News e Annunci Les Ombres de Bruges
La dimensione onirica di Bruges
News di Les Ombres de Bruges del 17/09/2015
Di Umberto Eco
"E lei come si chiama?"
"Aspetti, ce l'ho sulla punta della lingua..."
Tutto è cominciato così.
Mi ero come risvegliato da un lungo sonno, ma ero ancora sospeso in un grigio lattiginoso. Oppure, non ero sveglio ma stavo sognando. Era uno strano sogno, privo di immagini, popolato di suoni. Come se non vedessi ma udissi voci che mi raccontavano cosa dovessi vedere. E mi raccontavano che non vedevo ancora nulla, salvo un fumigare lungo i canali, dove il paesaggio si dissolveva. Bruges, mi ero detto, ero a Bruges, ero mai stato a Bruges la morta? Dove la nebbia fluttua tra le torri come l'incenso che sogna? Una città grigia, triste come una tomba fiorita di crisantemi dove la bruma pende slabbrata dalle facciate come un arazzo...
La mia anima detergeva i vetri del tram per annegarsi nella nebbia mobile dei fanali. Nebbia, mia incontaminata sorella... una nebbia spessa, opaca, che avviluppava i rumori, e faceva sorgere fantasmi senza fine... alla fine arrivavo a un baratro immenso e vedevo una figura altissima, avvolta in un sudario, la faccia del candore immacolato della neve. Mi chiamo Arthur Gordon Pym.
Masticavo la nebbia. I fantasmi passavano, mi sfioravano, si dileguavano. Le lampadine lontano luccicavano come i fuochi fatui in un camposanto...
Qualcuno cammina al mio fianco, senza rumore, come avesse i piedi nudi, cammina senza tacchi, senza scarpe, senza sandali, una falda di nebbia mi striscia su la gota, una frotta di ubriachi urla laggiù, in fondo al traghetto. Il traghetto? Non lo dico io, sono le voci.
La nebbia arriva su piccole zampe di gatto... C'era una nebbia che sembrava che il mondo l'avessero tolto.
Eppure ogni tanto era come se aprissi gli occhi e vedessi dei lampi. Sentivo delle voci: "Non è coma vero e proprio signora...". Qualcuno mi proiettava una luce negli occhi, ma dopo la luce era di nuovo il buio. Sentivo la puntura di uno spillo, da qualche parte. "Vede, c'è motilità...".
Maigret si immerge in una nebbia talmente fitta che non vede neppure dove mette i piedi... La nebbia pullula di forme umane, brulica di una vita intensa e misteriosa. Maigret? Elementare caro Watson, sono dieci piccoli indiani, è nella nebbia che scompare il mastino dei Baskerville.
La cortina di vapori grigi andava a poco a poco perdendo le sfumature grigiastre, il calore dell'acqua era divenuto fortissimo, e la sfumatura di latte più intesa... Poi siamo stati trascinati nelle fauci della cateratta dove un baratro immane si spalancava per inghiottirci.
Sentivo gente che parlava attorno a me, volevo gridare e avvertirli che ero lì. Avevo frammenti di pensieri, certo, mi stavo svegliando, ma non potevo muovermi. Se solo potessi stare sveglio. Ho dormito di nuovo? Ore, giorni, secoli?
Era tornata la nebbia, le voci nella nebbia, le voci nella nebbia.
Seltsam, im Nebel zu wndern! Che lingua è? Mi sembrava di nuotare nel mare, mi sentivo vicino alla spiaggia ma non ce la facevo a raggiungerla. Nessuno mi vedeva e la marea mi riportava via.
La terra ha un odore di funghi.
Altre voci, ma queste da dentro: lunghi lamenti di una vaporiera, preti nella nebbia informi che vanno in riga.
Il cielo è di cenere. Nebbia su per il fiume, nebbia giù per il fiume, nebbia che morde le mani della piccola fiammiferaia. I passanti dai ponti dell'Isola dei Cani guardano un infimo cielo di nebbia, avvolti essi stessi nella nebbia, come in una mongolfiera sospesa sotto la nebbia bruna, ch'io non credea che morte tanta n'avesse disfatta.
Un'altra luce, più leggera. Mi sembra di intendere, attraverso la nebbia, il suono delle cornamuse scozzesi che si rinnova nella brughiera.
Altro lungo sonno, forse, poi una schiarita, sembra d'essere in un bicchiere di acqua e anice...
Nella nebbia della misteriosa Bruges, sospese tra sogno e realtà, le ombre sono sempre in agguato.
Attenti quando iniziate una giocata: non potete sapere dove andrete a finire.
Baby gang - Estemporanea
News di Les Ombres de Bruges del 16/09/2015
Luogo: Brasserie
Presenti: Adam, Esther, Chanel
Master fato: Esteban
Ora inizio/fine: 16.08 - 18.39
Px distribuiti: 10
In sintesi:
Una banda di piccoli teppisti porta scompiglio nel cortile della brasserie, episodio che termina con il ferimento non grave di Esther.
Resoconto:
La Brasserie si sta preparando a sfornare i migliori cornetti della città, oggi come ieri. E come l'altro ieri. Il profumo è lo stesso che si sente di prima mattina e d'altronde si sta avvicinando l'ora del thè e sia mai che manchi qualcosa alla clientela. Fuori fa fresco, l'estate sembra essersene già andata e fuori la temperatura non è più accogliente come qualche giorno fa. Tira anche un leggero venticello e l'entrata alla Brasserie è più invitante che mai. All'entrata, una delle più anonime zingare chiede come al solito qualche spiccio, maledicendo in silenzio o mormorando nella propria lingua, chi non la accontenta.
Nonostante tutto, il cortiletto esterno della Brasserie è piuttosto affollato. Non si sta parlando della sola zingara all'entrata ma anche di una coppietta alla destra di Esther e Chanel che si sono ritrovate all'interno del cortiletto, appartate a parlare. Più in là qualche ragazzetto si gode gli ultimi giorni prima dell'inizio della scuola. Più in là ancora, dalla parte sinistra, altri si ritrovano a fumare sigarette per la prima volta. Dopotutto, l'atmosfera non sembra essere la solita. Un qualcosa sembra trasmettere meno cura nei particolari. Atmosfera più trasandata, meno sicura. Non è solo l'aria frizzante a rendere instabile quei momenti. Come un senso di insofferenza. O magari no. Magari va tutto bene. Magari ad Adam, che sta fumando accanto all'entrata, non pesa nemmeno il fatto che la zingara, fino a poco fa un po' distante, gli si sta facendo incontro per chiedere qualche centesimo. Magari non darà fastidio nè a lui nè alle altre due ragazze, che la zingara emana un tanfo di sudore che si sentirebbe anche al Parco. Un odore pungente, fatto di capelli unti e sporcizia sotto le unghie lunghe. "Un centesimo Signò, un centesimo, un caffè Signò", farfuglia quelle poche parole, occhieggiando il biondo che fuma. Una delle coppiette alza la voce mentre la zingara si avvicina maggiormente ad Adam.
Odore pungente da far lacrimare gli occhi. Alta come un cassonetto dell'immondizia e pericolosamente gobba. Ha quell'aria che così, su due piedi, ti fa mettere una mano a tappare il naso, e l'altra sulle palle, facendoti mancare una terza mano per tenerti il portafoglio. "Prego Signò...prego...", probabilmente sputazzando anche sui vestiti, o sulla mano di Adam che tiene la sigaretta, per colpa della mancanza di qualche dente. Dal canto suo Esther, viene catturata dal tono di voce più alto di quella coppietta che si era appartata. "Lo sapevo, lo sapevo! Ci avrei scommesso che eri una fottuta troia!!. Un ragazzo di origine ispanica inveisce, contro la ragazzetta bionda che ha di fronte. Mastica tra sè quelle parole, ma dalla foga le rende udibili ad entrambe le ragazze nei pressi dell'entrata. Esther ha il tempo di notare, con la coda dell'occhio, che il ragazzo infila pure una mano nel giubbetto, come se avesse una tasca interna. Chanel invece non sembra fare caso a nulla, più interessata alla zingara alla quale si avvicina per una piccola offerta. La vecchietta sorride con quei pochi denti rimasti. "Signòa grasie grasie". Muove il capo continuamente, come un inchino, prima di fulminare Adam con lo sguardo. Lui la tratta a male parole per quell'involontario sputacchio e cerca di cacciarlo prima di dare di stomaco. La vecchia resta con lo sguardo su di lui una manciata di secondi prima di iniziare quello che ha tutta l'aria di essere un rito: due, tre, quattro volte il segno della croce, mani che si uniscono in preghiera e sguardo poi rivolto verso l'alto. Mormorii inudibili.
E' probabile che la coppia litigiosa faccia parte di quel gruppetto di ragazzini alle prime armi con le sigarette. Dei mocciosi, praticamente. Alcuni gli gridano di smetterla "Hey Juan, schiantala, cazzo fai!?" eppure decidono di non muovere un dito. Restano a guardare, titubanti. Altri hanno già il telefonino in mano, soprattutto un paio di signore di mezza età. Chanel invita la zingara ad entrare per farsi offrire qualcosa. La zingara è tranquilla e beata, sembra quasi aspettare che Chanel si avii verso l'interno della Brasserie per prendersi il suo premio fatto di bacon, uova, toast e patatine fritte. Il ragazzo ispanico intanto sovrasta la ragazza, gli è praticamente seduto sopra, a cavalcioni, più forte e più infuriato. Una mano ha liberato la lama del butterfly, con l'altra invece sembra volerle aprire la bocca. "Adesso ti taglio questa lingua, cosi non potrai più succhiare altri cazzi!!! Sarai felice, si!?". Impazzito, del tutto impazzito, senza però non riuscire a tirare fuori la lingua alla ragazza. Vuoi perchè lei si sbatte come un pesce, o è agitato. Eppure ciò che gli accade attorno non sembra interessargli, almeno fino a quando qualcuno non tenta di fermarlo fisicamente. Come Adam. O Esther, soprattutto, che tenta persino di mettersi in mezzo. "E TU COSA CAZZO VUOI!? EH???", sbraitando, agitando il coltellino, ruotando il busto verso la ballerina, mentre l'altra mano è praticamente piantata sulla faccia dell'ex fidanzatina.
Come vittima di raptus. Il ragazzo ha occhi iniettati di sangue, bava alla bocca. Capelli rasati e carnagione tendente allo scuro. Canotta dei Lakers e pantaloni da rapper. Ha il fiatone, si guarda attorno a tratti spaesato, come se non si stesse rendendo conto di cosa stia facendo. Come se fosse davvero impazzito. La ragazzina invece è inerme, piange, non fa altro, probabilmente sotto shock. Alcuni degli amici cercano di farsi avanti "Dai Juan, andiamocene cazzo, stai facendo arrivare gli sbirri merda!". Una sorta di baby gang ecco, si. Non proprio quel tipo di personcine che vorresti ritrovarti davanti nella Brasserie più tranquilla della città. Quei mocciosi che ti chiederesti da quale famiglia vengono. Esther si fa avanti, verso il ragazzetto, questo si fissa su di lei per ascoltarla. Gli occhi si aprono più del dovuto e lui decide di alzarsi, nell'esatto momento in cui gli amichetti lo raggiungono. Eppure non lo trattengono, non quanto serve per far si che la distanza tra lui ed Esther non si riduca drasticamente. "E tu chi cazzo saresti? La fatina buona del cazzo?" e sputa in terra prima di tornare a fissarla, a minacciarla "Hai qualche anno più di me già, dovresti essere a casa a fare la calza, schifosa nonnetta!! ", uno scatto, come un gesto di stizza, ma è una palese l'intenzione di colpirla al braccio di affettarla, di tagliarla. Il resto è aria fritta. Intanto la zingara si fa più vicina a Chanel, le sfiora il fianco, sembra accarezzarle i vestiti "Signòa...cena..?".
Chanel allunga una banconota alla zingara. ll moccioso ci sa fare con quegli aggeggi. E' un fottuto rambo-ninja ed Esther viene ferita al braccio. Ok, non è che glielo amputa, ma la pelle viene lacerata. Braccio destro, altezza del bicipite, dalla parte esterna. Non è un dolore lancinante nell'immediato ma la vista di quel taglio non è proprio il top. Probabile che ci vorrà un po' di ago e filo, per rimettere a posto tutto. "Cazzo Juan!". Ora si che gli amici si fanno più decisi. Uno lo ferma, l'altro lo obbliga a lasciare il butterfly mentre lui continua ad inveire verso Esther. "Vai a fare la predica a qualcun'altro, stronzetta!! Vai dai tuoi nipotini a piangere adesso!!!" e lo fa mentre un terzo lo obbliga praticamente a filarsela mentre da lontano si sentono alcune sirene. Esther minaccia il ragazzino, con una denuncia, ma questo non fa che fare ridere lui ed anche gli amichetti. Alcuni la prendono in giro, altri la indicano, ma tutti se la stanno filando, chi di corsa chi a passo più affrettato. Non è finita poi troppo bene, ma non per tutti. Per la zingara è finita splendidamente, in attesa della sua cena.
Chanel nel soccorrere l'amica lascia cadere il portafoglio, che viene raccolto da Adam, poi arrivano polizia ed ambulanza che presta le prime cure a Esther e raccoglie la denuncia delle due ragazze.
Il suonatore di organetto - Resoconto di Esther
News di Les Ombres de Bruges del 15/09/2015
Chat : Brasserie
Master Fato: Esther
Punti esperienza distribuiti: 20 a tutti i partecipanti
Ora inizio:17.30
Ora fine: 19.16
Partecipanti:
Adam
Chanel
Aibel
In sintesi:
Il suonatore di organetto fa un'altra delle sue comparsate per le strade di Bruges e questa volta sceglie il cortile esterno della Brasserie. Fa estrarre i biglietti dal pentolino della sua marionetta, Tomas, ai nostri tre protagonisti. Insieme alla frase filosofica però porteranno con sé delle conseguenze a loro legate a doppio filo.
Resoconto Estemporanea:
In quest’umida e piovigginosa giornata di settembre ai tavolini esterni della Brasserie ci sono solo tre persone a chiacchierare. Non tutti sono imperturbabili come Chanel, Adam e Aibel, di fronte alla pioggia. Nel resto della città c'è chi si preoccupa della messa in piega e chi invece, si preoccupa del suo strumento. È proprio la lieve pioggerella umida che si sta abbattendo su Bruges ad aver portato un anziano signore dal viso simpatico a spingere dentro il vicolo della Brasserie, quella che da lontano appare come una strana grossa scatola di legno su rotelle. È evidente che stia cercando rifugio sotto la piccola tettoia vicino ai tavoli esterni. Dalla cima della scala che porta all'interno, uno dei camerieri alza la mano e gli sorride, avendolo evidentemente riconosciuto. Il vecchio, una volta sistematosi sotto la tettoia, si toglie la bombetta nera e rivolge un inchino prima al cameriere che l'ha salutato e poi a tutti i presenti. Sorride apertamente sotto i baffi candidi. È un uomo non molto alto, leggermente curvo, dagli occhi azzurro brillante. A parte il cappello indossa anche un gilet blu scuro, un fazzoletto rosso al collo e camicia e pantaloni dal taglio classico. Comincia ad armeggiare con la scatola, senza dire una parola per il momento. Sposta diversi pannelli e ne viene fuori un organetto dall'aria antica, con un simpatico burattino che tiene un paiolo tra le mani, appoggiato sul davanti. Non chiede offerte, ma sorride semplicemente ai presenti, che facciano o meno caso a lui, mentre comincia a far suonare l'organetto.
musica: https://www.youtube.com/watch?v=6fbmySLMVEw
Chanel infine riesce a vedere il viso di Aibel, quando l'irlandese si toglie gli occhiali da sole e mostra occhi verde chiaro, a differenza di quelli di Chanel che tendono al verde scuro. > Così sei molto meglio < non si fa problemi a dire ciò che pensa la ragazza, almeno in questa occasione. Continuano a chiacchierare del locale e della sua cucina fino a quando una cameriera non le raggiunte, lasciando sul tavolo le carte di credito che la ragazza riconosce immediatamente. Sulla prima è ben visibile il nome Chanel Swan in caratteri in rilievo. Prende il biglietto, lo apre e lo legge > Damn... < sussurra e lo sguardo va subito su Adam, l’unico presente al momento della sparizione del portafoglio che le conteneva. > Che strana coincidenza... < I suoi pensieri vengono interrotti dall’arrivo del suonatore di organetto. Avrà qualche deficit dell'attenzione la anglobelga che sposta lo sguardo sull'organetto che suona ed il suo suonatore, un vecchietto dall'aria simpatica che capita spesso di vedere per le strade di Bruges.
Al commento dell’altra, Aibel sorride, le fa sempre piacere ricevere un complimento. > Ti ringrazio, sei gentile < Mormora osservando anche lei mangiare i suoi stuzzichini. Una cameriera si avvicina con un discreto mucchio di carte di credito. Legge il biglietto che è arrivato con esse ma la reazione di Chanel a quell'arrivo lascia perplessa l'irlandese che prende una delle carte di credito messe davanti a loro. Legge il nome che vi sta sopra e le sembra fin troppo familiare, tranne che per il cognome che non riconosce giustamente. > Il nome è tuo...ma sono le tue? < Rimane perplessa, non crede che la donna abbia potuto compiere un gesto così ora come ora ed è interessante per la donna anche vedere come lei va a guardare Adam di striscio. Lo osserva anche lei di conseguenza ma la sua attenzione viene poi catturata dal vecchietto con l'organo che inizia a suonare davanti all'ingresso della Brasserie. Peccato che con sé porti anche qualcosa che alla donna non piace particolarmente, la marionetta, e si può vedere anche dalla sua reazione al vederlo, rimane impettita e dritta con la schiena con gli occhi fissi su di essa. Quasi non sembra nemmeno ascoltare la musica da quanto è concentrata su di essa, è proprio irrigidita.
La calma del luogo è interrotta non solo dal chiasso dei presenti che cercano riparo o fuggono via frettolosamente, sbattendo contro tutto e tutti, ma anche da uno strano ma simpatico signorotto con una carrucola, con una strana scatola di legno. L’attenzione di Adam viene rivolta a lui, ora, a discapito delle due donne. Ma non si perde la faccia delle due donne, una volta ricevuto il bigliettino con le carte. L’aria è quella da bravo ed innocente ragazzo, del tutto innocuo. E lo sguardo è fugace, rapido, tanto da far sembrare che non sia per niente consapevole del bigliettino, portato dalla cameriera. Come già detto, l’attenzione si sposta sul simpatico signore che procede a suonare l’organetto. Non è certo lo strumento preferito di Adam, eppure non ne risulta infastidito. E’ tranquillo, rilassato. Ancora nella posizione assunta precedentemente, con le gambe divaricate sotto il tavolo; non di certo una seduta composta. Ma lui se ne frega altamente. Le iridi azzurrine fissano il signore e quell’attrezzo che suona, andando a dedicare un superficiale sguardo anche allo strano burattino posizionato su di esso.
Alla maggior parte delle orecchie risulterebbe difficile decidere se la musica suonata dal vecchietto sia allegra o malinconica. Di certo ha un che di ipnotico che porta, volontariamente o meno, i presenti ad ascoltarla. La carta che crea la musica viene inghiottita e risputata velocemente dall'organetto al ritmo della ruota girata dal suonatore. Gli occhi del vecchietto guizzano in ogni angolo e osservano stupiti il viso un poco sconvolto di Chanel, mentre riceve le sue carte di credito. Educatamente distoglie lo sguardo prima che lei possa accorgersene, ma probabilmente si sentirà osservata per qualche secondo. Lo sguardo si sposta su Aibel che rimane impietrita di fronte a qualcosa che poi riesce ad identificare con il suo burattino. > Signorina, non abbia paura di Tomas! È una brava marionetta lui... Venga ad estrarre dal suo paiolo, vedrà non le farà di certo del male. < la voce è gentile e riesce a rappresentare meglio del suo aspetto bizzarro la sua età di circa novant'anni. Possiede un forte accento fiammingo, chiaro segno che l'uomo è nativo della regione. Capta quello che a lui parte un mormorio, provenire da Adam e anche a lui si rivolge. > Venga anche lei signore, e anche lei signorina, estraete tutti dal paiolo e scoprite che cosa vi ha riservato oggi la fortuna! < li invita tutti con un sorriso ancora più ampio dei precedenti, invitandoli con la mano libera ad avvicinarsi.
Chanel risponde al ringraziamento di Aibel. Si pulisce le dita dopo aver mangiato uno degli stuzzichini della Brasserie per poi prendere le carte di credito. Tutte, tranne quella che Aibel esamina > Sì. Ho perso il portafoglio qualche giorno fa, proprio quando ho incontrato quel tizio < ed alza il mento in direzione di Adam che sembra indifferente a quanto accaduto al tavolo. > Mi è caduto, qualcuno lo ha raccolto e mi ha mandato degli sms oggi, probabilmente trovando il numero sui biglietti da visita che tenevo lì... Uno scherzo che potrebbe costare qualche denuncia sia al tizio che mi ha contattata via sms che alle cameriere che sono sue complici... ma la vita è troppo breve per perdere tempo con queste sciocchezze < la musica riempie il piccolo cortile, facendo da lieto sottofondo alle chiacchiere delle ragazze e Chanel non ci pensa un istante di più. Prende il nuovo portafoglio dalla borsa, cerca alcune monetine che prende con la mancina, scavalla le gambe e ripone il portafoglio nella borsa, dimostrando più cura per quello nuovo che per il vecchio. Si alza, rivolgendosi ad Aibel guardandola distrattamente, tanto da non accorgersi del suo essersi irrigidita. E' il vecchietto a farle notare lo stato di Aibel, con le sue parole ed invitandola ad avvicinarsi. > Vado a fare un'offerta... vieni anche tu? < la mano sinistra stinge le monetine nel palmo, ma pollice ed indice sono liberi, così come quelli della mano destra, per portare verso il basso l'orlo della minigonna bianca che si è ripiegata e salita leggermente verso l'alto per via della posizione assunta da seduta. Attende la risposta di Aibel e la attenderà se vorrà seguirla, altrimenti si avvicinerà da sola al vecchietto, lasciando cadere le monetine nel paiolo tenuto dalla marionetta una volta arrivata a destinazione e prendendo in cambio uno dei bigliettini. > Grazie < pronuncia verso di lui, sorridendo.
Il respiro di Aibel si fa appena più accelerato, non ha mai sopportato tutto ciò che assomiglia ad una bambola, le marionette men che meno, ne è letteralmente terrorizzata. Sia maledetta la madre per questo che le riempiva la stanza da letto di bambole antiche dall'aspetto terrificante e dagli occhi storti. Un occhio attento può notare la pelle d'oca sugli avambracci della donna ma cerca di non darlo a vedere, cercando di apparire il più tranquilla possibile. Peccato che però non riesca proprio a staccare gli occhi da quella marionetta con il pentolino in mano. Solo alle parole dell'anziano signore che giungono alle sue orecchie riesce a distogliere per un secondo l'attenzione da essa. Cerca di riprendere il controllo così delle proprie facoltà ma le bambole la terrorizzano, davvero.> T-Tomas? <Non si capacita di come si possa dare un nome ad una cosa che a lei terrorizza così tanto. Cerca però di fare buon viso a cattivo gioco sorridendo al signore, peccato che il timore trasudi letteralmente dalla sua pelle in piccole gocce di sudore che le imperlano la fronte. Le parole di Chanel giungono alle orecchie ma le risponde distrattamente. > Oh, capisco...uno scherzo decisamente di cattivo gusto, andrebbe denunciato. < Alle parole su Adam si volge a guardarlo ma gli occhi tornano subito su Chanel che le chiede se anche lei vuole andare a fare un'offerta. Osserva dapprima il signore anziano e poi il bambolotto e facendo spallucce si alza, tirando fuori qualche monetine. > Ok faccio l'offerta anche io...mi sembra maleducato se no... < Si avvicina al paiolo del burattino e con mano tremante vi lascia cadere dentro le monetine, ritirando subito la mano vicino a sé ma aspettando il bigliettino a sua volta.
Non è di certo la musica che Adam ascolterebbe per rilassarsi, o per passare una serata. Ma quel simpatico signore sembra aver attirato la sua attenzione, più che la musica in sé. Fatto sta che lo guarda, con aria divertita seppur lo sguardo resti serio e teso, un po’ ombroso come al solito. Colpa dei tratti marcati e particolarmente duri del suo volto. Lo ascolta e lo osserva, mentre si rivolge alle due donne. Sorride, appena, di nuovo, lievemente. Guarda dapprima Chanel e capta qualcosa del suo dire, per poi osservarla alzarsi ed avvicinarsi. Attende qualche istante, per vedere se anche Aibel abbia intenzione o meno di seguirla. Lo fa. Anche lui si alza, all’invito dell’uomo. Sembrerebbe davvero interessato a quel biglietto, seppur con lui è probabile che ci sia qualche secondo fine, ben nascosto. Si alza, e con passi lenti e cadenzati si avvicina alla marionetta e a quello strano attrezzo del signorotto, sostando dietro a Chanel, come a formare una fila, a pochi centimetri. > Ho sentito che hai perso il portafoglio. Mi dispiace.. dovresti proprio denunciare chiunque sia stato. < Ci aggiunge un sorrisetto finale, lieve. Le iridi azzurre si fissano su quella figura, di spalle. Infine, estrae dalla tasca dei pantaloni delle monetine inserendole nel paiolo e attendendo il bigliettino. Una volta fatta l’operazione, aspetta ordini, altrimenti se ne tornerebbe a posto col suo foglietto, al suo tavolo e con la sua birra. >
Aibel continua a guardare la sua amata marionetta come se potesse morderla da un momento all'altro, ma il vecchietto continua a sorriderle con la stessa dolcezza di un nonno. La musica continua ad andare di sottofondo. > Ah no no, madamoiselles, date pure a me... < dice rivolgendosi a Chanel e Aibel, mentre lei cerca di mettere i soldi dentro il pentolino di Tomas. > È meglio non fare confusione... Estraete, estraete! < il modo di fare è gentile, anche se magari un po' imperfetto nelle maniere. Si lascia scivolare i soldi dentro una taschina del gilet blu. Quando le monete cascano al suo interno producono un lieve tintinnio, è chiaro che non è la prima offerta racimolata oggi per l'anziano suonatore. Fa lo stesso discorso anche a Adam, che è l'ultimo della fila, subito dietro alle due donne. Al contrario di quello che pensa Adam, non ci sono secondi fini nelle operazioni del vecchio, che una volta che tutti hanno estratto il biglietto si rivolge a loro, il sorriso enigmatico. > Spero che la vostra fortuna vi piaccia... I biglietti sono vostri. < gli occhi passano scandagliando ognuno dei presenti, le rughette attorno agli occhi divertite. Dopo di che riprende a suonare la sua melodia. Mancano ancora pochi fogli, fra poco la melodia sarà finita e il vecchietto se ne andrà per la sua strada, visto che ha smesso di piovere.
Per Chanel il discorso portafoglio è ormai superato. Tiene per sè i suoi sospetti e l'amarezza di essere bersaglio di qualche bontempone e rimane accanto a Aibel, di cui nota la pelle d'oca sulle braccia. > E' un bel nome, Tomas < pronuncia con un sorriso sulle labbra un po' rivolto alla ragazza che l'ha accompagnata, un po' al vecchietto a cui sorride apertamente e con dolcezza, ispirata dall'età dell'uomo, dal modo in cui è agghindato e dalla simpatia della sua voce. E' quella di Adam a farle cambiare espressione e le parole che pronuncia. Il sorriso scompare dal volto della donna che si gira e si sposta di lato per lasciare libero il passaggio al ragazzo. > Non credo che lo farò, ma chiunque sia stato non dovrebbe approfittare della mia gentilezza < socchiude le palpebre ed osserva Adam, con sguardo freddo. Dall'alto verso il basso quindi srotola il bigliettino che ha tra le mani, preso dal paiolo della marionetta. > Grazie < ringrazia ancora il vecchietto, ascoltando ancora per qualche istante la musica, finchè questa non finirà e saluterà il vecchietto prima che si allontani. Lo sguardo scende sulle parole scritte sul biglietto, mormorando quanto vi è scritto. > Non è forte colui che non cade mai, ma colui che cadendo si rialza. Wolfgang Goethe... < sorride quindi alza lo sguardo su Aibel al suo fianco. L'espressione della ragazza, prima sorridente si trasforma. Batte un paio di volte le palpebre, quindi indietreggia di un passo. Deglutisce e lo sguardo incredulo passa su Adam e poi su alcuni dei presenti nel cortile, come se tra di essi cercasse qualcuno o qualcosa.
Le parole di Adam giungono anche all'orecchio di Aibel che si volta in sua direzione per guardarlo. Guarderebbe ovunque piuttosto che rivolgersi verso quella marionetta. Lo osserva con attenzione e le parole indirizzate verso Chanel non fanno altro che accrescere i dubbi che nella donna cominciano a farsi strada. Le sembra tutto molto sospetto, dalle carte di credito allo sguardo di Chanel verso di lui. Quelle parole non sono altro che la ciliegina sulla torta. Assottiglia lo sguardo, felino, osservando l'uomo con attenzione e lo sguardo appare torvo quasi, poco amichevole. Lascia che ci pensi Chanel però, non sono fatti suoi e le parole dell'altra donna sembrano più che eloquenti anche per aumentare ancora di più i propri dubbi. Si rigira verso la marionetta e allungando appena il braccio ritirandolo poi subito prende il biglietto della fortuna. Lo legge, poi seguendo l'esempio di Chanel legge anche lei la propria frase ad alta voce. > Ama tutti, credi a pochi e non far del male a nessuno. William Shakespeare... < Sorride verso l'uomo anziano ma non guarda la marionetta stavolta > E' davvero una bella frase < Commenta sorridendo. Nota poi lo strano comportamento di Chanel che decisamente la lascia perplessa. > Chanel è tutto a posto? < Le chiede osservandola con attenzione nel suo fare.
Quel signorotto sta davvero simpatico ad Adam. Forse perchè gli ricorda un po’ il suo, di nonno. Una volta date le monete a quest’ultimo, estrae il suo bigliettino. Non lo legge subito, ma aspetta di tornare al suo tavolo, con la sua birra. Prima però, rivolge un sorriso bonario all’uomo. Sta per voltarsi e andarsene, ma arriva la replica di Chanel. > No, infatti. Non è carino importunare così una donna. < Mantiene le labbra serrate e simula una smorfia di dissenso. Inutile dire che si sta proprio divertendo, seppur non lo da a vedere, in apparenza. Ascolta la frase pescata sempre dalla donna, e sorride. > Forse quella era per il portafoglio… < E’ sarcastico, ironico e si intuisce dal tono di voce, che cambia. Non aggiunge nient’altro, se non un sorrisetto appena appena accennato. Poi torna al suo tavolo. Si siede assumendo la solita postura trasandata, comoda a suo dire. Gambe divaricate, schiena appoggiata allo schienale della sedia e gomito che va a poggiarsi sul bracciolo di essa, sorreggendo appena la testa. Aspetta un po’ così, osservando tutte le altre persone che si rivolgono all’uomo per estrarre foglietti. E probabilmente ha racimolato un bel gruzzoletto. > Potrei chiedergli di diventare socio in affari… < Sogghigna, ancora ironico e divertito. Finalmente però si decide, andando ad aprire il foglietto arrotolato e leggendovi quanto scritto sopra. Lo legge a voce bassa. Il volto assume un’aria appena appena contrita. Infine scuote il capo, proferendo. > Tennyson è un coglione. < Ride, adesso, mostrando per qualche istante la dentatura bianca e ben curata. Ascolta la frase di Abiel, che gli arriva per forza di cose all’orecchio. Ricambia lo sguardo della donna, nello stesso modo, seppur lui sembri tranquillo, privo di qualsiasi sorta di sentimento; nessun accenno a cosa stia pensando, il volto non lascia trasparire nulla. E poi, alla domanda rivolta a Chanel, anche lui si volta andandola ad osservare. Le sembra si sia leggermente agitata, ma non accenna a dire nulla. Se non a sua volta, provare a cercare con gli occhi un valido motivo a quell’improvviso turbamento.
Nulla accade per i minuti successivi mentre la musica va a sfumare e infine a finire. Il vecchietto nuovamente si inchina, questa volta prima verso i nostri tre protagonisti e poi verso i camerieri che verso la fine del piccolo spettacolo erano usciti ad ascoltare. Il vecchio con un sorriso sornione si schiaccia la bombetta nera in testa e comincia ad armeggiare con l'organetto, richiudendolo nuovamente. È ora per lui di ritornare a casa. Prende con dolcezza il burattino Tomas e lo infila dentro un piccolo spazio, prima di chiudere del tutto la scatola lignea. > Buona serata a tutti voi! < saluta allegro prima di cominciare a spingere nuovamente con lentezza il suo strumento, saltellante sulla piastrellatura e sparire dalla vista.
Le conseguenze dovute all’estrazione sono state indicate dal master ad ognuno dei partecipanti, sta a loro poi decidere se comunicarle ad altri o meno. Andranno a sfumare sempre di più fino al 17/09/2015.
Il regno di Manannan - Resoconto di Chanel
News di Les Ombres de Bruges del 14/09/2015
Luogo: Dimensione Onirica
Presenti: Aibel
Master fato: Chanel
Ora inizio/fine: 23.00 - 02:10
Px distribuiti: 20
In sintesi:
Aibel si addormenta nella sua stanza ed in sogno si ritrova in un luogo diverso. Rischia tanto (anche a causa di un tiro di dado sfortunato) ma riesce a salvarsi grazie all'intervento inatteso di un'entità misteriosa.
Resoconto Estemporanea:
Il tempo è sereno sulla città di Bruges ed una piccola e sottile falce di luna si staglia nell'oscurità trapuntata di stelle, che tremolanti sembrano vegliare sulla cittadina storica. In un famoso film, qualcuno diceva di Bruges che attraversandola sembra di stare in una "cazzo di favola" e sì, sembra davvero così tra i romantici ponticelli di pietra illuminati da faretti gialli che gettano ombre sulle case vicine, ammassate l'una contro l'altra, dove i muri sono confini fittizi. Quasi si possono vedere le ombre degli abitanti che si muovono oltre le finestre, illuminate dalla luce tenue di una abatjour o quella più fredda ed intermittente di un televisore. Anche i suoni sembrano ovattati nella città deserta... voci sussurrate, furtive in un vicolo, il pigro sciabordio del fiume contro l'argine di pietra, il campanile del Belfort, che in lontananza scandisce undici cupi rintocchi.
Il suono del campanile giunge lontano ad Aibel. La coglie nel dormiveglia, sdraiata nel letto dell'ostello in cui ha trovato alloggio in terra straniera, con il libro che stava leggendo aperto sul ventre. Che l'ostello sia lontano o vicino alla piazza del Markt, non ha importanza. Forse l'irlandese potrà riconoscere il suono della torre campanaria simbolo della città... dopotutto, ha l'illusione di non essere tornata nella sua stanza nè di stare lentamente scivolando tra le braccia di Morfeo. Si crede ancora fuori, in cerca di lavoro e di nuove prospettive, forse di una nuova vita dopo avere lasciato quella vecchia. Dorme, ha gli occhi chiusi, eppure non è oscurità quella che le si para davanti, ma un paesaggio ancora più sinistro e forse inquietante. Un prato immenso, come quelli verdi d'Irlanda, con il cielo basso per via delle nuvole bianche che danno l'illusione di poter essere toccate solo allungando una mano, eppure i colori sono sbiaditi. Un verde pallido, più vicino al grigio che al colore delle distese d'erba della patria natia di Aibel, che ad un tratto si trova seduta su una panchina di marmo, senza schienale, situata al centro di un gazebo con alte colonne e tetto a cupola dello stesso candido materiale. Dietro alle spalle della ragazza, una fitta foresta di alberi scheletrici. Cortecce nere e rami spogli tra cui si ode il gracchiare insistente e stridulo di corvi.
Le sensazioni che Aibel prova nel toccare l'erba ed il vento che le sferza il viso accarezzandole la pelle ed insinuandosi tra i capelli, sembrano reali. Nulla potrebbe farle pensare di trovarsi in un sogno, se non quel paesaggio surreale, dai colori pallidi. Si trova seduta sulla panchina e può sentire il gelo del marmo sulle natiche ed il retro delle cosce, attraverso il sottile strato di seta dell'abito nero che indossava quel giorno e che in sogno si ritrova addosso. Guarda gli alberi, ma non può vedere nulla se non i tronchi neri e fitti. Il gracchiare tace senza alcun preavviso, sostituito dal suono nitido di uno sbattere di decine di ali, quasi all'unisono. Una nuvola nera si alza dalle fronde delle piante. Gli uccelli sono troppo distanti e lontani per poter essere guardati attentamente. Gridano ancora nel librarsi in volo e lo stormo appare come un'unica identità per quanto i suoi componenti siano vicini, volando in cerchio sul prato, attorno al gazebo che ospita Aibel. Un altro suono. Un ramo che si spezza. Foglie secche pestate. Poi un altro ramo, più vicino... un altro ancora... e ancora... i rumori sono sempre più ravvicinati, sempre più alti, sempre più cupi, finchè dal fitto non appare una sagoma nera. Un ragazzo a piedi nudi sul limitare del bosco, vestito in maniera semplice, con una camicia di cotone bianco ed un paio di pantaloni di stoffa marrone. Capelli neri, lunghi e leggermente ondulati fanno da cornice ad un volto pallido, con la barba incolta e due occhi blu assottigliati che si fissano su Aibel, mentre il ragazzo prosegue il suo cammino verso la panchina su cui l'irlandese è seduta.
I corvi spaventano Aibel, che urla loro di andarsene, ma questi non sembrano essere spaventati da lei. Girano in tondo quasi stessero studiando dall'alto la situazione, silenti se non per quel battito di ali sempre presente. Sembrano muoversi con perfetta sincronia stando a ciò che Aibel può sentire, come se invece di decine di piccole ali, a sbattere fossero solo due, maestose... ma Aibel non li può vedere più da dove si trova. Sono alti in cielo, celati dal tetto del gazebo che la protegge dalla loro vista. L'uomo che esce dal bosco continua il suo cammino verso la ragazza. Il passo sicuro dei piedi nudi e l'ampia falcata gli permettono di raggiungerla in fretta e fermarsi ad un solo passo dai gradini di pietra bianca del gazebo. "Non dovreste essere qui", pronuncia con voce profonda, cavernosa, quasi provenisse dalle viscere della terra e negli occhi blu per un istante sembrano fluttuare fili di fumo nero. "Chi siete?"
Il battito d'ali dei corvi è sempre presente seppur lontano. Forse Aibel non lo sentirà concentrandosi sul ragazzo che ha di fronte che ora la guarda con la stessa perplessità che lei palesa nel guardarlo, quando chiede perchè non dovrebbe trovarsi in quel luogo, tanto diverso da Bruges, così come l'irlandese l'ha conosciuta. Lei gli rivela il suo nome che l'uomo sussurra, ripetendolo, il suo nome "Aibel". Il fatto che Aibel gli dica di essere lì per fare una passeggiata per Bruges e che venga dall'Irlanda, lo lasciano quasi del tutto indifferente. Solleva la mano destra all'altezza del viso, con il palmo rivolto verso di lei quando la donna gli chiede lui chi sia, chiudendo gli occhi come a volersi estraniare per un attimo da quel luogo e prendere le distanze da lei, che gli confessa di temere il luogo da cui è uscito, la foresta scheletrica alle sue spalle. Quando apre gli occhi li rivolge in un punto imprecisato oltre la spalla destra della ragazza "E tu? Non mi hai risposto". Lo sguardo è severo ed il tono autorevole. Tace per secondi che sembrano eterni, quindi rivolge lo sguardo sugli occhi di Aibel, parlando con voce più solenne. "Io sono Manannan. Tu dovresti conoscermi, figlia dell'Isola di Smeraldo. Di cosa hai paura?"
Manannan non risponde alla domanda di Aibel, che chiede a chi fosse rivolto quel "E tu?". Se ne disinteressa così come aveva fatto con la spiegazione del cosa stia facendo la ragazza in un luogo dove non dovrebbe essere. Aibel mette in dubbio che l'uomo possa essere davvero Manannan "Perchè è impossibile che io sia io?", chiede lui confuso aggrottando la fronte ed irrigidendo la mascella che quasi pulsa per l'irritazione. "Ho forse messo in dubbio che voi siate voi?" e reclina appena la testa di lato, alternando lo sguardo tra il viso di Aibel ed il punto oltre la sua spalla a cui si era rivolto in precedenza, dopo che Aibel confessa di temere quel luogo tanto diverso dalla verde Irlanda, con i suoi colori così sbiaditi. "Queste non sono le vostre terre. Il prato è come deve essere. Il bosco è come deve essere. Qui dove è facile perdersi..." ed allarga le braccia, tenendo i palmi delle mani rivolti verso di lei, mentre il battito d'ali torna a farsi più forte, più basso e pare avvicinarsi alle spalle di Aibel. Manannan è imperturbabile quando fissa Aibel in viso e pronuncia con una calma serafica, dopo essersi interrotto "Attenta" ed alza in mento verso qualcosa alle sue spalle.
Manannan, ancora una volta appare disinteressato alle parole di Aibel, che rivela che l'unico Manannan che conosce è una antica divinità delle sue terre. Che abbia indovinato o meno l'identità dell'uomo che le si para davanti, perde del tutto importanza. E' un attimo. Il tempo di girarsi all'invito dello sconosciuto a fare attenzione e Aibel si rende conto che il paesaggio è totalmente cambiato alle sue spalle. Il prato è coperto da una fitta foschia e tra i fili d'erba soffice e pallida svettano lapidi storte, come se il terreno avesse ceduto sotto il loro peso. In parte le lastre di pietra sono solcate da profonde crepe. Un cimitero, circondato da una ringhiera in ferro battuto e più lontano nel cielo, un corvo gigantesco, che batte le ali e si avvicina rapido alla ragazza. Gli occhi sono cavità nere, il piumaggio è rovinato ed in alcuni punti mancante, così come parte della pelle. La ragazza può vedere chiaramente le ossa nere dell'uccello, il suo sterno e tra le costole, carne putrida, nera, in decomposizione. Il tanfo si è fatto d'un tratto insopportabile ed il corvo apre la bocca, mostrando la lingua nera nell'emettere un grido minaccioso.
Il grido di quell'unico corvo infernale riempie l'aria e sembra riecheggiare in quel luogo spettrale, colmando il silenzio e squarciando la foschia davanti al becco spalancato. Aibel urla e resta inizialmente impietrita, poi ci prova a schivare l'attacco della creatura, mentre Manannan alle sue spalle rimane un immobile e silenzioso spettatore, forse impotente o forse semplicemente disinteressato al destino della ragazza. Ancora una volta qualcosa cambia repentinamente, così come spesso è accaduto in quel regno di tenebra ed oblio, il regno di Manannan. Ora Aibel può vedere il muto interlocutore del dio della sua terra. Un uomo dal viso sfocato ed irriconoscibile ma che ha gli stessi occhi di lei, limpidi. Porta addosso una divisa militare e sta cercando di prendere Aibel per le braccia e spingerla di lato, per evitare il corvo ormai a pochi metri dal gazebo. Un tonfo... Il corvo non è arrivato alle colonne del gazebo. Si è infranto, si è disunito e ha ripreso la forma originaria, quello di decine di volatili che si disperdono tra la nebbia, gracchiando e tra le loro grida, riecheggia la risata dell'uomo che ha accolto l'irlandese nel suo regno. Aibel sente freddo. Un sussulto ed il rumore di un libro che cade sul pavimento quando torna nella sua stanza, nel suo letto, con addosso il suo pigiama e nella mente il viso ed il nome di Manannan e quello sfocato del suo salvatore.
Il ritorno di Joel #2 - Resoconto di Chanel
News di Les Ombres de Bruges del 13/09/2015
Luogo: B&B
Presenti: Aibel e Jonas
Master fato: Chanel
Ora inizio/fine: 22.00 - 23:40
Px distribuiti: 20
In sintesi:
La morte di Joel è ancora avvolta dal mistero e mentre gli investigatori sembrano ad un punto morto, al B&B continuano a verificarsi fatti inquietanti. E' il turno di Jonas e Aibel.
Resoconto Estemporanea:
Aibel si reca al B&B dove spera di trovare Esther per prendere accordi su un eventuale trasferimento nella struttura. Jonas, già ospite del bed and breakfast si trova in giardino, dove legge alcune riviste del MetroBruges.
Nel momento in cui Aibel varca la porta del B&B, si ode un tonfo dal piano superiore. Una porta che si è richiusa di schianto, poi il bed and breakfast torna alla sua tranquillità. Abatjour illuminano le stanze ai piani inferiori con una luce tenue e le stanze sembrano vuote. Esther è probabilmente fuori casa, ma la nonna dev'essere lì, da qualche parte. Forse al piano superiore, da dove è arrivato il rumore della porta che sbatte o in qualche angolo del giardino ad occuparsi delle piante nonostante il buio. Il cielo è del tutto nero sopra il cortiletto in cui si trova Jonas, intento a fumare una sigaretta e leggere i giornali locali alla luce di un lampioncino. La luna non è presente in cielo questa notte e sono poche le stelle che si possono osservare tra le nuvole fitte che coprono la volta celeste sopra la capitale delle fiandre, dove il suono della campana del Belfort rompe il silenzio con dieci rintocchi a cadenza regolare.
Aibel si impaurisce a quel suono che rompe il silenzio e Jonas sussulta a quel rumore ma tutto sembra essere tornato alla normalità. Mentre Aibel raggiunge il cortiletto dove si trova già Jonas, una luce si accende al piano superiore, in una stanza che da sul giardino posteriore, da dove si può vedere chiaramente dai due ragazzi. E' molto più forte di quelle accese al piano inferiore, che servono a guidare gli ospiti nell'oscurità nello spostarsi da un piano all'altro. La luce filtra dalla finestra attraverso le tende bianche chiuse e queste si muovono come sospinte da una lieve brezza nonostante i vetri siano chiusi. Forse quella brezza proviene da qualche altra finestra aperta al piano superiore. I due ragazzi guardano verso l'alto dove notano la luce sfarfallare ed un'ombra nera che potrebbe essere quella di un uomo, passare davanti alla finestra.
Aibel, ancora turbata dal rumore precedente si preoccupa ancora, ipotizzando che possa trattarsi di un ladro, mentre Jonas, più scettico e propenso a pensare che si tratti di un nuovo ospite, si offre di entrare a controllare per tranquillizzare la ragazza.
La luce al piano superiore si spegne quando Jonas si alza per controllare se la sagoma che vede al piano superiore dietro le tende, sia quella di un nuovo ospite del bed and breakfast. Aibel è allarmata dalla presenza di un ladro, ma prima che possano muovere un passo, la porta che dall'atrio porta al giardino si apre ed un uomo di circa trent'anni, esce dall'edificio e muove i suoi passi in direzione di Aibel. "Buonasera". Parla in inglese, con un forte accento canadese. Ha addosso un paio di jeans ed una felpa nera con il cappuccio calato sul capo. Ha occhi azzurri ed una barba accennata sul volto. Si muove con disinvoltura ed i suoi passi non producono rumore, a piedi nudi nell'erba. Si ferma, imperturbabile di fronte a Aibel e Jonas. "Nuovi ospiti...", pronuncia a voce bassa alternando lo sguardo tra i due.
Le campane del Belfort riprendono a suonare, con undici rintocchi cupi. Il ragazzo intanto scuote la testa quando Aibel gli chiede se sappia dove si trovino Esther o la nonna. "La reception è chiusa a quest'ora". Il ragazzo parla senza particolare enfasi, tenendo gli occhi socchiusi fissi su quelli di lei, come a volerla esaminare nel profondo. Viene interrotto da Jonas che gli si rivolge chiedendogli chi sia e facendo notare che non si tratta di un nuovo ospite, ma di essere lì ormai da settimane. "Io sono qui da più tempo di te." Chiude gli occhi chiari, inspira come se dovesse trovare energie dalla pioggia che inizia a cadere sul cortiletto, quindi apre gli occhi, nuovamente "Pare un'eternità...", aggiunge con voce sussurrata. Chiude ancora gli occhi ed in quell'istante, Jonas sentirà distintamente un brivido di freddo salirgli dai lombari fino alla cervicale. L'orologio al polso del ragazzo, che si intravede sotto il polsino della felpa, segna le ventitrè e dieci".
Il canadese solleva le palpebre e lo sguardo fino ad allora sicuro e penetrante, vacilla quando Aibel gli chiede di dove sia. Sembra confuso quando stringe lo sguardo su di lei e scuote la testa. "Non ricordo". Infila le mani nelle tasche della felpa e si stringe nelle spalle, che ricadono subito dopo verso il basso. Fissa Jonas quando sembra incredulo nel sentire che è ospite del bed and breakfast da prima di lui ed ipotizzano che abbiano orari diversi di entrata ed uscita. "E' la prima volta che esco da quella notte", pronuncia con la stessa incertezza di poco prima, quindi scuote la testa all'invito dell'uomo ad entrare in casa per ripararsi dalla pioggia. "Andate voi... io mi godo la luna...". Luna che non c'è nelle notti di novilunio come quella, ma il canadese, senza attendere repliche, riprende a camminare a piedi nudi nell'erba fino ad un vicino albero, dove la sua sagoma scura, scompare alla vista dei presenti, che la osservano dubbiosi.
Aibel rimane scossa da quel ragazzo che Jonas cerca di raggiungere, senza riuscire a trovarlo all'interno dietro l'albero a cui il ragazzo si è avvicinato. I due rientrano in casa e perplessi, iniziano ad interrogarsi sull'accaduto, ipotizzando che il B&B possa essere infestato... sospetto che viene rafforzato quando Jonas controlla su un depliant del b&b il numero della stanza dove la luce si è accesa ed i due hanno visto la sagoma di un uomo: la numero quattro, libera ormai da tanto tempo...
Cancellazione personaggi inattivi
News di Les Ombres de Bruges del 10/09/2015
Ringraziamo tutti per la visita.
Nuovo master fato
News di Les Ombres de Bruges del 08/09/2015
Grazie e in bocca al lupo.
Ripresa attività Destino
News di Les Ombres de Bruges del 29/08/2015
Sono in cantiere nuovi eventi e quest, oltre alla riapertura e ripresa di alcuni filoni lasciati temporaneamente in sospeso.
Attività di agosto
News di Les Ombres de Bruges del 07/08/2015
Sarà comunque possibile giocare per gran parte del periodo di agosto e per settembre sono previste interessanti novità.
Più abilità, meno esperienza
News di Les Ombres de Bruges del 04/08/2015
Per equità tra vecchi e nuovi iscritti verranno quindi adeguate le schede di tutti i personaggi in questo modo:
+ 50 px abilità
- 100 px esperienza
Controllate i vostri punti ed in caso di dubbio contattate lo staff che ha gli screenshot di tutte le schede pre e post modifica.
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