News e Annunci Les Ombres de Bruges
Fatini all'opera
News di Les Ombres de Bruges del 13/10/2015
Bruges è sempre più un'entità con una volontà indipendente...
Nuova proprietaria La Gourmandise
News di Les Ombres de Bruges del 12/10/2015
Anche nel suo insediamento infatti non sono mancati i brividi, in stile Bruges...
Video trailer by Adam
News di Les Ombres de Bruges del 09/10/2015
Ringraziamo Adam per la bella iniziativa che ha riscosso molto successo e che ha presentato un lavoro magistrale, apprezzato dai diretti interessati e non.
Potete visionare il video a questo indirizzo: https://youtu.be/ckuLr7tyCrg
La Mano Nera si muove
News di Les Ombres de Bruges del 08/10/2015
Alcune tracce indicano che esso sia conservato presso l'erboristeria Le Tilleul, potrebbe essere stato utilizzato per creare cosmetici dagli interessanti poteri...
A Bruges arrivano i "Fatini"
News di Les Ombres de Bruges del 06/10/2015
Chissà che poi non diventino dei Master ufficiali...
In ogni caso, a loro un sentito ringraziamento per quanto hanno fatto finora e quanto faranno.
Revisione gruppi di gioco
News di Les Ombres de Bruges del 05/10/2015
Grazie ad Aika e Javrier, i gruppi della Mano Nera e del MetroBruges sono stati aggiornati, con l'introduzione di due nuove cariche per ogni gruppo.
Nuova Grafica
News di Les Ombres de Bruges del 04/10/2015
La nuova grafica rende la land più omogenea con il sito esterno.
La skin Stones usata in precedenza è comunque disponibile tra le altre disponibili (siamo arrivati a nove skin, tra sfondi chiari, scuri e testi di vari colori).
Borseggiatori in stazione - Resoconto di Chanel
News di Les Ombres de Bruges del 03/10/2015
Data: 26.09.2015
Luogo: Stazione Brugge
Presenti: Cora
Master fato: Chanel
Ora inizio/fine: 10.44 - 13.45
Px distribuiti: 15
In sintesi:
Cora assiste ad un furto. Gli sviluppi si fanno interessanti per il futuro della nuova arrivata.
La nebbia ha appena liberato la città dalla sua morsa umida, che entra nelle ossa e rende inquieti gli animi di molti cittadini di Bruges. Qualcuno la trova bella... non sai mai cosa si trova oltre la cortina bianca che ti avvolge, altri ne sono affascinati, altri la temono, proprio perchè sanno cosa si nasconde tra le ombre che ti passano accanto. Gli sguardi di alcuni cittadini sono cupi, altri rassegnati, mentre quelli dei turisti che scendono dai treni provenienti da Bruxelles e Ostenda, trascinandosi dietro i loro trolley, sono carichi di eccitazione. Euforia che si mostra anche nel loro gesticolare e negli ampi sorrisi, quando indicano i punti di interesse sulle grandi cartine appese nella hall. E' il caso di un paio di ragazze che sostano vicino all'edicola, dove hanno appena comprato la loro cartina turistica di Bruges e che ora tengono aperta insieme. Una di queste ha pantaloncini corti nonostante la temperatura gelida, un k-way nero, calze lunghe ripiegate attorno alla caviglia, scarponi da trekking ed i capelli corti sono rasati nella parte inferiore della testa, mentre quelli sulla sommità, biondissimi, sono raccolti in un codino. L'altra indossa invece pantaloni di tessuto, lunghi ma con una cerniera che permette di sfilarne la parte inferiore, un k-way rosso e scarponi, anche questa bionda ed entrambe hanno uno zaino sulle spalle, quasi più grande di loro. Il resto è una massa di persone che si muove in un sabato concitato di partenze ed arrivi, mentre dalle ampie finestre, il sole inizia ad illuminare la hall ed i vari negozi che si affacciano sui corridoi.
Cora è arrivata da poco in città e si aggira per la hall della stazione, quando la sua attenzione viene calamitata dalle due ragazze, che sembrano fare al caso suo... "Ti ho detto che prima voglio vedere la Sala Gotica nel Municipio e poi il camino in legno nell'edificio a fianco"... e la ragazza con il k-way rosso punta l'indice sulla carina, poi si gira verso la sua compagna di viaggio. "E' assurdo Marie... siamo a due passi dal Minnewaterpark. Lo attraversiamo, andiamo al Bejicomesichiama, vediamo il museo che c'è lì e poi andiamo al Burg...", così dicendo l'altra descrive il percorso sulla cartina ed osserva l'amica "Vuoi ascoltarmi una buona volta?", continua la bionda e la ragazza con il k-way rosso alza gli occhi al cielo "Ma allora non ci senti... devo ritirare i soldi... ed in centro ci sarà un bancomat. Io non vado in giro senza sol...". La ragazza si interrompe bruscamente, quando un ragazzo vestito con un giubbotto di pelle con borchie in acciaio e jeans la urta violentemente, nell'intento di evitare un uomo che cammina distrattamente sfogliando una rivista. Sul collo ha vistosi tatuaggi, ma i suoi modi sembrano essere gentili "Oh, scusami", così dicendo la prende per le braccia, sorreggendola. Intanto l'altra viene distratta da un altro ragazzo che le chiede informazioni... "Scusa, sai dove passa il dieci?", chiede con un sorriso affabile. E' ben vestito, in giacca e cravatta. L'attenzione di tutti e quattro è rivolta altrove. Nessuno sembra fare troppo caso a Cora, vicina all'edicola, che approfitta della situazione per osservare meglio i due uomini, in particolare quello ben vestito.
Entrambi i ragazzi sono abbastanza di bell'aspetto per guadagnarsi occhiate e battiti di ciglia dalle due turiste. Quella che è stata urtata sorride e cinguetta "Oh, non c'è problema" e guarda il suo interlocutore dal basso mentre il ragazzo vestito casual sembra sorreggerla per le braccia. "L'importante è che tu non ti sia fatta male". La ragazza sfiora con lo zaino quello dell'amica, che si prodiga a cercare sulla cartina una fermata dell'autobus per il ragazzo elegante, che però non la guarda. Sotto lo sguardo attento di Cora, sta lanciando un'occhiata in direzione dell'altro ragazzo, quello tatuato poco distante da lui, che sta facendo scivolare la mano sinistra più un basso. Sembra ritrarla in realtà la sposta senza che la ragazza con il k-way rosso se ne accorga, verso la tasca posteriore dei pantaloni da cui estrae il suo portafoglio. "Dunque...", sussurra la biondina che punta il dito sulla mappa. "Qui davanti c'è una fermata... forse lì passa anche il dieci". Giusto il tempo di rialzare lo sguardo ed il ragazzo elegante le sorride "Ti ringrazio, sei stata molto gentile" e tutto questo si svolge sotto gli occhi di Cora che osservando il ragazzo vestito elegantemente, ha seguito il suo sguardo verso l'altro, nel momento in cui borseggiava la turista e si metteva il suo portafoglio nella tasca posteriore dei jeans, distraendola con altre chiacchiere... "Oh, no... non mi sono fatta male. Grazie", risponde cinguettante la ragazza appena derubata, senza neppure essersene resa conto.
Il ragazzo tatuato indietreggia di un passo e così sembra fare anche quello vestito elegante. "L'importante è quello", risponde in maniera affabile "Scusami ancora... e sta per congedarsi, quando la sua attenzione viene richiamata da Cora che lo accusa di furto davanti alle due ragazze che restano interdette. Ci vuole qualche secondo prima che capiscano cosa sta succedendo e la ragazza con il k-way rosso si porti la mano destra sulla tasca posteriore e realizzi che il portafoglio non c'è più. Nel frattempo, il ragazzo elegante si è già dato alla fuga, correndo verso l'uscita principale, l'altro invece ha il tempo di dire un "stronza...", prima di tentare di dileguarsi. Inizia a correre anche lui, ma verso l'entrata laterale. Corre, zig-zagando tra le persone ed urtandone più di una imprecando, mentre la ragazza con il k-way rosso inizia a singhiozzare, un po' per rabbia, un po' per delusione abbracciata dall'amica, che cerca di rincuorarla "Perchè piangi? Il portafoglio era vuoto... qui c'è la polizia... andiamo a fare una denuncia e poi ci penseranno loro ai documenti... su... su...". La ragazza con il k-way rosso continua a piangere ed appoggia la fronte sulla spalla dell'amica "Lo so... ma era così carino..." chi si è fatto attorno alle due rimane interdetto e qualcuno ride a quella scena tragicomica.
Cora fa notare alle ragazze che non avrebbero dovuto essere così ingenue e che non è bene fidarsi degli uomini ed il ladro si è dileguato, senza che nessuno facesse nulla per fermarlo, ma ha avuto il tempo di sentire le parole di Cora e guardarla in tralice. Pare che tutto si sia risolto così, con la ragazza in lacrime, che continua a farsi consolare dall'amica, che dopo avere guardato Cora con gratitudine, la osserva in maniera più distaccata alle sue parole. "Cosa vorresti dire?", intanto le persone che si erano fermate a curiosare proseguono, alcune verso i loro binari di destinazione, altri verso la biglietteria. Nella folla ecco che un paio di agenti della politie si fanno largo. Camminano tranquillamente facendo il loro giro di ronda, chiacchierando mentre si guardano attorno e subito lo sguardo di uno di essi si sofferma sulla ragazza che piange, poi sulla bionda ed infine su Cora, interrogativo. La bionda intanto continua a parlare. "Scusami, ma il fatto che tu ci abbia aiutate non ti da il diritto di insultarci o di dirci come ci dobbiamo comportare... e dal mio punto di vista non ci si può fidare di nessuno".
Cora si prodiga a chiarire che era sua intenzione aiutarle e non insultarle e la bionda la osserva con espressione diffidente "Beh, grazie.". Sarà l'essere state appena derubate a renderla così ostile. La ragazza con il k-way trasale alzando lo sguardo sull'amica "Non ho più il bancomat!" e adesso si fa prendere dal panico, mentre l'altra cerca di essere rincuorante, come sempre. "Non ti preoccupare. Ce l'ho io...", si sfila lo zaino dalle spalle ed in quel momento, si accorge di un'altra amara sorpresa. La cerniera della patta superiore è aperta "MERDA!", urla ed infila la mano nella patta, alla ricerca del portafoglio che però non trova... "Sei una cretina! Ti ho detto che avrei dormito e di tenere controllati gli zaini!". Adesso sembrano davvero nei guai ed entrambe disperate... "Che cosa facciamo?". I due poliziotti non guardano Cora, richiamati dalla scena che si sta svolgendo sotto i loro occhi e che attira gli sguardi di tutti. Cora approfitta della loro lontananza per allontanarsi in direzione dell'uscita principale. Preferisce non avere nulla a che fare con certe cose... "Avete bisogno di aiuto?". Le ragazze annuiscono, concitate e cercano di spiegare l'accaduto ai due poliziotti che invece cercano di tranquillizzarle. Tutti e quattro iniziano ad incamminarsi verso gli uffici dove dovranno sporgere denuncia. Cora guarda verso l'uscita della stazione e tra i vetri coglie il movimento di una testa che spuntava con la fronte e due occhi puntati che si ritira velocemente, celandosi dietro la parete.
Le due turiste hanno dimostrato di essere molto ingenue, così come le aveva appellate Cora ed in fondo forse sanno di non avere motivo di offendersi. E' un dato di fatto. Cora intanto esce velocemente, cercando di raggiungere la persona che da dietro i vetri la stava osservando, ma non ha il tempo di guardarsi attorno ed ecco che il ladro ed il complice la affiancano e cercano di prenderla per le braccia, saldamente ma senza farle male, sempre ammesso che ci riescano. In ogni caso il ragazzo tatuato le sussurra "Attenta. Non sai contro chi ti stai mettendo ragazzina", pronuncia con voce bassa, che vorrebbe essere intimidatoria "La legge a Brugge siamo noi...". Che stia parlando di loro due o di qualcosa di più ampio, non è dato saperlo, la lasciano andare e fanno per allontanarsi, verso il centro città.
Cora resta impassibile, si volta verso il ragazzo elegante, anche se a parlarle è l'altro e quando la lasciano andare. Lo sguardo della ragazza si sposta verso il borseggiatore. "Voi? Tu sei un ladruncolo, ti sei fatto beccare con le mani nella marmellata come un pivello" e durante una breve pausa sposta la sua attenzione verso l'uomo elegante "Lui... Lui è già più interessante. Elegante, ben vestito, probabilmente foderato di quattrini. Le persone si fidano dei vincenti, perché non dovrebbero? Sono bravi ragazzi...si fidano e le difese si abbassano. Forse dovrei temere lui".
Lo sguardo dell'uomo elegante è impassibile. Una maschera di perbenismo che non cade neppure in quella situazione in cui l'altro cerca di intimorirla. L'altro scuote la testa quando viene appellato a ladruncolo "Non hai proprio idea di chi siamo..." e lancia uno sguardo al suo socio che assume per un attimo un'espressione dura e lo intima "Stai zitto.". Il ragazzo elegante si passa una mano tra i capelli, mentre l'altro si guarda attorno, messo a tacere. "Sì, faresti meglio a temere me". Lo dice con voce bassa e calda, con uno sguardo di sfida mitigato da un sorriso affabile "Si può sapere chi sei?". Cora non ha nessuna di farsi intimorire. "Io?", sorride "Una semplice ragazza belga, chi mai dovrei essere?".
Il ragazzo tatuato ne ha abbastanza. Zittito da quello che più che un amico o un complice sembra quasi essere un suo superiore, si allontana di qualche passo. Si guarda attorno, mette la mano nella tasca interna del giubbotto che si apre mostrando il calcio di una pistola mimetizzata su una maglia nera, ma forse uno sguardo attento potrà cogliere quella visione, mentre l'uomo cerca un pacchetto di sigarette che estrae poco dopo. Chiude il giubbotto e prende un accendino ed una sigaretta dall'interno del pacchetto. Dopo aver accesso la sigaretta, lo chiude e lo agita. Ormai non ne restano molte e lo mette nella tasca posteriore dei pantaloni. Rimane in attesa del compare, che invece rimane in silenzio davanti a Cora, scrutandone le espressioni. "Davvero? Una ragazza belga con due palle nascoste da qualche parte, sembrerebbe". Inarca il sopracciglio destro ed incrocia le braccia al petto. Il tessuto della giacca si tira sotto la spinta dei muscoli che si gonfiano. "Senti carina... Non so chi tu sia e cosa cerchi. Tu invece sai chi sono io o almeno pensi di saperlo".
L'uomo tatuato rivolge un altro sguardo in tralice a Cora, mentre tira dalla sua sigaretta. Espira dal naso ed il fumo che esce dalle narici potrebbe ricordare un cartone animato, dove un toro furioso è disegnato con aria sbuffata dal naso e sguardo ostile, prima di lanciarsi in un attacco a testa bassa. La ragazza risponde con pacatezza "Grazie per il complimento, ma non ho idea di chi tu sia" ed ancora sorride. "Sei sveglia.", continua l'uomo in abiti eleganti. "Se vuoi scoprirlo c'è solo un modo". La guarda negli occhi e mette una mano nella giacca, alla ricerca di qualcosa nella tasca interna da cui estrae un biglietto da visita. Non c'è un nome nè un numero di telefono. Solo il logo del coffee shop. "Saletta esse uno.". Le porge il biglietto da visita e lo lascia nelle sue mani poi si allontana determinato ad andarsene, insieme al suo complice, limitandosi ad uno sguardo curioso ed un sorriso prima di congedarsi, ma senza rivolgerle alcun saluto. Cora li segue con lo sguardo per un tratto, rigirandosi il bigliettino tra le mani, mormorando "tutto sommato, è stata una giornata proficua".
Johan ed i Mecenati - Resoconto di Chanel
News di Les Ombres de Bruges del 02/10/2015
Luogo: Condominio/Museo
Presenti: Johan
Master fato: Chanel
Ora inizio/fine: 15.50-19.41 (in condominio fino alle 17.25, proseguimento in chat Museo)
Px distribuiti: 20
In sintesi:
Johan prosegue la sua indagine sulle allucinazioni collettive ed il furto al museo, trovando prove tangibili di un possibile collegamento tra le cose. Si confida con Larget che gli affida una importante missione.
Resoconto:
E' passato qualche tempo da quando Johan si è recato all'erboristeria Le Tilleul per comprare un paio dei prodotti della nuova linea naturale, che sospettava fossero in qualche modo collegati alla serie di strane allucinazioni di cui sono state vittime ignare i cittadini di Bruges. Ha provato un paio di volte quella crema che ora giace sulla sua scrivania tra una moltitudine di carte su cui sta lavorando. Ha desistito per un po', forse ha indugiato, insicuro della propria intuizione, sviato dalla ragione di un uomo colto come lui, dal non avere avuto prove tangibili di essa durante i precedenti tentativi o forse portato a credere che quella delle allucinazioni sia solo una mania collettiva e che questi prodotti poco possano avere a che fare con il furto al museo, con la scomparsa della commessa dell'erboristeria ed i fatti strani che si sono verificati in città e ora sembrano essersi placati. La cronaca non parla di nuove allucinazioni. Nessuno immagina che questo sia collegato al progressivo disinteresse della popolazione alla novità spacciata a Le Tilleul. Ora, cammina nella sua stanza, impossibilitato a darsi pace. Afferra la crema bruscamente, se la massa all'interno del polso e questa viene assorbita con facilità. Davanti a sè ha la specchiera in cui la sua immagine viene riflessa, in piedi in mezzo ad una stanza che di ordinato non ha nulla. Almeno lo specchio è pulito... no, neppure quello. Al centro sul vetro al centro dello specchio, vedrà frapporsi tra di sè e la superficie riflettente oltre il vetro, una macchia che lentamente si espande. E' grigia. E' condensa. Si sta impadronendo lentamente dello specchio intero, appannandolo totalmente, finchè l'immagine di Johan non sarà del tutto sfocata.
Johan si avvicina, diffidente. Ha notato quel punto di condensa ma non si azzarda a toccarlo con le mani, preferendo avvicinare la punta di una matita alla superficie riflettente. Il vetro, toccato dalla mina appuntita inizia a sgretolarsi, ma la condensa rimane lì, superando i confini della cornice di legno antico. La condensa si tinge di giallo e sembra avvolgere totalmente Johan ed inghiottire lentamente il mondo attorno a sè. Non è più nella sua stanza e non vi sono più pareti attorno a lui. Si trova in quella nebbia fredda. Il tepore della sua casa è un ricordo lontano. La nebbia si dirada e Johan si trova sospeso in quello che potrebbe essere un paesaggio onirico. Alte case ammassate e con tetti spioventi prendono forma davanti all'uomo. Le case tipiche di Bruges, che ben conosce. Quelle in particolare sono il soggetto di un quadro del suo illustre antenato Fernand Khnopff. " Devo ricordare... devo imprimere...", sono le parole che Johan sente pronunciare alla propria destra, dove una figura sta prendendo forma. Un uomo, magro, con barba e baffi, ben vestito che ripete nuovamente. "Devo ricordare... tutti devono sapere... Bruges... oh Bruges...". Nella sua voce c'è angoscia. I suoi occhi sono fissi sulla tele su cui fa scorrere il pennello, tracciando le linee di quello che Johan potrà facilmente riconoscere come il quadro "Città abbandonata". Bruges, la morta. La Bruges misteriosa. Quella che l'artista fiammingo e pochi altri hanno saputo imprimere nelle loro opere. "Devo ricordare...". In quel momento l'artista disegna in un punto del quadro, qualcosa che nel quadro originale Johan non ha mai notato, o forse non c'è. Si tratta di due piccole ombre che prendono forma con rapide pennellate. Un uomo, nero con un cavalletto ed un'altro, in grigio alla sua sinistra, che guardano le case dallo stesso punto di osservazione in cui si trovano al momento Johan ed il suo antenato.

Johan, preso alla sprovvista da quel cambiamento del paesaggio, gira su sè stesso, ma ciò che riesce a vedere solo quello scorcio tra la nebbia gialla che li avvolge. Il cielo è della stessa tonalità di quello del quadro ed è difficile stabilire dove finisca la tela e dove inizi il firmamento. "Oh come siamo piccoli...", pronuncia Fernand, come se non sentisse la domanda di Johan, che gli chiede se gli uomini che aggiunge al disegno siano loro. Le due figure antropomorfe sono sproporzionate rispetto al resto del paesaggio. Pochi centimetri in quella piazza che sembra infinita attorno a loro e quelle case di uno scorcio di Place Memling. Qualcuno ha definito quel disegno un frammento di straordinaria poesia, evocando qualcosa di soave ed etereo, ma non sono occhi sognanti quelli di Khnopff che tiene lo sguardo fisso sulla tela, senza il bisogno di confrontarla il paesaggio che si apre oltre il cavalletto che la sorregge. "Come siamo piccoli...", ripete, eppure guardando attentamente la tela disegnata nel quadro, su di essa si può notare un paesaggio del tutto uguale a quello, solo millimetrico e con gli stessi due punti a simboleggiare i due uomini. "Sono io...", sussurra, finalmente in risposta al suo discendente, "in compagnia della tua coscienza... e non siamo soli... ". Così dicendo si gira e guarda dietro di sè, restando immobile.
L'artista fiammingo si è girato e così anche Johan, ora per la prima volta, preso dal panico nel sentire parlare della propria coscienza, in qualche modo separata dal corpo e portata in una dimensione aliena. Indietro nel tempo, come ipotizza e domanda o forse, semplicemente in un luogo dove il tempo non esiste ed il discendente di un antenato illustre, può guardarlo mentre dipinge un'opera secolare ed ammirare il paesaggio che l'ha ispirata. Si gira verso la nebbia gialla vista solo pochi secondi prima e questa si è dissolta. Johan vede sè stesso ed il riflesso opaco del suo antenato vicino a sè. Forse anche Khnopff vede Johan nello stesso modo, di fronte al suo riflesso nitido, per questo nel quadro, Johan appariva grigio e meno delineato. L'immagine viene rimandata all'infinito, come se i due uomini si trovassero nel mezzo di due specchi se si guardano e lentamente, il tutto inizia a svanire. Rimane solo la sua immagine nello specchio, mentre attorno a lui la realtà compare lentamente come se fosse sempre stata lì coperta dalla nebbia che si ritira, lasciando Johan da solo, a guardare la propria immagine a breve distanza dallo specchio integro, con la matita ancora nella mano.
I ricordi della visione di Johan sono ancora vividi nella sua mente quando esce dalla villa della famiglia Khnopff, trafelato. Ha impiegato solo qualche minuto per togliersi di dosso la maglietta bagnata di sudore, provocato dalle emozioni provate durante la sua visione. I prodotti di Le Tilleul sono al sicuro nella tracolla quando spalanca la porta di casa e prende la macchina che gli consente di raggiungere in fretta il museo, poco distante al centro di Bruges. Hugo Larget è lì dove chiunque si aspetta di trovarlo. Vestito con un paio di pantaloni marroni, mocassini marroni ed una camicia bianca che spunta da sotto un cardigan a rombi neri e rossi. Ha sotto il braccio sinistro un'agenda in pelle marrone ed un fascio di giornali che tiene premuti contro il petto e nella mano destra la maniglia di una ventiquattrore di pelle grigia. Ha le sopracciglia aggrottate, come se fosse infastidito dalla luce del tardo pomeriggio che lo attende nel cortile interno del Belfort, dopo che ha lasciato quelle più tenui delle sale del museo.
Larget attraversa il cortile interno del museo nell'istante in cui Johan supera le colonne di corsa e gli si fa incontro. La fila di turisti in attesa di salire sulla torre si è ormai esaurita. Qualcuno è riuscito a salire, altri hanno rinunciato e nel cortile regna una discreta calma, ma qualcuno si gira a guardare Johan che corre verso di lui trafelato ed in mezzo al cortile lo chiama, dicendo che deve parlargli con urgenza a proposito del furto ai danni del Museo di qualche mese prima. Il Mecenate però non accenna a rallentare il passo. "Ah Monsieur Khnopff...", esordisce. L'espressione arcigna si fa ancora più dura, ma non lo guarda. "Non ci sono novità se vuole saperlo", diretto ed irritato, l'accenno al furto non ha fatto altro che indisporlo ancora di più e si può notare dalle labbra che sporgono in fuori, imbronciate a causa della mascella serrata. "Pensare che aveva guadagnato dei punti apparendo sul MetroBruges come eruditore della massa ignorante...". Che trovi il ragazzo arrogante e saputello, non è un mistero. Già dal loro primo incontro, il rispetto per la discendenza illustre del ragazzo era sfumata di fronte ai suoi modi. Larget è diretto verso le colonne che danno sulla piazza del Markt e non accenna a fermarsi.
Il Mecenate è apparentemente determinato a raggiungere la sua meta, oltre le mura del cortile. Rallenta il passo solo quando Johan esordisce dicendo che non gli crederà. Solo allora si ferma e lo guarda, dritto negli occhi. "Monsieur Khnopff. Forse non mi crederà, ma le migliori e più illuminanti conversazioni della mia vita sono iniziate con queste precise parole... mi crederà pazzo" e così ripete le parole di Johan e si mette in ascolto, ma con sguardo diffidente verso il giovane, che dice di sapere dove si trovi l'olio rubato. "Quale olio? Vuol dire l'aryballos rubato? ed inarca il sopracciglio destro. Johan è trafelato, nervoso, a vederlo è quasi in preda al panico e questo sembra destare l'interesse del Mecenate. "Si calmi e mi racconti cosa l'ha ridotta in questo stato, prima di tutto.". Il mecenate si guarda attorno per pochi secondi, constatando che nessuno sia in ascolto, poi torna a guardarlo dritto negli occhi.
Tiene gli occhi azzurri fissi su quelli di Johan, dando solo una rapida occhiata al volantino dell'erboristeria che pubblicizza l'evento che si è svolto qualche mese prima all'erborista poco distante dalla piazza del Markt, su cui si affaccia il museo. Johan racconta a grandi linee la sua esperienza a le Tilleul, i suoi sospetti su un collegamento tra l'erboristeria, le allucinazioni di cui è caduta preda la città ed il furto al museo. Cerca il suo sguardo ed aggrotta la fronte all'accenno all'olio che sarebbe stato contenuto un tempo nell'oggetto rubato. "Io credo si stia confondendo...", o forse è la senilità che avanza e neppure una mente sveglia come quella di Larget riesce a ricordare certi particolari che Johan riporta, dopo tanto tempo. Johan continua a parlare a ruota libera e lo sguardo curioso di Larget si fa confuso quando accenna in rapida successione ad un'allergia finta per conoscere gli ingredienti delle creme, alla riluttanza della titolare dell'erboristeria e della scomparsa della commessa. Quando Johan si interrompe, ripetendo che lo crederà pazzo, l'uomo si porta la mano destra alla tempia. Stringe ancora la valigetta, ma usa il dorso del pollice per massaggiarsi la tempia, ad occhi chiusi. Nulla di ciò che sta dicendo sembra interessargli più. "Venga al punto per favore...". Forse sta cominciando a pensare che stia sprecando il proprio tempo, ma quando riapre gli occhi ed abbassa la mano, cerca il suo sguardo ed aggiunge "Non pensi al mio giudizio".
Larget dapprima visibilmente irritato e prossimo al perdere interesse nel racconto di Johan che parla di come si sia spalmato addosso un cosmetico comprato in una banale erboristeria, sull'onda di chissà quale ragionamento la collegava a strane allucinazioni, si fa più attento quando il ragazzo inizia a raccontare la sua visione. Lo specchio prima, la nebbia, fino a spalancare le palpebre quando parla dell'artista Khnopff e di come volesse ricordare perchè tutti sapessero. L'uomo chiude gli occhi e rabbrividisce visibilmente. Si china, mette a terra la ventiquattrore e prende da una tasca esterna il cellulare. Compone in fretta un numero che sembra sapere a memoria, dato che il pollice si muove sui tasti veloce. Si mette in ascolto, quindi parla. "Sono il Sapiente. Ho del lavoro per te. Ti manderò un mio uomo. Dimmi quando". Annuisce, chiude la conversazione senza salutare e guada Johan "Signor Khnopff. Se vuole sapere la verità, dovrà avere fiducia in me, almeno quanta io ne ho adesso in lei.". Mette il telefono nella borsa ed estrae un biglietto da visita, quello del coffee shop. "Chieda della saletta esse uno. Dica che c'è da recuperare l'aryballos all'erboristeria. Alle solite condizioni". Larget attende che Johan abbia preso il biglietto e riprende in mano il manico della valigetta. "Mi chiami se ha domande" e sta per voltarsi ed andarsene, quando torna a girarsi verso di lui "E già che c'è... chieda anche quanto per i pezzi del collezionista".
Johan sembra capire tutto perfettamente e ripete gli ordini così come gli sono stati dati, sotto lo sguardo compiaciuto di Larget, che si esibisce anche in un sorriso disteso. "Le credo" risponde senza esitazione quando Johan glielo chiede. Alla sua domanda se il collezionista sia quello derubato... ed ucciso, annuisce. "Ci sono tante cose da dire Monsieur Khnopff e vorrei rispondere a tutte le domande oggi stesso, ma per ora dovrà fidarsi. Sappia solo che siamo dalla parte del giusto". Anche lui, come tutti gli idealisti, crede nei propri ideali, giusti o sbagliati che siano. "Avrà le sue risposte, per ora faccia come le ho detto. Grazie". China il capo ed ancora una volta fa per andarsene ed ancora si ferma "Ah... si presenti come Usciere del museo quando andrà all'incontro. Buonasera". Queste sono le ultime parole che Larget rivolge a Johan prima di allontanarsi, stavolta senza più ripensamenti.
Riepilogo fato con fasce orarie
News di Les Ombres de Bruges del 01/10/2015
Baby gang. Estemporanea, Master Esteban (09.09.2015 - pomeridiana)
Il regno di Manannan. Estemporanea, Master Chanel (10.09.2015 - notturna)
Il suonatore di organetto. Estemporanea, Master Esther (12.09.2015 - pomeridiana)
Il ritorno di Joel #2. Estemporanea, Master Chanel (12.09.2015 - serale)
La Cartomante. Estemporanea, Master Chanel (13.09.2015 - serale)
Il suonatore di organetto - conseguenze #2. Estemporanea, Master Esther (15.09.2015 - pomeridiana)
Il ritorno di Joel #3. Estemporanea, Master Chanel (21.09.2015 - notturna)
Always on my mind. Quest, Master Chanel (23.09.2015 - serale)
La prigione di Javrier. Quest, Master Chanel (24.09.2015 - serale)
Borseggiatori all'opera. Estemporanea, Master Chanel (26.09.2015 - mattutina)
La prigione di Javrier#2. Quest, Master Chanel (26.09.2015 - pomeridiana)
Furto al museo #2. Quest, Master Chanel (28.09.2015 - pomeridiana)
Mimi in brasserie. Estemporanea, Master Chanel (30.09.2015 - pomeridiana)
Masters
Esteban
Totale masterate: n. 1
Esther
Totale masterate: n. 2
Chanel
Totale masterate = n. 10
Pagine → 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28
Articoli, Interviste e altre Risorse!
Seconda Era
Vaste terre coperte di ombre e misteri, dove ogni eroe scrive la storia del Mondo di Eidel. Seconda Era, play by chat
PhotoBucket Down!
L'armageddon dei Play by Forum: Photobucket, hosting per immagini, chiude e danneggia i play by forum!