News e Annunci Les Ombres de Bruges
La prigione di Javrier #2 - Resoconto di Chanel
News di Les Ombres de Bruges del 29/09/2015
Le azioni Master sono state suddivise in "Ospedale" e "Dimensione onirica" così che i giocatori potessero leggere tutto l'esito o solo la parte che riguarda il luogo in cui si trovano i loro personaggi.
Data: 26.09.2015
Luogo: Ospedale - Dimensione Onirica
Presenti: Adam, Aika, Javrier
Master fato: Chanel
Ora inizio/fine: 14.55 - 19.12
Px distribuiti: 20
Aika ha passato un'altra notte ed un'altra mattinata in ospedale, nella stanza di Javrier, ancora piantonata dalla Politie e nella stessa stanza ha fatto il suo ingresso Adam, dopo avere mostrato un suo documento all'agente all'esterno. All'interno Aika sta riposando, sotto lo sguardo discreto di un agente. Adam entra senza volerla disturbare. E' la prima volta che va a trovare il giornalista conosciuto poco prima dell'incidente. La giapponesina ed il californiano già si conoscono. Hanno fatto una sessione di allenamento nella palestra rilevata dal ragazzo e ci vuole un attimo per riconoscersi.
|OSPEDALE|
Philippe Durke è passato a trovare Javrier quasi tutti i giorni da quando è ricoverato, quasi sempre a tarda notte, quando Aika già dormiva, limitandosi a dare un'occhiata all'interno e sincerarsi con le infermiere sulle condizioni del malato. Ora sta percorrendo il corridoio, sotto lo sguardo di uno dei poliziotti. L'altro è all'interno della stanza dove rimane discretamente in osservazione di Javrier, alternando lo sguardo anche su Aika e Adam. Il giornalista ha avuto un miglioramento proprio nella notte successiva all'incidente ma da allora le sue condizioni sono stazionarie. Il volto è tumefatto nella parte destra, quella che ha impattato contro l'asfalto, il braccio destro è ingessato fino alle dita ed attorno alla testa ha una vistosa fasciatura. Ancora i medici non si pronunciano, ma pare che il peggio sia passato con il passare delle ore.
|OSPEDALE|
L'agente nella stanza rimane in silenzio e Javrier immobile nella sua posizione. Il poliziotto si limita ad un sorriso formale che rivolge alla giapponesina, ma nel suo sguardo c'è comprensione per quello che la ragazza sta passando. Per quanto possano essere distaccati, gli agenti sembrano dimostrare un po' di solidarietà nei confronti della ragazza. Uno di loro, le fa trovare un sacchetto con una ciambella o un muffin sul tavolino di Javrier ogni volta che attacca il proprio turno al mattino presto, quando Aika dorme ancora. Forse è lo stesso Durke ad avere quelle piccole attenzioni per la giapponesina, con il suo fare paterno e cortese. Il Vice Questore è quasi alla porta quando Adam e la ragazza escono per andare a prendere una bevanda calda ai distributori automatici. Sta parlando con il poliziotto che piantona la stanza dall'esterno. Ha con sè la sua inseparabile ventiquattrore, stretta nella mano destra... "No, non ancora", sta rispondendo ad una domanda dell'agente, curioso di conoscere le novità sul caso. "Buongiorno", li saluta il Vice Questore, osservando prima Aika a cui sorride e china il capo, poi Adam, soffermandosi a lungo sul suo viso, ma lasciando che i due proseguano in direzione delle macchinette automatiche.
|OSPEDALE|
Aika saluta i Vice Questore, a sua volta chiede se ci sono novità sul caso e lo ringrazia per le premure sue e dei suoi uomini nei suoi confronti. Durke sorride alla ragazza asiatica, benevolo." Non mi ringrazi. Ci dispiace solo di non poter fare più di così" e rivolge lo sguardo verso il poliziotto alla porta che distoglie il suo sguardo in favore del pavimento, visibilmente imbarazzato. "Nessuna novità. Siamo ancora alla ricerca dei testimoni che non si sono presentati in questura per deporre. Abbiamo ritardato l'uscita del MetroBruges proprio per mettere un annuncio di ricerca. Ogni dettaglio potrebbe essere fondamentale per capire...". Emette un profondo sospiro. "Appena sarà uscito gliene farò avere una copia. Quando il signor Dukas si sveglierà lo vorrà leggerlo". Il vice questore sembra dare per scontato che il giornalista si sveglierà e vorrà presto riprendere le sua abitudini, forse appigliandosi a qualche speranza e nel tentativo di infonderne anche a Aika. Adam rimane in disparte e solo dopo qualche secondo si rivolge al Vice Questore. I due poliziotti lo guardano in silenzio per qualche secondo quando annuncia loro di essere stato con Javrier al momento dell'incidente. "Lei è l'uomo che è stato visto sui gradini insieme al signor Dukas?"... quasi non sembra credere alle parole di Adam, non per malfidenza. Forse aveva solo perso le speranze di rintracciarlo. Adam conferma le sue parole ed il Vice Questore prosegue... "Sa dirmi se vi conoscevate già e di cosa avete parlato? Poi vorrei sentire la sua versione dei fatti se non le dispiace"
|DIMENSIONE ONIRICA|
Nella dimensione onirica Javrier era rimasto alle prese con la stanza numero tre, o meglio, in contemplazione della botola con inciso in numero tre sul legno ed un anello di ferro battuto da tirare, nel caso decidesse di entrarvi. Provato dalla caduta che lo ha portato lì dalla stanza numero due e da quel gioco che man mano che procede sembra farsi più impegnativo, ha urlato la sua rabbia al soffitto, prima di restare lì. [Non sa per quanto tempo è rimasto a guardare il tre inciso nel legno della botola. Minuti, ore o giorni. Non ha una percezione chiara del tempo passato pensando al da farsi. E' bloccato lì e non vede molte alternative. Per uscire deve aprire quella porta e chissà quante altre. Se ha avuto davvero una scelta prima di entrare in quella casa, adesso non ce l'ha più. Neppure immagina che il suo corpo non sia davvero lì ma nella stanza di ospedale, malconcio. Deglutisce a vuoto, si alza in piedi dopo essere stato seduto a lungo sul pavimento freddo e si china. Prende l'anello in ferro battuto con entrambe le mani e lo tira a sè per aprire quella botola. Lo fa ad occhi chiusi, incamerando aria dai polmoni in modo famelico con il dubbio che non saranno tanti i respiri che gli rimarranno da consumare. Si sente "come un cazzo di criceto in una gabbia, che può solo girare sulla ruota finchè non schiatta".
|OSPEDALE|
Il Vice Questore ascolta Aika, annuendo quando dice che tutti dovrebbero fare la propria parte e che Bruges è una cittadina tranquilla, di persone che desiderano condurre vite tranquille. L'attenzione del Vice Questore va su Adam che inizia a raccontare, confermando la versione dei testimoni interrogati in piazza del Markt dopo l'incidente. Non commenta. Lascia che il ragazzo parli liberamente. Per Aika è difficile restare ad ascoltare quella storia. Si scusa con i due e torna nella stanza dove il corpo di Javrier giace, privato della propria coscienza.
|DIMENSIONE ONIRICA|
Il giornalista si fa coraggio e apre la botola con gli occhi chiusi e la maniglia tenuta tra le sue mani sembra vibrare e poi dissolversi. Quando Javrier apre nuovamente gli occhi, si trova in una stanza dai toni caldi. Tappezzeria e moquette rosse, divani bianchi e stucchi dorati sul soffitto bianco. La luce è soffusa ed illumina la pelle candida di una ragazza seduta su uno dei divanetti, con le gambe unite e piegate di lato, quasi sotto le natiche. Ha capelli rossi e due occhi verdi color smeraldo che lo fissano e risaltano sulla pelle pallida e le labbra rosse. Il rossetto pare racchiudere varie tonalità, o forse è un effetto iridescente del cosmetico. I lineamenti sono eleganti, delicati e la sua figura nell'insieme da un senso di eleganza sofisticata ed una bellezza non comune... ed è seminuda. Indossa solo un intimo bianco sotto un babydoll quasi trasparente. Guarda Javrier e ride... "Siediti", lo invita picchettando la mano sul cuscino alla sua destra. [15 punti per l'uscita da questa stanza]
Javrier non guarda oltre la botola quando la tira a sè, apre gli occhi si trova in una stanza diversa da quanto si aspettasse "Strano. Dove sono le fiamme ed i diavoletti che dovrebbero punzecchiarmi il culo con i loro forconi? Oh ma una creatura infernale forse c'è..." e guarda la ragazza in viso, poi la scruta dritto negli occhi. Alla sua risata si fa più serio "Non mi piacciono le donne seminude che mi ridono in faccia. Mi fanno sentire inadeguato.". Non accetta l'invito della donna a raggiungerla, preferendo stare in piedi a scrutare i dettagli della stanza, dal pavimento al soffitto, alla ricerca di una qualunque uscita indicata con il numero quattro.
|OSPEDALE|
Aika veglia il corpo di Javrier e chiede al poliziotto di guardia se potrà far avere un tablet al giornalista, che al suo risveglio probabilmente vorrà dedicarsi al lavoro. E' sempre stato uno stacanovista. Il poliziotto annuisce. Non c'è niente di potenzialmente pericoloso negli oggetti che l'asiatica vorrebbe avere la possibilità di portare. "Ma credo che avrà bisogno del suo aiuto più di ogni altra cosa", si allarga adesso, forse incoraggiato dalle parole che quella ragazza gentile gli rivolge per la prima volta. Nel corridoio, Adam continua a raccontare, sotto lo sguardo del questore, confermando le parole che qualche testimone ha riportato, ma tutti loro erano lontani dalla statua. "Vi siete preoccupati per quel motore? Il signor Dukas in particolare, sembrava inquieto per qualcosa?" chiede Durke.
|DIMENSIONE ONIRICA|
La rossa osserva Javrier, dall'alto in basso ed alle sue parole, su come si senta inadeguato davanti ad una donna seminuda che ride alla sua vista, allarga il sorriso "Forse ti senti così perchè sei inadeguato". Reclina la testa di lato e prende con la mancina una ciocca di capelli rossi che si avvolge attorno ad indice e medio. Quando li lascia andare, questi formano una spirale che si scioglie da sola dopo poco. Un moto di rabbia si può notare negli occhi smeraldini della donna che stringe appena le palpebre ed indurisce i lineamenti quando le mascelle e le labbra si contraggono. Il rifiuto del giornalista sembra averla irritata. Guarda beffarda Javrier Quando gli chiede come può uscire da lì "Non puoi...", risponde ed allarga le braccia a mostrare la stanza, apparentemente priva di vie d'uscita "e non ti serve. Qui puoi avere tutto quello di cui hai bisogno..."
|OSPEDALE|
Adam continua a fornire la sua versione dei fatti e Durke ad ascoltarlo, stavolta con interesse crescente quando gli vengono riferite le parole di Javrier... "Coglione?", ripete inarcando le sopracciglia ed alzando l'indice con cui si sistema gli occhiali, puntandolo sulla montatura tra le sopracciglia. E' quello il termine usato dal giornalista per definire quel bullo che è arrivato in piazza a grande velocità, dopo avere travolto buche delle lettere e bidoni della spazzatura lungo il tragitto, prontamente filmato dal tablet dal giornalista. In altre circostanze il filmato avrebbe fatto la differenza... se quella macchina non si fosse schiantata poco dopo e le forze dell'ordine non avessero potuto recuperarla. All'interno della stanza, Aika parla con il poliziotto, ringraziando anche lui per le sue premure e l'uomo le rivolge un sorriso semplice "Come ha detto il mio superiore", parla a bassa voce, per non farsi sentire dal suo capo, dal collega e da Adam nel corridoio "sembra un bravo ragazzo ed è un bravo giornalista. Ho letto i suoi articoli e il suo blog. Lei è una delle ragazze citate?". E' una domanda retorica ed è anche facilmente intuibile di chi si tratti ma l'uomo cerca a modo suo di distrarre Aika.
|DIMENSIONE ONIRICA|
Javrier non crede alle parole della sua interlocutrice. "Mi hanno detto che ci sono più di tre stanze. Non mi imbrogli carina. C'è un'uscita. La devo solo trovare... Non credo che tu sappia di cosa ho bisogno". La donna rossa intanto segue con lo sguardo Javrier che perlustra le pareti alla ricerca di qualche difetto nella tappezzeria che tradisca la presenza di un passaggio segreto. Le mani del giornalista passano sul muro ma non trova neppure le righe di congiunzione tra un foglio di carta cerata e l'altro. Cercare sul muro non gli serve a nulla. Ma mentre è impegnato a guardare il muro, non vede lo spostamento della ragazza. Sente solo le sue braccia che cercano di cingergli la vita da dietro e la sua voce sussurrare all'orecchio "Tu sai cosa vuoi?".
Non c'è verso di trovare la minima imperfezione sul muro "eppure un'uscita ci deve essere...", mormora irritato ma i suoi sensi non l'aiutano a trovarla. Lì non c'è nulla. Si irrigidisce quando la ragazza gli cinge la vita e si volta lentamente, con uno sguardo malizioso che le viene rivolto "Certo che so cosa voglio". Cerca di prenderle le braccia con le mani e stringerle all'altezza dei bicipiti, guardandola in volto "Uscire di qui. Ad ogni costo. Voglio tornare alla mia vita". La guarda negli occhi attentamente, poi sulla bocca colorata di rossetto iridescente. "Sei l'unico essere vivente che ho incontrato da quando sono qui. Se non mi aiuti tu, chi lo farà?". E' ancora con lo sguardo le sue labbra su cui si sofferma a lungo che poi sposta sui occhi. Sorride, cerca di allontanarla da sè e ritira le mani "Devo mettermi in ginocchio?".
|OSPEDALE|
Finora il racconto di Adam corrisponde a quello di altri testimoni sentiti in piazza mentre il giornalista veniva portato in ospedale e nulla sembra mutare l'espressione del Vice Questore che si è rimesso in ascolto del ragazzo. Mentre Adam racconta, Durke apre la sua ventiquattrore e fa scorrere le dita tra i fogli contenuti nel fascicolo del caso. Solo quando Adam termina di parlare, estrae una fotografia dalla valigetta. Il californiano è rabbioso nei confronti dello sconsiderato che ha investito Javrier. "Ha visto il guidatore? Sa dirmi se si trattava di quest'uomo?". Così dicendo mostra al californiano una fotografia di Gregory. All'interno della stanza invece il poliziotto sorride ad Aika, che gli chiede cosa abbia scritto Javrier nel proprio blog. Lei non lo ha letto. Il fatto di essere lì a piantonare la stanza non permette all'agente ampi movimenti, ma si concede di farsi scrocchiare il collo piegando la testa prima a destra poi a sinistra "Ha scritto cose molto belle. Mi ricordo che parlava di fragole in un giardino. Adesso non le so dire cosa. Me lo ha raccontato la mia ragazza. Mi ha chiamato caprone perchè io non ho scritto mai niente per lei.".
|DIMENSIONE ONIRICA|
La ragazza rimane inerme sotto la stretta delle mani di Javrier ai bicipiti. Lo guarda un po' beffarda ed un po' maliziosa, passandosi la lingua sul labbro superiore, umettandolo "Hai ragione. Se non ti aiuto io, chi lo farà?", con voce bassa e suadente, porta le labbra all'interno della bocca, premendole l'una contro l'altra come se volesse ravvivare il colore del rossetto e quando le lascia andare morbidamente, sul labbro inferiore è ben visibile il numero quattro, tra i colori iridescenti. "Cazzo...". Javrier ha notato sia il movimento della lingua della rossa, sia le labbra premute che il suo sguardo malizioso ma impreca quando vede il quattro disegnato nel rossetto. "Vuol dire che tu sei la porta e dovrei entrare in te per uscire da questo incubo?", ride cercando di sdrammatizzare "Poteva andarmi peggio", pronuncia senza convinzione. "La fregatura dove sarebbe stavolta?". E' diffidente. Sospira e scruta ancora la stanza. Cerca di rimettere le mani sulle braccia della ragazza, stavolta senza volerle prendere. L'intento è di accarezzare la sua pelle partendo dai gomiti, salire sulle braccia, verso le spalle e terminare sul suo viso che cerca di prendere tra le dita. Si china su di lei con il viso, socchiude le labbra e cerca le sue, nel tentativo di baciarle senza il minimo trasporto e a occhi aperti, diffidente fino all'ultimo.
|OSPEDALE|
Durke ritira la fotografia dopo averla mostrata ad Adam. Il ragazzo non lo riconosce, quel viso gli rimarrà impresso nella mente. Il Vice Questore per tutto il tempo lo ha ascoltato, confrontando la sua dichiarazione con quella degli altri testimoni e lo conforta sul fatto che sono certi di prendere quell'uomo. Adam sembra giustificarsi per non aver prestato prima la propria testimonianza, ancora rincuorato da Durke, che gli dice di non preoccuparsi e che ha fatto il suo dovere. "Lo prenderemo. Conosciamo il suo nome e la sua faccia. E' solo questione di tempo". Chiude gli occhi, a capo chino e quando li riapre li punta nuovamente su Adam "Pensa che il guidatore puntasse dritto sul signor Dukas, con l'intento di ucciderlo? O che sia stata solo una casualità che abbia investito lui e non qualcun altro nella piazza? Avrebbe potuto investire lei al suo posto?".
All'interno della stanza il poliziotto sembra rilassarsi dalla sua posizione che lo obbliga a tenere le gambe un po' divaricate e le mani congiunte all'altezza del bacino. Aika si è rattristata al ricordo delle fragole nel giardino del B&B e l'agente si scusa. La giapponesina tenta di rincuorarlo sul fatto che le donne siano complicate e la sua ragazza sia fortunata ad avere e lui, che non le abbia chiesto di sposarla. "Io so che non vi va mai bene niente. Noi uomini diciamo di non capirvi, ma secondo me anche voi non vi capite l'un l'altra..."
|DIMENSIONE ONIRICA|
La rossa non risponde a nessuna delle parole di Javrier. Si limita a guardarlo con malizia e lasciare che le accarezzi le braccia. "Alla fine... vogliamo entrambi la stessa cosa, anche se per motivi diversi... tu per uscire da qui... io..." si interrompe. Javrier si sta avvicinando con il viso e la ragazza gli va incontro con il suo. Anche lei tiene gli occhi aperti e quando le labbra si incontrano, il bacio sarà brevissimo. Il tempo per Javrier di vedere la pelle della donna raggrinzirsi, solcata da rughe, segno dell'impietoso passare degli anni e gli occhi smeraldini diventare due pozzi neri. La bocca carnosa si fa più sottile e nella sua, l'uomo potrà sentire distintamente il sapore di carne putrida. La donna sembra essere invecchiata in un secondo, al punto che il corpo di lei inizia a sgretolarsi tra le mani del giornalista che lo cingono, poi l'oscurità della stanza numero quattro. In ospedale, il cuore di Javrier si ferma per qualche secondo, nel momento in cui in dimensione onirica bacia la ragazza e nell'attimo in cui passa dalla stanza tre alla quattro, riprende a battere ed il suo corpo viene scosso da una sorta di convulsione.
Il giornalista si trova al buio e si lascia cadere in carponi con una mano a terra e l'altra sulla bocca. Tossisce e sputa la saliva contaminata dal sapore di cadavere. Respira affannosamente nel tentativo di soffocare l'impulso di vomitare lì dov'è e sputa ancora a terra. Inutile riportare tutte le sue imprecazioni... prima di affrontare la nuova stanza cerca di riordinare i pensieri, accasciandosi al suolo, supino e a occhi chiusi, turbato una volta di più e ignaro di quanto accade al suo corpo nella realtà.
|OSPEDALE|
Durke annuisce alla precisazione di Adam, che conferma che secondo la sua impressione, la macchina guidata da quel pazzo avrebbe potuto investire chiunque, anche lui. Javrier non sembra essere la vittima di un tentativo di omicidio premeditato. "Resteremo a protezione del Signor Dukas. Ci sono troppe cose che non mi quadrano...". Adam chiede di potersi congedare, lasciando Durke alle sue perplessità. Nella stanza il poliziotto sta ancora parlando con Aika delle sue questioni personali, nel tentativo di distrarla da Javrier. Aika rivolge un complimento al Vice Questore, ancora fuori dalla porta ed il poliziotto mugugna "Sì beh... non è facile fare il poliziotto a Brug...". L'agente si interrompe bruscamente quando il corpo di Javrier si scuote e Aika, presa dal panico urla e chiama gli infermieri. Si gira e preme un campanello per richiamare le infermiere di guardia dalla loro stanza e si precipita verso l'asiatica, cercando di tenerla per le braccia da dietro e portarla lontana dal letto. "Venga, signorina, facciamo spazio" . La voce è allarmata ma bassa per non spaventare la ragazza. Anche Durke si affaccia dalla porta. "Cosa succede?!", ma non fa in tempo a fare nulla che una infermiera nanerottola lo spinge via. "Si sposti signore!". La donna va a controllare i parametri vitali sulla macchina che monitora Javrier, mentre un medico entra e si avvicina al ragazzo, gli solleva le palpebre e punta una piccola luce proveniente da una torcia sulla pupilla del giornalista, che si dilata. "Sta riprendendo conoscenza!". Il medico detta all'infermiera alcune istruzioni e questa prende una siringa, infila l'ago in una boccetta e fa una iniezione al braccio del malato che da questo momento in poi alternerà stati di veglia ad altri di incoscienza.
Aika è turbata, ma visibilmente sollevata dalla buona notizia. Javrier riesce a voltarsi verso la giapponesina, riconoscendola tra tanti visi sconosciuti e chissà come trova la forza di sorriderle, prima di scivolare in un sonno profondo.
La Cartomante - Resoconto di Chanel
News di Les Ombres de Bruges del 28/09/2015
Luogo: Pub
Presenti: Jonas, Liam
Master fato: Chanel
Ora inizio/fine: 22.00 - 02:10
Px distribuiti: 20
In sintesi:
Jonas esce per una birra ed approfitta per indagare sui fatti strani che accadono al B&B. L'irlandese Liam sente nostalgia delle serate al pub. Entrambi si trovano al Du Phare, dove incontrano uno dei personaggi peculiari di Bruges e questo incontro avrà ripercussioni positive e negative sui due ragazzi.
Resoconto:
Il pub è situato in un edificio del quindicesimo secolo, ubicato sulla riva di un canale nei pressi di una delle porte più antiche della città. E' un luogo molto frequentato nella piccola Bruges, nonostante non sia troppo vicino al centro città. La domenica sera sono in tanti i cittadini che scelgono il pub per passare la serata tra amici, tra buona birra ed una partita a freccette. E' proprio dalla zona dove si trova il bersaglio, quello libero tra l'entrata ed il tavolo contrassegnato con il numero P8, inciso su una piramide di legno, che proviene il fracasso maggiore. Una allegra compagnia formata da ragazzi apparentemente tra i venticinque e i trent'anni, esulta o impreca ad alta voce nell'istante in cui Liam varca la porta e fa il suo ingresso, quando uno dei giocatori centra il bersaglio, dando la vittoria alla propria squadra. In palio c'era ovviamente una birra che la squadra vincente ordina con prontezza mentre la perdente sarà costretta a pagare la consumazione di tutti. Intanto Jonas non ha difficoltà nel procedere verso il bancone, dove il barista è intento a preparare una delle tante ordinazioni. Tiene la mano destra sullo spillatore a regolare il flusso di liquido dorato che fa cadere all'interno del boccale, tenuto con la mancina inclinato sotto di esso.
La compagnia sembra essersi tranquillizzata ed il chiasso all'interno del locale è diminuito da quando Jonas ha fatto il suo ingresso. I giocatori di freccette tengono le labbra occupate a sorseggiare birra dai loro boccali che presto si svuoteranno a differenza di quello che il barista sta riempiendo ed appoggia su un vassoio tenuto da una cameriera alla destra di Jonas, che è andato a sedersi al bancone, ordinando una birra scura che il barista inizia subito a spillare, mentre la cameriera prende un paio di tovagliolini da dietro il bancone, sporgendosi su di esso ed impedendo così a Jonas di vedere chi occupa lo sgabello accanto al suo. In attesa della sua birra, il cliente interroga il barista. Le prime domande sono per fare conversazione e stabilire un contatto con lo sconosciuto, che risponde in maniera affabile, pur suscitando qualche dubbio nell'uomo che gli posiziona davanti un sottobicchiere e la birra da lui ordinata. La cameriera si allontana ed è allora che seduta accanto a Jonas si può notare una donna, di quelle che lì non avrebbero motivo di stare... non da sole. Lineamenti sottili, eleganti e fluenti capelli rossi che ricadono sulle spalle morbidamente. Le gambe accavallate, velate da calze nere, decolletè nere con tacco a spillo vertiginoso, il corpo fasciato da un elegante tubino nero e tra le mani ha un mazzo di tarocchi che mischia con cura.
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Il barista intanto si trova a dover rispondere ad altre domande di Jonas, che ascolta con espressione un po' scettica. Aggrotta la fronte quando il ragazzo chiede se è a conoscenza di storie suggestive sulla città e sul bed and breakfast dove è ospite. "No. Niente storie e il B&B? Quale esattamente? Ce ne sono una marea". Anche se inizialmente è perplesso il barista, sorride affabilmente a Jonas. "Mi spiace. Credo di non poterti aiutare, ma forse sul giornale locale trovi qualche storia interessante". Intanto la donna che mischia i tarocchi apre le carte a ventaglio sul bancone e si rivolge a Jonas, esordendo verso di lui "Prendi una carta", invitandolo anche con un elegante cenno della mano destra, che descrive un semicerchio su di esse. La donna ha una voce suadente e quando rivolge il viso verso Jonas mostrerà lo straordinario colore dei suoi occhi, viola come l'ombretto che le colora le palpebre. Liam finalmente riesce ad entrare, accolto dal clima festoso del pub.
Jonas paga la consumazione ed il barista appoggia una mano sulle monete, trascinandole verso di sè e facendole cadere nel palmo della mano libera. Si sposta di qualche passo per farle cadere nel cassetto della cassa. Nel frattempo batte lo scontrino e rivolge totalmente la sua attenzione verso Jonas, annuendo alla descrizione del bed and breakfast che va a descrivergli in qualche modo. "Ho capito quale sarebbe, almeno credo... quello dove hanno ucciso il tizio?" . Scuote la testa, perplesso. Jonas è sconcertato dalla rivelazione ma asseconda la cartomante estraendo una carta (con lancio dadi) che la donna rossa gli prende dalle mani. "Il Sole...", pronuncia a voce chiara alternando lo sguardo tra Jonas e la carta pescata. "Ti interessa conoscerne il significato?", chiede, quindi rimette la carta nel mazzo e riprende a mischiarlo rivolgendo uno sguardo a Liam che nel frattempo si è avvicinato. "Pesca una carta anche tu", con la sua voce suadente e lo stesso sorriso affabile, invita Liam a pescare uno dei tarocchi ed apre nuovamente il mazzo a ventaglio sul bancone, pronto per lui se vorrà.
Il barista viene richiamato dalla cameriera che si è ripresentata al bancone con il vassoio vuoto ed una nuova ordinazione che gli consegna. Si scusa con Jonas ed ammicca, quindi prende il foglietto dalle mani della cameriera. Gli da una rapida lettura, poi si muove rapido verso uno scaffale da cui prende una bottiglia di whisky e qualche bicchiere. Mentre il ragazzo si prodiga per soddisfare l'ordinazione, la donna rossa si rivolge a Jonas, turbato per la rivelazione e che ha dimostrato apertamente di essere poco interessato alle carte e di soddisfare la richiesta della donna solo per gentilezza. "Sai, non mi stai facendo un favore. Sono io che lo faccio a te, dicendoti cosa ti aspetta.". La cartomante parla con tono leggermente seccato. E' visibilmente irritata eppure spiega con voce tranquilla la carta pescata "Questa carta significa che torna la luce del sole ad illuminare il cammino e a cancellare le insidie dell'oscurità. Ora la via è più chiara e senza pericoli. Ti aspetta un periodo di serenità e buon umore. Dopo periodi difficili rappresentati l'oscurità, tutto volge per il meglio. Preannuncia grande appagamento personale poiché il momento positivo viene dopo momenti meno fortunati. Ed è ancora il barista a farsi avanti con Jonas e riprendere il discorso che per forza di cose era stato interrotto perchè potesse dedicarsi al suo lavoro. "Guarda, io so solo quello che ho letto sul MetroBruges. Dovresti cercare in internet uno dei numeri vecchi... e forse le proprietarie sanno qualcosa di più. Io proprio no." La rossa intanto si gira verso Liam e punta i suoi particolari occhi viola, tanto profondi ed espressivi, su di lui. Liam indica la carta che vorrebbe per sè, raccomandandosi di portargli fortuna ed è la ragazza a prenderla dal mazzo e girarla. "La torre... mi dispiace, non sarai fortunato. La torre rappresenta la superbia punita. E' una carta sfavorevole, che preannuncia un fallimento, dovuto proprio a presunzione e superbia. Affronterai una dura punizione dovuta alla tua mancanza di umiltà. Hai attirato invidie e inimicizie... ma la carta della torre può essere anche solo un ammonimento: attenzione a non ostentare troppo il proprio successo, a non essere troppo presuntuosi o superbi con gli altri, altrimenti ciò porterà ad una dura punizione.".
Jonas lascia una mancia sul bancone, che seppur simbolica sembra essere gradita al barista che la infila in un barattolo con altri spicci che verranno divisi tra i dipendenti del pub. Il ragazzo ha un ampio sorriso sul volto che rivolge a Jonas quando lo ringrazia. "Prego amico, buona fortuna". La cartomante invece si limita ad esporre il significato intrinseco delle carte ed annuire ai commenti dei due ragazzi che parlano tra loro. Guarda Liam socchiudendo le palpebre alla sua richiesta di tenere la carta dei tarocchi per sè e scuote la testa, tentando di riprendersela "Poi dovrei buttare il mazzo...". La compagnia che poco prima si era sfidata a freccette, ora si muove ed una mezza dozzina di ragazzi si avvicina al bancone, frapponendosi tra la rossa, Liam e Jonas, isolando di fatto la donna e sottraendola alla vista dei due clienti del pub. Forse la rossa approfitta della confusione per allontanarsi, fatto sta che quando i ragazzi della compagnia prelevano le loro birre, che vengono prontamente servite da un paio di baristi, e tornano verso il bersaglio di freccette, questa non c'è più.
Jonas torna al B&B dove, grazie alla carta "il Sole" estratta dal mazzo, non risentirà più dei disagi causati dalla presenza di Joel nell'edificio, che in un modo o in un altro sta creando disagi a tutti gli ospiti ed alle proprietarie.
Liam invece esce all'esterno dove incontra da Chanel e con cui si intrattiene, facendole compagnia mentre attende un'auto che la riporti a casa. Mentre la nebbia sale dai canali che circondano il pub, l'irlandese inizia a risentire di un dolore cervicale che lo costringe a restare a capo chino, in seguito all'estrazione della carta "La Torre" dalla cartomante.
L'effetto durerà per quattro giorni (come da lancio dadi).
La prigione di Javrier - Resoconto di Chanel
News di Les Ombres de Bruges del 27/09/2015
Le azioni Master sono state suddivise in "Ospedale" e "Dimensione onirica" così che i giocatori potessero leggere tutto l'esito o solo la parte che riguarda il luogo in cui si trovano i loro personaggi.
Data: 24.09.2015
Luogo: Ospedale - Dimensione Onirica
Presenti: Aibel, Aika, Willow, Javrier
Master fato: Chanel
Ora inizio/fine: 21.40 - 3.00
Px distribuiti: 20
In sintesi:
Aika, Aibel e Willow si ritrovano all'ospedale dove vanno in visita a Javrier, in coma, la cui coscienza è imprigionata nella dimensione onirica.
Le ragazze fanno la conoscenza del Vice Questore Durke che fa loro qualche domanda e fornisce alcune informazioni sul caso.
Nel frattempo Javrier si ritrova alle prese con alcune prove da superare per tornare a casa.
|OSPEDALE|
La stanza in cui è stato ricoverato Javrier (LD5) è piantonata da un paio di poliziotti in divisa della politie, pantaloni grigi, giacca blu, scarpe nere e occhi che perlustrano in lungo ed in largo il corridoio. Javrier è grave, in coma dal momento in cui è stato investito da un'auto guidata da un pirata della strada. Il volto è emaciato gonfio e violaceo sul lato destro, quello che ha impattato contro l'asfalto. Il braccio destro è ingessato fino alle dita. Durante la notte è stato sottoposto ad un intervento chirurgico per ridurre l'emorragia celebrale ed anche la testa è fasciata. Sul viso ha la mascherina di ossigeno, che lo aiuta a respirare e nel braccio sinistro aghi collegati a delle flebo, mentre l'indice sinistro è collegato un ecocardiografo, lo strumento che monitora i parametri vitali e che emette dei "bip" ad ogni battito cardiaco del giornalista. Sul monitor scorre la traccia del battito, quasi piatta. Il cuore di Javrier è debole, affaticato e la sua coscienza lontana dal quella stanza.
|DIMENSIONE ONIRICA|
Dopo essere stata in pace, immersa nella più totale oscurità per qualche tempo, la coscienza del giornalista (nella forma e nei modi che più gli aggradano) inizia a risvegliarsi nella dimensione onirica. Si trova circondata da una coltre di nebbia. Tutto è silenzioso... Un punto luminoso, poi un altro. Le piccole luci crescono di intensità e grandezza, costringendo la nebbia a diradarsi e ritirarsi, scendendo verso un canale fino ad allora invisibile, attraversato da un ponte di pietra che conduce ad una casa. Le luci si rivelano per ciò che sono, due lampioni accesi sul ponte, che illuminano l'area circostante, circondata da nebbia bianca e fitta, in cui qualcosa si muove. Javrier non vede ciò che è celato dalla nebbia. Può solo percepire dei movimenti in essa, come ombre guizzanti che emettono sibili simili al vento che accarezza le fronde, producendo cupi fruscii. Uno di questi sovrasta gli altri e si distingue netta una voce che sussurra "Javrier...". Il giornalista può entrare nella casa, perlustrare la zona seguendo la voce, o fare altro, a sua scelta.
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|OSPEDALE|
Aika raggiunge l'ospedale in taxi, visibilmente stanca, ancora sotto shock per l'incidente avvenuto la notte precedente e per l'aver appreso delle condizioni in cui versa Javrier. Ha le lacrime agli occhi quando raggiunge l'ospedale e si dirige verso la reception per chiedere dove si trovi il giornalista. Poco dopo la raggiunge Aibel, all'ospedale per lo stesso motivo. Anche lei ha conosciuto Javrier, solo qualche giorno prima, al parco.
Il personale di comuni e ospedali è diventato molto più gentile da un po' di tempo a questa parte e così è successo anche al Sint-Franciscus. La ragazza dell'accettazione sorride dolcemente ad Aika quando si avvicina e cambia espressione nel momento in cui sente il nome del giornalista, conosciuto un po' da tutti in città. "Oh sì..." e si guarda attorno, intercettando con lo sguardo una sua collega infermiera. "Erin? La signorina deve andare dal Signor Dukas. Puoi accompagnarla per favore?". L'infermiera si ferma ed annuisce, sorridendo ad Aika. "Certo. Venga con me" ed attende la nipponica per accompagnare lei e Aibel agli ascensori dove ne prenderanno uno che le porterà al reparto di terapia intensiva ed alla stanza LD5. Durante il tragitto cerca di fare conversazione con Aika, così che un silenzio gravoso e carico di tristezza non cada tra di loro. "E' una sua amica?" e lo sguardo scruta il viso di Aika e quei segni di stanchezza ben visibili, come gli occhi lucidi. Domanda la stessa cosa anche ad Aibel, che ha seguito l'infermiera e la sua conoscenza asiatica, tanto diversa da come l'ha conosciuta al loro primo incontro.
"Se l'è vista brutta, ma sta migliorando da ieri...". Si sbilancia Erin, per cercare di portare un po' di conforto alle dure ragazze.
Intanto Willow raggiunge il pronto soccorso in compagnia di Genevieve, la sua vicina di casa che si è maldestramente ferita ad una mano, che è avvolta in uno strofinaccio rosso di sangue. Alla vista del sangue la ragazza della reception si irrigidisce un po' ed invita le due ragazze ad avvicinarsi. "Da questa parte..."
|DIMENSIONE ONIRICA|
Aika è l'ultima cosa a cui ha pensato Javrier al momento dell'impatto, quando la vita gli è passata davanti in tanti flash, prima di scivolare via dal suo corpo. Vede il suo viso come in un sogno, poco prima di aprire gli occhi con un sussulto. E' accasciato a terra in posizione fetale, nella nebbia e si vede illeso, con il viso rasato ed i capelli in ordine, come gli piace presentarsi a casa quando ci torna, per non subire le ramanzine della nonna. E' vestito con una t-shirt ed un paio di jeans ma è a piedi nudi. Si tasta il fianco alla ricerca della sua tracolla, immancabile e la sente sotto la mano. Si mette seduto e la testa inizia a pulsare... "Dove cazzo sono?". Ci sarebbero un'infinità di imprecazioni e tanti santi da tirare giù dal paradiso ma le parole gli muoiono in gola. Si guarda attorno al diradarsi della nebbia attorno al ponte ed alla casa che non è rassicurante ma le ombre che gli sembra di percepire nella nebbia lo sono ancora meno. Sussulta e si gira di scatto verso la direzione da cui proviene la voce quando sente il suo nome pronunciato in un sussurro... "Fanculo...". Si è preso un accidenti. Inutile negarlo. Decide di allontanarsi dalla nebbia che conosce il suo nome. Attraversa il ponte ed apre la porta della casa. L'esterno non era quello del B&B dove ha vissuto per tanto tempo, ma la reception che si trova davanti invece sì. Non c'è però il corridoio che porta alle scale ed alle stanze superiori. L'unica strada percorribile è quella che conduce al salotto, ma la porta è chiusa e su di essa si trova il numero 1, in bronzo ed in rilievo come si usa in alcuni hotel. Sulla reception invece è appoggiata una busta con il nome di Javrier Dukas scritto in eleganti caratteri.
|OSPEDALE|
L'infermiera che accompagna Aika e Aibel al piano di sopra, alterna lo sguardo tra di loro, quando Aika le conferma di essere una sua amica, seppure con qualche incertezza e Aibel si appella a semplice conoscente. La giapponesina si agita quando riceve informazioni inaspettate sulle condizioni di salute di Javrier, e l'infermiera cerca di prenderle una mano tra le sue. "Il peggio è passato cara. La scorsa notte era quella più delicata. E' stato operato alla testa e sta reagendo bene ai farmaci. Non potrei sbilanciarmi... solo un dottore può darti certezze, ma io nutro delle speranze per lui".
Nel frattempo la receptionist al piano di sotto osserva Genevieve e la ferita che si è procurata, assegnando un codice bianco alla ragazza ed indicandole la sala d'attesa in cui dovrà sostare per attendere di essere ricevuta. Non sono molti i presenti in una sera di un giorno infrasettimanale, solo una bambina di circa otto anni che continua a tossire e lamentarsi, insieme ai suoi genitori. Willow chiede di poter entrare insieme a Genevieve, ma la receptionist scuote la testa. "Può aspettare qui con la sua amica, ma non entrare con le, mi dispiace. Intanto..." e si rivolge a Genevieve, passandole un foglio ed una biro, "compili questo modulo con l'anamnesi ed il consenso al trattamento dei dati personali. Se non riesce a scrivere, posso farlo io".
L'ascensore raggiunge il piano con la stanza di Javrier e l'infermiera accompagna Aika e Aibel lungo il corridoio, alla fine del quale si trova la porta, piantonata dai poliziotti. "E' quella in fondo, sulla sinistra. Scusate, ma devo tornare al lavoro. Arrivederci" e rimane giusto per qualche secondo, assicurandosi che le ragazze non abbiano bisogno di altro, prima di allontanarsi.
|DIMENSIONE ONIRICA| <nessun rumore proviene da quella casa dove Javrier è entrato incredulo e rimasto in ascolto. E' tanto simile al B&B eppure tanto diversa. Il giornalista valuta il luogo. Si sarebbe detto che non vedeva l'ora di allontanarsi dalla nebbia, tanto il suo passo era veloce, ora invece rimane immobile, riflessivo su quanto gli si apre davanti e su quella busta che gli fa morire un'altra imprecazione sulle labbra. E' guardingo eppure apre con facilità la busta trovandosi tra le mani un biglietto che recita: "Benvenuto Javrier. Per la stanza numero 1, da questa parte. Ce ne sono otto. Raggiungi la fine e vinci". [Il superamento di ogni stanza da diritto a ripristino punti ferita, al momento del ricovero, ridotti a 8. La prima stanza vale 5 punti]
|OSPEDALE|
Aika ed Aibel percorrono il corridoio dopo essere lasciate da sole dall'infermiera, sotto lo sguardo attento dei poliziotti, che in sostanza non fanno nulla, mentre al piano di sotto torna Erin, che passa davanti all'accettazione dove la receptionist risponde con un sorriso alle parole acide di Willow che le fa notare che è ovvio che dovrà essere lei a compilare il modulo per l'amica ferita. Non reagisce, suscitando nella nuova arrivata il dubbio di essere una sciocca o di volersi far passare per tale. Al contrario, la receptionist si mette ad enunciare le domande sul modulo ed attendere risposte. "Nome e cognome per favore... Età..." e così via, senza alcuna fretta. L'infermiera che ha accompagnato Aibel e Aika al piano di sopra incrocia un altro poliziotto che sta passando accanto alla reception. "Mi scusi...". E' il vice questore Durke che si rivolge all'infermiera.
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"Ci sono novità sulle condizioni del giornalista del MetroBruges... Javrier Dukas...?". Così dicendo mostra il tesserino di riconoscimento. Philippe porta con sè una ventiquattrore. L'infermiera si avvicina a lui e parla sottovoce delle condizioni di Jarier ed il poliziotto annuisce, perplesso. "Va bene, la ringrazio. Posso andare a trovarlo?". L'infermiera annuisce ed i due si congedano con un altro ringraziamento del questore che fa qualche passo verso l'ascensore.
Al piano superiore, Aika chiede ad Aibel di entrare per prima, avendo bisogno di ancora qualche attimo per prepararsi alla vista di Javrier in condizioni che non conosce. Aibel si presenta ai poliziotti che danno un'occhiata al suo documento. Uno di loro, quello a destra della porta si rivolge a lei. "Entri pure" e così dicendo la precede nella stanza, mettendosi di lato, in osservazione.
|DIMENSIONE ONIRICA|
Javrier è indeciso se accettare di partecipare a quello che gli sembra un gioco stupido, per il divertimento di qualche bontempone che forse lo osserva da qualche telecamera nascosta o se tornare all'esterno ed alla nebbia che conosceva il suo nome. Rompe ogni indugio con un'altra imprecazione ed apre la porta numero uno. La prima stanza in cui si trova Javrier è davvero molto semplice. Una camera priva di arredamento, con luci soffuse e decorazioni che forse vorrebbero essere spaventose, tra scheletri di carta fosforescenti lungo le pareti, zucche con all'interno candele, pipistrelli appesi alle pareti ed il pupazzo di una strega a grandezza naturale che gira un mestolo all'interno del calderone, producendo un fruscio metallico. Una canzoncina suona a ripetizione da uno stereo in bella vista in un angolo, coperto da fitte ragnatele che potrebbero essere finte, come quelle che coprono la porta dove si trova la porta della stanza contrassegnata con il numero due.
https://www.youtube.com/watch?v=e9s8E9ARpvA - The Halloween Night
|OSPEDALE|
Il vice questore viene richiamato da Willow, che si dimostra preoccupata per la presenza di Javrier in ospedale e chiede di poterlo seguire per andare a trovare il suo "amico". L'uomo annuisce, cordiale "Certo signorina, la accompagno volentieri". Durke conosce già la strada e si avvicina all'ascensore, chiamandolo ed entrandovi per primo, per poi attendere che anche Willow sia entrata per premere il pulsante corrispondente al piano a cui sono diretti.
La receptionist tira un sospiro di sollievo vedendo Willow allontanarsi e si rivolge con ancora più dolcezza a Genevieve, rimasta sola... "Ricorda la data della sua ultima antitetanica?".
Al piano di sopra, il poliziotto fa strada ad Aibel dopo averle restituito il documento mentre l'altro osserva quello di Aika. Aibel, è turbata ma ha parole dolci (a modo suo) per il giornalista "Cazzo... quasi quasi ti preferisco quando fai lo stronzo". Anche la nipponica riceve il consenso ad entrare, ma il poliziotto non la accompagna. Si limita a descrivere un semicerchio con il braccio che termina davanti alla porta e riportare la mano sull'altra, all'altezza del bacino. Impettito e composto, come richiesto dalla situazione. La vista di Javrier non è delle migliori, così gonfio ed emaciato, ma sembra in pace... per il momento.
|DIMENSIONE ONIRICA|
Javrier ha fatto lo spavaldo nella prima stanza, un po' sbruffone come sua abitudine, rivolgendosi ad un immaginario interlocutore che secondo la sua logica, lo sta osservando durante il tragitto che lo porta dalla stanza numero uno alla due. Nebbia. E' questo quello che Javrier si trova davanti non appena apre la porta. Se la stanza numero uno era del tutto semplice ed inoffensiva, la due non è certo più elaborata. Sì, c'è quella nebbia, non solo bianca, ma anche umida. Nella nebbia si distinguono le sagome di alberi scheletrici e quelle di corvi che gracchiano ad intervalli regolari. Troppo regolari per essere reali. Ai piedi degli alberi la nebbia si fa meno fitta e Javrier potrà notare facilmente alcune lapidi e tombe, fosse scavate nel terreno ed un pupazzo che rappresenta uno zombie, posizionato nell'atto di uscire dalla propria fossa. La nebbia copre le pareti ed il soffitto, che Javrier non può vedere, così come non vede alcuna porta. [Il superamento della seconda stanza vale 10 punti ferita]
|OSPEDALE|
Il vice questore, in ascensore, resta in silenzio e con un cortese sorriso sulle labbra quando incontra lo sguardo di Willow e quando le porte si aprono, le fa strada avanzando lungo il corridoio diretto alla stanza di Javrier. Il poliziotto rimasto all'esterno non si muove dalla sua posizione, limitandosi a guardarlo e salutarlo con un cenno ed un cordiale "Buonasera Vice Questore", non appena gli passa davanti per entrare nella stanza, saluto ricambiato dal superiore che si ferma sulla porta nel vedere Aika ed Aibel all'interno, intanto il poliziotto all'esterno si rivolge a Willow "Prego signora, favorisca un documento". Il poliziotto all'interno invece abbassa lo sguardo, guardato in tralice da Aibel solo per avere la colpa di assistere ad un momento intimo della giapponesina, che si mostra vulnerabile di fronte a Javrier, che non vede da tanto tempo. Il poliziotto sembra farsi gli affari suoi, ma in generale, nessuno sembra essere felice di essere lì, in quella situazione ad assistere al frantumarsi della maschera di Aika, visibilmente vulnerabile. Per quanto può, il poliziotto cerca di fare il suo dovere, ovvero vigilare sulla sicurezza di Javrier. Philippe Durke attende qualche istante, per lasciare ad Aika la sua privacy, quindi entra nella stanza cercando di non disturbare. "Buonasera signore". Parla con voce bassa ed un sorriso paterno sul volto. "Immagino che siate amiche del signor Dukas. Mi dispiace per queste misure ma sono necessarie e quando ve la sentirete vorrei farvi delle domande".
|DIMENSIONE ONIRICA|
Javrier, nella seconda stanza della casa nella dimensione onirica, si muove in lungo ed in largo, come gli aggrada. Raggiunge agevolmente il centro di questa e poi il piccolo cimitero approntato in un angolo. Si inginocchia, accarezza una lapide che sente fredda ed umida, quanto la nebbia che lo circonda. Il giornalista abbandona la lapide per interessarsi alla fossa poco distante, da cui sbuca lo zombie. Si sdraia ed allunga le mani, alla ricerca di qualcosa, ma nulla. Scopre facilmente che al pupazzo manca la parte inferiore, troncato alla vita ed appoggiato su una piattaforma, ma nient'altro. La temperatura sembra più fredda in questa parte della stanza, non immune da spifferi d'aria che accarezzano la pelle del giornalista sul volto mentre è allungato verso la fossa, proprio nell'istante in cui Aika, in ospedale, gli passa le dita sul viso, in delicate ed affettuose carezze. Il fondo della fossa sembra in tutto e per tutto quello di una tomba, con la terra nera a ricoprirlo e nient'altro. I corvi continuano a gracchiare dall'alto degli alberi, più vicini>
|OSPEDALE|
Il poliziotto controlla il documento di Willow, rimproverato da questa per averla chiamata "Signora" e che gli chiede il motivo di quelle misure di sicurezza. "Mi scusi signorina... "Non posso rispondere, signorina". Ripete un paio di volte l'appellativo con un sorrisetto e la invita ad entrare, con lo stesso movimento della mano fatto verso Aika e rimettendosi nella posizione originaria. Philippe Durke aspetta che Willow sia entrata per rispondere alla sua domanda e ad Aika che chiede di poter dormire nella stanza di Javrier finchè non si sarà risvegliato. "Vedrò che posso fare.", poi lo sguardo va su Willow che gli chiede il motivo della sua presenza al capezzale di Javrier e come lo abbia conosciuto. "Sono qui per lavoro, ma ho conosciuto il signor Dukas durante una conferenza stampa della politie, a proposito di un furto ed omicidio in una villa. Lavorava come giornalista free lance all'epoca. Poco dopo è entrato nel MetroBruges... Comunque, il signor Dukas è il secondo giornalista del MetroBruges coinvolto in un... incidente, diciamo...". Appoggia la valigetta ventiquattrore su una sedia e la apre. Da essa estrae un fascicolo che apre sul tavolo. "Immagino abbiate sentito del direttore del MetroBruges, il Signor Weiss, scomparso in circostanze misteriose e trovato morto in circostanze... ancora più strane. Il caso è tutt'ora aperto e non posso dire altro". Eestrae una fotografia dal fascicolo e la mostra alle ragazze". . "Conoscete quest'uomo? Che idea vi siete fatte dell'incidente?". Il viso nella fotografia è quello di Gregory, il guidatore dell'auto che si è schiantata contro il B&B e vecchia conoscenza di Esther, soprattutto.
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|DIMENSIONE ONIRICA|
Javrier non sa assolutamente che fare, diviso tra la possibilità di perlustrare gli alberi e la zona circostante o continuare a perlustrare la fossa. Alla fine decide di farsi cadere nella tomba, ma quello che sente è... il nulla. I piedi non impattano sul fondo. La terra semplicemente non c'è ed il giornalista inizia a cadere in un cunicolo stretto che sembra essere quello di un pozzo. Continua a cadere nell'oscurità, tra pareti di terra che si fanno sempre più strette. Alcune radici fuoriescono dal terreno e potrebbero graffiare Javrier, che continua a cadere. Urla agitando le mani e le braccia nell'aria alla ricerca di un appiglio, che sia una radice o la terra stessa in cui cerca di affondare le dita senza successo. Il pozzo in cui cade sembra non finire mai e l'aria che gli sferza il volto gli rende difficile il respiro affannato. Quella è la sua paura più grande. I cunicoli stretti e bui e sta cadendo in uno di essi... mentre cade le pareti si stringono, causandogli un panico incontrollato che lo fa urlare ancora. Non si sente meglio neppure quando raggiunge il fondo. Cade a terra, rotola e rimane riverso sul terreno supino, con le braccia larghe e gli occhi chiusi. Respira affannosamente ed emette un gemito strozzato... "Che gioco di merda...". La frase che aveva detto con rabbia all'inizio adesso la dice rassegnato. Inspira profondamente e si gira sul fianco a guardarsi attorno, poi si mette in ginocchio sulla botola con il numero tre inciso nel legno. "Sarà sempre peggio? E' così?", urla al niente, verso l'alto. Deve raccogliere un po' di coraggio per aprire la botola e guardare cosa lo aspetta nella stanza tre.
|OSPEDALE|
Il Vice Questore Durke rimette la foto nel fascicolo e ringrazia sia Aibel che Willow, anche se non sono in grado di riconoscere l'uomo nella foto, poi ascolta la testimonianza di Aika, raccogliendo tutte le informazioni possibili sullo schianto al B&B, l'auto che aggira l'edificio e si ferma davanti al B&B, la canzone che suonava dalla radio e l'incidente che non è affatto casuale, nonchè la conferma dell'identità del soggetto ritratto nella fotografia. "Alcuni testimoni hanno visto questo individuo, il signor Anderson aggirarsi nei pressi del bed and breakfast nei giorni precedenti all'incidente. Qualcuno giura di averlo visto scavalcare il muro di cinta che da accesso al giardino ma stiamo verificando le testimonianze e l'attendibilità dei testimoni. Il nostro dubbio è che il signor Anderson abbia una ossessione per il bed and breakfast o qualcuno dei suoi abitanti e che l'incidente di ieri fosse premeditato. Stiamo vagliando tutte le ipotesi e cercando il fuggitivo. Ho dato ordine che l'edificio sia messo sotto sorveglianza". Willow cerca di memorizzare ogni informazione viene data dal Vice Questore, con l'intento di scrivere un'articolo per il MetroBrugs. Il Vice Questore parla con voce affabile, sotto lo sguardo perplesso di Aibel, dando informazioni a quelle che crede amiche di Javrier, per informarle ed al tempo stesso cercare di confortarle. "Se doveste avere informazioni vi prego di contattarci. Lo prenderemo e...". Il Vice Questore si interrompe. I parametri vitali di Javrier mutano e la macchina a cui è collegato emette un suono più insistente. Il battito sembra accelerare ed il ragazzo ha un sussulto, che corrisponde all'attimo in cui termina la sua caduta nel pozzo, nella dimensione onirica. Le dita hanno uno spasmo ed il vice questore guarda il ragazzo. Willow e Aibel chiamano a gran voce aiuto ma un'infermiera arriva poco dopo nella stanza, ricevuto un messaggio d'allarme dalla postazione collegata alla macchina che monitora i parametri del giornalista e consulta il tracciato dell'ecocardiografo.
Durke sorride a Aibel, con quell'aria benevola che lo fa sembrare tutt'altro che un uomo capace di estrarre la pistola che tiene alla cintola e sparare a qualcuno in caso di necessità. China il capo. L'irlandese lo ringrazia per le misure di sicurezza prese a protezione di Javrier. L'infermiera controlla i parametri ed Aibel le chiede cosa stia succedendo a Javrier. "Migliora", è la risposta dell'infermiera, voltandosi poi verso le ragazze per prime ed il Vice Questore subito dopo. L'uomo di mezza età sorride e guarda in direzione del poliziotto nella stanza. Anche lui sembra sorridere a quella notizia. La morte di un bravo ragazzo, per quanto ne sanno loro, non è piacevole per nessuno. Il Vice Questore chiede alle due ragazze come abbiano conosciuto Javrier. Prima che l'infermiera se ne vada, il Vice Questore le chiede se può far mettere una poltrona nella stanza per la giapponesina e l'infermiera annuisce. Presto arriverà una poltrona su cui Aika potrà passare la notte, al fianco di Javrier e l'infermiera darà disposizione perchè vengano prenotati pasti anche per l'asiatica. Durke rimette il fascicolo nella borsa ed ascolta il racconto di come Aibel abbia conosciuto il giornalista.
L'infermiera si dilegua e così è in procinto di fare anche il Vice Questore, almeno sembrerebbe. Ha ormai fatto il suo dovere, raccolto informazioni e cercato di rassicurare le ragazze, per quanto possibile considerando che ha detto loro che il bed and breakfast è stato tenuto sotto controllo da un pazzo per qualche tempo. Prende la valigetta e rimane impalato accanto al tavolino, intrattenendosi però in qualche altra chiacchiera con l'irlandese. "Bruges è una piccola città e ha il pregio di avvicinare le persone. Non si sa come nè perchè, ma c'è una solidarietà tra i suoi abitanti che non si trova che nei piccoli borghi antichi. A volte si ha la sensazione di essere anime alla deriva nella nebbia. E' meglio stare vicini. Da dove viene Miss? L'accento è irlandese... se sì, forse sa di cosa parlo. E' una terra accogliente e ricca di misticismo... E' tempo che vada. Spero che il signor Dukas si riprenda, per tutte voi e anche per me. Sembra un ragazzo simpatico ed è un bravo giornalista, anche se dice troppe parolacce e a sproposito." Sorride alzando solo l'angolo destro della bocca e da un paio di colpetti delicati sulla mano di Javrier prima di congedarsi. Abbassa la voce e mormora qualcosa che solo Javrier può sentire, quindi è pronto per lasciare la stanza di ospedale. "E' stato un piacere." La saluta ed esce dalla stanza, mentre due nuovi poliziotti prendono il posto di quelli già presenti, ormai a fine turno, che lasceranno lo stabile insieme al vice questore.
Always On My Mind - Resoconto di Chanel
News di Les Ombres de Bruges del 26/09/2015
Master Fato: Chanel
Partecipanti: Adam, Javrier, Aika, Jonas, Esther.
Punti distribuiti: 30 a ciascuno
In breve: La tranquilla Bruges viene ridestata da un'auto che sfreccia a grande velocità per le sue strade. Dopo avere travolto Javrier in piazza del Markt, riducendolo in fin di vita, finisce volutamente la sua corsa contro l'ingresso del B&B di Esther. Il guidatore è una vecchia conoscenza...
Markt
Data: 23.09.2015
Luogo: Markt
Ora inizio/fine: 21.30-23.10
Presenti: Adam, Javrier
Resoconto:
L'oscurità è ormai scesa sulla tranquilla Bruges, liberata dalla presenza chiassosa e festante dei turisti che si sono immersi per tutta la giornata tra le bellezze architettoniche e naturali, i musei ed i prodotti tipici. Ora gli alberghi hanno accolto tra le loro rassicuranti mura i propri clienti e sono poche le luci che restano accese nelle camere, mentre anche nelle hall, dietro vetrine e porte con eleganti serigrafie che riportano nomi di hotel e negozi, le lampade gettano luci soffuse e lunghe ombre sulle pareti. Il silenzio nelle notti di Bruges è quasi irreale. I suoni giungono ovattati alle orecchie di coloro che si attardano per le strade ed i viali, ed i pochi cittadini ancora all'esterno, parlano a voce bassa, come se non volessero disturbare la quiete con le proprie parole. Silenzio... no... una musica proviene da una delle finestre aperte sulla piazza, dalle case che si affacciano sul Markt alle spalle della statua dei "mattutini di Bruges"...
https://www.youtube.com/watch?v=2w0JiLKQ3-o - It's time like this - Dave Grohl, Foo Fighters
Adam e Javrier sono seduti sui gradini della statua, il primo intento a sorseggiare la propria birra, il secondo impegnato nella consultazione di alcuni articoli sul tablet che ha tra le mani. Sia Adam che Javrier riuscono a distinguere chiaramente le parole che vengono pronunciate dal cantante, con voce calda e suadente "I am a one way motorway... I’m the one that drives away... then follows you back home... I am a street light shining... I’m a wild light blinding bright... burning off alone...". Entrambi trovano la canzone grottesca in quel momento della loro vita. Intanto nella piazza, qualcuno si ferma ad ascoltare, qualcun altro, scatta una fotografia ed il flash investe la statua, i due ragazzi ed una delle carrozze per turisti che percorre la strada, di che la riporterà alla piazza del Burg, da dove è partita la sua ultima corsa e dove verranno lasciati i turisti che si sono attardati nella passeggiata notturna. "It’s times like these you learn to live again... it’s times like these you give and give again... it’s times like these you learn to love again... it’s times like these time and time again...". Solo la chitarra accompagna quella voce maschile, nella versione acustica di un successo dei Foo Fighters... o forse no. C'è un altro suono in sottofondo. Non si tratta della chitarra, degli zoccoli che battono sull'asfalto o delle ruote su di esso. E' un suono lontano e per ora indistinto...
Qualcosa agita la notte della capitale delle Fiandre, mentre alle spalle dei due ragazzi in ascolto la canzone prosegue "I am a new day rising... I’m a brand new sky... to hang the stars upon tonight... I am a little divided... do I stay or run away... and leave it all behind?". Il cantante si interroga sul proprio destino, su come affrontare il futuro, un futuro che forse gli è stato strappato da un amore naufragato o dal corso impietoso degli eventi. "it’s times like these you learn to live again... it’s times like these you give and give again... it’s times like these you learn to love again... it’s times like these time and time again...". Oltre a Adam e Javrier, che si scambiano qualche parola sulla canzone, ci sono un paio di persone e quella carrozza che ormai sta passando davanti al Belfort, dalla parte opposta della statua... Belfort che segna le dieci, con il rintocchi cupi del suo carillon, che per un attimo sovrastano il suono indistinto e lontano. I pochi presenti tendono l'orecchio ed eccolo... Il rombo di un motore, portato su di giri, poi pneumatici che stridono sull'asfalto ed il rumore sale di intensità. Muovendosi veloce verso il Markt...
Adam si esalta, auspicandosi che si tratti di una "Buell" e si alza in piedi. Già si immagina di chiedere al guidatore di fargli tirare la motocicletta, mentre Javrier accende la videocamera del tablet, pronto a riprendere quello che appella in maniera colorita e non riportabile qui.
Quel rombo si avvicina e con esso il rumore di pneumatici che stridono poco prima di altri rumori, più difficili da individuare. Schianti e suoni metallici. Qualcosa che viene colpito e ricade. Forse cassette delle lettere colme di cartoline con immagini della "tranquilla" cittadina, forse cestini dell'immondizia, quelli per la raccolta differenziata che tengono pulita la città. Ed eccolo il rombo ormai vicino, più o meno all'altezza dell'erboristeria Le Tilleul, sul viale dell shopping di Bruges e poco dopo, una vettura, illuminata solo dai lampioni della piazza. L'auto è priva di luci, forse rotte nel tragitto. Non è affatto la Buell auspicata da Adam, ma un'auto molto vintage e non certo tenuta come meriterebbe. La carrozzeria è arrugginita ed ammaccata. Punta dritta verso il palazzo delle poste dove la carrozza trainata dal cavallo si ferma. Il terrore si impossessa della creatura che si alza sulle zampe posteriori e lancia un nitrito agghiacciante per quanto sia stridulo nella concitazione. Il conducente della carrozza non può far altro che tirare le briglie per evitare il peggio ed urlare al cavallo "OOOH!!", ma nulla, il cavallo prende a correre verso il viale che conduce al Burg ed i turisti sulla carrozza vengono sballottati, urlanti e terrorizzati... Intanto l'auto prosegue ad alta velocità, finchè il conducente tira il freno a mano e la vettura cambia direzione repentinamente, evitando la carrozza, ma puntando dritta verso la statua dei mattutini di Bruges.
Adam compie qualche passo verso la carrozza, pronto ad aiutare in caso di bisogno,mentre Javrier filma tutta la scena con il suo tablet, ma ora la macchina punta dritta verso la statua ed Adam rimane in piedi, paralizzato nell'atto di avvicinarsi alla zona in cui si trovava la carrozza, certo che il suo aiuto avrebbe potuto essere utile mentre ora si trova dalla parte della potenziale vittima. Javrier abbassa il tablet, guarda verso la macchina e cerca di buttarsi di lato per schivare l'eventuale scontro, ma non è abbastanza agile nè abbastanza fortunato. L'auto all'ultimo momento sbanda, forse il conducente voleva solo fare il gradasso e tirare il freno a mano all'ultimo, spaventando i due ragazzi, ma la manovra non riesce come dovrebbe e Javrier, viene investito e sbalzato contro la statua ai cui piedi aveva trovato ristoro fino ad allora... lo schianto è terribile, ma la macchina, colpita di lato, riesce a darsi immediatamente alla fuga, lasciando Javrier inerme, sull'asfalto. Adam è illeso e cerca di avvicinare l'auto per dare una lezione al guidatore, prima che questa si dia alla fuga, poi si prodiga a chiamare i soccorsi, andando per primo ad assistere il compagno di sventura. Quei passi fatti verso la carrozza lo hanno salvato dallo scontro di cui rimane vittima il solo giornalista, in coma. Il suono delle sirene già si sente in lontananza. La polizia a l'ambulanza per Javrier saranno presto sul luogo.
B&B
Data: 23.09.2015
Luogo: B&B
Ora inizio/fine: 21.40-1.09
Presenti: Aika, Jonas, Esther
La cena si sta svolgendo come previsto, nella cucina del B&B dove la nonna ha preparato deliziosi manicaretti appartenenti alla cucina tradizionale belga e francese. Tutti gli ospiti sono stati invitati a prendervi parte. Solo Liam risulta inspiegabilmente assente, mentre i ragazzi sono impegnati in chiacchiere e convenevoli. Forse una radio è rimasta accesa, fatto sta che nella pace del B&B, una canzone inizia a fare da sottofondo alle voci degli ospiti del bed and breakfast "I am a one way motorway... I’m the one that drives away... then follows you back home... I am a street light shining... I’m a wild light blinding bright... burning off alone". Queste le parole della prima strofa della canzone che si diffonde dal piano superiore, attraversando la reception ed arrivano fino alla cucina dove gli ospiti sono riuniti "It’s times like these you learn to live again... it’s times like these you give and give again... it’s times like these you learn to love again... it’s times like these time and time again...". Solo la chitarra accompagna una voce maschile che canta, calda e suadente.
Esther incoraggia Jonas a parlare ad Aika, appena conosciuta, dell'esperienza avuta qualche sera prima, quando insieme ad Aibel, hanno incontrato quello che potrebbe essere lo spirito di Joel, ma i ragazzi, interrotti della musica, iniziano ad interrogarsi su chi potrebbe avere lasciato accesa una radio o un pc, da cui proviene la canzone. Dopo il ritornello la musica è un crescendo di note sempre più alte e rabbiose, pur mantenendo la dolcezza di quella voce maschile che torna, stavolta a sovrastare le voci dei commensali "I am a new day rising... I’m a brand new sky... to hang the stars upon tonight... I am a little divided... do I stay or run away... and leave it all behind?". Il cantante si interroga sul proprio destino, su come affrontare il futuro, un futuro che forse gli è stato strappato, da un amore naufragato o dal corso impietoso degli eventi. "it’s times like these you learn to live again... it’s times like these you give and give again... it’s times like these you learn to love again... it’s times like these time and time again...", ma forse c'è ancora una speranza per quell'uomo che canta, facendo vibrare con rabbia le corde della chitarra, finchè il piano superiore del B&B non torna silenzioso. Jonas racconta ma si innervosisce durante il proseguio della canzone, inveendo contro l'ospite ed invitandolo ad abbassare la radio.
Intanto Aika collega il soggetto del racconto di Jonas (un ragazzo sulla trentina, scalzo, con una felpa con il cappuccio a coprire la testa, che ha incontrato in giardino) a Joel, la vittima dell'omicidio conosciuto dalla giapponesina qualche giorno prima del delitto ancora irrisolto.
Qualcosa sta accadendo in città mentre i tre ospiti del B&B si confrontano su Joel e la possibile infestazione della casa, ipotesi sempre più realistica. Il suono delle sirene di polizia e ambulanza si alza ed a quanto si possa intuire, queste sono dirette a grande velocità alla piazza del Markt. "L'idiota", così appellato da Jonas, non ha spento la radio, ma la musica si è comunque esaurita con il termine della canzone ed ecco qualcosa che forse è ancora più inaspettato delle sirene della polizia e dell'ambulanza. Il rombo di un motore, un'auto che corre a grande velocità in una delle stradine alle spalle del B&B, sulla strada su cui si affaccia il giardino, teatro di varie visioni che si sono intensificate negli ultimi giorni. Gli ospiti, ognuno a modo suo, hanno sofferto di disturbi legati al sonno ma ora questi si presentano anche da svegli. Ognuno dei presenti percepisce le sensazioni che di solito erano riservate ai momenti di dormiveglia.
Il telefono di Aika squilla. Nessun numero compare sul display. Si limita ad illuminarsi, trillare e quel suono potrebbe sembrare più invadente ed irritante quando riceve quelle chiamate, sempre alla stessa ora, le 23.10... l'ora del decesso di Joel. Esther percepisce chiaramente qualcosa che forse non ha neppure il coraggio di spiegarsi, passi al piano superiore seguiti dal battito di poderose ali all'esterno della casa. La morte di Joel è ancora un mistero per tutti e questo non aiuta a vivere serenamente in quella casa... non per chi ogni notte si trova a rivivere lo stesso incubo. L'auto che sfrecciava nella strada dietro al B&B intanto è in avvicinamento, sta aggirando l'edificio ed un orecchio attento forse percepirà non solo il rombo del motore e quello degli pneumatici che stridono sull'asfalto, ma anche il suono altrettanto stridulo della lamiera che sfrega contro una delle ruote ed eccola... l'auto si ferma davanti alla casa. Jonas si alza per avvicinarsi alla finestra, ma non riesce a compiere che un paio di passi, quando gelato da quel brivido che gli corre lungo la spina dorsale. Questa volta neppure la carta del Sole estratta della Cartomante è riuscito a riservargli quella spiacevole sensazione. L'auto rimane ferma davanti alla casa, illuminata solo dai lampioni della strada perchè priva di luci, forse rotte nel tragitto. E' un'auto molto vintage e non certo tenuta come meriterebbe. La carrozzeria è arrugginita ed ammaccata, soprattutto di lato. Il motore inizia a cantare, portato su di giri dal guidatore.
Aika non sa se rispondere al telefono. Chiede conferma ai suoi iterlocutori, presi da quelle sensazioni spiacevoli che da tempo sono costretti a provare, impotenti, ma proprio nel momento in cui Aika riceve cenno positivo a rispondere al cellulare, questo smette di squillare. Non ha l'opportunità di fare nulla se non constatare che quel suono è finalmente cessato ed il telefono torna muto ed innocuo nella sua mano. L'auto invece non sembra altrettanto innocua. Esther e Jonas riescono ad avvicinarsi alla finestra e vedere quanto sta accadendo nella trada buia di fronte al B&B e quell'autovettura, il cui rombo del motore viene portato su di giri. L'autoradio inizia a suonare, quando il motore della macchina finalmente tace. La canzone si abbina perfettamente allo stile retrò della vettura. Un nostalgico Elvis Presley canta una datata
https://www.youtube.com/watch?v=u9sRJ-eOHnc - "Always On My Mind"
"You were always on my mind... you were always on my mind...". La canzone arriva al ritornello poi... sembra di ascoltare un disco rotto. La canzone va in loop, ripetendo più volte la stessa frase "you were always on my mind... you were always on my mind... you were always on my mind..." ed ecco che l'auto, con questo sottofondo, riprende a muoversi, lentamente stavolta, costretta a fare qualche manovra, ovvero quelle necessarie a puntare il muso verso il vialetto e la porta d'ingresso del The Nightingale's Nest e poi via, sgommando, parte a tutto gas, proprio verso l'entrata del B&B. Non c'è via di scampo. La porta e parte della parete anteriore della casa cedono di schianto all'impatto con la vettura, lanciata a tutta velocità, che resta semidistrutta e fumante dopo l'impatto, tra polvere e calcinacci e lì, riverso sul volante, il guidatore.
La macchina si è fermata contro il banco della reception abbattuto, eppure quel ritornello continua a suonare... "you were always on my mind... you were always on my mind... you were always on my mind...". Quello che segue allo schianto è la confusione generale. Jonas è riuscito a trarsi in salvo ed è impegnato a chiamare i soccorsi, Aika è illesa ma visibilmente scossa. Al piano di sopra, una porta sbatte ma solo Esther riesce a percepire quello che accade. Qualcuno o qualcosa che si precipita giù dalle scale. Passi concitati che battono sugli scalini, poi sul pavimento del salotto, diretti a grande velocità verso l'auto. Non è la nonna, che spunta dalla sua camera visibilmente spaventata. Quella "cosa" spintona Esther. E' come se la ragazza fosse stata colpita da una spallata e quello le impedisce di raggiungere il guidatore che cercava di soccorrere e che può vedere solo a distanza. I passi proseguono verso la macchina e quando la ballerina non li sente più, il guidatore ha un sussulto ed alza la testa sanguinante. "Dove sono?". Si guarda attorno, confuso ma quella che segue non è un'espressione di smarrimento, al contrario, una presa di coscienza ed un ghigno che rivolge con uno sguardo verso Esther e tutti i presenti, "Sono tornato..." Il volto del guidatore è una maschera di sangue sotto cui si vedono chiaramente i lineamenti di Gregory, il ragazzo che tanto somigliava a Joel, solo con i capelli più lunghi ed un accento diverso, riconosciuto immediatamente da Aika ed Esther che cerca di parlare con lui, chiedendo i motivi di quel folle gesto, solo con un "perchè?", ripetuto più volte.
Jonas invece è confuso. In quell'uomo riconosce quello dell'incontro nel giardino del B&B che gli hanno detto chiamarsi Joel. Gregory era arrivato in città poco dopo la morte dell'altro ed aveva preso una cotta per Esther... ed ora è lì, davanti ai suoi occhi. Apre la portiera e zoppicando, fugge nella notte rischiarata dai lampeggianti blu della Politie che illuminano il Belfort ed il suono di un'ambulanza che riparte dal Markt in direzione dell'ospedale, per una folle corsa per salvare una vita fortemente compromessa.
NOTA:
Il B&B è agibile, tuttavia la porta d'ingresso e parte della parete sono state sfondate dall'auto che ha travolto il banco della reception. Dopo lo sgombero dell'area da parte delle forze dell'ordine, sono state approntate una porta ed un'impalcatura provvisorie per permettere ai clienti di transitare senza pericolo.
Conseguenze quest - Notizie di agenzia
News di Les Ombres de Bruges del 24/09/2015
Incidente al Markt: grave giornalista locale

Javrier Dukas, giornalista d'assalto del MetroBruges, è rimasto gravemente ferito ieri nella notte ed ora versa in gravissime condizioni nell'ospedale cittadino.
Non sono state ancora divulgate le informazioni raccolte dai testimoni che hanno assistito all'incidente, alcuni dei quali devono ancora essere ascoltati dalle autorità in maniera approfondita.
Ciò che è emerso finora è che circa alle 23.00 un'auto ha raggiunto la piazza del Markt a folle velocità terrorizzando i pochi cittadini presenti ed abbia puntato dritta verso la statua dedicata ai "Mattutini di Bruges" dove J. Dukas sostava in compagnia di un altro uomo, rimasto illeso.
Il giornalista, colpito violentemente dall'auto è rimasto riverso al suolo, privo di conoscenza.
La stessa auto si è poi diretta verso il Bed and Breakfast "The Nightingale's Nest" dove ha arrestato la sua corsa schiantandosi contro la porta d'entrata.
Le proprietarie e gli ospiti sono sotto shock ma illesi.
Dal blog e dagli articoli di cronaca di J. Dukas emerge che il giornalista alloggiava nello stesso bed and breakfast, ma pare che lo avesse da poco lasciato.
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Il B&B è agibile, tuttavia la porta d'ingresso e parte della parete sono state sfondate dall'auto che ha travolto il banco della reception.
Dopo lo sgombero dell'area da parte delle forze dell'ordine, sono state approntate una porta ed un'impalcature provvisorie per permettere ai clienti di transitare senza pericolo.
A richiesta dei giocatori presenti e non, stasera stessa il proseguimento della quest, con visita in ospedale di Javrier (in coma).
Mentre Jav vivrà il suo incubo nella dimensione onirica, verranno raccolte le testimonianze dei presenti e fornite ulteriori informazioni sull'accaduto.
Segue il resoconto della serata.
Cena al B&B ma non solo
News di Les Ombres de Bruges del 23/09/2015
In quella serata interverrà il fato, ma non solo lì.
Come Chanel adora fare, si sdoppierà e grazie ai PNG Destino e Blogger potrà agevolmente masterare in più chat... quindi chi non ha un motivo coerente per essere al b&b non si senta escluso e occupi una chat, anche in solitaria.
Il fato arriverà da tutti.
Preparate i dadi.
Vi serviranno agilità e fortuna per non finire nella dimensione onirica...
E' qui - Resoconto di Chanel
News di Les Ombres de Bruges del 22/09/2015
Data: 21.09.2015
Luogo: B&B
Presenti: Laim
Master fato: Chanel
Ora inizio/fine: 23.00 - 1:10
Px distribuiti: 15
In sintesi:
Una nuova apparizione di Joel, richiamato da Liam nello stesso punto in cui era scomparso l'ultima volta, ma questa volta, lo spettro non è solo.
Resoconto:
Liam è un po' strano. Un po' troppo, se uno lo potesse vedere. sotto un albero ha messo del cioccolato, delle nocciole a terra, tra le radici. Non è un albero a caso, quello. E' "quell'albero". Mentre lui si è seduto di fronte, sotto un altro albero, a gambe incrociate, con l'armonica in bocca. Al suo fianco una bottiglia di whisky torbato. Una scena tra il bucolico e un video dei guns and roses. L'armonica suona sommessamente, quasi a far più compagnia a lui che a farsi sentire intorno, eppure c'è. Con addosso un paio di jeans, piedi nudi e falpa col cappuccio, introduce una melodia molto lenta e malinconica, con l'armonica per alcuni attimi, poi inizia a cantare: "Cold blows the wind to my true love, And gently falls the rain. I never had but one true love, And in greenwood he lies slain..."
Piove. Le gocce cadono dalle fronde dell'albero, a breve distanza dalle offerte di Liam, mentre tutto attorno, il terreno si impregna di quella pioggia battente. Quella mattina la nebbia avvolgeva Bruges con la sua cortina bianca, ora invece le nuvole riversano gocce pesanti sui tetti e sulle strade. L'ora è tarda e le vie sono ormai deserte. Al B&B sono tante le luci accese che una dopo l'altra si stanno spegnendo. Può darsi che qualche ospite aspetti che sia passato il fatidico orario in cui qualcosa di strano lo coglie, per coricarsi. Un silenzio irreale regna nel giardino esterno. Solo la pioggia riempie il silenzio... pioggia che con il passare dei minuti sembra perdere intensità.
Liam prosegue nella sua cantilena "I'd lose much for my true love As any young man may I'll sit and I'll mourn all on your grave For twelve months and a day", mentre si stringe sotto la chioma, appoggiando la schiena al tronco. Si guarda in giro, gustandosi la tranquillità del momento, del luogo, nonostante stia cercando di comunicare l'empatia dei propri accadimenti con qualcuno di decisamente speciale.
La voce di Liam impegnato nel canto si unisce allo scrosciare della pioggia che si fa più debole, come se anche questa ascoltasse la melodia ed abbassasse la propria voce in favore di quella dell'irlandese. Silenzio ed oscurità, rotta solo dalla luce di alcuni lampioni che illuminano parte del giardino. Dopo avere suonato un piccolo bridge con la sua armonica, Liam torna a cantare un altro pezzo di ballata "When the twelfth month and a day had passed The ghost began to speak... Who is it that sits all on my grave And will not let me sleep?"
Dalle fronde degli alberi, un uccello notturno lancia il suo richiamo, alto, prima di librarsi in volo e l'irlandese si blocca, improvvisamente... in ascolto... Ali maestose battono e si allontanano in direzione del vicino Belfort che in questo momento segna le 23.30 con il suono cupo delle sue campane. Dalla strada si alza il canto di un uomo che si unisce a quello di Liam "Questa è la ballata d'illusione e di realtà, di incubi e di veglia, di menzogna e realtà, del lungo, lungo viaggio per giungere al mattino attraverso gli arabeschi disegnati dal destino...". La voce proviene dal muro di cinta che costeggia il lato destro del giardino e della casa, a pochi passi dagli alberi dove si trova Liam, che si guarda in giro, un po' spaventato e rimane immobile, con lo sguardo verso il muro di cinta.
L'uccello notturno è volato via, invisibile agli occhi di Liam e quel suono si fa sempre più distante, finchè non si sente più, a differenza della voce che canta la filastrocca, che si fa sempre più vicina... "Questa è la ballata della notte che c'è ancora, che non vuole dare il passo alla luce dell'aurora, e ancora si divertono l'oscurità e la sorte a giocare una partita con la vita e con la morte..." e Liam scorge qualcosa nel girarsi verso il muro di cinta. Un'ombra forse, ma è solo un secondo, prima che questa si dissolva... "Ehi...". La voce è decisamente più vicina, alla sua sinistra, ovvero nella direzione opposta rispetto a quella in cui l'irlandese era girato, in ascolto della voce che proviene dalla strada. E' quella di un ragazzo, a piedi nudi, come lui... in jeans, come lui... con una felpa con cappuccio, come lui... ed una barba accennata, ma no, non è lui. Gli occhi blu si fissano su Liam. Il ragazzo si siede vicino all'albero. La sua felpa è più scura sulle spalle e sul cappuccio calcato sul capo. E' indubbio che il si sia bagnato nel tragitto che lo ha portato ad avvicinarsi all'irlandese, alla sinistra.
Liam rimane letteralmente paralizzato dall'ombra che ha praticamente solo percepito nei pressi del muro di cinta, poi qualcosa di ancora più sconvolgente, l'arrivo del ragazzo da lui richiamato, ma che certamente non si aspettava che comparisse con tanta facilità. Deglutisce il niente "b...buonasera", risponde a fatica, cercando di apparire cortese.
"Questa è la ballata della città di notte, del tempo che non passa del buio che t'inghiotte, di ladri e assassini e di altri tipi strani, di angoscia e di paura che non venga più domani..." la nenia prosegue, forse in strada, forse solo nella testa di Liam, perchè il ragazzo seduto di fronte a lui sembra non farci troppo caso. Non parla. Sta seduto con la schiena contro l'albero a gambe incrociate, con naturalezza, ma il viso è pallido, segnato da profonda stanchezza e gli occhi blu sembrano scavati ed assenti, nonostante il suo colore sia così vivido nel candore della pelle. Silenzio. Anche la pioggia ha smesso di cadere e restano le nuvole a coprire la luna a metà del suo percorso verso il plenilunio. Un battito d'ali. Forse l'uccello notturno è tornato, o forse è qualcosa di più grande a produrre quel rumore, che fa alzare di scatto la testa del ragazzo verso il cielo. Il bel viso viene trasfigurato da una smorfia di terrore "E' qui!"... si appiattisce contro l'albero ed affonda le mani nell'erba, stringendone i fili sottili e bagnati.
Anche Liam è rimasto in silenzio, ipnotizzato dagli occhi del ragazzo, da quel blu così assente... sente la nenia, il battito d'ali, eppure guarda gli occhi del ragazzo, in qualche modo rassicurante, ma la sua reazione al battito d'ali lo fa sobbalzare. Scattata, appiattendosi a terra come farebbe se si trovasse in una foresta e volesse nascondersi da sguardi altrui... ma no, non sono in bosco e la figura di Liam non viene celata da arbusti o dossi del terreno. E' lì, inerme, sotto lo sguardo di chissà cosa li sta osservando.
Lo sconosciuto guarda in alto, da dove proviene quel battito d'ali che dall'espressione del volto si intuisce facilmente che lo terrorizza. Liam non parla, più spaventato del ragazzo e si rifugia tra i fili d'erba sulla terra fredda, come se quella posizione potesse renderlo invisibile ad un eventuale predatore che scruta dall'alto, tra le fronde dell'albero sotto cui l'irlandese ha trovato rifugio dalla pioggia... e da quelle fronde si alza un ringhio... o forse è solo una folata di vento freddo che passa tra i rami. Nessuno può dirlo, ma il ragazzo dagli occhi blu, si porta le mani sulle orecchie, assottigliando lo sguardo puntato tra le foglie "Non voglio!" ed è un urlo il suo che però non sembra turbare la quiete degli ospiti del B&B ormai rimasto in silenzio.
Le luci del giardino si affievoliscono e sembrano essere risucchiate da qualcosa mentre Liam rimane lì, inerme. Potrebbe essere svenuto per quanto ne sa il ragazzo dagli occhi blu. L'irlandese però raccoglie il coraggio necessario per staccare la faccia dall'erba bagnata e guardare il ragazzo, spinto dalla curiosità e dal terrore e nel momento in cui lo inquadra, può facilmente notare quanto questo stia tremando, come le foglie sopra le loro teste, che si agitano nel vento. In quel momento l'irlandese si sente davvero solo. La paura diventa palpabile e oppressiva. La pioggia ha ripreso a cadere e a bagnare l'erba tutto attorno a loro. La presenza che sovrasta i due si fa più pressante quando ancora le ali iniziano a battere ed una grande ombra scura si staglia sull'erba. Non c'è neppure la luce rassicurante dei lampioni a dare conforto nell'oscurità più totale. L'ombra sembra farsi più vicina, oscurando del tutto il volto pallido del ragazzo e Liam potrà sentire in quel momento un peso opprimente sulla schiena e sul petto a togliergli il respiro. Il petto di Liam non riesce a gonfiarsi per un lungo momento ed il ragazzo viene cancellato dall'ombra. Liam sta per urlare, o almeno ci prova. Spalanca la bocca ma non esce alcun suono: non ha aria nei polmoni. Le luci dei lampioni tornano alte a rischiarare il giardino, in cui Liam non potrà vedere altro che la rigogliosa vegetazione, gli alberi e nessun'altro oltre a sè stesso e l'urlo gli muore in gola nel trovarsi lì, di nuovo solo. Dalla strada, torna a farsi sentire la voce che canta... "Questa è la ballata della notte che è finita, del sole che ritorna sulla morte e sulla vita, e i ladri, gli assassini e gli altri tipi strani sembrano svaniti nella luce del domani." e Liam non può fare altro che gettare un'imprecazione, letteralmente, morto di paura.
Le visioni di Adam - Resoconto di Esther
News di Les Ombres de Bruges del 21/09/2015
Data: 15/09/2015
Chat : Markt
Master Fato: Esther
Punti esperienza distribuiti: 20 ad Adam, 5 a Liam per via dell'uscita improvvisa poco dopo l'inizio
Ora inizio: 16.40
Ora fine: 19.01
Partecipanti:
Adam
Liam
Non c'è da stupirsi che in giro ci siano così tanti bambini piccoli, o relativamente piccoli, diciamo dai cinque agli otto anni. La scuola nella regione delle Fiandre è già iniziata da parecchi giorni e nel primo periodo di scuola, ancora piacevole a livello di temperature, gli insegnanti portano spesso i bambini più piccoli a fare delle gite per la città alla fine delle lezioni. Un paio di classi sono proprio adesso al centro del Markt, più o meno vicino alla posizione di Liam, che giocano e chiacchierano tra di loro, ignorando i due insegnanti che li accompagnano e cercano di trattenerli. > Insomma basta ragazzi! < sbotta di colpo l’insegnante donna. Molto alta, capelli scuri tagliati a caschetto, senza frangia e occhi azzurro chiaro penetranti. Deve essere una delle insegnanti più temute dai bambini, perché si zittiscono all'istante. Ella comincia a spiegare delle due persone rappresentate sulla statua centrale, anche abbastanza vicina al furgoncino degli hot dog. Adam potrà osservare una marea di lucine intermittenti accendersi e attirare la sua attenzione dalla coda dell’occhio.
L'omaccione dietro il furgone non ci mette molto a sfornare l’hot dog ordinato da Adam, bello pronto e incartato in due fazzoletti. Lui lo afferra e estrae dalla tasca i soldi necessari per pagare aggiungendo, oltre al panino, anche una bottiglia di birra. Ritira il tutto, per poi cercare un posto dove sedersi per mangiarlo. Opta per le scalette posizionate al di sotto delle statue. Ma solo quando è nei paraggi, notala scolaresca. Quindi, se ne rimane impalato nei pressi del furgoncino, mentre comunque addenta il suo Hot Dog bello caldo anche sporcandosi le labbra con la salsa piccante che fuoriesce da quest'ultimo. L'unica cosa che lo porta a distrarsi da esso, sono delle lucine intermittenti che riesce a notare con la coda dell'occhio. Si volta, improvvisamente, mentre continua a masticare il panino. Cercando, la fonte di quelle lucette, ignorando per qualche minuto tutto ciò che lo circonda.
Adam dovrà avvicinarsi un poco di più alle due scolaresche per capire da dove arrivano quelle lucine dal sottotono caldo. Potrebbero in qualche modo ricordare le lucine che si appendono all'albero di Natale, piccole luci gialle e bianche che danno quella sensazione di casa e di sicurezza. Se l'uomo si avvicina, non serve molto, bastano pochi passi, riuscirà a distinguere che quelle lucine scintillano attorno ad alcune persone soltanto. Ognuna di quelle lucine è visibile solo per un istante prima di scomparire e ricomparire in un luogo sempre diverso attorno a quella persona, seguendo quella che dovrebbe essere l'aura di ogni persona. Queste lucine sono emanate da diversi bambini, sia maschi che femmine e dal collega dell'insegnante con il caschetto di capelli scuri, un'uomo sulla quarantina, un po' calvo e curvo, con una giacca marrone con le toppe e gli occhiali storti sul naso, dall'aria serafica. Quest'uomo guarda la sua collega con aria sognante, mentre lei spiega della storia di Bruges, curandosi bene di non farsi notare più di tanto.
Adam si pulisce gli angoli della bocca con uno dei due tovaglioli che gli ha consegnato l'omaccione del furgoncino. Muove qualche passo, lento, stranito e incredulo verso ciò che vede o che almeno gli pare di vedere.> Ma che diavolo... <Non riesce a spiegarsi il perchè di ciò che vede, tant'è che ha paura di avere le allucinazioni. E' per questo che strizza gli occhi tre o quattro volte, anche tenendo le palpebre chiuse per qualche secondo, come a voler giustificare quelle lucine come un sintomo di stanchezza. Quelle lucine non sembrano però smettere di lampeggiare. Pochi passi e quelle luci si fanno più visibili intorno a delle persone. Non crede ai suoi occhi, scettico, verso ogni cosa sovrannaturale. Ma quello proprio non riesce a spiegarselo. Luci che compaiono e scompaiono apparendo di volta in volta su persone diverse. La fame passa in un istante, tant'è che butta il panino in un cassonetto nei paraggi. Prende la birra e ne fa un lungo sorso, chiudendo gli occhi. Le luci non sembrano fare distinzioni di razza, sesso o età. Continua a mandare giù birra, sperando che passi in fretta. Ma non succede e a lui scoppia la testa. La faccia si fa bianca, quasi cadaverica. Cercando comunque di mantenere la calma, cerca di fermare un passante per il braccio, chiedendo> Le vede anche lei quelle luci? Su quell'uomo, quello calvo… <E non sembra preoccuparsi del fatto di sembrare completamente folle.
A discapito di tutti i suoi sforzi, le lucette continuano ad apparire e scomparire ad intermittenza. Qualcuno dei bambini più vicini si volta verso di lui quando Adam se ne esce con la prima esclamazione. Buttare l'hot dog e bere la birra non cambiano di una virgola la situazione. Le luci aleggiano sempre e solo attorno alle stesse persone. Una di queste, è una bambina a qualche metro da Adam. Attorno a lei centinaia di quelle minuscole lucine continuano ad accendersi e spegnersi illuminandola, è ferma ad ascoltare la maestra mano nella mano con la sua amica del cuore e ogni tanto si gira ridacchiando verso quello che sembra il bimbo più carino e popolare della classe accanto. Adam ferma un uomo in giacca e cravatta, indaffarato e di corsa che gli lancia un'occhiata sconvolta, liberandosi dalla sua morsa, frettolosamente, guardandolo come se stesse in preda ad allucinazioni dovute a una dose di metanfetamina. Adam scuote il capo più volte e seppur cerchi di mantenere la calma, non è detto che da fuori non si noti che sia particolarmente sconvolto. Con un altro veloce sorso finisce la sua birra buttando la bottiglia vuota nel solito cestino. Si passa una mano sul volto, stropicciandoselo un po’. I suoi occhi azzurri si soffermano su una bambina che tiene la mano ad una sua amica e che guarda con occhi adoranti il ragazzino più bello della scolaresca. Muove ancora qualche passo proprio verso questa. Sono allucinazioni o tutto ciò che vede è reale? Per dirlo, prova ad avvicinarsi ancora e ad allungare la mano, quasi volesse afferrare queste luci. E ci prova, a dire il vero. Cerca di prenderle e stringerle nel palmo. La testa gli sta cominciando a scoppiare e il volto si è fatto particolarmente pallido. Tanto che sembra sul punto di uno svenimento.
È orario di chiusura e moltissimi si gettano nel Markt per bere un aperitivo e mangiare qualcosa prima di tornare a casa per cena. Se Adam si voltasse o alzasse gli occhi da questo momento in poi, vedrebbe molte altre scintille attorno a molte altre persone, seppur non così definite vista la lontananza, ma comunque distinguibili. Quando l'uomo si avvicina alla bambina cercando di acchiappare le lucine, viene intercettato dall'insegnante uomo, quello un poco calvo che fino a poco prima stava guardando sognante la sua collega che continua a spiegare. > Qualche problema signore? Si sente bene? < chiede mettendosi tra la bambina e Adam. Le scintille di lui sono ancora più vicine e visibili per Adam in questo momento.
Adam si toglie il cappuccio dalla testa, senza staccare per niente lo sguardo da quelle lucine che ormai hanno attirato del tutto la sua attenzione e a cui cerca di dare una spiegazione. Quelle su cui ora è concentrato sono quelle sulla bambina che, seppur a intermittenza, non smettono di luccicare e creare una strana aurea intorno a lei. L’uomo calvo si mette in mezzo, interrompendo il suo intento di afferrare le lucine attorno la bimba. Adam lo guarda negli occhi, un po’ spaesato. > Si tolga, spenga quelle luci! < Borbotta, alzando di qualche decibel il tono della voce senza ancora urlare, però. Le luci sono anche attorno all’uomo e per un attimo Adam ne viene quasi accecato, tanto che chiude gli occhi e quando li riapre volge lo sguardo al centro della piazza avendo, dal punto in cui è, un’ampia veduta. E le luci non sembrano limitarsi ai bimbi o agli insegnati. Ora la piazza ne sembra gremita. Lui sente la testa cominciare a girare vorticosamente, gli viene da vomitare e l’aria pallida in viso sembra confermare il tutto. Si porta una mano sulla bocca dello stomaco, quasi cercando di fermare quell’impulso. Gli occhi tornano sul prof. e sulla bambina. > Le vede anche lei? < Domanda, con voce fioca. > Le luci.. < Aggiunge. Adesso la mano stringe duramente il giacchetto, sempre all’altezza della bocca dello stomaco. >
L'uomo calvo non si rende conto di aver peggiorato la confusione di Adam, ma d'altronde lui non vede ciò che Adam vede. > Signore? Signore, si sente bene? Vuole che chiami un'ambulanza? < chiede premuroso, con una voce profonda e calma. I bambini, compresa la bambina luminosa, cominciano a spaventarsi e ad avvicinarsi all'altra insegnante, mormorando tra di loro, mentre osservano i movimenti di Adam, sempre più confuso. > Le luci? Di cosa sta parlando? < comincia il professore, ma poi Adam lo prende per la giacca, talmente forte che lo trascina con sé. > Calmati, figliolo, calmati... Ora chiamo un'ambulanza, hai bisogno di un dottore. Ora siediti, siediti... < dicendo questo, appoggerà le sue mani su quelle di Adam e cercherà di portarlo a sedersi sui gradini della statua centrale, per poi chiamare un'ambulanza. Se Adam lo seguirà dopo pochi minuti verrà accompagnato in ospedale e visitato da un medico, se invece no... È tutta una sua scelta da questo momento in poi.
Le voci, seppur vicine, risuonano nella testa di Adam come un eco lontano. E’ in stato confusionale e tutto quello che vede, lo vede doppio. Sente di avere l’istinto irrefrenabile di vomitare, un magone che sale dallo stomaco. Non riesce a capire cosa gli prende e risulta visibilmente spaesato. Solo che tutte quelle luci gli danno fastidio, il non capire, il non trovare un nesso logico lo mette a tappeto ancora di più di una vera e propria sconfitta su un ring. La salivazione è azzerata, ma riesce a scuotere con vigore il capo quando sente parlare di un’ambulanza. > Le luci che avete attorno, le luci dannazione! < Adesso urla, preso dalla rabbia. La rabbia di non riuscire a spiegare quanto vede e la rabbia per ciò che gli altri non vedono. > No, l’ambulanza no.. < Ripete, stringendo ancora di più la mano sulla bocca dello stomaco. Lascia andare il professore, seguendo il suo consiglio. Si siede su un gradino, nella parte bassa al di sotto della statua centrale.. Si posa la testa tra le mani, che la sorreggono, con i gomiti appoggiati sulle ginocchia. I bambini sono spaventati ma lui non se ne preoccupa, perché non riesce a preoccuparsene, costernato da quelle orribili sensazioni senza spiegazioni. E quello che vede, gli crea la nausea. Se prima veniva paragonato al Grinch, adesso probabilmente emigrerà ogni Natale verso luoghi in cui sia già stato festeggiato. Successivamente l’insegnante sembra convinto a chiamare soccorsi e lui non ha la minima intenzione di andarsene in ospedale. Indi, scuote di nuovo il capo, sforzandosi e alzandosi. > Niente ambulanza, sto bene. < Urla, per poi abbassare lo sguardo sulla strada evitando di alzare gli occhi. Ma ci mette poco e dietro un cassonetto, comincia a dare di stomaco.
> Non c'è nessuna luce attorno a noi, figliolo... [ il professore calvo comincia a dare ad Adam un meno formale tu, chiamandolo figliolo, evidentemente preoccupato. Il professore non sembra ascoltare le proteste dell'uomo. Lo osserva, corrucciato mentre recupera il cellulare da una delle tasche della giacca marrone per digitare il numero di emergenza. Rispondono quasi subito e lui si mette a parlottare a bassa voce, evidentemente temendo che l'uomo possa agitarsi ancora di più o venire preso dalla rabbia e fare qualcosa alle decine di persone presenti in piazza in quel momento. Adam poco dopo va in un angolo a vomitare, in stato confusionale e arrabbiato perché non lo capiscono, ma non possono capirlo. Non è colpa loro, come non è colpa di Adam. Certo è che la causa di tutto è stata l'estrazione del suonatore di organetto.
La conferma di ciò che Adam vede e che gli altri non vedono arriva direttamente dal professore. Seppur il suo tono sia calmo, pacato e in qualche modo rassicurante, lui non riesce proprio a calmarsi. Non si spiega quanto stia accadendo. Finisce di vomitare. Poco più di quei pochi morsi dati all'hot dog. Gli occhi azzurri di Adam sono dilatati, quasi come se avesse visto un fantasma. Ed in effetti, se un fantasma non è sembra avvicinarglisi molto. Ma lui scettico, rifiuta quelle parole e quei pensieri. Ricaccia entrambe le mani nelle tasche del giacchetto nero che porta indosso. Volge lo sguardo per un attimo sul professore, come se volesse chiedergli qualche altra cosa. Ma lo nota al telefono e la cosa lo mette in allarme. Non andrà a farsi dare del pazzo da un medico da strapazzo. Per questo, dopo aver vomitato e aver ripreso leggermente colorito, cerca di sfruttare la forza rimasta per allontanarsi a passo svelto dalla piazza. Lontano da tutta quella gente, verso casa. Cammina velocemente.. Una camminata che potrebbe presto trasformarsi in una corsa, nel caso qualcuno provasse a fermarlo o a inseguirlo per portarlo indietro ad aspettare l'ambulanza. Quindi, sgattaiola via velocemente verso casa. Dove cercherà di calmarsi, dormire, mangiare qualcosa. Arrovellandosi il cervello, in cerca di spiegazioni razionali.
Nuovo sito collegato
News di Les Ombres de Bruges del 20/09/2015
Si tratta di un forum dal titolo "Il Destino di Bruges" in cui verranno archiviati tutti i resoconti estemporanee e quest.
L'indirizzo è http://brugesgdr.forumfree.it/
Siamo ovunque... ?
News di Les Ombres de Bruges del 19/09/2015
Questo ci ha fatto pensare che i bannerini nella homepage siano poco visibili, quindi abbiamo pubblicato in bacheca un elenco di dove il gdr è segnalato, dove trovate le news, i resoconti quest, le anticipazioni e dove è possibile commentare il gioco.
News:
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Resoconti (oltre a gdr-online):
Looke
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Stiamo inoltre aprendo un forum dove raccogliere i resoconti e le giocate.
Presto sarà inserito l'indirizzo nei siti collegati al gioco.
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