniziato a Cantare, andando a favorire l'immediata e repentina Mutazione dell’arbitro Joshua che, una volta mutato si espone come Angelus per braccare Malachia alle spalle ed andare con le proprie mani a bloccare l'incedere delle braccia dell'altro, fermandogli la mano prima che possa essere troppo tardi, salvando Azaret. Quel medesimo canto, che va a lambire con la propria melodia avvolgente e soave ogni forma presente all’interno di quell’arena va a richiamare le attenzioni dell'Angelus Malachia, gettandolo in uno stato confusionale che non gli permetterebbe di reagire e facilitandone il blocco. Malachia lascia la presa e, indebolito, recupera le sue fattezze umane poco dopo, accasciandosi al suolo a sua volta evidentemente ferito e sanguinante. Nel momento in cui il canto cessa, anche Joshua riprende, seppur a fatica le fattezze umane. Ad intervenire nell'Arena ci pensano poi Simon ed i suoi che vanno a circondare Malachia per bloccare eventuali colpi di testa, mentre il Duca con la sua voce fastidiosa annuncia la fine dei giochi. Isabelle scende dagli spalti esponendo la sua figura agli occhi di tutti, portandosi al fianco non del parirazza, ma di Azaret insieme ad Anika e ad altri medici lì presenti. Davanti agli occhi di tutti, Isabelle applicherebbe il proprio Intervento Divino per bloccare l'emorragia del Licantropo, che tuttavia rimane ancora privo di sensi, il quale viene poi scortato in Ospedale in lettiga, mentre Malachia viene trasferito a Casa Andel anche lui ricoverato. Alla fine il Duca annuncia il vincitore: Malachia.
Resoconto Quest: The box, La ricomparsa 09/02/2017
News di Gothik Praha del 10/02/2017
Ora: dalle 15:00 alle 19:30
Pg partecipanti: Hans, Anika, Azaret, Hari
Master: Isabelle
Resoconto:
Il Cimitero di Olšany, tra i più tetri ed inusuali ambienti che potrebbero mai essere frequentati in quella città, una sorta di microcittà immersa in una città più grande, fatta di marmo, prato curato, foglie secche, dolore e morte. Non c’è vita apparente che regga in quel luogo, né voce che osi spezzare il religioso silenzio vigente. Tutto tace. C’è solo il fruscio del vento a gettare sul luogo una nenia raccapricciante, unito ad un singhiozzare lontano, verso la Parte Nuova del cimitero, di una donna inginocchiata ed ingobbita davanti alla tomba del marito, portato via dall’Epidemia. Non è sola. Al suo fianco ci sono due bambinetti, anche loro di nero vestiti, che mantengono la testa bassa aggrappandosi alla gonna della madre. Inutili paiono i tentativi della dama di affogare i suoi singhiozzi immergendo il viso nel fazzoletto che preme sul viso con entrambe le mani; inutili i tentativi dei bimbi di distoglierla dal dolore abbracciandola ed avvicinandosi ulteriormente a lei. Una scena che spezzerebbe il cuore, a chiunque sia in grado di coglierla.
Pian piano i protagonisti della storia si avvicinano al punto d’incontro, chi prima e chi dopo. Anika e Azaret camminano insieme; Hari si avvicina distrattamente e sempre più alla coppia; chi è più lontano è Hans, vicino all’ingresso occidentale della parte nuova. D’un tratto qualcosa cambia: a rompere il silenzio arriva un suono straziante, un urlo di dolore tale da penetrare nelle ossa di tutti, scatenando un brivido freddo anche in coloro che non dovrebbero avvertirlo. La donna nell’udire quell’urlo, sembra persino risvegliarsi da quel torpore di dolore che la governa, lasciando cadere quel fazzoletto di stoffa bianca sulla tomba del marito, ed andando ad afferrare immediatamente le mani dei suoi bambini spaventati e tremanti, sollevandosi alla svelta ed allontanandosi altrettanto velocemente via di lì, indirizzandosi verso l’uscita più vicina. Quell’urlo certo è che attirerà l’attenzione dei viandanti del Cimitero chiunque essi siano.
L’urlo disumano proviene da zone più interne della parte nuova del cimitero, lì dove si trova uno spiazzale circolare, al cui centro c’è una poderosa statua risalente a qualche ricco nobile della città, deceduto anch’egli durante l’ultima e tragica Epidemia: la figura della Morte sovrasta quel circondario dal Mausoleo, e ai piedi del quale si trova un uomo, o ciò che ne resta. Perde sangue, molto sangue, gli manca ogni traccia di pelle come di abiti, e stringe a se qualcosa al petto. Hans è il primo a vedere l’umano morente.
L’urlo, progressivamente si spegne, lasciando spazio a soffusi lamenti di dolore. In quattro sono rimasti nel cimitero, e proprio quei quattro attorniano l’uomo in fin di vita: egli tossisce, perdendo sangue E’ verso il Vampiro che lo punzecchia col piede provocandogli altro dolore che l’umano cerca di volgere gli occhi e con un fil di voce, quando questo cala su di lui, un’unica parola si comprenderebbe tra i suoi rantoli di dolore “Distru…ggi…lo.” e con essa esala l’ultimo respiro. La mano si apre e non oppone alcuna resistenza quando l’altro cerca di prendere quanto egli stringeva al petto. Un cubo di rara e bellissima fattura, con scanalature bizzarre, dalla forma classica seppur movibile, completamente imbrattato del sangue che l’umano su di esso ha versato. Quanto ad Hari, Anika e Azaret, arrivano quasi insieme, i licantropi prima e l’umano poi, e tutti e tre riescono a vedere il mausoleo, così come l’uomo morto ormai alla base e chi lo affianca con tutta l’aria di essere colpevole o quasi, almeno ad una prima occhiata. Anche loro riescono a cogliere quanto Hans ha tra le sue mani. Alla sola vista dell’oggetto Hari, Anika e Azaret vengono sopraffatti da un’improvvisa necessità, di possessione e di attrazione, per quel medesimo cubo: desiderio di toccarlo, di aprirlo, che spinge tutti i presenti a impossessarsene…
Il Tentativo del giovane vampiro di aprire quella bizzarra scatola di cui è entrato in possesso fallisce miseramente, dal momento che non si accorge che un Bufalo di 94kg per 192cm gli sta per fiondare addosso con una carica pazzesca il quale, nella sua corsa, si lo travolge assestandogli un pugno con la mano libera sulle mani del vampiro con lo scopo di fargli perdere la presa sulla scatola, riuscendoci. Il cubo ricaduto al suolo, fa non poca gola a chi è dietro il Cacciatore in corsa: difatti la sfida sta ora tra Anika ed Hari, i quali si fiondano automaticamente sul cubo per cercare di strapparlo automaticamente dalle grinfie degli altri, facendolo proprio. È Anika quella che se ne impossessa prima di tutti, lasciando Hari a bocca asciutta.
Hari si fionda su Anika per cercare di prenderle il cubo, Azaret si para con la naginata in difesa dell’amata e complice in quella battaglia, Hans per tutta risposta vorrebbe fiondarsi su Anika e fare strage di chiunque provi a fermarlo. Ma, in tutto quel trambusto, qualcosa scatta, qualcuno attiva il meccanismo ed una nebbia nera inizia a sgorgare dal cubo circondando i presenti, avvolgendo ognuno di loro, o quasi…. poiché solo Hans non viene circondato e può godersi la scena dall’esterno. L’apertura della scatola crea un ponte tra il Mondo Terreno ed un altro Mondo Parallelo. La coltre di fumo nero circonda Hari, Anika e Azaret, fino ad infittirsi in maniera tale da andare a separarli gli uni dagli altri, impedendo all’uno o l’altro di poter vedere chi prima era nitido e vicino. Da quel momento in poi ognuno sarà solo e protagonista della propria storia. La fame per il cubo, di tutti, va via via scemando, ritornando nei canoni. Anika si renderà conto che quello stesso cubo non è più tra le sue mani, e tutti e tre nell’oscurità sembrano riuscire a vedere sempre meno. Quanto ad Hans rimasto nel mondo Terreno sente quel desiderio precedente estinguersi ritornando lucido pian piano. Da esterno, riesce a vedere la nube estinguersi, e con essa non riesce nemmeno più a vedere chi era con sé, ma piuttosto è solo, con quel cadavere ai piedi del mausoleo, mentre gli altri sono stati portati chissà dove. Il Vampiro può notare che, nel luogo in cui si stava appunto precedentemente dirigendosi per aggredire la Licantropa, giace al suolo il Cubo. Solo a quel punto, potrebbero tornargli in mente le parole del uomo morto.
Nell’ oscurità che pian piano si dirada andando a mostrare una situazione ben diversa dal cimitero in cui precedentemente si trovavano. Chi è approdato nell’Altro Mondo vedrà arrivare quattro figure dall’aria grottesca e quasi disumana, con ferite evidenti e tali da conferire ad ognuno di loro un aspetto rivoltante: sono i Cenobiti stessi che daranno loro il benvenuto, conducendoli e guidandoli nel Mondo di Leviathan. Hans, nel frattempo, fa congetture sulla verità inerente al cubo e sul perché questo si trovi lì, o sul perché questo debba essere distrutto: purtroppo per lui, il cadavere resta tale, e non sarà in grado di fornirgli alcuna risposta. Tuttavia egli sarà in grado di sentire distintamente un rumore sinistro, di catene, provenire dalle sue spalle, da un piccolo vicoletto dietro al mausoleo, che lentamente si avvicina. Di lì a poco una figura sbucherà dal nulla, e dal modo con cui si fa avanti, così come dalla falce che impugna, non si presagisce nulla di buono.
I Cenobiti, mettono i tre avventori alla prova, giudicando così la loro anima; mentre Hans non sembra farsi problemi, o almeno non più di tanto, su chi gli sta di fronte. Lo sfida, a spada tratta, e quell’essere immondo non si fa di certo spaventare. Il viso senza occhi si punta sul Cubo che egli gli mostra su quella mano sollevata, mentre l’altro con la mano libera va ad estrarre il tirapugni che ha con se. Non esita, la creatura, e con precisione va a tirare contro il Vampiro la propria falce a catena, con l’intento di tagliargli la mano e far cadere il cubo. Il Vampiro riesce a schivare il colpo, ma non a bloccare l’arma che, per tutta risposta, torna indietro e si infila in quella stessa mano precedentemente mirata, tagliandola per metà.
Azaret viene giudicato come indegno e dilaniato: pelle e muscoli arpionati, uncinati, vengono strappati via, prima lentamente e poi con violenza, lasciando che il sangue da lui scorra a fiotti. Così come scorre il sangue, anche la vita progressivamente verrà meno, abbandonando lentamente il Cacciatore che abbandona così il Mondo di Leviathan. E tornerà ad apparire nel mondo terreno. Hari ed Anika invece designati come degni vengono messi innanzi ad una scelta: abbandonare il mondo Terreno e vivere per sempre nel Mondo di Leviathan, oppure marchiarsi e tornare nel mondo reale. Anika sceglie di morire piuttosto, e viene sottoposta ai medesimi supplizi patiti dall’amato; Hari invece si marchia di sua volontà. Hans non si arrende e vorrebbe avvicinarsi al Cenobita, per cercare di prenderlo alle spalle mentre quello è distratto a recuperare il Cubo… ma mentre cerca di avvicinarsi la vista si offusca e cade in evidente FRENESIA perdendo il controllo, in quell’attimo di follia riesce la Creatura riesce a scappargli e a portare via con se il Cubo, nuovamente al sicuro.
Tutto sembra finire, imminente la morte sembra cogliere entrambi, Azaret ed Anika che nella loro unione scelgono persino un uguale destino, infine. Ed effettivamente muoiono, mai potranno più fare accesso al Mondo di Leviathan, e qualora incontrassero i Cenobiti la morte che li ha consumati nel loro mondo andrà a prenderli anche in questo. Un marchio, seppur invisibile, lo hanno anche loro, forse. Tornano ad apparire anche loro, nei pressi del mausoleo, a terra distesi e colti da atroci sofferenze, visibili a quell’Hari tornato anch’egli al mondo dei mortali con quel marchio cui bruciante dolore lo attanaglia. Hans preso da un’incontrollata Frenesia aggredisce una piccola pattuglia dell’Armata, richiamata dalla vedova, uccidendo uno di loro e riuscendo dunque a scappare
Quest: The Box - La Ricomparsa
News di Gothik Praha del 06/02/2017
Una vecchia minaccia tornerà presso il Principato di Praga, ed i suoi abitanti dovranno essere pronta ad affrontarla se non vorranno essere sopraffatti.
Chat: Cimitero
Data: Giovedì 9 Febbraio 2017
Ore: 15:00
Rischio: alto
Difficoltà: medio-alta
Posti: max 4
Adesioni in Bacheca
Il Campione di Praga, Semifinale 31/01 02/02-2017
News di Gothik Praha del 03/02/2017
Chat: Centro Addestramenti – Armata Divina
Partecipanti protagonisti: Azaret vs. Isak
Spettatori: (Coloro che potranno giocarsi di aver assistito allo scontro - da bg - ): Isabelle, Simon, Katerina, Anika
Resoconto:
La folla agita le mani nello scorgere l’ingresso dei sue aspiranti campioni: il primo a fare il suo ingresso è proprio Azaret, a seguire arriva anche Isak, entrambi accompagnato dalle guardie fino al centro e fatti disporre rispettivamente a poco più di mezzo metro frontalmente tra loro, a bearsi per qualche attimo di un pubblico applaudente. Joshua effettua il suo usuale controllo sugli oggetti dei due partecipanti, e constatare che entrambi indossino solo ed esclusivamente l’oggetto di razza. Solo quando l’arbitro avrà terminato di controllare entrambi, la Principessa di Praga prende la parola, augurando ad entrambi i partecipanti buona fortuna, prima di dare il via ai giochi.
Entrambi gli sfidanti, sportivamente e nel giusto rispetto del torneo, si scambiano un segno di reciproco rispetto, stringendosi la mano, per poi prendere le dovute distanze, l’uno dall’altro. E’ Azaret quello che si sposta invero, prendendo le dovute precauzioni per eventuali attacchi ravvicinati, ma soprattutto per avere il tempo e la possibilità di invocare la protezione della Madre e del suo tocco, la benedizione della Luce di Luna…Tuttavia, una risposta a quelle preghiere non arriva affatto. Diversamente invece avviene per il Nefilim: sia per il suo credo o per la spiccata concentrazione al duello, o magari per entrambe le cose, riesce a richiamare a se le energie idonee per formare uno scudo, la Guardia Celestiale intorno al proprio corpo in grado da proteggerlo da eventuali attacchi di qualunque tipo, o quasi, per un certo tempo o almeno finché egli riesce a mantenere la concentrazione.
Azaret, pur non riuscendo a utilizzare quel dono, si porta in posizione, lanciando silenziosamente una sfida nei confronti del nefilim ed invitandolo ad avanzare. Isak dunque accoglie la sfida, correndo verso di lui e riducendo incredibilmente le distanze esistenti tra di loro, ma quando arriva il momento di colpire, il pugno destro, precedentemente caricato indietro e poi sospinto in avanti con forza nel tentativo di colpire l’altro al fianco sinistro, fallisce miseramente andando a vuoto, sbilanciandosi e dando così al Cacciatore un momento di vantaggio.
Azaret sfrutta l’attimo a suo vantaggio, andando a chiamare inevitabilmente l’essenza intorno a se nel tentativo di ricreare e proiettare esternamente uno degli elementi fondamentali per i licantropi: il Fuoco Elementale. Questo si manifesta, materialmente, davanti gli occhi di tutti, nel palmo della mano destra libera, mentre contemporaneamente la sinistra cerca di mantenere la spalla destra dell’altro bloccandolo. Ma mentre il Lupo cerca di scagliare contro l’avversario quella palla infuocata ben prodotta, Isak non si scoraggia e mantenendo i piedi ben saldi a terra con il pugno sinistro cerca di dare al braccio uno slancio all’indietro per la carica necessaria ad assestare un colpo alla coscia sinistra esposta dell’altro, per farlo sbilanciare e compromettere così l’equilibrio altrui, riuscendoci. Difatti, il fuoco che l’altro sospinge verso il corpo di Isak manca il bersaglio, scagliandosi a terra.
Chiamasi Fortuna, o in qualunque altro modo la si voglia chiamare, il Nefilim riesce a sfuggire al colpo che, altrimenti, gli avrebbe provocato una notevole ustione o perforazione se invece fosse andato a segno. Il fuoco elementare tuttavia ha avuto il suo impatto con il terreno, sollevando una nuvola di cenere e sabbia, che per un breve momento separa i due. Azaret così ha il tempo di allontanarsi dall’avversario, e fa ciò con l’unico intento di tornare nuovamente ad invocare la Madre Luna, richiamando il suo intervento ed i suoi favori, che, a dispetto del primo tentativo, arrivano. La Luna finalmente interviene a favore del Figlio della Luna che richiama la sua forza, ed un fascio tenue di luce bianca, prende a circondare Azaret, soffermandosi su di lui e rendendo assai letali quegli arti, zanne ed artigli del Licantropo Cacciatore, e soprattutto avvolgendo il figlio in un abbraccio protettivo; Isak al calarsi del polverone riesce a vederlo, ma nel frattempo anche lui non è stato da meno: lo Yesod, infatti, ha richiamato l’essenza a sua volta nel braccio sinistro e concentrando poi le energie nella mano medesima, lì dove saette e luce pura si manifestano in via materiale e perfettamente visibile ad occhio nudo. A poco a poco un Dardo va prendendo forma, manifestandosi forte e perfettamente creato, ma perdendo il controllo sulla barriera protettiva che automaticamente decade.
Il Dardo, quando prodotto, ha la straordinaria dote di alterare quanto ci circonda: Azaret lo potrà ben notare quando tenterà di muoversi a zig-zag, cercando di confondere l’avversario e quindi indebolire la capacità di mira dell’altro. L’aria difatti gli apparire persino leggermente più calda del normale, le particelle si fanno più pesanti, e quanto lo circonda diventa carico di una elettricità innaturale, tale da rallentarlo, e non poco, rispetto alle normali abilità di licantropo. Quanto al nefilim, invece, ha tutta l’intenzione di portare la cosa fino in fondo e, pur vedendo la Guardia avanzare verso di se a velocità abbastanza moderata, cerca ugualmente di prendere la mira nonostante il di lui zigzagare: il dardo viene caricato, puntato, mirato…E lasciato andare quando il Lupo giunge vicinissimo. Il Dardo lanciato si conficca nella spalla sinistra dell’altro, nella parte alta, trapassandolo da parte a parte, il cui esito tuttavia viene sminuito per effetto dello scudo della Madre Luna. Il colpo difatti lo sbilancia, producendogli una notevole sofferenza, ma il danno sarà circoscritto ad una piccola area, senza prendere punti vitali. Il licantropo si trova ormai vicinissimo allo sfidante Isak, che risente dell’indebolimento per il colpo appena scagliato.
La scena si fa assai tetra, nell’attimo in cui il primo sangue viene versato da Azaret, il quale a stento riesce a trattenere la bestia e l’istinto animale che lo governa. E’ solo grazie alla protezione della luna che resta in piedi, sempre grazie alla Madre che il danno che gli viene inferto viene dimezzato notevolmente, permettendogli così di reagire, sfruttando la vicinanza che ha guadagnato nei confronti del nefilim. Un colpo. Uno soltanto. Gli basta quello per mettere fine ai giochi: Azaret colpisce Isak al volto del nefilim, un’artigliata che gli ferisce il viso gravemente dall’alto a destra verso il basso a sinistra, facendo ricadere il nefilim al suolo privo di sensi, sanguinante. L’infermiera Anika insieme agli altri medici irromperanno immediatamente per prestare soccorso ad Isak, nell’immediato attimo in cui Azaret invece viene fermato da Joshua e le guardie da lui guidate. Il vincitore del duello è Azaret.
Quest - Il Campione di Praga
News di Gothik Praha del 22/01/2017

Presso il Centro dell'Addestramento dell'Armata Divina avverrà l'attesa Semifinale tra il coraggioso poliziotto in cerca di riscatto, ovvero Azaret, ed un nuovo cittadino di Praga in cerca di fortuna e gloria, ovvero Isak.
Chi riuscirà a vincere la contesa?
Chi avrà l'onore di affrontare Malachia, il Campione in Carica?
Il tutto si deciderà il mattino del 31 Gennaio
Interazione - Dietro un Sorriso 29/11/2016
News di Gothik Praha del 02/12/2016

Chat: Taverna
Orario: dalle 22:40 alle 01:30
Quest di riferimento: Quest "Dietro un sorriso, la maschera di Mileena"
Partecipanti: Ines, Zayne, Azaret
Resoconto:
La seguente Interazione ha avuto lo scopo di ricollocare nello scenario Praghese la Maschera maledetta di Mileena, precedentemente perduta dallo Han-yo Nilesh, attualmente rinchiuso in carcere ed in attesa di giudizio.
In un apparente serata come tutte le altre, Ines e Zayne si sono ritrovati casualmente alla Taverna e hanno deciso di bere qualcosa insieme al bancone: nel mentre in cui si intrattengono parlando del ritorno alla vita di quest'ultimo come fosse un argomento comune, più e del meno, fa il suo ingresso all'osteria il Poliziotto Azaret, finalmente in pausa dal suo lungo ed estenuante pubblico servizio che sempre di più lo tiene lontano dalle Terre Selvagge.
I primi due, sotto suggerimento di Ines, la quale vorrebbe far presentare Poliziotto e Nefilim, decidono di avvicinarsi al Licantropo che, dopo aver ordinato all'oste qualcosa da bere, muta improvvisamente il suo atteggiamento, diventando evidentemente assente del tutto, tanto da ignorare le prime parole che entrambi gli rivolgono.
Difatti si solleva dallo sgabello su cui aveva preso posto, e lentamente prende a muoversi verso le scale, dimenticandosi apparentemente di loro e della sua ordinazione: nell'attimo in cui Ines tenta di bloccargli un braccio per attirare le sua attenzione, questi reagisce bruscamente, strattonandola e allontanandosi più rapidamente e in modo inusuale, sotto gli occhi di chi l'ha visto comportarsi in ben altra maniera e sotto gli occhi dello sconosciuto Zayne, il quale non riesce a comprendere che ci sia qualcosa che non va.
Differentemente invece intuisce l'Ambasciatrice umana, Ines, la quale, allarmata dai modi di fare del Cacciatore, immediatamente chiede ad Ariy di andare alla Caserma ad avvertire l'Armata: il taverniere non se lo fa di certo ripetere due volte, mandando sua figlia Hana a compiere quanto richiesto, mentre egli si occuperà nel frattempo di avvertire tutti i clienti di lasciare il luogo il prima possibile, senza farsi notare.
Così Ines e Zayne si incamminano anche loro verso i piani superiori, lì dove Azaret è arrivato da un pezzo: difatti, nel frattempo che i due mettevano a fuoco la situazione al pian terreno, il Licantropo è stato attratto da una "sensazione" in una delle camere, in cui, dopo aver messo da parte in modo brusco un letto, ha ritrovato una Maschera.
Consapevole di ciò di cui si tratta, ma ignaro delle proprie azioni, la indossa, ed immediatamente viene colto da un dolore lancinante al viso che lo obbliga a piegarsi in due sul pavimento.
Ines e Zayne arrivano alla stessa stanza solo quando ormai per il Lupo è troppo tardi: difatti la maschera è stata indossata, unendosi a lui in modo inscindibile, mutandone il comportamento e le intenzioni, rendendolo assetato di sangue. Lo trovano lì, il Gigante mascherato, in preghiera nei confronti della madre, lascia che la Luna Nera lo bagni con la propria Luce fortificando il suo corpo e preparandolo all'imminente e certo attacco.
Così, il Chesed Zayne decide di agire, memore degli avvertimenti e dei racconti che hanno riguardato la sua stessa morte tempo addietro proprio per "mano" di quella stessa maschera: scaglia contro il Licantropo un potentissimo Spirito di Luce (Critico Positivo), che tuttavia produce l'unico effetto di accecarli e prendere tempo per fuggire via da quel posto, insieme all'Ambasciatrice e al Taverniere, prima che sia per loro troppo tardi.
Prima che la Bestia si riscuota dall'attacco subito, e pretenda il loro sangue.
Fuggono via dalla Taverna, da cui, pochi attimi dopo, si sollevano alte fiamme, testimonianza dell'odio e della rabbia sfogata dalla Bestia risvegliata.
Il Cacciatore abbandona il luogo in fiamme poi, alla ricerca di una nuova preda.
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Gioco e Pregiudizio
Tesi dal titolo "Giocare contro il pregiudizio. Serious games e bullismo omofobico."
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