News e Annunci Les Ombres de Bruges
Evento: Festival del Solstizio d'Estate
News di Les Ombres de Bruges del 21/06/2015
Vi aspettiamo nella piazza del Markt per vivere la notte più corta dell'anno.
Una notte che fino a qualche secolo fa era chiamata la Notte delle Luci per via dei grandi falò e della grande festa che si teneva per inizare l'estate ed ingraziarsi gli dei per un inverno mite.
Giocolieri, saltinbanco e artisti di strada ci allieteranno con i loro numeri spettacolari, insieme ad un gruppo di musica antic e stand gastronomici e artigianali.
Vi aspettiamo stasera nella piazza del Markt, a partire dalle 21.30.
Di seguito, l'articolo del MetroBruges sull'evento.
ATTORNO AL FESTIVAL DELLE LUCI
Intervista ad Aleida Dumont
della Redazione del MetroBruges
Intervistiamo quest’oggi Madame Aleida Dumont, socia fondatrice insieme a Monsieur Hugo Larget de “Il Circolo del Mecenate”, storica associazione culturale di Bruges. Il Circolo ha organizzato per la prossima domenica la prima edizione del Festival delle Luci di Bruges, in associazione con il Comune di Bruges e l’associazione dei Musei cittadini. Il tutto patrocinato dal MetroBruges, il nostro giornale.
Mi dica Madame Dumont, come si è creata l’idea di questo Festival?
Il solstizio d’estate è sempre stato un avvenimento importante nelle società politeistiche antiche, quali di Celti, i Norreni, i Greci o i Latini, da cui tutta l’umanità discende per linea diretta. In questi luoghi la predominanza, all’epoca, era Celta e Norrena e i loro nomi per chiamare tale festività erano rispettivamente Mediosaminos e Litha. Il solstizio d’estate è il momento dell’anno in cui il Sole raggiunge l’apice della sua iperbole, tuttavia dopo questo momento comincerà la sua fase discendente, preannunciando il freddo e l’oscurità dell’inverno. Non abbiamo inventato nulla di nuovo, tutto era già scritto. »
Quindi è un ritorno alla tradizione pagana?
I nostri giovani non conoscono molte delle antiche tradizioni che fanno parte di loro per una via indissolubile quale è il sangue. È giusto che conoscano tutto ciò che erano molti secoli fa. »
Quali attrazioni ci saranno durante questo Festival?
Ci saranno molte attrazioni. È nostro orgoglio poter dire di essere riusciti a coinvolgere moltissime aziende di Bruges e il personale dei Musei cittadini. La piazza del Markt sarà tutta decorata con lanterne sospese e saranno presenti molti chioschi di artigianato, alcuni provenienti anche da altre regioni. In un’altra area attrezzata ci saranno tutti i chioschi gastronomici, che proporranno cibi particolari, totalmente biologici, pensati per quest’occasione. Siamo riusciti ad assicurarci anche la presenza di alcuni artisti circensi che si esibiranno per il divertimento di grandi e piccini. Per non parlare poi della partecipazione di alcuni dei dipendenti dei musei della nostra città che parteciperanno alla festa con consumi medioevali perfettamente ricostruiti. »
Può ricordare ai nostri lettori quando sarà il grande evento?
Il ventuno giugno alle ore 21.30 nella piazza del Markt. »
Grazie infinite Madame Dumont.
Grazie a lei. »
Nuovo blog anonimo - Il primo post
News di Les Ombres de Bruges del 20/06/2015
Bruges, la Morta.
Belgio. La chiamano la Venezia del Nord. Non ho mai visitato l'Italia, mi fido del parere degli esperti.
Bruges è accattivante e seducente. Ti avvolge con l'architettura dei suoi edifici, con le stradine ben curate e il centro che ricorda tanto un paesaggio descritto da qualche autore di una fiaba. Gli abitanti sono gentili, ben disposti ad accettarti e aiutarti per qualunque cosa. Una donna che ti vizia, che ti mostra tutte le sue bellezze, che ti mostra quello che potresti avere da lei. Ecco cos'è Bruges. Una puttana che si vende al migliore offerente in cambio del silenzio. In cambio di un tacito assenso alle sue bizze e bizzarrie. E le sue doti le usa ogni volta. Ogni volta ti convince che tutto sia spiegabile, tutto sia normale. Ti abitua a chiudere gli occhi, sospirare e andare avanti in mezzo all'ipocrisia generale. In mezzo a sorrisi che mascherano notti insonni, preoccupazioni.
Un'amante sarebbe meno spietata. Un'amante ti concederebbe delle tregue per farti riprendere dopo l'amplesso, dopo uno scontro. Non Bruges. O l'affronti a testa alta o diventi un'ombra, avvolta dalla nebbia.
Numb.
Testimoni cercasi
News di Les Ombres de Bruges del 19/06/2015
Contattare Javrier Dukas, e-mail [email protected] [//pg Javrier].
Nuovo master fato
News di Les Ombres de Bruges del 18/06/2015
Grazie a lui per essersi candidato e in bocca al lupo :-)
La visione di Camille - Resoconto di Chanel
News di Les Ombres de Bruges del 17/06/2015
Camille
Master Fato: Chanel (in chat dalle 21.00 alle 23.11)
Punti esperienza distribuiti: 15 (causa problemi di interazione e attese piuttosto lunghe)
Note: Nonostante l'esito fallimentare del tiro di dadi, il personaggio è stato graziato.
In sintesi:
Il novilunio rivela la sua dirompente energia e con essa la natura di alcune delle creature che popolano Bruges agli occhi di Camille, che fa un incontro violento con una di esse... o forse si è solo immaginata tutto.
Resoconto:
E' una serata tranquilla a Bruges. Le nuvole coprono un cielo oscuro e senza luna. Chi è addentro ai segreti della città, sa che è durante il novilunio che le forze oscure prendono il sopravvento sulla quotidianità. Le vetrine dei prodotti tipici, in primis merletti, cioccolato e birra sono illuminate così come i lampioni, a dare l'illusione di poter spezzare la morsa dell'oscurità, ma la luce non fa che generare nuove ombre che si muovono silenziose sull'asfalto, ai piedi degli ignari cittadini. Questa sera Le Tilleul è rimasta aperta più del solito, per consentire ai cittadini di vedere per l'ultima volta la mostra fotografica dedicata al body paint. La commessa dell'erboristeria è al suo posto, fuori dalla porta, accanto ad un tavolino su cui sono sistemati alcuni prodotti che la ragazza dai capelli rossi invita a provare. Tra le mani ha una bottiglietta di profumo e quando una donna le si avvicina e le porge il polso, la ragazza ne decanta le qualità "Ha un profumo molto fresco che ricorda i fiori in primavera nel Minnewaterpark... All'interno del negozio troverà alcune varianti ispirate agli aromi di Bruges. Ce n'è una buonissima al cioccolato...". La donna si annusa la pelle e ringrazia la commessa prima di entrare nell'intimo negozietto. La ragazza invece rimane in attesa di nuovi passanti a cui proporre i vari campioncini mentre la via si popola di nuove figure.
Tra di esse Camille, in compagnia di un gruppo di amici che viene lasciato davanti ad una vetrina perchè la ragazza possa avvicinarsi all'entrata dell'erboristeria, dove chiede alla commessa, Emke se la mostra è ancora visitabile.
La commessa sorride cordiale all'arrivo di Camille, annunciando che sono in chiusura ma non fa in tempo ad aggiungere altro che una nuova cliente si frappone tra di loro, chiedendo di poter annusare il profumo spruzzato nell'aria. La commessa esegue e spruzza il profumo che si nebulizza tra di loro, ricadendo verso il basso. Alcune gocce raggiungono il dorso della mano sinistra di Camille mentre la vita nel viale prosegue tra luci e ombre. Gli amici della ragazza sembrano divertirsi molto nel commentare alcune merci esposte in una vetrina di abbigliamento intimo femminile. Un clochard si muove lento lasciandosi alle spalle la piazza del Markt, trascinando i piedi infilati in scarpe sudicie e malridotte, come il resto del suo abbigliamento: un paio di pantaloni di lana pesante, una camicia stropicciata tenuta fuori da essi, una giacca con una tasca bucata ed un cappello di paglia. Il clochard si muove in direzione de La Gourmandise, una delle pasticcerie più rinomate della città, dove un uomo alto e ben distinto staziona davanti alla vetrina illuminata e che lascia vedere al suo interno alcuni clienti che si attardano ai tavolini del bar. L'uomo è di bell'aspetto, vestito di un pregiato completo grigio di Armani con camicia azzurra e scarpe di cuoio pregiato. Tiene attaccato all'orecchio sinistro un cellulare. Parla con il suo interlocutore mentre si sistema il nodo della cravatta di seta grigia guardando il proprio riflesso rimandato da una delle vetrine della pasticceria. Tra le risa degli amici di Camille, il latrato insistente di alcuni cani si alza, latrati che si trasformano ben presto in alti ululati. Il verso di una civetta si innalza dai tetti e ombre scure di uccelli solcano il cielo nero.
Camille manifesta il desiderio di entrare comunque nell'erboristeria ma la ragazza si attarda a cercare la civetta che ha emesso il suo verso sopra le loro teste, accennando a Harry Potter. La cliente che ha voluto sentire il profumo nebulizzato, non sembra essere interessata ad altro, così si allontana. Le nuvole intanto si diradano sopra Bruges, lasciando scoperta una porzione di cielo dove agli occhi di Camille che cercano la civetta appare il contorno della luna come un disco nero dai bordi azzurri fiammeggianti. Anche la commessa alza occhi vuoti al cielo e sull'astro lunare. Non ci sono più gli ululati dei cani o battiti di ali che provengono da sopra i tetti dei palazzi, nè le risa degli amici di Camille, che tacciono con il viso rivolto in alto. Il silenzio regna. Le luci delle vetrine appaiono ora fredde, sbiadite così come il verde vivace dell'insegna dell'erboristeria ed i pochi rumori di chi percorre il viale giungono ovattati alle orecchie della studentessa. Anche alcune figure sono cambiate da quando il disco fiammeggiante ha fatto la sua comparsa in cielo, facendo apparire il mondo totalmente diverso da quello che era in una tranquilla serata di Giugno. Il clochard avanzando sul marciapiede urta l'uomo ben vestito davanti alla vetrina della pasticceria. I due si guardano in maniera ostile. La giacca del senzatetto si lacera quando due grandi ali di pipistrello si aprono, stagliandosi dietro la sua sagoma. Anche il suo viso si deforma in un ghigno minaccioso e la pelle appare nera e spessa come se fosse di pietra. Guardandolo attentamente non si troverebbero molte differenze tra il suo nuovo aspetto e quello di uno dei tanti gargoyle che vigilano sulle città dall'alto delle facciate delle cattedrali gotiche.
Camille chiede ad Emke se anche lei stia vedendo la Luna fiammeggiante ma la commessa non risponde. E' con il viso rivolto verso il cielo, ma i suoi occhi sembrano non vedere nulla, vuoti ed assenti. L'uomo d'affari in abito di Armani, urtato si gira verso il clochard-gargoyle e mostra il suo viso ora pallido, con vene nere a segnare il collo robusto sottopelle e bulbi oculari completamente neri, come due pozzi in cui ci si potrebbe riflettere e cadere nell'oscurità. I lineamenti del viso sono marcati, con zigomi ampi e squadrati, fronte ed arcata sopraccigliare pronunciati, labbra piene, bianche anch'esse. La sua figura appare innaturalmente alta rispetto a quella delle altre che sostano accanto a lui. La sua risata beffarda verso il senzatetto si alza nel silenzio. Le fiamme che circondano il disco lunare occupano una porzione di cielo sempre più ampia, circondata dalle nubi che sembrano aprirsi alla forza dirompente di quella straordinaria energia. Lo sguardo malefico della pallida creatura che ora appare vestito con un saio grigio con cappuccio sul capo, viene rivolto verso Camille che parla ad alta voce di Harry Potter e dissennatori e si lascia sfuggire una risata isterica. La risata dell'uomo si esaurisce ed a grandi falcate l'essere inizia a muoversi in direzione della ragazza, macinando velocemente quei pochi metri che lo separano da lei. I suoi passi pesanti fanno tremare il cemento che in alcuni punti si frantuma sotto i grandi piedi. La figura imponente e marmorea si staglia presto sopra Camille, sovrastandola quando si ferma di fronte a lei e grugnisce, minacciosa.
Quello che potrebbe essere un uomo così come una creatura mitologica rimane in piedi sul marciapiede di fronte a Camille, paralizzata dalla paura. Nessuno, neppure la commessa al suo fianco sembra accorgersi di quella presenza a parte il gargoyle che batte le ali e si alza in volo, come se volesse controllare la situazione dall'alto. La creatura emette un grugnito ed un ghigno gli compare sul volto malvagio, quando con uno scatto fulmineo alza la grande mano, prende la commessa per il collo e stringe la presa attorno alla sua gola. Un rumore di ossa rotte che Camille, a occhi chiusi sente distintamente nel silenzio irreale della città, in quell'attimo in cui tutti i presenti sono con il naso rivolto verso l'alto. Non ci sono auto di passaggio, nè biciclette, nè carrozze, nè il verso degli animali... tutta la città sembra immobile, compresa la commessa che rimane impassibile nonostante la stretta della mano della creatura di fronte a Camille, l'unica che sembra avere una coscienza vigile. Con il fragore che pare quello di un tuono, la creatura inizia a ridere e lascia la commessa, che rimane ferma nella sua posizione, con segni neri della sua mano attorno al collo che si piega in maniera innaturale all'indietro, come se le vertebre fossero spezzate. La creatura allunga entrambe le mani verso Camille, cercando di afferrarla mentre il gargoyle urla alle sue spalle ed i contorni fiammeggianti della luna calano di intensità.
Solo allora Camille sembra riscuotersi dal terrore e tenta una fuga, indietreggiando e cercando di raggiungere il negozio, ma creatura non si fa cogliere impreparata dal suo risveglio. Con la sua altezza gli bastano un paio di passi per raggiungerla ed afferrarla. Stringe la presa attorno alla gola di Camille. La ragazza sente le vie respiratorie occluse ed un nuovo urlo del gargoyle che si lancia verso di loro... quella è l'ultima cosa che Camille riesce a vedere mentre la luna fiammeggiante scompare dal cielo, che torna sereno, trapuntato di stelle, pallide testimoni di quanto accade sulla terra... "Miss?", è la voce di Emke che pare preoccupata nel guardare Camille dritto negli occhi. Camille è lì dove si trovava quando il profumo si è posato sulla sua mano. In piedi ed apparentemente senza alcun danno fisico dovuto allo scontro con la creatura. "Si sente bene?" continua Emke guardandosi poi attorno allarmata. Il clochard sta ancora camminando sul marciapiede opposto e ha superato l'uomo nel completo di Armani di fronte alla vetrina della Gourmandise, che chiude la telefonata e si allontana dalla pasticceria, muovendo i suoi passi verso la piazza del Markt. Gli amici di Camille ora sono più seri. Si sono avvicinati alla vetrina di un negozio di abbigliamento maschile firmato, illuminata dall'interno e dalle luci vivide dei lampioni. E' come se nulla di quanto vissuto da Camille fosse mai avvenuto. C'è solo la commessa a guardarla ancora perplessa, prima di essere richiamata all'interno del negozio in chiusura e Camille raggiunge ben presto i suoi amici, decisa a prendersi una birra e dimenticare quello strano sogno ad occhi aperti.
Solstizio d'estate - La notte delle luci
News di Les Ombres de Bruges del 13/06/2015
Una notte che fino a qualche secolo fa era chiamata la Notte delle Luci per via dei grandi falò e della grande festa che si teneva per inizare l'estate ed ingraziarsi gli dei per un inverno mite.
Giocolieri, saltinbanco e artisti di strada ci allieteranno con i loro numeri spettacolari, insieme ad un gruppo di musica antic e stand gastronomici e artigianali.
Vi aspettiamo il 21 giugno 2015 nella piazza del Markt, a partire dalle 21.30.
Morte di un noto collezionista
News di Les Ombres de Bruges del 12/06/2015
Sono ancora in corso le indagini della polizia in merito alla morte di un noto collezionista, ritiratosi ormai a vita privata da qualche anno, residente nelle campagne di Bruges.
La scorsa notte, la villa-maniero ove il signor Carl Craftstadt di anni 43 risiedeva assieme al suo maggiordomo, Johan Buckler, di anni 50, è stata svaligiata di alcuni preziosi pezzi della collezione.
Gli inquirenti stanno valutando tutte le ipotesi, ma apparentemente il furto sembra non essere collegato all'omicidio. Fonti vicine all'ufficio stampa della Politie, assicurano che il cerchio si sta stringendo attorno all'assassino.
Continua invece la raccolta di indizi per la ricerca degli autori del furto.
Operazione recupero - Resoconto di Camiel
News di Les Ombres de Bruges del 11/06/2015
Chat: Fuori città (villa collezionista)
Ora inizio/Fine: 18:00/23:30 (pausa cena esclusa)
Master fato: Camiel
Punti esperienza distribuiti: 30
Oggetti quest recuperati: Calice, Reliquiario, Tomo (ora nell'inventario del PNG/Magazzino Mano Nera).
Antefatto
La Dottoressa Taylor (alter ego di Aika che ha fatto da apripista per le sale segrete della villa del collezionista) è partita da tempo ed è ora, per la mano nera (organizzazione criminale di Bruges), di recuperare ciò di cui ha bisogno.
Resoconto
La squadra, con le peculiarità scelte da Aika, è composta da Zack (PNG) un gigante dalla mano pesante, ma lento, Elodie (PNG), una trapezista, a tempo perso, del circo ... esile come un giunco, ma dalle movenze leggiadre di una gatta e Drako (PNG), un tipo anonimo, con lo zaino più nutrito di tutti... a lui il compito di sbaragliare serrature, sistemi d'allarme e teche.
La sera prescelta, il manipolo si reca all'esterno del muro di cinta ove, due giardinieri... compiacenti o ricattati che siano poco importa... hanno inavvertitamente lasciato aperta una porticina laterale nella zona più remota della villa. Il bosco. Bosco che con le sue fitte trame rimane quasi all'oscuro e il faro nella sera-notte sono le due finestre con le luci accese della villa. Una al piano terra ed una al primo piano ove si possono discernere due ombre una seduta ed una in piedi, reclinata su un piano.
L'avvicinamento dal bosco non è difficoltoso, ma c'è uno spazio aperto tra la parete della casa la porta secondaria delle cucine che potrebbe esporli a chi è all'esterno. Tutti passano ed Aika impartisce i primi ordini. Il molosso (zack) resta indietro celato tra gli alberi; Elodie riceve l'ordine di salire profittando dei rampicanti e Drako di aprire la porta.
Lo scassinatore ha qualche difficoltà ad aprire la porta ed il molosso è lento. Tanto che il suo movimento "furtivo" desta sospetti all'interno tanto che la finestra va ad aprirsi ed è solo una testa che ne esce per controllare. Scappa all'interno.
Aika decide di raggiungere Elodie, mentre lo scassinatore ed il picchiatore entrano dalla porta e, memori della pianta fornita da Aika quando era sotto mentite spoglie, cercano di agguantare il "testimone" per evitare che chiami la polizia o attivi l'allarme generale.
Una volta entrate Aika e l'acrobata, capiscono perché l'allarme ancora non era suonato. Un uomo molto somigliante al collezionista, ma di almeno un ventennio più giovane, è rigido sulla poltrona. Le mani serrate sui braccioli e la mascella innaturalmente aperta. Sul tavolo da lavoro una pezzuola che cerca di ripulire il contenuto di una tazza di te rovesciata che ha sporcato inoltre dei fogli.
Ma non c'è tempo. L'uomo sa di essere in trappola e cerca di usare la presenza degli intrusi come proprio alibi. Non si avvede delle due che nel mentre si erano nascoste, mentre prosegue a ripulire la scena.
Aika, celata alla vista dalla tenuta che ha preteso per tutti i componenti, cerca di chiedere spiegazioni; riconosce ora il maggiordomo, tanto vicino al collezionista quanto letale ... ma non da spiegazioni invitando il gruppo a limitarsi a loro ed evitare di entrare in un gioco che non compete loro... e non risponde, nemmeno sotto le cure del molosso coi suoi massaggi al cranio. Motivo per cui non riconoscendone l'utilità gli fanno perdere i sensi, mentre la mano, cerca di recuperare quanto più può dalla collezione, prima di lasciare il loco e far perdere le tracce.
Commento Generale
Non credo sia stato facile da Aika, visto che molti dei pericoli incappati in questa piccola avventura sono stati dati dai dadi lanciati dal master per la gestione dei PNG (ihihi).
Comunque è andata bene.
Per la stampa e per gli investigatori laddove vogliate scrivere un articolo e/o investigare scrivetemi.
La visione di Aaron - Riflessioni del protagonista
News di Les Ombres de Bruges del 10/06/2015
Ha spesso immaginato una scena come quella vissuta, una scena in cui i Tedeschi occupano i luoghi di cultura, perchè si sa, la cultura è un arma spesso troppo potente. L'ha vissuta da spettatore, ma la sua poltroncina di cinema, non era in una platea, bensì in mezzo alla scena. Una scena così, quasi sicuramente ha dato inizio all'operato degli studiosi Germanici di cui segue le orme, forse per scoprire quanto hanno rinvenuto, o forse per proseguire, inconsapevolmente, la loro opera.
Quello che non ha mai immaginato è che avrebbe avuto paura, la paura che gli piantassero una pallottola in mezzo alla fronte, la paura di non esserci più, la paura di dover interrompere quanto sta facendo, le sue ricerche.
Che non fosse reale, se n'è reso conto subito, troppe le contraddizioni, tra la modernità della sue figura, del tastierino dell'allarme, delle luci a led e dell'impianto di condizionamento, e la spessa lana delle giacchette grigio-avio.
Nel dubbio, ha appuntato tutto però. Pioveva, ma solo durante la sua visione, Hugo Larget... il nome di colui che era travestito da soldato della Wermacht, che ha nascosto quel foglietto in quel nascondiglio segreto dell'archivio, nascondiglio da lui rinvenuto vuoto. Si osserva le nocche della mano destra, sono ancora graffiate dal suo cercare frenetico in quell'anfratto, dietro quella pietra apparentemente come altre, ma che lui ha rimosso e marcato con impercettibili segni.
Cosa c'era in quel foglietto? Perchè un foglio di pergamena così malridotto nei primi anni quaranta? E, soprattutto, chi lo ha trafugato? Se quell'Hugo Larget non è, come sospetta, Tedesco, ma membro della resistenza, potrebbe trovare sue tracce, in fondo, dopo la cessazione delle ostilità sono venuti allo scoperto in molti, sicuramente stufi di aver passato anni in clandestinità.
E' durata poco l'illusione di aver avuto la possibilità di mettere le mani su qualcosa di grosso, e neanche per un istante ha pensato al fatto che, l'ultima volta che gli è successo, lo hanno quasi ammazzato.
Una sola cosa è certa, le sue ricerche continueranno. Che quanto gli sia successo sia solo uno scherzo della sua mente, un episodio isolato, figlio di quella misticità che circonda Bruges, quella stessa di cui nessuno apertamente parla diventa, adesso, un irrilevante dettaglio.
La visione di Aaron - Resoconto di Chanel
News di Les Ombres de Bruges del 09/06/2015
Aaron
Master fato: Chanel (in chat dalle 12:06 alle 14.13)
Punti esperienza distribuiti: 30.
In sintesi:
Alcuni soldati tedeschi con divisa della seconda guerra mondiale fanno irruzione nell'archivio storico in cui Aaron, dipendente del museo, sta lavorando. I soldati, agli ordini di un comandante, portano alcune casse chiuse nella stanza.
Mentre un portaordini distrae il comandante, un soldato, rimasto solo nella stanza estrae dalla giacca un foglio ripiegato ed ingiallito e lo deposita in un buco nel muro, coperto da una pietra.
Mentre il comandante viene richiamato al pianterreno, dove è in atto una sparatoria, il soldato ed il portaordini si infilano nell'archivio e si chiudono la porta alle spalle, per poi correre verso Aaron, attraversando lui ed il tavolo che occupa.
Una volta tornato alla realtà, Aaron ispeziona il nascondiglio dietro la pietra, trovando solo polvere, ma nonostante tutto non uscirà dall'archivio a mani vuote.
Ha ottenuto un indizio che sarà fondamentale per la sua ricerca.
Resoconto:
E' una giornata come tante, tra turisti che si riversano nelle strade e nei luoghi di interesse storico e culturale ed i lavoratori che si trovano negli uffici a svolgere le proprie mansioni. La triennale di Arte Contemporanea e Architettura di Bruges ha richiamato più visitatori di quanti ci si aspettasse e molti di questi approfittano della permanenza nella capitale delle fiandre per una breve incursione al museo. Dalle finestre degli edifici storici che danno sulla piazza si possono notare le lunghe file ed il frenetico via vai all'esterno. Persone di ogni etnia intente a scattare foto, entrare o uscire dal museo o in altri edifici adiacenti, come tante formiche operose che spesso nonostante la stanchezza dipinta sui loro volti, sotto il peso di voluminosi zaini, si infilano nelle porte o sollevano gli occhi sui palazzi dal loro tavolino nei dehors delle caffetterie o ristoranti, avide di mettere a frutto ogni secondo passato in città. I cittadini di Bruges sono abituati a quelle presenze. Quasi non ci fanno più caso, così come spesso non fanno caso alla confusione portata, soprattutto nei mesi estivi, da quelle entità estranee.
Aaron, come spesso accade è al lavoro nell'archivio storico del museo, con i segni della stanchezza sul volto. Probabile che non abbia dormito molto.
Dalla finestra socchiusa dell'archivio, dove Aaron è chino su un paio di raccoglitori, all'improvviso non si sentono più le voci dei turisti. Le nuvole che fino ad allora coprivano il cielo di Bruges si fanno più fitte. La luce del sole sembra non filtrare più dalle ampie finestre ed un tuono squarcia il cielo nero tra gocce di pioggia fitta. Al boato del tuono segue il silenzio. Non ci sono più neppure le voci normalmente tenute basse ed i passi leggeri dei visitatori all'interno del museo, che normalmente restano in sottofondo nel rispetto di chi si reca in contemplazione della storia che trapela dai reperti lì conservati.
Intanto Aaron se la ride, compiaciuto da quel tuono immaginandosi l'orda di turisti che cerca riparo dove può e controlla che l'acqua non possa entrare dalla finestra socchiusa, a fare qualche danno nell'archivio che il custode non gli lascerebbe passare indenne.
Dei passi molto più pesanti salgono le scale. Sono di una decina di persone che battono pesantemente i piedi nel raggiungere il piano dove si trova la stanza in cui Aaron è impegnato nei suoi studi e quei passi proseguono lungo il corridoio, fino alla porta dell'archivio che si apre in un tonfo. Un soldato in uniforme tedesca, apparentemente della seconda guerra mondiale, con un fucile appeso al collo che impugna con la mano destra, tiene aperta la porta per altri due che portano una grande cassa di legno. Lo sguardo duro del soldato tedesco si fissa su Aaron mentre impartisce ordini con fermezza a quelli che lo seguono, nonostante non abbia mostrine sulla propria divisa che lo legittimino a farlo. Le loro divise sono bagnate di pioggia ed alcune gocce cadono dall'elmetto a bagnare le spalle, assorbite dalla stoffa pesante della giacca.
Aaron rimane interdetto, stupito a quell'ingresso, restando in silenzio. L'unica azione che compie è quella di chiudere il raccoglitore che contiene i documenti su cui stava lavorando.
I due soldati entrati al seguito del primo, lasciano la cassa e fanno spazio ad altri che entrano alle spalle, con casse più piccole, tanto da poter essere tenute tra le braccia di un solo uomo. Posato su un tavolo vicino alla porta quanto trasportano, escono dalla sala in fretta, riprendendo le scale che conducono all'esterno. Il primo soldato li segue con sguardo attento, ma quando Aaron chiude il raccoglitore, gli occhi dell'uomo tornano su di lui, mentre l'arma che impugna viene stretta tra le dita, movimento che fa impietrire lo studioso del museo. "Signore!", è la voce di un ragazzo, in lingua tedesca che richiama il soldato sulla porta e questo indietreggia di qualche passo. Il portaordini gli porge un fascio di fogli che richiede un'attenta lettura. "Che diamine! Proprio adesso! Non vedi che sono impegnato?". Il soldato lascia l'impugnatura dell'arma e non lesina parole dure verso il portaordini che evidentemente ha scelto un momento sbagliato per raggiungerlo. "Mi dispiace signore... ordini urgenti, signore...". I due nel corridoio scambiano quelle parole in tedesco e vengono superati da un ultimo soldato che entra a viso basso, dirigendosi verso il tavolo dove sono state lasciate le casse da chi lo ha preceduto, casse simili a quella che sta portando egli stesso.
Aaron rimane fermo, cercando di essere ignorato da quei soldati, conscio che questi avevano l'abitudine di sparare e poi verificare che quello di fronte a loro non fosse un reale pericolo. Ripercorre mentalmente la storia di quei tempi, mentre cerca di comprendere cosa stia avvenendo sotto i suoi occhi, razionalizzando il più possibile quei fatti, ricordando delle casse di munizioni vuote usate come bauli per il trasporto di oggetti di varia natura.
L'ultimo soldato entrato appoggia la cassa sulle altre e si attarda di più rispetto a quelli che lo preceduto e hanno già lasciato la sala. Nessuno sembra fare caso a Aaron in quel momento. Il soldato si gira verso la porta e sembra tenere d'occhio il portaordini e l'altro uomo, mentre infila la mano destra sotto la giacca della divisa e ne estrae un foglio di pergamena ripiegato, ingiallito e consumato dal tempo tanto che gli angoli appaiono usurati al punto che è facile intuire la presenza di buchi se dovesse venire aperto. Dalle scale intanto arriva il rumore sordo di altri passi pesanti e concitati, una voce allarmata rimbomba nelle ampie sale, in direzione del primo soldato arrivato che staziona ancora nel corridoio insieme al portaordini. Quest'ultimo si irrigidisce e da uno sguardo fugace all'interno della stanza dell'archivio. Nel museo risuonano i suoni di un paio di spari ai quali segue un ordine perentorio del primo soldato che getta a terra i fogli che stava leggendo e si gira verso l'uomo all'interno dell'archivio, fermo, a pochi passi da Aaron e che ora compie alcuni passi veloci verso l'uscita, ma non appena il primo soldato si lancia di corsa giù dalle scale, torna indietro e si abbassa, fino a raggiungere il pavimento sotto il tavolo. Scosta una pietra della parete e Aaron potrà vedere che questa copriva un grande buco, dove viene buttato il foglio ripiegato.
Aaron si limita ad osservare ma solo di sottecchi quanto fa l'unico soldato rimasto in archivio. Lo segue con la coda dell'occhio, quasi volesse illuderlo di non averlo visto, ma il nascondiglio viene notato e catalogato nella mente di Aaron che potrebbe tornare li tra trent'anni e ritrovare ad occhi chiusi la pietra che è stata spostata.
Per sua fortuna Aaron viene ancora bellamente ignorato da tutti, quasi fosse un fantasma che assiste indisturbato a quella scena che si svolge sotto i suoi occhi. "Larget..." è la voce bassa e tremante del portaordini che si affaccia alla porta quella che si sente nella stanza dell'archivio. "Hugo, per l'amor di dio! Sbrigati!", parole in francese a cui viene risposto nella stessa lingua, dal soldato che sistema la pietra a coprire lo squarcio nel muro e striscia fuori da sotto il tavolo... "Ho fatto...". Sembrerebbero tutt'altro che eroi dal sangue freddo quei due ragazzi che pallidi in viso si chiudono la porta dell'archivio alle spalle e restano per qualche istante appoggiati alla porta, ansimanti e con rivoli di sudore che scendono alla fronte imperlata. "Di qua...", dice infine il portaordini che si lancia in una corsa verso Aaron, seguito dal complice. Gli corrono incontro, senza fermarsi arrivati al tavolo a cui il ricercatore è seduto, che viene attraversato in uno slancio. In quel momento gli angoli di alcuni fogli si alzano, come se venissero sollevati dalla forza di una folata di vento improvvisa e gelida che investe anche il volto dell'uomo, prima che i due attraversino la parete alle sue spalle, sparendo dalla stanza mentre altri suoni di arma da fuoco riecheggiano nel museo, sormontati da un altro tuono e così come la pioggia era iniziata, così termina, all'improvviso, lasciando le nuvole grigie ma non minacciose sulla città.
Tutto sembra essere tornato alla normalità, ma lo studioso rimane fermo al suo posto, con il timore che i soldati possano tornare e notarlo ed esplodere anche verso di lui, che per un attimo si è coperto la testa con le mani. Non ha intenzione di muoversi finchè non avrà la certezza di essere tornato al 2015 o alla realtà. Le voci salgono dalla piazza attraverso la finestra rimasta socchiusa. Il selciato appare asciutto e non c'è stato il fuggi fuggi generale che Aaron si aspettava allo scrosciare del tuono e della pioggia. I clienti dei bar e dei ristoranti restano placidi nei dehors a consumare le loro ordinazioni, come se quel temporale non fosse mai avvenuto. Il silenzio regna ancora nel museo e le casse sono sparite da sopra il tavolo, dove è ancora visibile la pietra scostata dal finto soldato tedesco che ora è svanito con il complice. La porta dell'archivio si riapre di schianto. " Stai attento!", è la voce del custode che riecheggia stavolta nella stanza in silenzio, verso un ragazzo che lo sta aiutando a trasportare una scatola di cartone con all'interno un gran numero di vecchi faldoni. La scatola viene appoggiata sotto il tavolo e spinta verso il fondo, ad aderire alla parete. "Questi li sistemiamo dopo... o magari chiediamo a qualche topo di biblioteca di farlo per noi" e sono un ghigno ed uno sguardo beffardi che il custode, di certo non il fan numero uno di Aaron, rivolge all'uomo seduto al tavolo, per poi uscire in compagnia del suo aiutante.
Aaron torna a sentire i rumori, quelli di sempre, come se qualcosa gli fosse semplicemente passato per la testa ed avesse per un attimo sognato ad occhi aperti. Nulla sembra accaduto, ma Aaron sa benissimo che non è così. Qualche strascico è rimasto, la pietra, quei fogli che si sono mossi quando i soldati lo hanno attraversato. E poi infine l'arrivo del custode. Aaron finisce pure per sorridergli, non deve mai essere stato così contento di vederlo. Un'altra occhiata alla pietra, presumibilmente la sua prossima meta. "Ma certo, sai benissimo che catalogare faldoni è il mio hobby preferito" replica stranamente gioviale "in un certo senso mi rilassa, ed è anche un buon esercizio mentale". Risponde beffardo, e poi, quando entrambi escono è verso quella pietra che si dirige, perchè qualunque cosa abbiano messo li dentro, se ancora presente, la vuole. Per sè naturalmente.
Le parole di Aaron hanno divertito il custode che gli ha sorriso prima di uscire dalla stanza, lasciando la porta socchiusa in un piccolo spiraglio alle sue spalle. La pietra, oggetto dell'attenzione dello studioso invece rimane lì, solo in parte celata dalla scatola che gli uomini hanno fatto scivolare sotto il tavolo. Se Aaron non avesse visto quanto ha visto, probabilmente non l'avrebbe neppure notata, tanto è simile ad altre e perfettamente allineata con esse. Non uno spiraglio nel calcestruzzo che dovrebbe saldarla alle altre per farne una parete solida, non una scalfittura, non un segno che la distingua ed è in una posizione bassa e defilata, dove è difficile che lo sguardo possa cadere per caso. "Allora dopo questa si va a prendere un caffè?", è ancora la voce del custode nel corridoio che si alza nel silenzio rispettoso del museo.
Aaron si abbassa ed alla voce del custode, istintivamente, porta le mani sul dorso della scarpa sinistra, stringendo un laccio che non aveva alcun bisogno di esserlo. "Vi raggiungo tra cinque minuti al bar", dice, senza neanche voltarsi. Passa con le dita i contorni del calcestruzzo che si muove al passaggio del polpastrelli sul contorno. Un sussulto che dimostra che non è solidamente ancorata come potrebbe sembrare alla vista. I contorni di questa vengono segnati con la matita da Aaron, con segni leggeri che non potranno essere visti se non cercati con attenzione.
Dal corridoio si sente la risata del custode "Non parlavo con te ma vieni pure! Magari scopro che sei una persona normale!". Tanto normale Aaron non deve sembrargli. E' forse lo studioso del museo più ligio al dovere, capace di stare ore in un archivio in cui si trovano vecchi documenti che agli occhi dell'ignorante custode sarebbero più utili se bruciati in un camino. Almeno scalderebbero qualcuno... invece restano accatastati lì, in faldoni che nessuno consulta mai. "Oh ma io sono normalissimo, è che mi disegnano in un altro modo", pronuncia Aaron attraverso la porta. "Comunque andate pure, vi raggiungo. Naturalmente tutto sul mio conto"
Aaron, attento a quanto succede nel corridoio sentirà dei passi, una risata e poi il nulla. La pietra viene scostata e l'uomo infila una mano nel pertugio che celava, trovandoci solo polvere e sassolini che con il tempo si staccati dal calcestruzzo e dalle pietre circostanti. Altri passi e la porta si riapre, stavolta con meno enfasi. Il custode ed il suo aiutante tornano con un'altra scatola di cartone piena di faldoni, quella che ha impedito loro di andare subito al bar ed attenderlo lì. "Pensavi fossero finiti eh? Tanto relax ed esercizi mentali per te". Il custode guarda verso il tavolo occupato fino a poco prima da Aaron, senza vederlo, trovandolo invece sotto quello vicino alla porta, senza però riuscire a vedere cosa stia facendo. Potrebbe allacciarsi la scarpa come cercare di stanare un topo. "Maar... Cosa cazzo fai qui dentro lo sai solo tu...", commenta scuotendo la testa. Lui ed il suo aiutante lasciano la scatola sopra il tavolo stavolta e riprendono la porta. "Ti aspettiamo al bar". In fondo non gliene importa molto di quello che Aaron fa. L'importante è che le carte siano al loro posto quando i suoi superiori controllano l'archivio e finora non si può dire che Aaron non sia stato attento. Alla fine la ricerca di Aaron si è rivelata infruttuosa. Il foglietto, se mai è stato davvero messo lì deve essere stato asportato, ripreso dagli stessi uomini che lo hanno nascosto o trovato da altri, magari durante le varie ristrutturazioni, ciò che conta è che Aaron si ritrova con la mano piena di polvere e poco altro su cui riflettere, mentre si reca al bar per raggiungere il custode ed il suo aiutante.
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