News e Annunci Les Ombres de Bruges
La liberazione di Chanel - Resoconto di Esther
News di Les Ombres de Bruges del 08/06/2015
Chat: In città
Master Fato: Esther
Punti esperienza distribuiti: 30 a tutti i partecipanti
Ora inizio: 09.58
Ora fine: 13.00
Partecipanti:
Chanel
Jack
La fine della scuola si avvicina e il caldo sembra aver finalmente raggiunto Bruges, facendo superare i venti gradi all'asticella del termometro. Gli abitanti della città, soprattutto i più giovani, scalpitano per poter essere liberi di andare da qualche parte a divertirsi. L'aria dell'estate, d'altronde, ha questo effetto collaterale. È il tempo ideale per l'autista, che solitamente accompagna Miss Swan, per prendersi qualche giorno di ferie per andare fuori città, forse la situazione non è così ideale per la stessa, che si vede costretta a prendere la macchina. Chanel sta viaggiando lungo le strade della città all'interno dei limiti di velocità, diretta alla grande circonvallazione che circonda Bruges. La strada è piuttosto libera, non molti usano le macchine in questa cittadina belga, preferendo spostarsi a piedi o in bicicletta, e infatti sui marciapiedi si vedono parecchie persone che passeggiano o raggiungono il loro posto di lavoro, a giudicare dalle ventiquattrore che molti tengono in mano.
Chanel dalla notte dell’incidente a Jeruzalemkerk ha cambiato radicalmente le sue abitudini ed in parte anche il suo carattere. L'ombra che le si è annidata dentro, togliendole i ricordi e con essi anche gli amici, non si cura più dei propri doveri e di mantenere vive le relazioni. Forse ha perso Maurice, l'unico uomo che sia riuscito a conquistarla ed è rimasta praticamente sola, nella casa del nonno da cui scappa frequentemente. Ama ancora passeggiare per le vie di Bruges, ma in questi giorni è costretta a scorrazzare per le sue strade con il regalo di Natale di Maurice, un'auto sportiva che ha faticosamente imparato a guidare dopo i lunghi anni di spostamenti a piedi o con autisti. Ed è proprio questo che sta facendo in questo momento, sta guidando per le vie della città diretta alla grande circonvallazione che circonda Bruges, procedendo tranquilla, all’interno dei limiti di velocità, malgrado la poca esperienza.
Jack, d’altra parte, visto il bel tempo e le buone temperature finalmente arrivate in città, in questo momento si trova a spasso, camminando senza meta per le vie e viuzze, dirigendosi verso il centro della città medievale.
La macchina di miss Swan ci mette poco ad arrivare nella stessa via in cui sta passeggiando Jack, godendosi il sole. I tacchi a spillo per guidare non sono certo la calzatura ideale e questo rende i movimenti dei piedi della donna decisamente più difficoltosi. Inoltre sembra avere qualche problema con il cambio manuale della macchina, dopo aver “grattato” rumorosamente, alza il viso e riconosce la figura di Jack, l’uomo che l’ha portata in salvo dopo che l’ombra ha preso possesso del suo corpo. In quel momento il cellulare, all'interno della borsa bianca, suona e per rispondere Chanel dovrà togliere per qualche secondo lo sguardo dalla strada, la cosa non sembra difficoltosa, visto che sta percorrendo un rettilineo. Sussulta quando sente il cellulare squillare nella borsetta. Allunga la mano verso la borsetta e la mette sulle gambe ed abbassa lo sguardo solo per il tempo necessario per aprire la cerniera, che però le da qualche difficoltà, pochi secondi dopo finalmente riesce ad infilare la mano al suo interno per cercare a tentoni il cellulare.
Jack per qualche istante, si trova in uno situazione come di trance rilassata. La luce quasi lo conforta, lo rilassa. Il rumore stridulo della frizione lo risveglia da quel torpore. Gli occhi si riaprono di scatto, voltandosi verso la fonte del rumore. Nota la macchina poco lontano e nota chi la guida, riconoscendo Chanel.
Il rumore della frizione, attira l'attenzione dei passanti da entrambi i lati della carreggiata, che dopo aver alzato lo sguardo per un attimo, ritornano alle loro faccende, ignorando la macchina. Eccetto Jack che invece continua a guardarla. Poco più avanti la strada si piega in una curva che porta ad una delle strade principali che poi entra direttamente dentro alla circonvallazione. Il tutto succede in pochi secondi, mentre Chanel sta cercando il cellulare nella borsa. Si sente un rombo in lontananza e lo stridio di una frenata sull'asfalto all'altezza della curva. Jack porta vedere la scena completamente e in tutta la sua chiarezza. Una berlina argentata un poco scassata sta percorrendo la strada a tutta velocità, ma la macchina sbanda in curva, cosa evidentemente non voluta dal suo conducente, che perde il controllo della vettura, anche se, malgrado ciò, non smette di premere sull'acceleratore. Prosegue a zig-zag lungo la strada, altre due macchine, grazie alla prontezza dei loro proprietari, riescono a evitarla per un soffio, subendo solo qualche graffio sulla carrozzeria. I suoni dei clacson riempiono l'aria e Jack potrà urlare se vorrà, mentre la berlina si dirige a tutta velocità verso la macchina di Chanel. Quest'ultima, impegnata a cercare il cellulare, non la vedrà se non all'ultimo momento.
Chanel procede tranquilla lungo la strada ancora in rettilineo, anche se è impegnata a recuperare il cellulare dalla borsa, cosa che la costringe a moderare ulteriormente la velocità nell'avvicinarsi alla curva, impossibilitata a cambiare marcia. La sua borsa è decisamente troppo piena ed il cellulare le sfugge. Abbassa ancora lo sguardo sulla borsetta, finché non sono i clacson delle altre auto che si alzano all'improvviso a farle sollevare istintivamente lo sguardo allarmato. La mano destra abbandona la borsa nel tentativo di tornare sul volante e così cercare di evitare lo scontro imminente con quella berlina argentata che perso il controllo punta dritto verso di lei.
Gli sguardi dei due si incrociano per qualche secondo, poi Jack la vede armeggiare con qualcosa all'interno dei veicolo e continuare per la sua strada. Jack farebbe per andarsene, quando ne vede sopraggiungere un'altra, in direzione opposta, diretta verso l'auto di Chanel. Ne capisce immediatamente la pericolosità, notando che l'altro autista sembra aver perso il controllo. Quindi Jack si ritrova a correre in direzione della macchina di Chanel, agitando le braccia in alto ed urlando > MISS SWAN! < mentre contemporaneamente le altre auto fanno suonare i propri clacson.
Chanel tenta di evitare lo scontro, ma sarebbe troppo tardi anche per un guidatore esperto e viene centrata in pieno. La berlina argentata e la macchina sportiva di Chanel si accartocciano come se fossero fatte di cartone e l'impatto è violento. La velocità della macchina fuori controllo era ancora troppo elevata, infatti non ferma la sua corsa contro la macchina di Chanel, ma sbanda ancora, andando a schiantarsi contro il muro dietro ad uno dei due marciapiedi, investendo anche i malcapitati presenti su quei metri. La macchina sportiva viene spostata dall'impatto e dopo una quasi inversione ad U, si ferma, fumante. Gli airbag nella macchina della donna esplodono, mentre il suo corpo assorbe l'impatto. Sbatte la testa due volte, la prima volta sul volante, la seconda sul paratesta. Le orecchie non sentiranno altro che un ronzio molto forte. Se si girerà verso Jack porta vederlo correre verso la sua macchina, potrà vedere la sua bocca muoversi, ma nessun suono le arriverà alle orecchie. Sentirà un forte dolore al petto, prima di perdere conoscenza. Il suo cuore si ferma in quell'istante, come se stesse avendo un infarto. La macchina è chiusa a chiave e Jack, potrà solo tentare di forzarla ma ci vorrà del tempo. Mentre Chanel è senza conoscenza, potrà vedere una luce bianca trasformarsi in grigia, con degli alberi neri che si stagliano nel cielo e potrà sentire in lontananza dei corvi gracchiare e nessun dolore o ricordo di quanto è appena successo se non un qualche stralcio di immagine. Dopo diversi secondi ecco un fortissimo dolore parte dal cuore e si propaga lungo tutto il corpo. La sensazione è come se le stessero strappando tutti gli arti senza anestesia. Può urlare ma in quella dimensione nessuno la sentirà.
Chanel non sente la voce di Jack, coperta dai clacson delle automobili. I conducenti protestano o forse avvisano del pericolo, ma tutto sembra inutile. Le mani sul volante vengono strette con forza dalla donna che ad occhi sbarrati guarda quella freccia argentata piombarle addosso. Gli occhi si stringono al momento dell'impatto e quasi non si rende conto di nulla. Neppure sente il suono terrificante delle lamiere che si accartocciano e lo schianto dell'altra macchina. Dopo un dolore squarciante al petto che si unisce a quello alla testa per via dei due traumi subiti, perde quasi subito conoscenza, riversa sull'airbag che ha attutito l'impatto con il volante. Una luce bianca, sostituito da un paesaggio irreale, tanto diverso dalla cittadina illuminata dal sole primaverile ed una sensazione di terrore che attanagliano l'ombra che ha riconosciuto la dimensione in cui è stata a lungo prigioniera... Queste sono le sensazioni che precedono il dolore straziante agli arti. Urla, terrorizzata ed impietrita, incapace anche di formulare pensieri per via del dolore che le annebbia la mente. Può solo tentare di resistere.
È in questi momenti che la vita diventa come un film, almeno per Jack. Le due macchine che si scontrano e si accartocciano le vede quasi al rallenty. In realtà, come capì tempo fa, è solo una sorta di eccesso di adrenalina. La stessa che in questo momento cerca di usare in modo decisamente più proficuo. La mano viene portata immediatamente alla tasca della felpa, estraendo il suo cellulare vecchio modello e premendo il tasto "1" per la chiamata rapida all’ospedale > Sono il dottor Whisper! Fate arrivare un'ambulanza a... < solleva lo sguardo, cercando il nome della via, e una volta trovatala lo riferirà a chi lo ascolta all'altro capo del telefono. > Incidente stradale, due auto coinvolte, diverse persone ferite tra i passanti. Presto! < Quindi spegne e ha ormai raggiunto l'auto di Chanel. Non perde tempo a notare i danni, li vede ma non sono importanti. Ragiona con freddezza, quasi come un robot, cercando di aprire la portiera inizialmente senza successo. > Apriti! < Quasi le urla, cercando di forzarla sfruttando il fatto che con l'incidente anche la stessa portiera ha subito dei danni.
Il dolore di Chanel dura per parecchi secondi, parecchi interminabili secondi che dilaniano corpo e anima della donna, mentre l'Ombra, evocata dalla negromante, si stacca dal corpo della donna, clinicamente morta al momento, ritornando nel mondo delle Ombre a cui appartiene. L'anima di Chanel, la sua vera anima, deve basarsi del tutto sulla resistenza della donna, poco altro tempo in quella situazione e anche lei si sgretolerà nel vento, sparendo per sempre. In quell'istante, nel mondo reale, il cuore della donna ricomincia a pompare sangue attraverso i suoi arti, già molto più freddi. È risultata clinicamente morta per un minuto e cinquantatré secondi esatti. Chanel non riprende conoscenza, per il momento, ma la sua mente viene strappata dalla dimensione onirica e ora non vede più niente se non il buio dello svenimento. Jack intanto è riuscito ad aprire la portiera della macchina, dopo un po' di fatica, e così soccorrere la donna. Chanel riprende conoscenza e apre gli occhi. Di certo non è in forma smagliante dopo quello che è successo. Nessuna frattura, ma i rimasugli del dolore al petto e un ritmo cardiaco un poco insolito che piano piano si ristabilizza. Vedrà tutto doppio per un po' e avrà un forte mal di testa a seguito del trauma cranico lieve che si è procurata sbattendo contro il volante.
Il dolore che prova Chanel le è insopportabile e le fa dimenticare il posto in cui si trova. Neppure lei sa come può resistere a tanto dolore che svanisce dopo pochi secondi... buio ed i polmoni che si riempiono nuovamente dopo che il cuore si era fermato, anche se per poco. Anche il fluire dell'aria le provoca dolore dopo quel minuto passato nell'immobilità totale. Respiro lento, affaticato. Gli occhi sono socchiusi, difficile anche aprirli in quel momento, è tornata indietro, in qualche modo. La luce del sole tanto diversa dal grigiore precedente che forse neppure ricorda più, le da fastidio agli occhi e così anche vedere il viso di Jack sdoppiato, quindi abbassa le palpebre e lascia che sia lui a prendersi cura di lei, un'altra volta. Muove le labbra, cerca di parlare ma forse avrà bisogno di ancora qualche minuto per riprendersi del tutto.
Una volta aperta la portiera, Jack non tocca immediatamente il corpo della donna. Potrebbe avere danni interni, potrebbe aver subito danni all'altezza del collo, anche se l'airbag sgonfio per lo meno lo rassicura un minimo. Si limita a portare due dita all'altezza della giugulare della donna, per sentirne in modo empirico il battito. Debole, ma presente. > Miss Swan? Riesce a sentirmi? < Le domanda, per accertarsi delle sue funzionalità cognitive. Muove le labbra, ma non sente niente. > Non posso tirarla fuori dall'auto, potrebbe aver subito danni seri... Quindi si limiti a stare tranquilla. Ho contattato l'ospedale, un'ambulanza sarà qui a momenti e non la abbandono finché non arrivano. Lei cerchi solo di non muoversi < La rassicura, in qualche modo, tenendo la sua mano in mezzo alle sue.
I danni fisici riportati da Chanel sono dovuti sia al mancato battito cardiaco, sia al trauma alla testa. Si possono verificare in forte mal di testa, visione doppia, confusione mentale e ronzio all'udito, oltre che al freddo e il formicolio agli arti per la mancata circolazione sanguigna. Nessun danno mentale o deficit fisico grave, anche se sarebbe consigliabile, e a discrezione dei medici verrà fatta all'Hospitaal, una visita da un cardiologo. Jack fa tutto nella maniera corretta, chiamando l'ambulanza, parlando con la paziente in modo rassicurante e raccomandandole di non muoversi. L'uomo ha sentito giusto, l'ambulanza, seguita a ruota da un’auto medica, ha fatto davvero presto e ora sta sfrecciando lungo la via, pronta a prestare soccorso. Dei passanti un uomo anziano è incastrato sotto la macchina pirata, anche se non sembra in condizioni gravi e altri quattro hanno lesioni leggere d'altro tipo e fratture ai polsi o alle ginocchia, dovute alla caduta dopo lo schianto.
Chanel sembra comprendere bene il senso della parole di Jack, di cui stringe la mano con estrema debolezza. Poco alla volta sta tornando alla realtà anche se il dolore ancora la annebbiata e confusa. Apre gli occhi, nulla glielo impedisce a parte il dolore. Un ronzio alle orecchie ed un po' di formicolio agli arti, ma è la testa martellante ad essere quasi insopportabile. Come al risveglio di un sogno, si trova lì, ma non potrebbe dire né come ci è arrivata, né il perché. Nota solo che ci sono delle persone a terra, doloranti e Jack che le tiene la mano. > Sto bene... < la voce è impastata è roca, flebile > Non si preoccupi di me... < occhi che tornano sui passanti feriti. Non sa se tutto questo sia accaduto per colpa sua, ma è chiaro che si preoccupi per quelle persone ferite. Il suono dell'ambulanza si unisce al ronzio nella testa, prima confuso, poi sempre più forte, fino a sovrastarlo, ma resta come un rumore di sottofondo.
Jack sente la donna rispondergli, flebilmente. Sono risposte sensate, quindi forse c'è la possibilità di essere meno preoccupati. Non risponde alla donna, limitandosi ad annuire con il capo mentre aspetta che le ambulanze si fermino ed i suoi colleghi scendano con barelle e tutto. Solo in quel caso abbandonerà il capezzale di Chanel, dirigendosi verso uno dei medici. > La donna potrebbe aver subito un forte trauma cervicale, ma sembra che nonostante tutto sia stata fortunata. < vede il suo interlocutore annuire, quindi fa spazio per lasciar passare la barella con sopra l'eventuale tutore che metteranno al collo della donna. Se ci fossero eventuali passanti presenti, dirà loro. > Fate spazio per favore < e quindi andrà verso gli altri feriti, cercando di essere utile ai suoi colleghi nel caso avessero bisogno di un supporto anche da parte sua.
Le mani di Jack lasciano quella di Chanel e lei rimane lì, ferma come le è stato detto. Manca anche la voglia di muoversi. Aspetta che qualcuno si prenda cura di lei, rispondendo ad eventuali domande che le dovessero rivolgere ed una volta estratta dall'auto cercherà di mantenere la calma nonostante il dolore, facendo tutto ciò che le verrà detto in ospedale. Meglio eseguire e non pensare. Le sembra di essere tornata da un lungo viaggio. I ricordi per ora le sfuggono, ma con un po' di fortuna avrà il tempo di ristabilirsi e rimettere in ordine la vita che l'ombra le ha portato via negli ultimi due mesi. Cosa le abbia lasciato o tolto è ancora un mistero, ma l'importa è che sia tornata più o meno integra, apparentemente.
Conseguenze:
A Chanel avevo già preventivato almeno cinque giorni di ospedale di base più un numero a caso estratto con un dado5, il risultato è otto giorni di osservazione in ospedale. Se vuoi uscire prima dovrai giocarti di firmare lo scarico dei diritti e l'ideale sarebbe giocare in on una visita (cardiologica se fosse possibile) con uno dei nostri due aitanti medici. XD
Per Jack nessuna conseguenza sul piano fisico se non un grande spavento.
Le due macchine sono ovviamente semi-distrutte e i due occupanti dell'auto pirata sono tutt'ora ricercati dalla Politie.
Incidente stradale in Mortierstraat - Articolo MB
News di Les Ombres de Bruges del 06/06/2015
Della redazione di MetroBruges
Nella mattinata di venerdì 5 maggio dell’anno corrente alle ore 11.30 circa si è verificato un incidente automobilistico che ha coinvolto un totale di tre macchine e diversi passanti sono rimasti feriti. Siamo riusciti ad intervistare uno dei testimoni subito dopo l’evento, Franz Steiner, professore in pensione della facoltà di Tedesco della Katholieke Hogeschool Vives di Bruges. L’uomo stava passeggiando con la moglie, anch’ella di nazionalità tedesca, quando ha assistito allo scontro.
Professor Steiner, può dirci cosa ha visto?
« Io e mia moglie Ilsa stavamo facendo la nostra passeggiata mattutina. Sa com’è, quando si è in pensione si prendono delle abitudini ed è difficile abbandonarle… Comunque, stavamo passeggiando in direzione contraria rispetto alla vettura che ha investito le altre macchine e i passanti dall’altro lato della strada. »
Può descrivere la scena per i nostri lettori, professore?
« Certo, certo… Erano circa le undici e mezza del mattino quando abbiamo sentito un rombo in lontananza, era una berlina argento, piuttosto vecchiotta devo dire, guidata da due uomini che non avevo mai visto e proveniva dalla grande circonvallazione che circonda Brugge, ha presente? Quando ha imboccato la curva della Mortierstraat, il guidatore ha perso il controllo del mezzo e ha cominciato ad andare a zig-zag. In quel momento è cominciata tutta la confusione. Ha sfiorato due macchine, graffiandole soltanto, grazie alla prontezza dei guidatori, che hanno cominciato a suonare i clacson all’impazzata. L’ultima macchina, una BMW sportiva blu, se non sbaglio, non è riuscita ad evitare la berlina ed è stata presa in pieno in un frontale, ma la berlina non si è fermata, anzi, ha continuato la sua corsa e, deviata dalla sportiva, è finita addosso al marciapiede e al muro, investendo altre persone. »
Dopo aver visto questa scena terrificante, immagino sia la sua preoccupazione, sia quella di sua moglie fosse per i feriti (tra cui annoveriamo anche la nipote di Bertrand Morel, noto archeologo e storico, a cui è dedicata l’aula magna dell’università), ma la nostra domanda è ha visto qualcuno scendere dalla berlina argentata?
« No, nessuno. »
Ed è proprio questo che tutti noi ci stiamo domandando in queste ore. Chi guidava la berlina fuori controllo in pieno centro a Bruges?
Abbiamo intervistato chiunque possibile nei paraggi e nessuno sembra aver visto i due uomini uscire dalla vettura e scappare. La berlina argentata è stata sequestrata dalla Politie per ulteriori indagini, nella speranza di riuscire a risalire a questi due malviventi.
Grazie al tempestivo intervento del Dottor Jack Whisper, medico al pronto soccorso del nostro Hospitaal, i feriti sono stati medicati sul posto dalle ambulanze e portati successivamente presso la struttura ospedaliera per ulteriori analisi. La più grave tra tutti i feriti è Mademoiselle Chanel Swan, nipote di Bertrand Morel, nota personalità di Bruges. Era lei alla guida della macchina sportiva blu, indicataci dal Professor Steiner come quella presa in pieno dall’auto pirata. La sua auto alla moda è semi distrutta, ma, grazie al cielo, lei se la caverà con solo qualche giorno di ospedale e ulteriori esami clinici.
Articoli del MetroBruges, Numero 12, anno II
- Incidente stradale in Mortierstraat, coinvolta notabile della città, della Redazione del MetroBruges (//Esther);
- 400 anni in venerazione del santo sbagliato, della Redazione del MetroBruges (//Chanel);
- Gilbert Sinouè e il ragazzo di Bruges, della Redazione del MetroBruges (//Chanel);
- Bruges la morta, Georges Rodenbach, 1892, di un lettore anonimo (//Aika);
- B come Belgio, come Bruges, come Birra! (Prima parte), di Javrier Dukas;
- 36 Food trucks fermi in Albertpark, della Redazione del MetroBruges (//Chanel);
- Coniglio alla birra e pain d'epices, di un lettore anonimo (//Aika).
Bruges vittima di allucinazioni
News di Les Ombres de Bruges del 05/06/2015
Notizia d'agenzia del 04 Giugno 2015 ore 9.33
Bruges sembra essere caduta vittima di allucinazioni.
Decine di persone nell'ultima settimana hanno lamentato allucinazioni visive ed uditive che si manifestano all'improvviso, come "flash" che per qualche secondo estraniano il soggetto dalla realtà.
Mentre molti chiedono aiuto a medici e psichiatri, è facile ipotizzare che altrettanti (se non la maggior parte) eviti di rendere noto questo disturbo, che spesso si manifesta in una singola occasione.
Si cercano il comune denominatore che accomuna le vittime e le cause di questa possibile "epidemia" che ha contagiato parte degli abitanti di Bruges.
La visione di Ange - Resoconto di Chanel
News di Les Ombres de Bruges del 04/06/2015
Angelique
Jack
Master fato: Chanel (in chat dalle 22:24 alle 23.14)
Punti esperienza distribuiti: 20 ad Angelique, 15 a Jack.
Un frammento in bilico nel tempo. Buio tutto attorno e silenzio. Silenzio totale che quasi fa male alle orecchie tanto non vi sono abituate. Così Ange si ritrova sospesa in quello che sembrerebbe un sogno o forse un incubo... uno dei tanti incubi che popolano le notti di Bruges e dei suoi abitanti e che troppo spesso prendono forma sotto i loro occhi nella quotidianità, lasciandoli pieni di dubbi e domande a cui cercano disperatamente di dare una risposta. Questa volta è sola in quell'incubo, lei che in fondo, sola non lo è mai. Una compagna silenziosa e sempre presente, quanto indesiderata, ce l'ha. Angelique. E' il suo volto quello che vede, quando nel buio affiora un viso pallido e delicato, privo del trucco e del tubino, che mostra più di quanto la decenza imponga? Angelique è castigata in un completo grigio che non ne mette in mostra il bel corpo, al contrario lo avvilisce. Una figura che in ogni dettaglio sa di sobrietà, di una dignità ricercata, quasi agognata, forse nel tentativo di prendere le distanze da ciò che è quando il sole, tramontando, allunga le ombre degli edifici e Ange può finalmente percorrere libera i vicoli della città, respirare la vita e vivere le sue emozioni, come ha deciso di fare stasera, al De Republiek, in compagnia di Jack, che in quel momento è inconsapevole di quanto Ange stia vivendo, forse distratto da un accenno di rissa che sembra iniziare accanto a sè, quando un ragazzo ne spintona volutamente un altro che reagisce mandandolo a quel paese prima ancora di voltarsi a guardarlo... A parte i dettagli puramente estetici le due donne sembrerebbero uguali in tutto ad eccezione della tonalità degli occhi chiari, più vicini all'azzurro quelli del volto della donna che sta di fronte ad Ange e nei quali è facile leggere smarrimento ed inquietudine. Un battito di ciglia e quella visione si interrompe, riportando Ange alla confusione del locale ed al bancone dove ha preso posto accanto a Jack.
Se dovesse disegnare una parodia di Angelique, eccola...sarebbe lei. Angeique guarda sè stessa con lo stupore con cui si troverebbe a fronteggiare la sè diurna, e forse con la stessa rabbia. Non si riconosce in questa caricatura patetica, dai colori sbiaditi. Resta per un istante immobile, mentre Jack sembra distratto da altro e pensa, con sempre maggior convinzione, che questa maledetta città sia carica di stregoneria. Neanche per un istante valuta d'essere impazzita, o di avere delle visioni. No. Lei ha un sogno condiviso e ormai ha la certezza che nulla, a Bruges, è immaginato. Svanisce. Così come è arrivata, si dissolve, come neve al sole. Le dita si stringono sul bicchiere da cocktail. E' stanca di queste follie. Cosa vogliono da lei? Poggia la mano sul petto di Jack, per richiamarne l'attenzione "Direi che dal valzer siamo lontani anni luce. Vieni....che nell'inferno ci siamo già" e stavolta non è una provocazione erotica, ma un dato di fatto. Con poche falcate decise, si butta in pista, col suo cocktail in mano.
Imperturbabile Ange, dimentica in fretta quella visione, decisa a divertirsi così come aveva stabilito, si fa strada verso la pista da ballo, facendo spostare con il solo sguardo chi la intralcia... Ha chiuso gli occhi? Sì, forse solo per una frazione infinitesimale ed Ange si ritrova di nuovo faccia a faccia con quella che sembrerebbe essere Angelique, il suo alter ego, di cui non sembra avere paura. Solo odio per Angelique, la ragazza moderata, responsabile e dedita alla ricerca della conoscenza. Chissà se l'altra potrebbe prendere il sopravvento e lasciarla in catene, in qualche recesso di anima... Forse l"Altra" ha quel timore? Angelique solleva la mano destra all'altezza del mento con il palmo rivolto verso Ange, allungandola piano verso di lei, finchè non incontra un ostacolo. Il palmo appare schiacciato, premuto contro quello che potrebbe essere un vetro. Angelique alza il viso come a voler cercare i confini di quella superficie trasparente che le separa, ma non ci sono confini in quel luogo. Ange ora lo potrà vedere chiaramente quel vetro, fino ad allora rimasto invisibile agli occhi di entrambe. Ciò che ne rivela l'esistenza è il proprio riflesso in trasparenza che si sovrappone al viso nitido di Angelique che ora la guarda, in silenzio, smarrita ed inconsapevole di quanto stia accadendo loro e probabilmente spaventata nel ritrovarsi di fronte l'altra sè, quella che prende il sopravvento annientando la sua immagine di brava ragazza faticosamente costruita... è ora Angelique a chiudere gli occhi oppressa dalla consapevolezza di essere prigioniera e Ange torna ad essere circondata da musica e risate, in quel luogo pieno di vita, dove nessuno sembra accorgersi di quanto stia accadendo alla sua coscienza, catapultata da un luogo all'altro con tanta disarmante facilità. Il ragazzo che ha urtato il suo coetaneo ride e l'altro lo guarda sorpreso "Ehi! Quanto tempo!". Il pericolo della rissa è sfumato immediatamente. I due evidentemente sono buoni amici e quello del primo era solo un modo per attirare l'attenzione del secondo ed alla parolaccia segue una serie di amichevoli pacche sulle spalle.
La preoccupazione di Jack non svanisce quando il pericolo di rissa è ormai sfumato. Angelique è in pista e comincia a ballare. Suadente e passionale... ed eccola. Di nuovo lei. Angelique la guarda. Vuole dirle qualcosa...vuole raggiungerla. Allunga la mano verso di lei e cerca di toccarla. Invano. Ha l'aria sgomenta dell'animale imprigionato. Porta le mani al volto e chiude gli occhi. Ange sorride. La notte è mia. Eppure stavolta Angelique non sta dormendo, e mentre Ange riprende a ballare, provocando Jack, Angelique inizia a battere contro il vetro che la imprigiona. Vuole uscire. Ha paura. Non vuole restare chiusa lì. Urla. Urla sempre più forte. E l'ultimo urlo crepa tutti i vetri, che scoppiano letteralmente in una pioggia di schegge che s'allarga intorno a lei. Ange chiude gli occhi, ed Angelique li riapre. Si trova in una discoteca, piena di confusione. E' seminuda ed il suo corpo è aderente a quello del medico. Sgrana gli occhi, mentre le manca il respiro.
Angelique urla, prende a pugni il vetro che le separa. Tutto in pochi secondi, pochi interminabili secondi quando gli occhi si aprono e si trova a guardare Ange, che balla come se la sua coscienza non fosse imprigionata in una visione, ma libera di muoversi a suo piacimento, sempre padrona di sè stessa e delle proprie emozioni, anche quando quella maledetta città cerca di imprigionarti ed annientarti. E' nuda? Abbassa lo sguardo, Angelique. E' notte e lei è sveglia. Paura? Vergogna? Chiude gli occhi e le parti si invertono o forse è stato tutto un sogno ad occhi aperti? Ma adesso è ancora lì, in quel limbo senza fine, strappata per secondi che sembrano infiniti alla sua prigionia, alla quale ritorna. Ora è Ange la prigioniera. Ha riaperto gli occhi e guarda l'Altra con sicurezza e derisione, ma anche Angelique, scaraventata seminuda in mezzo alla folla, trae un po' di determinazione dalla parte di sè che somiglia maggiormente all'Altra, Ange. In fondo per sopportare quella doppia vita, che per lei è una vita a metà e di cui è consapevole, deve essere forte anche l'apparentemente equilibrata e meditabonda Angelique. La consapevolezza della prigionia del proprio essere è forse l'aspetto più difficile da sopportare per entrambe? Sono una prigioniera dell'altra ed in quel momento, anche apparentemente separate. Chissà se c'è un momento in cui la coscienza non è divisa, squarciata da quel disturbo della personalità... "Cercami nel tuo riflesso". Queste le parole dell'Altra, prima che chiuda gli occhi ed interrompa volutamente quel contatto tra loro, probabilmente difficile da sopportare. Torna volutamente alla sua prigionia, lasciando libera Angelique di prendersi ciò che non le appartiene. Forse ogni volta che Angelique incontrerà il proprio riflesso in vetri o specchi, concentrandosi a sufficienza, riuscirà a scorgere il viso di Ange e forse a comunicare direttamente con lei e viceversa? Sempre che il riverbero di anima nella visione fosse davvero il suo alter ego.
Nota del Master: Angelique ed Ange da adesso potranno comunicare tra loro attraverso superfici riflettenti, a discrezione della player.
Travel in progress [blog di Javrier D.] - Post 1
News di Les Ombres de Bruges del 02/06/2015
Ne ho sentito parlare in treno da una tipa carina.
"Noi andiamo a Bruges"...
"Che è Bruges? Non l'ho mai sentita".
"E' solo la più romantica e più deliziosa città del Belgio. Antica città fiamminga i cui palazzi sono affacciati sui canali. Non è molto grande e le principali attrazioni sono concentrate intorno a un cerchio che si percorre tranquillamente a piedi. Abbiamo già stabilito un bellissimo itinerario. Lo vuoi vedere?"
"Che altro ho da fare di più interessante? Martellarmi gli zebedei forse..." penso, ma dico con entusiasmo "Certo!"
La tipa tira fuori una guida della città e la apre su una mappa.
Seguo la punta dell'indice che con l'unghia percorre le stradine disegnate sulla cartina turistica.
"Si parte dalla stazione ferroviaria per raggiungere Begijnenvest. Vesten erano le antiche mura cittadine che circondavano Bruges per proteggerla dagli attacchi provenienti dal mare che si trova a pochi chilometri e che ora sono una zona verde pedonale in pieno centro. Ci si immerge fin da subito in un'atmosfera medievale..."
E' entusiasta.
Non la interrompo.
Il tipo con lei alza gli occhi al cielo e si infila gli auricolari dell'i-pod nelle orecchie.
Si isola e mi abbandona.
Non sente ma mi guarda rassegnato e cerca qualcosa nello zaino.
"Non si deve attendere molto prima di attraversare i primi ponti e i primi canali, quelli del Minnewater, il lago dell'amore. Il panorama è un vero spettacolo!"
Bla bla bla...
Guardo il paesaggio fuori dal finestrino.
E' una piccola concessione perchè anche se la tipa mi sta spaccando i cosiddetti, le devo dare un po' di soddisfazione.
Sorrido.
Guardo la mappa.
Guardo il suo dito ma non la ascolto... E' ferma sul Minnewaterpark... e che ci sarà mai in questo parco?
Mi trattengo dallo sbuffare.
Il panorama scorre veloce.
Lo vedo con la coda dell'occhio.
E' tutto uguale.
Campagna, cascinali in lontananza, pale eoliche e mucche.
Mi arriva qualche frammento del suo discorso...
Bla bla bla... "Begijnhof"... bla bla bla... "Unesco"... bla bla bla "merletti"...
Cosa?
Davvero stai parlando di merletti a me?
Ma mi hai visto?
Porto in sù le sopracciglia, ma sorrido.
Cioccolato... Pittori fiamminghi... Michelangelo... palazzo Gruuthuse... romanticissimo ponticello...
Te lo concedo.
Ci sono una marea di cose da vedere. Qualcuna anche interessante.
Guardo il tipo che finisce di mettere a soqquadro lo zaino.
Che è quella faccia da mercante in fiera?
Mi mostra un'altra guida:

(l'accompagnatore della tipa. Qualcosa in lui mi ha convinto a seguirli a Bruges)
"Cazzo che bella Bruges!"
Forse vale una visita.
Arrivo in città.
Fuori dalla stazione ci separiamo.
Li lascio alle loro antiche mura e romantici ponticelli sui canali.
Il tipo mi guarda con un po' di bonaria invidia.
Lui dovrà aspettare.
Io vado verso il centro, ma mi fermo alla prima prima birreria (Brasserie).
Mi faccio servire una birra locale.
Il barista mi spiega il processo di produzione e ne decanta le lodi.
Io ho solo sete.
Brugse Zot... un giullare sul logo.
Sono curioso per natura.
Il barman mi ha stuzzicato.
Cerco le birre locali su internet e trovo per prima la Brugse Zot.
Leggo la storia del logo.
Interessante.
Mi guardo attorno mentre la sorseggio.
Non c'è molta gente.
Una ragazza carina mangia al tavolo da sola...
Un momento... mangia?
Guardo l'orologio... le 16.30.
Spero che qui non mangino tutti a quest'ora.
Mi gusto la mia birra.
E.
La ragazza si alza e viene al bancone.
Mi saluta e ricambio.
Chiacchieriamo un po'.
Carina, anche da come parla e si muove.
Voglio fare il figo.
Le chiedo se sa il significato del logo sul bicchiere.
Il barista la racconta per me.
"Pare che gli abitanti di Bruges avessero organizzato una grande parata di giocolieri, giullari e altri "mattacchioni" di professione, per accogliere l'imperatore Massimiliano d'Austria. Lo scopo era richiedere denaro per aprire una scuola di giocoleria. Il monarca tuttavia rifiutò: i giullari a Bruges erano già troppi e, a suo dire, non c'era bisogno di crearne altri. L'omino dal sorriso folle e il cappello con le punte è rimasto quindi uno dei simboli degli abitanti di questa città, che però nei loro modi non ricordano affatto questo personaggio stralunato, essendo in realtà gentili e ospitali in modo molto discreto".
"E dai..." sbuffo, "L'ho letta sul cellulare quando mi hai dato la prima birra. Volevo fare il figo con E. Adesso mi dici che c'è un'altra leggenda e faccio la figura del coglione due volte. Dai, spara la seconda che non la so.".
"Quando Massimiliano d'Austria ritornò dalla guerra, il popolo di Brugse organizzò una parata di festaioli e giullari. Quando, alla fine della giornata, gli abitanti gli chiesero fondi per un nuovo manicomio egli rispose: "Oggi non ho visto altro che pazzi. Bruges è già un grande manicomio!". Da quel momento gli abitanti di Bruges sono chiamati i pazzi di Brugse."
Devo informarmi meglio su questo Massimiliano d'Austria.
E. non parla.
Mi giro e la vedo pallida.
E' successo qualcosa che non mi dice.
Qualcosa che le ha fatto passare l'appetito.
"Non so cosa è stato... È stato strano, d'altronde cosa non lo è in questa città?".
"Non penso che Bruges sia diversa da tante altre. Ok il medioevo e la storia, gli edifici storici e i musei ma sono fandonie per turisti. Pure la birra. Non è tanto differente da quella che ho assaggiato a Bruxelles o in Lussemburgo.".
Orgoglio... Bruggese (?).
Ho altro da cercare in internet.
Passino storia, medioevo e palazzi... ma l'insulto alla birra no, non me lo lascia passare.
Almeno non è più angosciata.
Mi rifila un volantino del suo B&B.
Male che vada ho un posto dove andare.
Prima sera a Bruges
Mi faccio un altro giro.
Vado al Minnewaterpark.
Non mi sembra così eccezionale.
Seduto su una panca sotto il gazebo mi leggo il giornale locale online.
Ci sono cose che le guide turistiche non dicono.
Pagano articoli scritti dai lettori... non sono un provetto scrittore (pensieri a parte) ma soldi in più fanno comodo.
Sembrano soldi facili.
Il tempo passa e neppure me ne accorgo.
Decido che è troppo tardi per presentarmi al B&B.
Trovo un ostello online.
E' un po' squallido e faccio fatica a lavarmi come si deve.
Domani mattina ci riproverò e appena possibile andrò al B&B.
La visione di Aika - Resoconto di Chanel
News di Les Ombres de Bruges del 31/05/2015
Aika
Ora inizio: 11.26
Ora fine: 14.54
Master fato: Chanel
Punti esperienza distribuiti: 30.
In sintesi:
Aika si ritrova a Le Tilleul, dove tra una prova di cosmetici e l'altra le viene offerta una tazza di tè. Sollevando il coperchio della tazza in cui sono in infusione alcune erbe, la nuvoletta di vapore che si forma nell'aria prende le sembianze del nonno della ragazza, che la rimprovera di essere il disonore della famiglia. Le sembianze del nonno cambiano in quelle di Robert, il Vice della Mano Nera, che le dice che non è pronta e fallirà la missione che le è stata affidata. Anche il secondo uomo svanisce, lasciando spazio ad un terzo, quello che ha ridotto in miseria il padre della nipponica, che non ha parole dure per lei, ma solo una risata beffarda, prima che tutto torni alla normalità.
Resoconto:
Nella mattinata, la pioggia degli scorsi giorni ha lasciato spazio a qualche spiraglio di sole che si alterna a nuvole grigie a gettare la loro ombra sui palazzi del viale Steenstraat, il viale dello shopping della capitale fiamminga. La primavera ha portato con sè oltre al sole anche i turisti, che in massa hanno invaso la cittadina, richiamati dal fascino della Venezia del Nord. Il viale è gremito di persone che si stanno spostando da una chiesa all'altra, da una piazza all'altra, mentre il suono di campane del concerto di carillon del Belfort del sabato mattina si diffonde sopra i tetti antichi. Non c'è occasione migliore per fare un po' di pubblicità. Almeno questo deve avere pensato la proprietaria di Le Tilleul, che ha piazzato fuori dalla porta la commessa. Occhi verdi messi in risalto dal viso pallido punteggiato di lentiggini e capelli rossi ad incorniciarlo. In mano un fascio di depliant che pubblicizzano la nuova di prodotti di cosmesi naturale, che contiengono un campioncino in bustina, consegnati uno ad uno ai passanti. La ragazza allunga una mano ed una goccia di pioggia cade a bagnare il volantino. Il meteo cambia in fretta anche in quella città dove il tempo sembra essersi fermato.
Aika sta passando sul marciapide. Anche la giapponesina come molti si è concessa un po' di svago e di shopping nei negozi del viale. La commessa guarda in alto, verso il cielo ed un'altra goccia le cade sulla fronte, prima di accorgersi che Aika si è fermata accanto a lei, a differenza di molti passanti che si sono limitati a prendere il depliant e proseguire il loro cammino. "Buongiorno". Sorride e le porge un depliant, ma quando la pioggia inizia a crescere di intensità, è costretta ad arretrare verso l'ingresso. "Le va di entrare e provare qualche prodotto? Abbiamo una nuova linea del tutto naturale, perfetta come base per il trucco o per struccare anche le parti più delicate, come gli occhi...". Tra i passanti che si trovano sul viale qualcuno si ferma, qualcuno accelera il passo, altri si infilano nei vari negozi. Qualcuno estrae un ombrellino da una borsa o da uno zaino e procede tranquillamente verso il Markt già gremito. Molti entrano nell'erboristeria che ancora ospita la galleria fotografica di Body Art, avvenuta un paio di giorni prima. Alcune immagini sono incorniciate e sistemate ordinatamente sugli scaffali, tra i vari prodotti della nuova linea Themis Lab, che ha soppiantato gli altri cosmetici, altre sono appese ai muri. Tra tutte troneggia quella di una donna truccata da albero della conoscenza, con il disegno di un serpente che le avvolge il petto. L'ambiente è piccolo, con il tipico profumo di spezie che solleticano il naso ed al suo interno si trovano la proprietaria del negozio, Karen e Josephine, un'artista di body paint impegnata a terminare la sua opera su una ragazza: una farfalla sul viso e gli occhi entrano a fare parte del disegno rappresentando due macchie gemelle sulle ali variopinte che si estendono su guance, fronte, naso e tempie.
Aika esprime le sue perplessità sull'essere utilizzata da cavia, ricevendo le rassicurazioni della commessa che rimane sulla porta prendendo la pioggia sui capelli e sul viso pallido. Sembra non comprendere inizialmente, costringendo la commessa a porgerle le sue scuse, pensando di avere parlato troppo velocemente con quella che crede una turista orientale, come tanti che stanno invadendo la città. Qualche turista passa molto vicino ad Aika guardandola come se in lei riconoscesse qualcuno, per poi proseguire la sua strada. La ragazza nipponica sembra decisa ad entrare e la commessa le fa spazio, togliendosi finalmente da sotto la pioggia che le ha bagnato i capelli che appaiono più scuri ed in alcuni punti rimangono attaccati al viso. La precede facendole strada nel negozietto. Aika apprezza in particolare l'Albero della Conoscenza e non nasconde la sua approvazione alla commessa che conferma le sue parole "E' vero. Ha un forte significato simbolico. Anche la mostra in sè è molto significativa...". Sia Karen che Josephine salutano Aika, così come hanno fatto con i clienti precedenti. L'artista termina la sua opera sulla ragazza, che si guarda nello specchio... "Aaaaah!". Il suo urlo supera le voci di tutti i presenti quando porta le mani a battere l'una contro l'altra.
La ragazza che ha urlato quasi trema per l'emozione. "E' magnifico!", eccitata e chiassosa, quasi saltella su quella panca su cui è seduta, tra gli sguardi perplessi ed una risatina di Josephine, per quella reazione spropositata al disegno sul viso. "Devo subito farmi un selfie per instagram, facebook ed il mio sito di web...". Mentre estrae il cellulare dalla borsa, è ancora agitata "Non me lo laverò mai... mai!". La ragazza si scatta varie foto in altrettante pose, sotto lo sguardo ancora perplesso di alcuni, mentre Josephine si alza per prendere i prodotti per detergere il viso da offrirle. La conversazione tra loro prosegue con toni più tranquilli, finchè la ragazza non se ne va tutta allegra e Josephine rimane a sistemare il tavolo, rimettendo a posto i colori utilizzati. La commessa, distratta per un attimo dall'urlo, torna a dare tutta la propria attenzione a Aika, rispondendo ad alcune perplessità della donna. "Offriamo il meglio sia in termini di qualità che di prezzo, tra i cosmetici naturali" e sorride al timore di Aika di dover restare in posa con fette di cetriolo crudo sulle palpebre per chissà quanto tempo. "Sono prodotti all'avanguardia. Ne bastano poche gocce che si assorbono in poco tempo.". La commessa, indecisa su cosa proporre ad Aika prende una serie di flaconcini da uno scaffale e si dirige verso il tavolino per le degustazioni lasciato libero da Josephine e dalla chiassosa cliente, ma l'ambiente piccolo e raccolto le permette di sentire distintamente le domande di Aika, che le chiede conferma del significato del serpente nella simbologia occidentale "Il serpente sarebbe il vostro negativo, giusto? Il diavolo per intenderci.. ", ma la commessa non riesce a rispondere. Sorride imbarazzata ed è Josephine ad intervenire "Ad un'analisi superficiale, si potrebbe pensare così, soprattutto nel ricordare il serpente della genesi. Nel mito cristiano è un simbolo negativo. Il cristianesimo ne ha sottolineato la valenza malefica e distruttrice, associandolo spesso alla lussuria della donna. In realtà è simbolo della conoscenza, per questo può anche essere pericoloso, come recita il mito cristiano della creazione". Il tono di voce di Josephine è dolce, rassicurante, tipico di chi ama confrontarsi e diffondere la conoscenza".
Aika posa le borse con i propri acquisti a dare la propria attenzione a Josephine, con cui continua a conversare "Sì, credo di aver capito. Quindi, la donna in realtà sarebbe la condizione attraverso cui... l'uomo scopre la conoscenza... ed è diventato il capro espiatorio, dico bene?". Josephine annuisce alle parole di Aika. Tiene le braccia incrociate sotto il seno ed il sorriso pacifico sul volto "Esattamente. A causa di quella che viene considerata una colpa dalla cultura ebraica, le donne sono state messe in una condizione di inferiorità rispetto all'uomo. Anche oggi le donne sono fondamentali nella visione cristiana, ma il loro posto è sempre accanto se non un po' sotto agli uomini, come Maria ai piedi della Croce". La commessa si tiene in disparte mentre Josephine ed Aika conversano, visibilmente imbarazzata per non avere la conoscenza necessaria per dire qualcosa di vagamente sensato. Sistema i prodotti sul tavolo e prende da un armadietto poco distante una confezione di dischetti di cotone. "Ma prego, si accomodi. Le va una tazza di thè?", chiede Josephine indicando una delle panche vicino al tavolino preparato dalla commessa, che finalmente prende il coraggio di parlare, quando il discorso tra le due viene interrotto momentaneamente "Le faccio provare una crema che è al tempo stesso idratante, detergente e rassodante...", spiega mentre prende un flaconcino e lo apre "Gliene metto qualche goccia sulle dita e dovrà semplicemente spalmarlo sul viso".
"Con permesso" Josephine si dirige verso il retro bottega, lasciando la cliente alle cure della commessa, che fa scivolare una piccola quantità di crema nelle dita di Aika, che se le porta al viso per sentire il profumo del cosmetico, che scoprirà essere molto delicato. Forse riconoscerà le note di gelsomino e di iris insieme ad altre meno comuni. Aika si spalma la crema sul viso e da subito sentirà una sensazione di freschezza e la crema impalpabile che si assorbe velocemente, già mentre ne chiede la composizione alla commessa, che sorride "E' una crema a base di erbe e fiori del mediterraneo... alcuni comuni e molto conosciute, altre meno note. Una di queste è il Kava-Kava. Non troverà altri prodotti così validi con questo ingrediente. Lo ha già sentito?". Pochi attimi e Josephine già riemerge con un vassoio su cui sono posate due tazze di porcellana decorata, complete di coperchio. "Come le pare?", chiede la commessa, mentre Josephine raggiunge il tavolo e vi posa sopra le tazze, mettendone una di fronte a Aika. "La miscela è già nella tazza...", spiega Josephine, che solleva il coperchio della propria, facendo uscire una piccola nuvola di vapore che si solleva e si diffonde davanti agli occhi della giapponesina, prendendo una forma antropomorfa. Due occhi scuri a mandorla, sembrano emergere dal vapore, senza che nessun altro dia segni di vederla. Occhi che fissano Aika ed attorno ad essi iniziano a farsi nitidi i lineamenti di suo nonno.
Aika appare scossa, sotto lo sguardo di di Josephine che si rivolge a lei con dolcezza, ma la ragazza non la potrà sentire. Lo sguardo del nonno è severo, il viso rugoso ed i capelli corti e bianchi schiacciati sulla testa. La disapprovazione è chiaramente leggibile in quegli occhi neri ed austeri "Aika-chan. Non osare ribellarti", pronuncia la voce dura del nonno quando la ragazza si allontana dal tavolo, dando segno di volersi allontanare. Il nonno lentamente prende forma, apparendo in piedi dall'altra parte del tavolo a sovrastare Aika, seduta sulla panca. Solleva la mano destra e batte il palmo con forza sul tavolo che li divide e questo ha un sussulto. Le tazze vibrano e tutti i presenti si girano verso l'angolo dove si trovano la giapponesina, la pittrice e la commessa, ma nessuno le guarda. Tutti gli occhi si puntano sul viale oltre le vetrine. E' un tuono quello che tutti hanno udito, preceduto da un lampo che ha messo in guardia tutti, tranne Aika, che non può averlo visto. Quel suono per lei è solo quello del palmo della mano del nonno contro il tavolo. "Sei il disonore della tua famiglia", prosegue sprezzante il nonno che si raddrizza ed in quel frangente appare molto più alto di quanto Aika possa ricordare.
Il nonno non risponde quando Aika gli chiede perchè sia il disonore della famiglia e cerca di giustificarsi, dicendo che si sta comportando bene, rispettando quanto le è stato insegnato. Alle parole della nipote, il nonno rimane pressochè indifferente e così anche alle lacrime che poi le segnano il viso. Tace e la figura del nonno piano piano si trasforma in altro. Un uomo occidentale che Aika conosce bene. I capelli si fanno scuri, leggermente ricci, la pelle si distende e gli occhi si allargano, il fisico è più alto e vigoroso. Robert, il vice della mano nera che la guarda con la stessa durezza e disapprovazione. "Non sei pronta Lady Kun. Fallirai. Mi farai vergognare di te". La voce di Robert è forse più dura di quella del nonno. Più pungente così come lo sguardo che torna ad assottigliarsi. Ancora occhi a mandorla ed il fisico che si trasforma nuovamente in un altro uomo asiatico, più giovane del nonno e con baffetti neri sotto il naso. Aika riconoscerà facilmente uno dei suoi vecchi datori di lavoro, uno dei più viscidi personaggi legati alla mafia giapponese, l'uomo che ha messo sul lastrico la sua famiglia. Lui non parla e non la guarda con durezza. E' divertito.
Aika è stordita "Cazzo, non fallirò! E non solo per te, ma per me stessa!!!!", Provata al punto tale da usare un gergo scurrile, cosa che non si è mai azzardata a fare in vita sua. Che sia Bruges, che sia lei ad evolversi, sì, Aika sta cambiando. Sta mostrando una determinazione e una convinzione, a prescindere da come si evolveranno gli eventi futuri, a prescindere dalla fortuna o meno. Lo sguardo di Aika cambia nel riconoscere il giapponese che guarda con durezza stavolta, andando ad asciugare le lacrime, mantenendo gli occhi nei suoi. "Stavolta andrà diversamente, puoi scommetterci." Una risata beffarda echeggia nel negozio mentre la visione si dissolve insieme alla nuvola di vapore e tutto torna lentamente alla normalità... "Cara? Rispondi..." è la voce preoccupata di Josephine che la scuote leggermente, con la mano destra sulla spalla. Lo sguardo incredulo della nipponica si ferma su Josephine che si preoccupa per lei "Mi scusi.. io.. Credo sia stanchezza, non dormo da giorni.
Aika è rimasta lì, con tutti i suoi dubbi, accarezzata sulla spalla da Josephine che la guarda preoccupata ed annuisce alle parole della giapponesina che le parlano di stanchezza. E' chiaro che non le creda, ma che accetti di buon grado quella piccola bugia. La osserva con un sorriso sul volto, prima di rivolgere uno sguardo perplesso alla proprietaria dell'erboristeria che scuote la testa, incredula. "Ne ho abbastanza. Io me ne vado." E' la voce della commessa questa volta a salire su tutte. La ragazza rossa, prende tutti in contropiede con quella sua reazione apparentemente immotivata. Fino ad allora era rimasta a dedicarsi ad Aika, assistendo impotente al suo crollo momentaneo. Butta a terra il flacone di plastica che teneva tra le mani e si dirige verso il retro bottega a grandi falcate, seguita a breve distanza dalla proprietaria dell'erboristeria. Josephine segue solo con lo sguardo le due, mentre cerca di rassicurare Aika. "Capisco. Bevi il thè. Ti farà bene.", così dicendo prende la tazza destinata all'ospite e solleva il coperchio. Questa volta la nuvoletta di vapore si disperde semplicemente nell'aria. Poco dopo la commessa riemerge dal retrobottega, seguita a breve distanza dalla proprietaria dell'erboristeria. E' apparentemente molto più calma. Attende che Aika termini il suo thè, per offrirsi di accompagnarla a casa ma Aika non accetta e la commessa esce da sola dall'erboristeria, in cuor suo decisa a non farvi più ritorno.
Pulizie di primavera (inoltrata) e brividi vari
News di Les Ombres de Bruges del 30/05/2015
Chi volesse conservare il proprio personaggio è pregato di comunicarlo alla Gestione.
Chi invece volesse conservare missive importanti, può riportarle nel diario segreto a cui ha accesso solo il proprietario dello stesso.
Questo non ci impedirà di trovare tempo per prenderci cura dei giocatori attivi, che verranno allettati con nuove estemporanee da brivido (dimenticati i brividi di freddo... vi assicuriamo che i prossimi non saranno solo di paura...).
Stasera: Body Art & Natural Cosmetics
News di Les Ombres de Bruges del 28/05/2015
In sè si tratta di una serata tranquilla (qualcuno ancora ci crede?) che però avrà ripercussioni significative per i partecipanti (oltre a quello che accadrà in gioco).
Ecco il consueto spoiler ininfluente, ovvero alcune opere in mostra a Le Tilleul: http://www.wikilinks.fr/body-art-plantes-et-nature-par-johannes-stotter
I personaggi potranno ammirare queste fotografie appese alle pareti o in cornici disposte sugli scaffali, tra prodotti erboristici innovativi... troppo belli per essere veri...
Invocazione a Jeruzalemkerk (Sequel)
News di Les Ombres de Bruges del 27/05/2015
Il fato ha svezzato William con una giocata tranquilla per dargli un caloroso benvenuto ed una vaga idea delle suggestioni di Bruges.
Data: 25/05/2015
Chat: Viale (Gourmandise)
Master Fato: Esther (in chat dalle 17.40 alle 18.22)
Punti esperienza distribuiti: 20 a tutti i partecipanti
Ora inizio: 17.15
Ora fine: 19.38
Partecipanti:
William
Chanel
In sintesi:
Uno scambio di battute a La Gourmandise, dove si trovano William e Chanel. Una dolcissima bambina fa alcune domande a William, guadagnandosi uno sguardo amorevole da Chanel, che tuttavia la piccola vedrà riflessa in una delle vetrine, con una grande ombra nera a circondarla ed i lineamenti del viso distorti in un ghigno malvagio, mostruoso, ben diverso da quello complice ed amorevole di poco prima.
Resoconto:
Chanel si lascia alle spalle la piazza del Markt, già gremita di turisti che con la bella stagione tornano a visitare la città medievale meglio conservata d'Europa. Procede sul marciapiede in direzione della Gourmandise e nel passare davanti alla prima vetrina rallenta il passo e volge lo sguardo sui dolci e sui pasticcini esposti. Altri passi ed ecco la seconda vetrina con le confezioni regalo di cioccolati artigiani, messi in bella mostra. Svolta l'angolo ed apre la porta. Lo sguardo va per un attimo sul personale all'opera dietro al bancone, tutti troppo indaffarati per salutarli, quindi su uno dei tavoli liberi, verso il quale si dirige.
Anche William sta camminando lungo il viale volgendo lo sguardo da una parte all'altra della strada senza soffermarsi troppo su una vetrina in particolare. Gli occhi scrutano più le persone, piuttosto che gli oggetti: sguardi fugaci ma indagatori. Anche gli occhi dell'uomo si soffermano sulla vetrina della pasticceria, a lui sconosciuta: gli incartamenti speciali lo attirano fino ad indurlo ad entrare, aprendo lentamente la porta d'ingresso. Chi lo vede, può notare una persona non troppo alta, vestita con un lungo impermeabile blu scuro con il colletto alzato ma aperto sul davanti, mani in tasca e un cappello a larga falda in testa che sistema con fare vagamente maniacale con la mano sinistra.
I due si scambiano solo uno sguardo prima che la ragazza si accomodi al tavolo e l'uomo al bancone dove ordina prima della donna.
Le Gourmandise appare come uno dei luoghi più graziosi e ben curati di tutta Bruges. Rivaleggia con Les Merveilleux, la pasticceria più famosa della città, fin dal primo giorno di apertura. All'interno in questa occasione vi sono parecchi clienti, turisti soprattutto, che tra una vetrina e l'altra della Steenstraat decidono di concedersi una pausa composta da caffè e pasticcini. E come dargli torto... Questa mattina la cameriera deve aver pulito tutti i vetri del locale, dal momento che tutto ciò che è fatto di quel materiale, dai vetri dietro il bancone del bar, alle vetrine dei dolci, alle vetrate sulla strada luccica e scintilla. Chanel è seduta vicino alla porta, ma la sua figura viene riflessa quasi perfettamente sulla vetrina che da sulla strada. William sentirà tirare l'orlo dell'impermeabile piano per un paio di colpi e se abbasserà lo sguardo vedrà una infantile manina cicciottella aggrappata al suo soprabito e un paio di chiari occhioni azzurri che lo guardano parecchie decine di centimetri sotto di lui. "Elodie! Oddio mi scusi, monsieur, continua a scapparmi...", dice una voce sconosciuta comparendo all'improvviso tra i clienti. La voce appartiene ad una ragazza di circa vent'anni, la baby-sitter della bambina. "Sei un investigatore? Papà guarda sempre film con gli investigatori e sono vestiti come te", chiede la bimba con l'innocenza tipica dei bambini, guardandolo con gli occhi grandi e il visino rivolto verso l'alto. Avrà sì e no cinque anni. "Non dire stupidaggini Elodie... Quante volte di ho ripetuto che non devi dar fastidio agli estranei? Ora chiedi scusa al signore.", interviene la bella e giovane baby-sitter, mentre si avvicina alla piccola e la prende in braccio, facendole una carezza sui capelli. La bambina si scusa con qualche borbottio, ancora convinta delle sue idee. "Non ha idea di quanto sia difficile tenerla... Mi scusi ancora...", aggiunge la baby-sitter. Chanel nel frattempo si avvicina al gruppo, chiedendo al barista di servirla al tavolo. Coglie il discorso della bambina e le rivolge uno sguardo amorevole e materno, donandole un sorriso che la bimba ricambia, crogiolandosi nello sguardo dolce di Chanel. Chissà come le appare e chi interpreta quella donna alta ed elegante, nella sua testolina castana. William le si avvicina, sussurrandole "Ci sei andata vicino, non sono proprio un investigatore ma mi hai quasi scoperto" e tutta la sua attenzione viene di nuovo calamitata su di lui "Ihihih lo sapevo, lo sapevo, tata, visto?", dice lasciandosi andare a degli acuti risolini allegri, battendo tra di loro le manine paffute. "Ora è meglio se andiamo al nostro tavolo... Scusateci davvero, entrambi...", dice educatamente la baby-sitter, congedandosi con un cenno della testa e un sorriso, prima di rimettere giù la bambina e prenderla per mano. Quest'ultima si gira per guardare Chanel che ritorna al suo tavolo. In quel momento la bambina vede l'immagine riflessa di Chanel sul vetro della vetrina. Attorno alla donna c'è una grande ombra nera e i lineamenti del bel viso sono distorti in un ghigno malvagio, mostruoso, ben diverso da quello complice ed amorevole di poco prima. Anche William potrebbe vedere l'Ombra che tiene Chanel in ostaggio da quasi due mesi, prendendo il sopravvento sull'anima della donna, diventata essa stessa un'ombra annientata da una sua simile nel buio e nel silenzio della propria coscienza, nella quale urla e si dispera dietro amichevoli sguardi e sorrisi. "Tata, tata, hai visto?", chiede concitata la bambina, cercando di trascinare, senza successo, la giovane baby-sitter, verso le persone che avevano appena lasciato. Il turbamento compare sul volto di Chanel, che forse sta riuscendo ad avere il sopravvento sull'ombra in quel momento, quando questa si riflette nella vetrina, attirando l'attenzione della bimba, trovandosi allo scoperto solo per qualche fugace secondo. Mentre William si prepara ad uscire a lasciare la Gourmandise, Chanel raccoglie in fretta il trench e la borsa lasciati su una sedia. Sarà l'uomo a varcare per primo la porta, mentre Chanel rimarrà al di fuori, fermata dall'amica Esther, ma saranno poche le parole scambiate con lei, dando sguardi nervosi al proprio riflesso nella vetrina ed alla bimba che dall'interno ancora la indica e racconta agitata alla tata della sua visione.
La Dimensione Onirica - Sempre e solo a Bruges
News di Les Ombres de Bruges del 26/05/2015
Di Umberto Eco
"E lei come si chiama?"
"Aspetti, ce l'ho sulla punta della lingua..."
Tutto è cominciato così.
Mi ero come risvegliato da un lungo sonno, ma ero ancora sospeso in un grigio lattiginoso. Oppure, non ero sveglio ma stavo sognando. Era uno strano sogno, privo di immagini, popolato di suoni. Come se non vedessi ma udissi voci che mi raccontavano cosa dovessi vedere. E mi raccontavano che non vedevo ancora nulla, salvo un fumigare lungo i canali, dove il paesaggio si dissolveva. Bruges, mi ero detto, ero a Bruges, ero mai stato a Bruges la morta? Dove la nebbia fluttua tra le torri come l'incenso che sogna? Una città grigia, triste come una tomba fiorita di crisantemi dove la bruma pende slabbrata dalle facciate come un arazzo...
La mia anima detergeva i vetri del tram per annegarsi nella nebbia mobile dei fanali. Nebbia, mia incontaminata sorella... una nebbia spessa, opaca, che avviluppava i rumori, e faceva sorgere fantasmi senza fine... alla fine arrivavo a un baratro immenso e vedevo una figura altissima, avvolta in un sudario, la faccia del candore immacolato della neve. Mi chiamo Arthur Gordon Pym.
Masticavo la nebbia. I fantasmi passavano, mi sfioravano, si dileguavano. Le lampadine lontano luccicavano come i fuochi fatui in un camposanto...
Qualcuno cammina al mio fianco, senza rumore, come avesse i piedi nudi, cammina senza tacchi, senza scarpe, senza sandali, una falda di nebbia mi striscia su la gota, una frotta di ubriachi urla laggiù, in fondo al traghetto. Il traghetto? Non lo dico io, sono le voci.
La nebbia arriva su piccole zampe di gatto... C'era una nebbia che sembrava che il mondo l'avessero tolto.
Eppure ogni tanto era come se aprissi gli occhi e vedessi dei lampi. Sentivo delle voci: "Non è coma vero e proprio signora...". Qualcuno mi proiettava una luce negli occhi, ma dopo la luce era di nuovo il buio. Sentivo la puntura di uno spillo, da qualche parte. "Vede, c'è motilità...".
Maigret si immerge in una nebbia talmente fitta che non vede neppure dove mette i piedi... La nebbia pullula di forme umane, brulica di una vita intensa e misteriosa. Maigret? Elementare caro Watson, sono dieci piccoli indiani, è nella nebbia che scompare il mastino dei Baskerville.
La cortina di vapori grigi andava a poco a poco perdendo le sfumature grigiastre, il calore dell'acqua era divenuto fortissimo, e la sfumatura di latte più intesa... Poi siamo stati trascinati nelle fauci della cateratta dove un baratro immane si spalancava per inghiottirci.
Sentivo gente che parlava attorno a me, volevo gridare e avvertirli che ero lì. Avevo frammenti di pensieri, certo, mi stavo svegliando, ma non potevo muovermi. Se solo potessi stare sveglio. Ho dormito di nuovo? Ore, giorni, secoli?
Era tornata la nebbia, le voci nella nebbia, le voci nella nebbia.
Seltsam, im Nebel zu wndern! Che lingua è? Mi sembrava di nuotare nel mare, mi sentivo vicino alla spiaggia ma non ce la facevo a raggiungerla. Nessuno mi vedeva e la marea mi riportava via.
La terra ha un odore di funghi.
Altre voci, ma queste da dentro: lunghi lamenti di una vaporiera, preti nella nebbia informi che vanno in riga.
Il cielo è di cenere. Nebbia su per il fiume, nebbia giù per il fiume, nebbia che morde le mani della piccola fiammiferaia. I passanti dai ponti dell'Isola dei Cani guardano un infimo cielo di nebbia, avvolti essi stessi nella nebbia, come in una mongolfiera sospesa sotto la nebbia bruna, ch'io non credea che morte tanta n'avesse disfatta.
Un'altra luce, più leggera. Mi sembra di intendere, attraverso la nebbia, il suono delle cornamuse scozzesi che si rinnova nella brughiera.
Altro lungo sonno, forse, poi una schiarita, sembra d'essere in un bicchiere di acqua e anice...
Nella nebbia della misteriosa Bruges, sospese tra sogno e realtà, le ombre sono sempre in agguato.
Attenti quando iniziate una giocata: non potete sapere dove andrete a finire.
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MMO gratuito con frenetiche battaglie navali ambientate nel ventesimo secolo. Salpa con la tua nave ed affronta i nemici!